Gent.mi Signori,
essendo emersa in un altro topic l'araldica d'immaginazione o di fantasia a proposito della ricostruzione degli stemmi pontifici pre-araldici, ho pensato fosse il caso di sottoporla alla Vostra attenzione data la straordinaria varietà e complessità delle implicazioni di questo tema.
L'araldica dei Pontefici di fatti è solo uno (e, a mio giudizio, non il più interessante) dei risvolti in cui si esprime questa branca dell'araldica.
La fantasia in araldica si sviluppò durante l'espansione dell'araldica ai borghesi e alle corporazione e in coincidenza con le prime, iniziali, regolamentazioni araldiche. Era un bisogno, legittimo e vitale, di estendere il neonato linguaggio simbolico a figure del patrimonio culturale o religioso comune senza limitarlo al solo uso bellico e politico. Non bisogna sottovalutare anche un altro elemento: se un araldo del XII o del XIII secolo era consapevole di stare inventando (e non riscoprendo) uno stemma per persone vissute secoli prima lo stesso non si può dire per molti dotti dei secoli successivi che, in alcuni casi, erano convintissimi che l'araldica fosse una disciplina sempre esistita e solo "da riscoprire". Basta pensare a certi autori tardo settecenteschi che erano ancora capaci di difendere l'idea che l'araldica fosse già presente in età romana. Oggi, fortunatamente, ci si è liberati da queste idee perniciose e si può esaminare l'araldica d'invenzione per quello che é: non una riscoperta, ma un fantastico tentativo di reinvenzione e di adattamento grafico di tradizioni e culture diverse.
Tutti sappiamo che all'inizio le armi di fantasia non erano troppo fuori contesto: voler dotare di armi, ad esempio, personaggi come Re Artù (d'azzurro alle tre corone d'oro disposte 2-1) o Lancillotto (d'oro al leone rampante di nero) come fece Cristiano di Troyes era sì un attività di fantasia, ma che associava armi a personaggi che erano tradizionalmente legati alla tradizione cavalleresca in cui l'araldica stessa era nata.
Un altro uso, qui già più discutibile, dell'araldica di invenzione, fu quello di ricostruire gli stemmi di Imperatori, Pontefici e Re del passato. In alcuni casi prevalse un criterio analogico, in altri simbolico.
Un' analogia ad esempio fu usata per l'arma dell'Imperatore Carlo I Magno, in cui la tradizione non fece altro che sommare gli stemmi del Sacro Romano Impero e del Regno di Francia affermatisi molto tempo dopo il grande sovrano con lo scopo di indicare che egli deteneva il controllo congiunto di questi due Stati (lo stemma tradizionale è in palo 1 d'oro all'aquila di nero ad ali spiegate; 2 d'azzurro ai tre gigli d'oro disposti 2-1, o aquila di nero ad ali spiegate caricante scudo d'azzurro ai tre gigli d'oro disposti 2-1 anche se certe volte l'aquila è bicipite in accordo con la legislazione introdotta da S.M.C. Sigismondo).
Un esempio di criterio simbolico potrebbe trovarsi, invece, nei numerosissimi stemmi parlanti introdotti per rappresentare personaggi storici piuttosto che negli stemmi in cui si mostra qualcosa di relativo alla vita del personaggio credendo così di rappresentarlo meglio (ad esempio, un' arma attribuita all'Imperatore Costantino I il Grande è di rosso, al vessillo d'argento crociato di rosso e iscritto di rosso IN HOC\ SIGNO\ VINCES).
Il discorso si complica però se affrontiamo quel settore dell'araldica di fantasia che potremmo definire teologico: ad esempio, fino a che punto si può considerare legittimo dare un'arma a N.S. Gesù Cristo (d'azzurro al sudario al naturale insanguinato o anche d'azzurro all'agnello pasquale passante al naturale ) o alle virtù personificate? E quando si arriva a dare un arma a satana (d'argento alle tre rane verdi disposte 2-1)? E a Dio?
Ovviamente questi ultimi possono esser considerati eccessi e in effetti rimasero confinati ai codici miniati del basso medio-evo e a qualche pala di Chiesa. Tuttavia, sono dell'opinione che furono anche questi tentativi, se si vuole estremi, ma giustificati, di fornire vitalità e concretezza al linguaggio simbolico dell'araldica estendendolo ad ogni aspetto del vissuto. Dunque, per concludere, vedo nell'araldica d'invenzione un forte messaggio (che temo rimanga inascoltato da molti araldi attuali) a che l'araldica rimanga scienza viva e attuale e non si riduca ad essere solo un piacevole passatempo per storici.
Sicuro di avervi molto annoiato con l'ennesimo lungo intervento, Vi saluto cordialmente.

si arriva in cielo