da RobertoC » giovedì 19 maggio 2005, 16:04
Cari amici,
non condivido non il progetto, bensì la visione di fondo che lo ispira. Giovanni ricorda che gran parte del nostro patrimonio genetico è asseritamente identico a quello degli scimpanzè. Se non ricordo male, i genetisti affermano che le due specie hanno in comune il 98% dei geni.
Posto che sia così non possiamo parlare di due specie, ma di una sola.
Ma non è così.
Questo è ciò che si può far dire ai numeri, giocando con le quantità, con le statistiche, in una parola con l'abbaco.
Posto che davvero il 98% del patrimonio genetico sia uguale a quello degli scimpanzè dovremmo forse chiederci: a)che cosa si intende per uguaglianza dei geni? b)Come si spiega la pur differente specializzazione di alcuni geni tra le due specie (facoltà di linguaggio o di pensiero, etc.)?
Ma soprattutto dobbiamo chiederci: se è il 2% a fare la differenza -una differenza vorrei dire sotto gli occhi di chiunque, anche di un alieno- non sarà che quel 2% ha una rilevanza, una incidenza straordinariamente maggiore del 98%, che in apparenza suscita tanta impressione?
Insomma, altro è un discorso sulla quantità, altro è un discorso sulla qualità.
La scienza ha un suo punto di vista basale, che è stato reso ben chiaro dalla c.d. scuola di Vienna. In sostanza il pensiero scientifico ha i suoi dogmi, tanto quanto quello religioso. Se prendiamo un teorema matematico, rimaniamo allibiti dalle condizioni poste per la sua elaborazione (se...se) e ci chiediamo che senso abbia predefinire in maniera quasi del tutto arbitraria un modello per verificarne la validità. E successivamente ci interroghiamo sui concetti di verificabilità, validità e verità.
C'è qualcosa di assolutamente profondo ed enorme che la scienza positiva non può spiegare: l'autocoscienza, il pensiero, finanche l'istinto. Eppure in tutto ciò è la vita, la vita di noi esseri umani.
Qualcosa non torna a me, allora, quando si vuol ridurre il mondo in un algoritmo e l'uomo in briciole.
Cordialità.
Roberto