da Fabrizio Druda » mercoledì 23 novembre 2011, 16:34
La mia vuole essere soltanto una riflessione sul significato di essere oggi cavalieri, in un momento storico dove si è perduto di vista le due qualità principali dell’essere tale, l’ Onore e il Servizio.
Il relativismo sociale attuale nei costumi e nell’agire ha lentamente distrutto i principi cardinali dell’essere oggi un cavaliere, riducendoli spesso per molti. ad una mera vestizione di un mantello o di una medaglia, dimenticando qualcosa di ben più profondo, relativo alla scelta di essere tale che comporta assunzione di un codice d’onore, vero abito strutturale del cavaliere.
La nozione di onore occupa una posizione centrale nell'ideologia cavalleresca, non vi è posto nella cavalleria per chi rinnega una parola data, poco importa se per scritto o per stretta di mano, la parola data si onora al costo della vita.
E' necessario ricollegare questo aspetto alla nozione di lignaggio, essere cavaliere è il primo gradino e l’elemento essenziale dell'ideologia aristocratica e dell'idea di nobiltà.
L'onore non è mai stato soltanto una virtù personale, ma una caratteristica fondante di un istituto sociale che si tramanda al di là del tempo quale valore fondante che ogni generazione, ereditandolo, deve dedicarsi a preservare, l’onorabilità del proprio cognome.
In tempi dove l’onore era un valore indiscusso per tutti gli uomini, era senza dubbio più oneroso per colui che era stato accolto in un Ordine Cavalleresco, questi non poteva avere deroghe di sorta di fronte alla codardia, al tradimento di un suo pari, al mancato onore di un giuramento fatto, a ogni altro oltraggio al codice morale riconosciuto, quest’onta ricadeva e ancora oggi ricade sulla propria discendenza, trasmettendo una tara genetica all'intero lignaggio1) .
Cito il lignaggio, questo arcaico istituto fonte principale della nostra civiltà, che si allontana dal principio dell’oro sul sangue, oggi unico punto di riferimento, ma labile è il sistema fondato solo sull’economia prima o poi crolla su se stesso come stiamo assistendo in questa nostra epoca di fallimento del sistema economico.
Noblesse oblige non è un vano, quanto mai idiota idioma, ma il tentativo di conservare il patrimonio familiare e con esso l’obbligo di accrescerlo; come non ricordare la parabola dei talenti? E’ un obbligo morale per i discendenti agire sulla stessa linea, sullo stesso solco tracciato da generazioni precedenti.
I sistemi premiali attuali permettono l’accesso agli Ordini Cavallereschi anche a chi non ha nobili natali e per propri meriti personali, spesso confusi e poco chiari, è concesso di vestire un abito e di conformare il proprio comportamento a un modello riconosciuto che si crede esalti e possa innalzare quel senso dell'onore alla fierezza e dalla fierezza all'orgoglio di appartenenza.
La specificità del cavaliere consiste in effetti nell'esibire il proprio senso del servizio, nell'esercitare vistosamente la propria generosità, nel manifestare la propria cortesia, nell'apparire ciò che deve essere, nella difesa di quegli ideali della Cristianità da cui prende vita e si conforma l’Ordine stesso.
Il rischio della modernità comporta che l'essere e l'apparire finiscano per confondersi, disperdendo quell’ideologia cavalleresca e confondendo nel contempo, i modelli con gli imitatori, si disperde il voto di servizio e si concentra in larga parte, su forme che dovrebbero essere poste fuori dalle compagini dell’idea stessa di cavalleria, quali per esempio, uno spasmodico desiderio di carriera, di visibilità, di fantomatici antenati lontani dai loro onesti veri ascendenti che il solco lo scavavano manualmente.
Il sistema cavalleresco implica che chi ha più oneri, non è più importante di altri, ma si è posto semplicemente nella condizione di servire di più di altri, non per propria visibilità, ma per servire Dio la Chiesa e il Trono, chiunque vi sia seduto.
Il rischio è che talvolta gli ornamenti e gli orpelli si trasformino in maschere, che l’essere sia soltanto apparire, ma questo non è parte dell’idea di cavalleria, il culto del passato offre così un buon esempio per evitare questo scivolamento, l’uomo non serviva l’altro uomo in quanto tale, ma perché depositario della Regalità che gli perveniva da Dio
Oggi non abbiamo più bisogno di perfezionarci nelle tecniche di combattimento, così come il blasone non è più segno di riconoscimento tendente a magnificare la gloria di un tal signore, il suo prestigio guerriero, sociale e onorifico, oggi quest’elemento indica soltanto le sue origini, il suo rango e i suoi legami parentali e sociali; a cosa serve inventarsi qualcosa di artefatto?
Il mondo della cavalleria è in forte crisi perché in crisi è il nostro modello sociale; è necessario tornare ad indignarsi e prendere le distanze da chi non onora i propri impegni: come non pensare alle parole di Ezra Pound quando ebbe ad enunciare che: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui.”
Nota 1) J.Flori
Fabrizio Druda