Cari amici del Forum,
sono nuovamente qua a scriverVi per raccontare la storia di una figura un po' particolare che visse nella mia città qualche decennio fa.
Ottimo racconto per poter meglio capire la figura di cui Vi sto per raccontare è il seguente scritto da Raffaele Poidomani Moncada , scrittore discendente dai Baroni del Carro e dal lato materno dalla nobile famiglia Moncada di cui non credo vi sia bisogno di presentazioni, intitolato "Il biscotto di legno". (qui riportato
http://www.conteadimodica.com/cultura/e ... ottocr.pdf )
La figura di cui vi parlerò era un Barone,
ma un Barone di quelli veri (come scrive scherzosamente in un altro racconto lo stesso Poidomani) oramai in stato di indigenza e povero in canna.
Si era ridotto a vivere in un modesto appartamento di un sontuoso e decaduto palazzo , composto da un solo balcone sulla via principale e da qualche angusta stanza nel sotto tetto. La casa cadeva a pezzi, non aveva nemmeno i vetri alle finestre e, di conseguenza, vi erano sempre le persiane serrate ed i riscaldamenti erano un lusso che poteva solo esser sognato.
Egli discendeva da nobili, nobilissime famiglie che un tempo avevano avuto una grandissima influenza nella nostra città : niente popò di meno che da un ramo dei Principi Rosso di Villa Cerami, ossia i Baroni del Circiolo (o Ciarciolo che dir si voglia) e della Corte e per una lontana ascendenza femminile dai Tomasi . Questi due cognomi crearono un inscindibile binomio familiare che tutt'ora ,seppur in schiatte molto remote, fiorisce nella mia città.
A costui, uomo sempre elegante con vestito e farfalla datati di decenni, non rimaneva nient'altro che la sua dignità nobiliare che riusciva a portare avanti ed a mantenere grazie ai mai perduti modi raffinati ed eleganti ma soprattutto cortesi , i quali riuscivano ad attirargli ancora qualche favore e simpatia che gli permettevano di vivere ,seppur in grandi ristrettezze.
Seppur povero, poverissimo, non mancava mai di gentilezze nei confronti del prossimo. Molti suoi amici raccontano come, tra un discorso e l'altro,riusciva sempre a farsi invitare a pranzo od a cena, sebbene prima di accettare ricordava sempre di dover controllare la sua
agenda (che nessuno mai vide!). Ad ogni invito rispondeva sempre con una cortesia, seppur simbolica : Non mancava mai di portare anche un solo fiore alle mogli... Riusciva dunque a farsi voler bene da tutti, in un modo od in un altro.
Come dimenticarsi dei suoi viaggi a Roma, in cui diceva di andare per spasso e per donne(peccato che in realtà tutti sapevano non esistessero e chissà dove si andava a nascondere quel pover'uomo per quei due o tre giorni di vacanza..)o i suoi viaggi a Catania dal suo nobilissimo cugino Duca di Misterbianco, di cui andava tanto fiero.
Ogni tanto usciva fuori da quella sua confusa e buia casa qualche fucile di lusso di chissà che suo antenato, addirittura con finiture d'oro,che a datarli di inzio novecento era fin troppo, con cui si dedicava all'arte venatoria,unico suo modo di evasione .
Era riuscito , in oltre, ad andare realmente(!!!) in Portogallo dal Re per farsi convalidare i titoli dei suoi illustri antenati ma
che non gli furono mai concessi in quanto non fornì mai alcuni documenti che erano depositati nella chiesa maggiore poichè egli , non essendo praticante, aveva incontrato l'intransigenza del vecchio parroco, e da lì era iniziata una tacita guerra di sguardi ogni qual volta si incrociavano per le strade.
Era inoltre un fervido sostenitore della teoria che i Tomasi da cui discendeva fossero gli stessi da cui discendeva il
famoso Scrittore,andando incontro risatine dei suoi amici.
Nobile, nobilissimo ma povero in canna. Fino all'ultimo mantenne la sua parvenza e contegno e con lui si spense uno degli ultimi capitoli della nobiltà della mia città. Un personaggio buffo e particolare ma che non riuscì mai a far dire una cattiva parola sul proprio conto.
Con lui si spense la parte di un mondo..ma si accese per i suoi eredi la possibilità di un lucroso affitto commerciale delle sue due stanze.
Cordialmente,
G.T.