Analizzare uno stemma

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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda Romegas » martedì 19 giugno 2012, 0:25

Per quanto mi riguarda lo trovo molto somigliante a quello di questa nobile casata siciliana.Non lo escluderei.

Piero59
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda bardo » martedì 19 giugno 2012, 0:47

Questo è lo stemma della famiglia Branciforti tratta da Il blasone in Sicilia di Vincenzo Palizzolo Gravina:

Immagine

un saluto ;)
Luca
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda Delehaye » martedì 19 giugno 2012, 1:09

ma nella foto del quadro c'è un lampassato di rosso (per i "non addetti ai lavori" significa che c'ha la lingua rossa) evidente... cosa che non c'è negli stemmi dei Branciforte di Mazzarino [hmm.gif]
la "lancia d'argento" potrebbe essere un riflesso, una sporcizia del quadro, un graffio, invece???

comunque, la famiglia molto probabilmente dovrebbe essere di Modica o abitante nel territorio del suo esteso feudo; perchè donare un quadro in zona diversa dalla sua territorialità o influenza???... le famiglie di Modica con uno stemma similare (con un leone) sono le seguenti (attenzione però a leggerne la storia e collocarle temporalmente):

Ferrara, Ferrari o Ferrario
ImmagineImmagine
leone rampante di oro su rosso (e sul primo stemma il lampassato di rosso c'è!)
fonte: Spreti 3°
Titoli: nobile
Dimora: Modica, Palermo
Originaria della Lombardia, portata in Sicilia ai tempi di Pietro I d’Aragona con LUIGI castellano di Piazza Armerina; PIETRO cavaliere di Aidone e Patti nel 1283; FILIPPO cavaliere di Nicosia e Castrogiovanni; LEONARDO cavaliere di Piazza Armerina investito del feudo di Cellaro il 23 gennaio 1455; FILIPPO investito del feudo di Lazzarino il 23 novembre 1479; MUZIO e COLANTONIO annotati nella Mastra Nobile del Mollica dal 1589 al 1607; DAMIANO proprietario del feudo di Benvini nel 1666; ANTONIO con privilegio del 19 agosto 1629 ottenne il feudo di Montagna di Monterosso; COSMA senatore in Palermo 1649/50; FRANCESCO ultimo intestatario del feudo di Bertavilla e Monterosso il 18 settembre 1786; GAETANO, proveniente dalla Scuola Militare della Nunziatella, maggiore del “Real Corpo del Genio” partecipò alla campagna del 1860 per la difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese.
Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma: d’azzurro al ponte di tre archi d’oro al fiume d’argento,
alias di rosso al leone d’oro,
alias troncato 1° d’azzurro al compasso aperto da tre stelle il tutto d’oro, 2° d’azzurro al monte di tre cime d’oro fiammeggiante di rosso.


Lorefice o Laurefice
ImmagineImmagine
sbarra di oro su - leone rampante dello stesso tenente con la zampa destra un ramo di alloro di verde su azzurro
fonte: Spreti 4°
Antica e nobile famiglia di Modica, che vanta di essere stata ascritta ad uno dei sedili di Napoli. Possedette le baronie di Condrò, Corulla, Passanitello, Piano del Pozzo o Poggio Diamante e Acqua del Golfo ed il diritto di mezzograno sopra l’ufficio di portulanotto della città di Sciacca. Un Girolamo, in premio dei suoi servizi e di quelli del suo genitore Sigismondo e dello zio Berengario cavaliere di giustizia dell’ordine di Malta, ottenne la mutazione delle proprie armi gentilizie. Un Pietro, con privilegio del 16 gennaio 1640, ottenne il titolo di barone di Piana del Pozzo o Poggio Diamante e Acqua del Golfo, titolo che, all’abolizione della feudalità, vediamo in potere di Romualdo-Maria Lorefice e Platamone, che con real dispaccio dato a 11 gennaio 1809 ottenne di essere ammesso ai reali baciamano. Detto Romualdo a 17 ottobre 1814, avendo chiesto la concessione di un titolo di duca o di marchese sopra il fondo dello Scaro già Cento Bucari, ottenne, per le sue benemerenze, parere favorevole del Protonotaro del Regno e con privilegio del 28 maggio 1815 ottenne la concessione del titolo di marchese.
Arma: d’azzurro, alla sbarra d’oro, ed il leone dello stesso che impugna con le zampe un ramo d’alloro.
Col titolo di Barone di Corulla qual discendente da Mario (1731), fu iscritto Emanuele, di Silvio, di Mario. Figli: Silvio e Concetta.
Col titolo di Nobile dei Baroni di Corulla furono iscritti Carmelo e Fortunato, di Silvio, di Mario.
Marchese. Concesso a Romualdo (1815). Barone del Piano del Pozzo o Poggio Diamante con l'Acqua del Golfo. Ultimo investito Romualdo (1779).
Famiglia di Modica del secolo XV.
Dimora Modica.
Arma: di azzurro, al leone d' oro impugnante con le zampe anteriori un ramo d' alloro, e la sbarra del secondo attraversante.
Libro d'Oro della Nobiltà Italiana.
Famiglia originaria napolitana che vanta per primo ceppo un Gualterio Lorefice valoroso generale ai servigi di papa Gregorio VII 1070, dal quale fu rimunerato con molte terre e castelli. Proseguì la linea, come dal Savasta, in quel regno onorata sempre di supremi carichi. Un Sigismondo ed un Berengario cavaliere gerosolimitano fratelli la portarono in Sicilia, ove si diffuse in Modica, Palermo, Siragusa, Sciacca, Trapani Monte-Erice (S. Giuliano).
Dal cennato Sigismondo provenne un Geronimo capitandarme di Modica, il quale ebbe concesso da re Alfonso d'Aragona il mutamento dell'arme, che qui sotto descriveremo 1414.
Vari altri soggetti occuparono in quelle città cariche interessanti.
Arma: d'azzurro, con un leone di oro tenente con le zampe un ramoscello di verde alloro, ed una sbarra d'oro attraversante sul tutto.

Modica di San Giovanni
ImmagineImmagineImmagine
leone rampante tenente tra le anteriori un ramo di olivo tutto al naturale su argento
fonte: Spreti 4°
Titoli: barone di San Giovanni, barone delle Meti di Santa Domenica, nobili dei baroni, baronessa di Belmonte
Dimora: Spaccaforno
Si crede di origine francese dal cognome Moac portata da GUALTIERI ammiraglio del regno Normanno, che ottenne la concessione della terra di Modica da cui il cognome attuale. ARNALDO barone di Sortino con concessione dell'imperatrice Costanza; PERRELLO milite, barone di Sortino, si distinse nei Vespri Siciliani, annotato nel ruolo dei feudatari di Sicilia sotto re Federico; RANIERI giurato in Caltagirone nel 1350; PERRELLO giurato in Caltagirone nel 1414/5; PIETRO ottenne il 9 luglio 1453 i feudi di Consorto e Friddani, e conferma della baronia di Ganzaria in data 26 febbraio 1447; GIOVANNI barone di Bessima nel 1453; GIACOMO barone di Bigidiano nel 1453, giurato in Caltagirone nel 1447/8, 55/6; MARIANO giurato in Caltagirone nel 1556; FRANCESCO stessa carica e di patrizio in Caltagirone nel 1560/1. Si crede che questa famiglia si sia estinta e succedutagli i Modica di Spaccaforno.
GIOVANNI con privilegio del 29 luglio 1702 ottenne il titolo di barone di San Giovanni; PIETRO proconservatore in Spaccaforno nel 1810, GIOVAN PIETRO con D. M. del 30 aprile 1903 ottenne il riconoscimento del titolo di barone di San Giovanni e barone di Meti e Santa Domenica, riconfermati con Decreto del Capo del Governo del 19 luglio 1929; GAUDENZIA ottenne i riconoscimenti di baronessa di Belmonte, nobile di baroni di San Giovanni, nobile dei baroni di Meti e Santa Domenica con D.P. del 17 giugno 1925.
GIOVAN PIETRO barone di San Giovanni, barone delle Meti di Santa Domenica nella prima metà del XX secolo.
Il casato è iscritto nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma: d'azzurro al capo d'oro,caricato di un elmo di verde;
alias: d'azzurro alla campagna mareggiata d'argento, sormontata da una stella d'oro;
alias: d'argento al leone tenente un ramoscello d'olivo al naturale (ramo di barone di San Giovanni).
Nobile famiglia che si vuole d’origine francese portata sotto i Normanni da un Gualtieri, ammiraglio del regno, che ottenne la concessione della terra di Modica, donde il cognome della famiglia. Possedette i feudi di Bessima, Bugidiano, Ganzaria, S. Giacomo di Belmineo e Solarino, Radali, Reddidini, Sortino, ecc. Un Arnaldo ebbe il feudo di Sortino dall’imperatrice Costanza; un Perrello, barone di Sortino, si distinse in Siracusa nei celebri Vespri Siciliani ed egli stesso è annotato dal Muscia nel ruolo dei feudatari di Sicilia sotto re Federico pro terra Xortinî, feudo Barchifersae, Casali Ridini, Casalibus Bermisuci, Rilmadali et Buxelli, feudo Bulchifersae; un Raineri fu giurato di Caltagirone nel 1350; un Giorlando fu capitano di giustizia di detta città nel 1399-400 e barone di Rammacca; un altro Raineri, regio milite, tenne la stessa carica nel 1403-4; un Perello fu giurato di Caltagirone nel 1414-15; un Giacomo barone di Bugidiano fu giurato di Caltagirone negli anni 1440-41, 1457-58, 1471-72; un Nicolò fu giurato di Caltagirone negli anni 1447-48, 1455-56; un Mariano occupò la stessa carica nell’anno 1556; un Francesco, figlio di Giacomo, fu patrizio di Caltagirone nel 1560-61; un Pietro fu proconservatore in Calatafimi nel 1576.
Un Giovanni, con privilegio del 29 luglio 1702, ottenne il titolo di barone di S. Giovanni; un barone Pietro fu proconservatore in Spaccaforno nel 1810 e detta carica tenne, interinalmente nel 1811, un barone Giovanni.
Arma: d’argento, al leone tenente un ramoscello d’olivo; il tutto al naturale
Coi titoli di Barone di S. Giovanni nel 1903 e di Barone di Meti e Santa Domenica nel 1915 fu riconosciuto Giovanni Pietro, di Ruggero, di Pietro. Col titolo di Nobile dei Baroni di S. Giovanni fu riconosciuto nel 1915 Antonino, di Felice. Figli: Giovanni e Felice.
Famiglia forse di origine francese venuta coi Normanni e che era già feudataria nel secolo XIII.
Dimora: Spaccaforno Noto.
Arma: d'argento, al leone tenente un ramoscello d'olivo, il tutto al naturale.
Elenco Nobiliare Siciliano.


de Silva
ImmagineImmagine
leone rampante al naturale coronato di oro su argento
d’argento, al leone di nero
fonte: Spreti Suppl. 2°
Originaria di Spagna. Si crede che sia stata portata in Sicilia nel secolo XVI da un Ferdinando, che, come marito di Giovanna De Marinis, fu barone di Favara, sulla quale terra ottenne, con privilegio dato a 8 agosto 1559 esecutoriato a 31 gennaio 1560, il titolo di marchese e che fu presidente, capitan generale del regno di Sicilia nel 1559-60. Un Andrea, cavaliere dell’ordine di San Giacomo, fu senatore di Palermo negli anni 1593-94, 1598-99; un Francesco, figlio del precedente, tenne la stessa carica in detta città negli anni 1622-23, 1632-33, 1636-37, 1644-45, 1649-50 e, con privilegio dato a 24 gennaio 1654 esecutoriato a 29 gennaio 1655, ottenne concessione del titolo di marchese di San Leonardo; un Emmanuele, marchese di San Leonardo, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1675-76; un Ferdinando de Silva Alvarez de Toledo, duca di Auscar, conte d’Alba, conte e duca d’Olivares, ecc. ecc. fu, in Sicilia, conte di Modica, barone di Alcamo e Calatafimi, ecc. ecc. per investitura del 21 febbraro 1755.
Arma: d’argento, al leone di nero.


Mirabella
Immagine
di rosso, al leone d’oro, linguato, unghiato e coronato d’argento tenente uno stendardo d’azzurro, svolazzante a sinistra caricato da gigli d’oro e da un lambello di tre gocce dello stesso
La si vuole d’origine Francese. Un Giovanni possedette i feudi di Alleri e Mustimacucco; un Lorenzo possedette il feudo di Collotorto; un Giovanni (un altro?) fu giurato della città di Siracusa nell’anno 1406-7, 1420-21-22, 1438-39; un Vincenzo tenne la stessa carica nel 1614-15; un Francesco fu capitano di giustizia di Mazzara nel 1639-40.
Arma: d’azzurro, a due fasce d’oro, accompagnate da due stelle dello stesso.
Alias: di rosso, al leone d’oro, linguato, unghiato e coronato d’argento tenente uno stendardo d’azzurro, svolazzante a sinistra caricato da gigli d’oro e da un lambello di tre gocce dello stesso.
Famiglia nobile oriunda francese, perocché al dir del Mugnos un Autizio Mirabelli figlio di Guglielmo gentiluomo francese venne a stabilirsi in Sicilia col carico di coppiere della regina Eleonora moglie di rè Federico II; indi il governo di Siracusa dalla stessa si ebbe, ed ivi si caso. Fiorirono: un Guglielmo più volte rettore e senatore di detta città sotto rè Ludovico, e percettore della Camera Reginale 1395, quale carica poi tenne il figlio Giovanni; altro Guglielmo r. consigliere 1408; altro Autizio giurato 1409; un Tommaso giurato 1421; un Giannantonio capitano di Lentini 1426 e castellano di Vizzini; un Lorenzo barone di Colletorto; un Vincenzo che pubblicò un'opera sulle Antichità di Siracusa cui seguì la critica del Bonanno duca di Montalbano. Un ramo di tal famiglia si estese in Modica, apparentando con quelle illustri Celestri, Mazara, e poi con quell'altra di Paterno di Catania, da cui il barone di Radusa, fondatore della terra di Mirabella. Altro ramo in Mazara 1460 per Giovanni Mirabelli da rè Giovanni fatto portulano; di là una serie di distinti gentiluomini, che occuparono le primarie cariche; però un dottor Carlo insigne avvocato si caso in Palermo.
Arma: di rosso, con un leene d'oro, linguato, unghiato e coronato d'argento, tenente uno stendardo d'azzurro svolazzante a sinistra caricato da gigli d'oro e da un lambello dello stesso di tré pendenti.


Valseca
Immagine
d'argento, con un leone di rosso, rampante ad un albero di verde. Corona di barone
Si vuole originaria di Catalogna. Un Perrotto fu giudice della corte pretoriana di Palermo negli anni 1581-82, 1585-86, 1590-91; un Ludovico tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1595-96; un Andrea, dottore in leggi, con privilegio dato a 6 maggio 1609, ottenne infeudazione del territorio di Caddimeli; un Bernardo, figlio del precedente, come marito di Agata Celestri fu barone di San Filippo li Colonni e, a 27 maggio 1618, ottenne investitura del feudo di Caddimeli; un Antonino, con privilegio dato a 12 luglio 1638, ottenne il titolo di barone di Baucino.
Arma: d’argento, al leone di rosso rampante ad un albero di verde.
Secondo riferisce il Mugnos, prende origine dalla Catalogna ove vuolsi fiorita sin da' tempi dell'imperatore Carlo Magno.
La portò in Palermo un Perotto Valseca, che tra le altre cariche quella tenne di giudice della r. Gran Corte Pretoriana. Un Lodovico figlio del precedente di unita a' fratelli Andrea ed Antonino Valseca la trapiantarono in Modica ove Lodovico occupò più volte l'ufficio di Luogotenente, di Governatore di quello stato, e fu barone del feudo di Caddimeli.
Arma: d'argento, con un leone di rosso, rampante ad un albero di verde. Corona di barone.
Ultima modifica di Delehaye il martedì 19 giugno 2012, 8:07, modificato 8 volte in totale.
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda Delehaye » martedì 19 giugno 2012, 2:41

qualche consiglio: analizza a fondo la figura del presunto "committente". ogni particolare potrebbe essere "parlante" e magari svelare la sua cognomizzazione e/o inentificarlo... facci sapere

inoltre, sarebbe utile scartabellare l'archivio parrocchiale dell'anno 1610, o se c'è qualcosa presso la Parrocchia, o presso il Vicariato o direttamente presso la Diocesi.
dovresti cercare la bolla di committenza e d'acquisto allegata alla autorizzazione alla collocazione del quadro nella chiesa. lì dovresti trovare il nome del committente...

chiedi al:
1) Sacerdote Parroco Giovanni Stracquadanio (Chiesa Madre Parrocchiale di San Giorgio - Modica) - http://www.diocesinoto.it/pls/diocesino ... ifp=&vis=1
2) Sacerdote Vicario Foraneo Corrado Lorefice - NOTA IL COGNOME! - (Vicariato di Modica della Diocesi di Noto) - http://www.diocesinoto.it/pls/diocesino ... ifp=&vis=1
3) Monsignor Vescovo Antonio Staglianò (Diocesi di Noto) - http://www.diocesinoto.it/pls/diocesino ... gina=24596
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 19 giugno 2012, 15:14

Ecco il dipinto intero:
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Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda C.Quaratesi » martedì 19 giugno 2012, 15:30

Magnifico, visto che abbiamo la foto del dipinto in toto e non ritagliata come nella foto che avevo postato potremmo identificare l'apostolo che dovrebbe rappresentare il committente. Il nome del santo potrebbe essere quello di battesimo del donatore.
Caterina ;)
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda C.Quaratesi » martedì 19 giugno 2012, 15:43

[angel] ...oppure quello del pittore, che per l'appunto ha il nome di un apostolo. Vestito modestamente (per quanto si possa capire dalla foto) e sistemato in secondo piano, ci sta anche che sia il suo autoritratto!
Caterina
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda Tilius » martedì 19 giugno 2012, 15:51

C.Quaratesi ha scritto:Magnifico, visto che abbiamo la foto del dipinto in toto e non ritagliata come nella foto che avevo postato potremmo identificare l'apostolo che dovrebbe rappresentare il committente. Il nome del santo potrebbe essere quello di battesimo del donatore.
Caterina ;)

Il committente rappresenta sè stesso, non un apostolo (infatti, contandoli, si vede che oltre al committente ci sono 11 apostoli, come dovuto in una Assunzione della Vergine: il dodicesimo era assente per impegni lavorativi).
Oltretutto, per rimarcare ulteriormente questa distinzione, a differenza degli apostoli paludati all'antica, il committente ha vestiario e baffetti tagliati alla moda contemporanea del primo '600.
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda C.Quaratesi » martedì 19 giugno 2012, 16:59

[ops.gif] Che citrulla che sono! Non li avevo neanche contati!
Grazie Tilius per la precisazione.
Caterina
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda ASINAVOLANTE » martedì 19 giugno 2012, 17:02

Avevo notato anch'io che la lingua è rossa ma speravo non fosse un dettaglio importante!!! [confused.gif]
Comunque mi sembra che la bestiola regga davvero uno stendardo o una lancia, sarebbe una macchia troppo perfetta per essere casuale. Sulla foto originale le uniche cose che si vedono chiaramente sono la linguaccia rossa e la lancia bianca.
Ma la cornice esterna può avere qualche importanza per identificare lo stemma o è una variabile di poco conto ?
Nell'archivio parrocchiale ho cercato ma non c'è nessun documento riguardante il quadro, domattina chiamerò vicariato e diocesi, intanto in biblioteca ho recuperato un libro sulla nobiltà locale, spero di trovarci qualcosa di utile.
E come direbbe Gianni Morandi " stiamo uniti"!!!! [thumbup.gif]
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda bardo » martedì 19 giugno 2012, 17:10

Non si scoraggi, credo che l'ipotesi Branciforte sia ancora quella più probabile.

un saluto ;)
Luca
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda ASINAVOLANTE » martedì 19 giugno 2012, 17:15

Signor Bardo mi dia del tu... ormai a forza di stressarvi mi sento tra amici!!! :D
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda Delehaye » martedì 19 giugno 2012, 17:30

bardo ha scritto:Non si scoraggi, credo che l'ipotesi Branciforte sia ancora quella più probabile.

un saluto ;)
Luca


anche i MIRABELLA però hanno un'asta...

il problema... e che non sembra esserci sul quadro una "bandiera"... [hmm.gif]
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda Delehaye » martedì 19 giugno 2012, 17:40

chissà se sul vestito del committente c'è qualche medaglia, placca, collare...
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Re: analizzare uno stemma

Messaggioda ASINAVOLANTE » martedì 19 giugno 2012, 18:07

In effetti non mi pare di vedere nessuna bandiera che svolazza sulla lancia... uhm.... [hmm.gif]
Domani andrò in chiesa a dare un'occhiata al quadro, può darsi che adesso avendo degli elementi più sicuri noterò qualcosa che non avevo visto anche riguardo al ritratto del committente, sperando non sia invece l'autoritratto del pittore.
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