da GENS VALERIA » venerdì 14 settembre 2012, 15:13
Oggi,in Italia, qualsiasi titolo nobiliari attribuito a cittadini italiani ha mero "valore di cortesia" .
I "maggiori studiosi della materia sia del passato che dei giorni nostri sono d’accordo nel dire che la nobiltà o i titoli nobiliari non si prescrivono e quindi resta alle famiglie l’indiscusso (e in Italia privato) diritto di considerarsi gli eredi dei loro titoli nobiliari o più semplicemente della propria nobiltà ", personalmente ( per quanto più valere il mio pensiero) concordo con essi .
Alcuni eminenti studiosi non condividono questa visione storico-giuridica.
Non ritenendo opportuno basare le mie argomentazioni utilizzando una giurisprudenza, non solo non più valida nel nostro stato per motivi politico istituzionali ma addirittura illegittima, desidero affrontare l'argomento della nobiltà italiana al giorno d'oggi utilizzando le uniche categorie scientifiche che abbiano validità oggettiva , ovvero le attuali leggi repubblicane.
Considero l'appellarsi alle leggi nobiliari del breve Regno d'Italia per tentare di dimostrare l'inconsistenza o l'inesistenza della nobiltà oggi in Italia non abbia valore in quanto invalidate dall'istituto repubblicano, inoltre come noto, tali leggi sono state dichiarate non legittime dalla Corte Costituzionale con sentenza n°101 /1967.
Per questo motivo la legittima validità morale e storica nobiliare, è testimoniata esclusivamente dalle singole attestazioni e prove documentarie poggianti sulla legislazione nobiliare in vigore nel momento, anche remoto, in cui ebbe origine la nobilitazione.
La Repubblica italiana si riconosce "indifferente" nei confronti della nobiltà... ma non può abolire la nobiltà , infatti, un simile atto sarebbe considerato giuridicamente "ultra vires" e quindi inefficace “ex se”.
Tuttavia la Repubblica nella sua legge fondamentale all' art. 2 recita :
"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”
La nobiltà è indubbiamente una di quelle formazioni sociali antichissime, censite dallo “ius gentium” da secoli se non da millenni.
La nobiltà oggi in Italia , per i cittadini italiani è quindi latrice di un patrimonio di storia che non può, ontologicamente, essere ignorata né, tanto meno, proibita, l'indifferenza dell'ordinamento è un problema esclusivamente culturale.
Quindi … la Repubblica Italiana , nella sua Costituzione, da una parte è indifferente ai titoli nobiliari ( XIV disposizione transitoria e finale), dall'altra, di fatto, non può che riconoscere e tutelare i diritti della nobiltà di provata consuetudine e del suo patrimonio storico-morale, in quanto essa costituisce un'autentica ed antica formazione sociale (art. 2).
Aldo Moro diceva che uno “ Stato veramente democratico riconosce e garantisce non soltanto i diritti dell'uomo isolato, il che sarebbe in realtà una astrazione, ma i diritti dell'uomo associato secondo una libera vocazione sociale”.
La nobiltà , da sempre costituita dai legali discendenti, nei secoli ha sempre aderito a questa “libera vocazione sociale” ed avendo perso nel tempo qualsiasi “prurito di superiorità di ceto”, si pone quale latrice di un prezioso patrimonio genealogico, storico, morale, araldico il quale ha le caratteristiche per essere pienamente e legalmente tutelata dalle leggi repubblicane.
Rimangono problemi culturali, peraltro non insormontabili , tra i quali l'indifferenza distaccata da parte di coloro che guardano all'attuale nobiltà italiana quale anticaglia, residuo di un passato da operetta , chimera per nostalgici sclerotici , non riflettendo sul fatto che mai come in questo periodo storico, in Italia e nel mondo occidentale c'è il desiderio di riscoperta di valori etici e cavallereschi per emergere da una società mediocre, massificata, omogeneizzata, secolarizzata, sostanzialmente piatta , becera e godereccia.
Questa “voglia di nobiltà” ( stranamente ... ma non troppo ) viene molto spesso percepita da ragazzi per nulla influenzati da ideologie del passato né da imposizioni familiari.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.Sergio de Mitri Valier 