Tilius ha scritto:Sono certo che il mestiere del prete non si riduce a saper (voler) celebrare messa in latino. Ma che sia un optional (e dei meno indispensabili).
Risposta numero A (generale): "la messa" è per sineddoche: anche vespri, processioni, veglie pasquali, lavande di piedi, sacramenti e sacramentali vari, ecc. In generale tutti i riti e gli atti di culto ritenuti necessari a garantire la coesione della società e la benevolenza delle/a divinità nei suoi confronti. Questo è il mestiere del prete, come di tutti gli
oratores delle più varie religioni: se fanno altro o se lo fanno male, in modo irrituale, infarcito di abusi e 'atti creativi', dottrinalmente discutibili se non apertamente eretici, ecc. vengono meno alla loro funzione sociale, e allora cosa ce li teniamo a fare?
Risposta numero B (specifica): per un prete cattolico la messa, anche senza sineddoche, non è affatto un
optional più o meno facoltativo, è la sua stessa ragion d'essere, il motivo (unico) per cui è stato scelto e consacrato. E si da il caso che il rito cattolico romano sia quello 'in latino': non tanto (o non solo) per l'ammirevole forma linguistica e rituale, ma per i contenuti che tale forma veicola (
lex orandi lex credendi). Le moderne traduzioni in "lingua nazionale" (prima tollerate e poi indebitamente diffuse) spesso dicono (e cercano di far credere) altro dalla retta dottrina, anche a prescindere dalla individuale 'creatività' rituale di questo o quel prete (un esempio per tutti:
pro vobis et pro multis effundetur, non
versato per voi e per tutti).
antonio_conti ha scritto:Ha davvero senso legare l'araldica a questioni che non c'entrano nulla e che, anzi, con quel certo non so che di pantofola, rischiano di allontanare studiosi e curiosi di cose araldiche attratti da più appropriati argomenti?
Risposta numero C (araldica): vero, il legame è abbastanza indiretto; la cosa era nata solo come commento
a latere, ma evidentemente tocca poi nel vivo molti (non tutti, appunto) di noi e quindi si è sviluppata e approfondita. Indiretto, ma non inesistente: se non fosse stato un prete "come si deve", non sarebbe diventato cardinale, quindi non avrebbe avuto uno stemma da trovare bello o brutto o indifferente.
Non è questione di pantofole, da cui sono assolutamente refrattario: è questione (radicale) della ragione delle cose, che vale molto più di ogni eventuale disquisizione su
cappato o
mantellato (o sul capo di Milano o di Genova, per chi ha appena un po' di memoria) o sul significato della stella
et similia.
Chiudiamo pure l'
off topic teologico sennò qualcuno poi si agita e taglia, e discutiamo pure della stella o della gradevolezza dell'insieme e chiediamoci pure chi l'ha composto, ma nella chiarezza di cosa pensiamo ed eventualmente anche con apertura alla ricerca di motivazioni o legami più profondi per la scelta (o la realizzazione) di uno stemma più bello o più brutto di altri. Ugh.