Riporto il testo trascritto così come l’ho interpretato. Ho sciolto la maggior parte delle abbreviazioni indicando tra parentesi tonde le integrazioni, con i punti interrogativi i passi incerti e con le parentesi quadre gli aggiustamenti critici:
«Die 24 men(sis) Ian(ua)rij 1591 Aq(uevi)ve ava(n)te d(ic)tam
(?) lo R(everen)do d(ominus) fran(ces)co ant(oni)o
molig:no (sic) ha sposato Angelo de lo morgese et donata di gio(vanni) Vito stallone fra li quali è q(ue)sto m(at)rim(oni)o p(er) verba de p(rese)ntj di che n’appare Cau(te)la rog(a)ta p(er) m(an)o di me Infra(scritt)o Not(ario) (etc.)».
Segue in chiusura e in riga sottostante: «Ita e(st) N(otarius) flam(miniu)s(?) gen(ti)lis(?) m[anu propria](?)».
Il nome del parroco l’ho scritto come “francesco” anziché alla latina “francisco”, visto che l’atto non è propriamente in latino. Il cognome l’ho lasciato scritto com’è nella forma abbreviata, non avendo elementi per scioglierla.
La parola “sposato” presenta segni di correzione, ovvero l’ultima ‘o’ corretta in ‘i’, essendo riferita a due coniugi.
La “Cautela” è una dichiarazione ufficiale, in questo caso rogato da un notaio (ne ho ricostruito nome e cognome probabili).
La fotografia dell’atto è incompleta, ma in chiusura si legge la lettera ‘m’, forse (puoi verificarlo tu stesso) l’inizio dell’espressione “manu propria”, cioè “di propria mano”.
Non ho tenuto delle maiuscole. Questo parroco, come altri che mi è capitato di leggere, scrive il dittongo ae come e.
Spero di non aver scritto castronerie
Ciao!