Gent.mo Marcello,
la ringrazio per la sua squisita cortesia.
Non ho accesso diretto alle fonti che lei e Giovanni Grimaldi mi indicate, poiché non frequento più la biblioteca nazionale centrale di Roma come un tempo.
Francamente ho un po' di pudore a riferire il nome del cavaliere, che una letteratura uniforme pone tra i miei antepassati, perché l'ostentazione -peggio ancora se poggiante su assunti fragili- è l'ultimo dei miei desideri, e del resto non sono qui per questo.
Fatto salvo quanto sopra, l'evento storico sarebbe stato il seguente: tra il 1257 ed il 1258 il Re Manfredi fu impegnato in una lunga e sfibrante campagna in Sicilia, al termine della quale, e sulla scorta anche di tendenziose informazioni circa l'infausto destino di Corradino, fu incoronato sovrano di Puglia e di Sicilia l'11/8/1258.
In questo contesto egli avrebbe infeudato, il 18/11/1259, con la signoria di Melgara -da taluni detta Malgara- nel territorio di Agrigento, il giovinazzese Pietro Celentano che, alla testa di una compagnia di 100 balestreri, mantenuti a proprie spese (nel diploma la circostanza è in qualche modo evidenziata), lo avrebbe soccorso.
Benché il diploma -di cui peraltro non v'è traccia nella scarna raccolta diplomatica superstite Sveva pubblicata da Huillard-Bréholles- abbia avuto, per così dire, "buona stampa" (Paglia, Nitti di Vito, Capasso, de Ninno, per citare alcuni autori), per via di un personale ipercriticismo e per considerazioni storiche che, se vuole, le accennerò, prima di considerare "pacifico" il fatto vorrei verificare l'esistenza storica del toponimo, ben conscio dei problemi sollevati con grande correttezza e competenza sia da Giovanni Grimaldi che da fra' Eusanio.
Le sottopongo il testo del diploma, scusandomi sin d'ora per gl'inevitabili refusi di trascrizione.
Manfridus Dei Gratia Rex etc.
Exaltat potentiam Principum munifica remuneratio subiectorum, quia recipientium fide crescit ex praemio, et alii ad obsequendam devotius animantur exemplo; Sane attendes merita, et obsequia sincerae devotionis, ac fidei Nobilis Viri Petri Celentano de Juvenatio, cum scilicet ipse cum aliis centum Balestreriis propriis expensis conductis in nostro Exercitu contra nostro hostes strené militaverit, et quo ille à Nobis cingulo militari meruit decorari: Nos haec omnia considerantes, de benignitate Nostrae Gratiae ipsi Petro terram Melgara in Sicilia in tenimento Agrigenti concedimus, et donamus cum omnibus iuribus suis, domos, vassallorum, et ipsas vassallorum personas, quas Nostra Curia, nunc possidet in tenimento praedicto, ad cuius concessionis inditium, ipsam per manus Iazzolini de Marra nostri Cancellarii scribi praecipimus, et Bulla Aurea insigniri.
(...)
Dat. Ortae Anno Dominicae Incarnationis 1259 18 novembris III Inditionis Regnorum Nostrorum anno II.
Manfridus
Iazzolinus de Marra
La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione e per le fonti pertinenti che vorrà indicarmi.
Cordialità.
Roberto
