Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda Dogberry » venerdì 27 aprile 2012, 16:07

Buongiorno a tutti,

Procedendo nelle mie ricerche familiari (Bencini di Firenze) grazie alla cortesia di un parroco ho potuto consultare vari Stati di Anime, finora fino a circa
il 1710, nel prossimo futuro conto di poter risalire addietro di un po' di anni.. però sto divagando dal tema: dato che questi documenti includono anche il mestiere dei capifamiglia (a volte anche degli altri componenti, ma non sempre) ho potuto constatare che, tra gli agricoltori, sono presenti sia "contadino" che "colono" che "pigionale". C'è qualcuno che magari mi può aiutare a capire le differenze? La zona è quella dei dintorni di Firenze, Quinto Fiorentino per la precisione, e gli anni vanno dal 1710 al 1840 circa. Mi è parso di poter capire che "contadino" fosse il coltivatore proprietario del terreno, per piccolo che fosse, però mi è meno chiara la differenza tra "colono" e "pigionale". Forse i coloni erano gli stipendiati fissi di qualche proprietario mentre i pigionali erano fittavoli.. oppure braccianti? Percentualmente ho riscontrato che i coloni sono la maggioranza assoluta, circa il 50% del totale dei tre mestieri, i pigionali circa il 20%, il 30% contadini, ma questo dato è piuttosto variabile tra i diversi anni. Ad esempio il mio quartavolo era contadino, però una volta morto lui, la vedova è registrata come colona.. forse aveva dovuto vendere il terreno e diventare stipendiata di qualcuno?
Grazie in anticipo a tutti per l'aiuto.. su un tema che forse non ha molto a che fare con titoli e blasoni, ma con storia di famiglia sicuramente sì..
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 27 aprile 2012, 17:24

Non conosco la zona di cui parli per cui faccio ipotesi: il contadino dovrebbe essere anche proprietario del fondo mentre il fittavolo lo tiene in affitto.

La colonia invece è un contratto agrario d'associazione con il quale un proprietario di terreni e un coltivatore, si dividono i prodotti e gli utili di un'azienda agricola. Poteva essere di terzo (il coltivatore dava al proprietario il terzo del raccolto), di quarto o a metà (mezzadria).

Mancano comunque per la tua zona i "bracciali" cioè i semplicit lavoratori salariati, che sono parte importantissima nell'economia dell'antico regime.
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda Dogberry » venerdì 27 aprile 2012, 17:55

Grazie per la risposta. La zona in questione è storicamente dedicata a colture prevalentemente "ricche", sia per la presenza di numerose ville di grandi possidenti fiorentini, che per essere rivolta a prodotti da rivendere in città.. quindi coltivazioni di vite e olivo in primis, ovviamente (tra l'altro anche il Redi nel suo Bacco in Toscana parla dei vini delle ville, medicee, di Castello e Petraia, che sono per l'appunto molto vicine a Quinto), che immagino spesso fossero condotte a mezzadria oppure tramite stipendiati dei proprietari delle ville (che dovrebbero essere in entrambii casi i coloni), e poi orti, condotti dal piccolo proprietario (contadino) o dal fittavolo (pigionale). Questa è un po' l'idea che mi ero fatto io, ma non ho trovato finora testi o studi che mi aiutassero a capire se la mia ipotesi sia corretta o meno. Riguardo ai braccianti, negli Stati di anime non ne ho trovato menzione.. a volte ho trovato "oprante" o "operante" ma secondo il parroco in quel caso si trattava degli operai di una locale fornace. Erano molto pochi e tutti residenti nella zona dove appunto c'era questa fornace, quindi potrebbe essere un'ipotesi valida, credo. Forse la zona per la vicinanza alla città aveva anche già nel 1700 un tessuto sociale tale da escludere i braccianti?
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda mente&malleo » venerdì 27 aprile 2012, 18:15

Interessante questa distinzione tra "contadino", "colono" e "pigionale". Visto che li hai trovati in uno Stato d'anime potrei addirittura (andandoci col vizio) sospettare per alcuni di essi un uso come sinonimi. Personalmente mi orienteri sulla ricerca di qualche studio, o anche di testi d'epoca (vedi es. certi lavori normativi o statistici fatti all'indomani dell'unità d'Italia) sui patti agrari nella Toscana del '700.
In merito al "pigionale" ti segnalo questo:
http://books.google.it/books?id=5LU-AAAAIAAJ&pg=PA69&dq=pigionale&hl=it&sa=X&ei=kcSaT8DfBKHh4QT-rIWBDw&ved=0CEIQ6AEwAw#v=onepage&q=pigionale&f=false

Farò qulche verifica in certi libri che ho presso di me: se salta fuori qualcosa di più chiaro te lo segnalerò.
Buona ricerca
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda Dogberry » venerdì 27 aprile 2012, 18:24

In effetti potrebbero essere anche sinonimi, è vero che nella lingua corrente ad esempio di mia nonna (nata nel 1894) per "contadino" si intendeva sia il mezzadro che il piccolo proprietario. Però ho trovato questi tre termini diversi negli Stati di anime dello stesso anno, il che mi fa pensare che il parroco che li ha scritti li usasse con significati diversi.. a volte anche nella stessa famiglia ad esempio ho trovato un capofamiglia "contadino" mentre uno dei suoi figli, comunque sempre residente con lui anche se sposato, risultava "colono". Magari una volta sposato aveva smesso di lavorare nel poderetto di famiglia e si era cercato un lavoro diciamo da dipendente, o mezzadro che fosse. Sto cercando degli studi storici sull'argomento ma ancora non ne ho trovati, comunque continuo la ricerca.. grazie per la segnalazione del dizionario, molto interessante!
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 27 aprile 2012, 19:21

Per quanto riguarda il paesaggio agrario della zona considera che 300 anni fa poteva anche esse molto diverso da come è oggi...

In genere olivi e cereali erano coltura comune mentre la vigna molto molto meno di oggi. Anche perchè a inizio Settecento ancora non erano chiarissimi i sistemi per far invecchiare il vino che di solito durava giusto un anno prima di diventare aceto [hmm.gif]
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda contegufo » venerdì 27 aprile 2012, 21:28

Salve

Essendo della zona propongo questa interpretazione:

"contadino", "colono" e "pigionale"


Contadino: è genericamente la qualifica di chi lavora la terra. " Contadino anticamente valeva Uomo del contado, ma nel senso di abitatore di esso; poi si restrinse a designare Quegli che lavora la terra (v. contado)"

Colono: sempre come sopra ma con un rapporto definito col "padrone", equivale nel termine al mezzadro.

Pigionale: sempre come sopra ma con un rapporto diverso dal mezzadro/colono con affittanza dei terreni per periodi NON CONTIGUI per evitare eventuali diritti di usucapione.

Sugli "operanti" non è difficile che in periodi di particolare necessità agissero come braccianti nelle campagne per occupare appunto periodi "morti". Oggi li chiameremmo stagionali.

Comunque domani vedo una vecchia Sig.ra la cui famiglia dall'800 ha posseduto terreni con tali rapporti lavorativi, vedrò allora di saperne di più.

Saluti

PS: E già che ci siamo: Bifolco: lat. popolare bufulcum, corrispondente al latino classico bubulcum, « guardiano di buoi ».
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda antonio33 » venerdì 27 aprile 2012, 23:42

Alessio Bruno Bedini ha scritto: Anche perchè a inizio Settecento ancora non erano chiarissimi i sistemi per far invecchiare il vino che di solito durava giusto un anno prima di diventare aceto [hmm.gif]


Forse citerò una teoria che la maggior parte di voi conoscerà di sicuro.
Sembrerebbe che il generale decadimento dell'Impero Romano fosse dovuto, direi proprio in parte, al piombo utilizzato per la conservazione del vino. Gli uomini morivano in giovane età per avvelenamento. Mi chiedo però, ammesso che ciò sia vero, come facessero a mettere il piombo nel vino....
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 28 aprile 2012, 8:26

No, non conoscevo questa teoria. Cercando con Google non ho trovato riferimento a molti studiosi tranne che questo volume del 2002 http://books.google.it/books?id=6XaYQ2z ... ni&f=false

Per la produzione di età moderna, cui invece facevo riferimento io, il testo classico è E. LE ROY LADURIE, Les paysans de Languedoc, Parigi 1966 (traduzione italiana: I Contadini di Linguadoca, Laterza, Roma-Bari, 1970).
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda Dogberry » sabato 28 aprile 2012, 8:46

Grazie a tutti per le notizie e gli spunti.
Riguardo al paesaggio agrario sicuramente è vero che nel 1700 poteva essere diverso da adesso, o meglio diverso da quanto fosse fino agli anni '50, oggi oramai è una zona residenziale dove i campi sono diventati spesso giardini di ville e villette, o comunque non più coltivati "economicamente".
Quello che mi interessava era capire se il fatto che essendo una zona molto vicina a Firenze e quindi dedicata a colture comunque intensive e pertanto relativamente redditizie rispetto alla superficie occupata potesse spiegare l'assenza dei braccianti.. a parte giustamente la possibile presenza di lavoratori stagionali nei momenti di picco. Anch'io per "contadino" continuo a trovare come significato il valore generico di lavoratore agricolo, però questo non mi spiega il perché invece vengano specificati coloni e pigionali.. continuo le ricerche e sono curioso di sapere cosa dice la signora che ha diretta esperienza di famiglia.
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda mente&malleo » sabato 28 aprile 2012, 9:52

Ritorno sulla terminologia agraria, essendo un argomento con cui mi sono scontrato più di una volta.
Intanto noto che l'uso di una denominazione di un patto agrario e delle figure ad esse afferenti (es. nel tuo caso contadino, colono e pigionale) spessissimo resisteva per secoli, sia pure con qualche lieve approssimazione nel significato.
La questione va analizzata in senso filologico, ovvero: cosa intendevano nelle varie epoche con una determinata parola? Proverei ad andare oltre agli Stati d'anime rovistando nelle fonti normative e catastali dell'epoca di tuo interesse (se già non lo hai fatto).
Il discorso del bracciantato, inoltre, va ridimensionato. Nelle fonti catastali settecentesche del Regno di Napoli, per es., con il termine "bracciante" o "bracciale" non si intendeva necessariamente uno stagionale (che veniva chiamato in modi diversi a seconda della zona), ma più in generale manodopera non specializzata. In pratica il bracciante era una persona che "lavorava di braccia". Lo dimostra il fatto che in alcune zone del regno era diffusa la "pluriattività", ovvero una persona poteva essere contemporaneamente bracciante quando coltivava la terra (sua o di altri), carbonaio quando preparava il carbone, pecoraio ecc. ecc. a seconda dei periodi dell'anno, della necessità e dell'offerta di lavoro. A livello fiscale, però, faceva testo la professione da cui il contribuente traeva il principale reddito per il sostentamento. Oggi con bracciante si tende a considerare perlopiù il contadino, ma non è sempre stato così.
Ricordo, poi, che gli Stati d'anime non nascono come censimento delle professioni ma delle "anime" (quanti siete in casa? siete battezzati? chi non è battezzato? siete sposati? ecc. ecc.), quindi un prete poteva benissimo lasciarsi andare ad approssimazioni in base a quello che gli riferiva il capofuoco. Mi è capitato di consultare Stati d'anime molto essenziali, in cui il compilatore quasi quasi ha riportato solo il poco necessario. Questi dati da soli non bastano: andrebbero incrociati con altri provenienti da fonti laiche.
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 28 aprile 2012, 11:11

mente&malleo ha scritto:Il discorso del bracciantato, inoltre, va ridimensionato. Nelle fonti catastali settecentesche del Regno di Napoli, per es., con il termine "bracciante" o "bracciale" non si intendeva necessariamente uno stagionale (che veniva chiamato in modi diversi a seconda della zona), ma più in generale manodopera non specializzata


Concordo. Ultimamente questo tipo di discorso l'ho trovato molto bene approfondito in G. POLI, Territorio e contadini nella Puglia moderna. Paesaggio agrario e strategie produttive tra XVI e XVIII secolo, Congedo, Galatina, 1991.

In puglia questo discorso è stato approfondito oltre che dal professor Giuseppe Poli anche dai professori Angelo Massafra, Lorenzo Palumbo e Mario Spedicato.
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda contegufo » sabato 28 aprile 2012, 18:19

Salve

La Sig.ra conferma quanto scritto ed aggiunge di non dimenticare una figura basilare quale quella del fattore;

"Fammi fattore un anno.
Se sarò povero, sarà per mio danno".
Detto toscano del XIII secolo


"Fino dai primissimi anni della mezzadria al proprietario del terreno (quasi sempre castellano) serviva una persona di sua fiducia in grado di poter controllare il mezzadro. In particolare una persona affinché il mezzadro o i mezzadri non si approfittassero dei raccolti e prendessero più del dovuto, li seguisse e li istruisse sulle culture e necessità del podere."

"Simile al mezzadro era, nella società feudale, il "manente": questo termine definiva un lavoratore agricolo che risiedeva in un terreno non di sua proprietà, che coltivava e di cui divideva gli utili col proprietario."

"A voler entrare nei dettagli il colono era una sottospecie della mezzadria ovvero la colonia parziaria, dove il coltivatore (qui chiamato colono) contraeva però obblighi solo per sé stesso e non anche per la sua famiglia."

Il fattore proprio per la sua posizione di uomo di fiducia del proprietario difficilmente non ne approfittava, da cui il detto ....

Comunque sia, il prete deputato all'aggiornamento dei registri parrocchiali raramente prendeva fischi per fiaschi in quanto ci si conosceva tutti e tutti si andava a messa per cui credo che ben sapesse della differenza fra le varie figure di contadino.

http://www.enzopruneti.net/Mezzadria/me ... parte1.htm

Cordialità

PS. Per chi non lo conoscesse è da vedere L'albero degli zoccoli un film del 1978 diretto da Ermanno Olmi, vincitore della Palma d'oro al 31º Festival di Cannes.
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda enza » sabato 28 aprile 2012, 22:07

Gli anziani in Toscana non facevano differenze tra colono e contadino intendevano sempre il conduttore di un podere stabilito con un contratto che poteva essere di mezzadria, la persona che in dialetto veniva chiamato pigionante poteva avere una sua piccola proprietà, casa e un po' di terreno, faceva parte della classe più povera dei lavoratori agricoli, andava a lavorare " a giornata " quindi penso che ora si possa chiamare bracciante, nella famiglia del mezzadro il bifolco era la persona addetta alla stalla e all' allevamento del bestiame, spettacolosi i vitelli chianini. Enza
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Re: Contadini, coloni e pigionali in Toscana

Messaggioda contegufo » sabato 28 aprile 2012, 22:17

Salve

antonio33 ha scritto:Forse citerò una teoria che la maggior parte di voi conoscerà di sicuro.
Sembrerebbe che il generale decadimento dell'Impero Romano fosse dovuto, direi proprio in parte, al piombo utilizzato per la conservazione del vino. Gli uomini morivano in giovane età per avvelenamento. Mi chiedo però, ammesso che ciò sia vero, come facessero a mettere il piombo nel vino....
Antonio


Pare che i romani per addolcire il vino usassero aggiungervi il diacetato di piombo (o acetato di piombo) come principale componente dello zucchero di Saturno, prodotto facendo bollire il mosto in pentoloni appunto di piombo.
Era il cosiddetto veleno lento a cui si attribuisce la demenza di alcuni imperatori romani.

Saluti
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