I personaggi della Novella sono: Ricciardo Minutolo, Catella, Filippello Sighinolfo, una buona femina. La Novella si svolge a Napoli.
Filippello Singhinolfo è detto: "gentile uomo, chiamato Filippel Sighinolfo, il quale ella, onestissima, più che altra cosa amava e aveva caro"
Fonte: http://www.classicitaliani.it/decamero/03_06.htm
La familiarità del Boccaccio con la famiglia Sighinolfi fu data dal fatto che Perillo Sighinolfi sposò Regale Barrile, figlia di Giovanni Barrile, grande amico del Boccaccio.
Fonte: http://books.google.it/books?id=0i8mAAA ... +boccaccio
La Famiglia Sighinolfo o Siginolfo o Siginulfo (questo è la cognomizzazione più in uso a Napoli) era una famiglia in vista nella Napoli angioina (1300): il Bartolomeo Sighinolfo di cui al post precedente, potente gentiluomo di Corte - Gran Camerario del Regno di Napoli, nel 1309, ebbe come amante Thammar di Commeno, figlia del Despota di Morea, scoppiò lo scandalo ed i due furono processati il 30 dicembre 1310 dal Tribunale de' Conti presieduto dal Duca di Calabria e Vicario del Regno, presso Castel Nuovo a Napoli ,e Thamar dopo poco morì.
Altro personaggio illustre fu Sergio Sighinolfo, contemporaneo di Bartolomeo.
Fonte: http://books.google.it/books?hl=it&id=0 ... rch_anchor
Fonte: http://books.google.it/books?id=62YJAQA ... =siginulfo
Nel 1306 divenne feudatario di Pietra (oggi Comune di Pietramontecorvino, in Provincia di Foggia) Bartolomeo Siginulfo, conte di Telese e Gran Camerario del Regno, già possessore del feudo di Monte Corvino, di Fiorentino e Selvapiana.
Il Siginulfo fu un eminente personaggio della Corte Angioina, rese molti ed importanti servigi a Carlo II D'Angiò, per questo fu investito della signoria di numerosi feudi nella Capitanata, nel Molise, nel Principato e in Terra di Lavoro.
Nel 1309 la sua fortuna tramontò precipitosamente, fu accusato di adulterio con la principessa Thamar, moglie del principe Filippo fratello del Re e di aver tramato e tentato l'assassinio dello stesso Filippo della Capitanata. Il Siginulfo riuscì a mettersi in salvo in Sicilia, ma la Corte lo condannò in contumacia, dichiarandolo decaduto da ogni onore e dignità e ordinò la confisca dei sui beni tra cui anche i feudi di Monte Corvino, Pietra e Fiorentino.
Fonte: http://www6.asmenet.it/pietramontecorvi ... ndex&p=224
<<misire Bartholomy Singnilerfe de Naples, conte de Caserte et grant chambellenc du roiaume de Cezile, l'enpria et li commanda. Et por ce que il le tenoit a son seignor, il ne Vosa refuser, ains emprist a fere chose contre son pooir et contre sa force.>> Quel misire Singnilerfe non è altri che Bartolommo Siginulfo, « potentissimo in corte », el quale il De Blasiis ci racconta cìie, nel primo anno del regno di Roberto (1309), fu accusato di adulteri amori con Ithamar cognata del re, e di aver anche tentato di far uccidere il marito di lei, Filippo principe di Taranto. Or la contea di Caserta fu data al Siginulfo nel settembre del 1308, e gli fu tolta, con gli altri beni suoi, nel dicembre del 1310; perciò è probabile che egli si facesse tradurre il libro di Seneca, pieno d' alti insegnamenti morali, per trovarvi conforto alle calunnie e alle persecuzioni, alle quali era fatto segno.
Fonte: http://www.archive.org/stream/raccontid ... g_djvu.txt
Quando Pipino ormai fu all'apice della sua scalata sociale, nel 1308 scoppiò uno scandalo a Corte. Il figlio del re, Filippo principe di Taranto, aveva sposato Ithamar, una principessa bizantina che gli aveva portato in dote molte città dell'Epiro.
La principessa fu accusata di una relazione extra-coniugale con Bartolomeo Siginulfo, Gran Camerario della Curia, ovvero responsabile del tesoro di Carlo II. Inutilmente Siginulfo si protestò innocente, anzi fu accusato anche di aver cospirato contro la stessa vita di Filippo di Taranto. Probabilmente, però, quell'adulterio era inesistente; fu utilizzato con il triplice scopo di ridimensionare l'accresciuta influenza del Gran Camerario, consentire il ripudio della principessa Ithamar per favorire lo scioglimento del nodo matrimoniale in vista di una nuova unione coniugale più vantaggiosa. Il terzo obiettivo era quello di lanciare un messaggio inequivocabile ai funzionari di Corte affinchè fossero ligi e strumento docile dei sovrani.
Fonte: http://www.pinogadaleta.it/italian/libr ... lo_1.shtml
Famiglia di origine greca, rifugiatasi nel Napoletano al tempo dell’invasione ottomana delle terre d’Epiro nel XIII secolo. Le prime memorie si hanno con Filippo barone di Zuncoli, che nel 1240 fu tra i baroni chiamati presso il Parlamento Generale in Foggia; il casato venne ascritto presso il seggio di Capuana in Napoli. Da Passarello Siginulfo ebbe origine la famiglia Passarelli che godette nobiltà in Catanzaro ed investita del titolo di baroni di Brocentoro, Motta e Paganica si estinse nel XV secolo. I Siginulfo furono conti di Caserta nel 1308 e di Telese nel 1296, baroni di Zuncoli, Mondragone, Pascarola, Teverola, Brusciano, Melito ed altri feudi.
Giovanni feudatario di re Manfredi, in seguito divenne cavaliere di Carlo d’Angiò e creato “secreto” di Principato, maestro portulano in Puglia e vicerè di Terra di Lavoro e del Molise;
Gualtiero sindaco di Napoli per concessione di re Carlo d’Angiò;
Cesare grande almirante (ammiraglio) di Carlo II d’Angiò;
Giovanni “Passarello” maestro razionale di Corte, maestro ostiario (addetto alla cura degli appartamenti reali) e vice ammiraglio del Regno;
Sergio sindaco di Napoli, ciambellano, consigliere e cavallerizzo maggiore, grand’ammiraglio;
Bartolomeo conte di Caserta e Telese, gran condottiero combattè nella “guerra di Sicilia” dove venne fatto prigioniero e riscattato da re Carlo II in cambio di Giovanni Chiaromonte; innamoratosi della principessa Tomar, moglie di Filippo principe di Taranto, e fratello di re Roberto, tentò di uccidere il principe, messo in catene in Castel Sant’Angelo di Pozzuoli riuscì a fuggire e condannato a morte in contumacia, i suoi beni vennero requisiti: la contea di Caserta data ai della Ratta e gli altri beni ai de Niana di Aversa.
Giovanni luogotenente del Gran Camerario del regno al tempo di re Roberto d’Angiò;
Gurello gran ciambellano vicerè e gran capitano d’Abruzzo;
Filippo “familiare” di re Carlo l’Illustre, maresciallo nella “guerra di Sicilia”;
Marino tra i baroni che accompagnarono re Ladislao in Abruzzo, suo “familiare” ed in seguito anche della regina Giovanna II.
Esistono monumenti del casato eretti nel Duomo e chiesa di Santa Restituta in Napoli, ed in Bari nella chiesa di San Pietro Maggiore.
http://www.ilportaledelsud.org/greco-albanesi_2.htm
piccola genealogia del XIV secolo a Napoli:
* Riccardo Siginulfo
** suo figlio Marino Siginulfo
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* Giovanni Siginulfo detto Passarello
** suo figlio Errico
** suo figlio Riccardo
Fonte: http://books.google.it/books?id=CT4FAAA ... =siginulfo
Lo stemma dei Siginulfo era: fasciato d'oro e di rosso di quattro pezzi
Fonte: Dizionario araldico di P. GUELFI CAMAIANI, Milano, Editore Ulrico Hoepli, 1940 - a pag. 251
Fonte: Manuale di araldica di Fabrizio DI MONTAUTO, Firenze, Edizioni Polistampa, 1999 - a pag. 126



