le caste della corea del nord: che ne pensate?

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le caste della corea del nord: che ne pensate?

Messaggioda michele d'arasmo » giovedì 5 maggio 2005, 22:38

Cari Amici,

impegni di lavoro mi tengono lontano da cose per me molto più interessanti, compreso questo forum e alcune ricerche che vorrei terminare.

Nelle scorse settimane ho iniziato a documentarmi sulla Corea del Nord, dove rischio di dover compiere una trasferta. Tenterò di evitarla.

Su grandi linee sappiamo di che paese si tratti.
E' l'unico stato comunista che assegna il potere in modo ereditario (anche se l'attuale "erede" ha scelto l'occidente).
Il fondatore dello stato, Kim il Sung, dopo morto è stato proclamato "Presidente Eterno della Repubblica" (meglio dei faraoni).
Tralascio la biografia di costui (che all'età di 4/5 anni già guidava la lotta contro i giapponesi ecc.), ha creato una nuova teoria religioso-politico-sociale-morale-ecc..
Nel paese sono permessi solo i suoi libri, e gli stessi autori marxisti-leninisti (persino Marx, Engels e Lenin) sono proibiti.
Il calendario riformato parte dall'anno della sua nascita.
Tutte cose che già sapevo, e quindi non mi hanno suscitato alcuno stupore.

La cosa che mi ha lasciato interdetto è l'aver visto che la popolazione viene suddivisa in 5 classi (o, meglio, caste. La mobilità sociale in quel paese deve essere inesistente).
Ad ogni classe appartengono determinate categorie di persone e hanno diritti derivanti da questa appartenenza.

Per farla breve, la prima categoria (Capi sezione dell'apparato partitico, ministri e viceministri, generali capi di stato maggiore), per legge hanno diritto al "trattamento aristocratico" (usando la terminologia da loro stessi utilizzata) che prevede l'assegnazione di tipologie di abitazione adeguate al rango: villa a piu' piani con giardino, servizi igienici, aria condizionata e riscaldamento).
Se siete un docente universitario, un esponente culturale, un ufficiale con almeno il grado di colonello o un supervisore avete diritto ad un appartamento centrale in palazzo alto, con servizi igienici, acqua calda corrente e ........balcone.
Se siete solo un manager statale periferico o un banale capo provinciale del partito potete avere una casa singola (ma in provincia) o un appartamento di due stanze (acqua calda, servizi igienici e balcone non previsti).
Lo stesso per la quarta classe (direttori, operai, impiegati) ma la casa singola diventa "plurifamiliare" (?????)
La quinta classe (operai di basso livello, impiegati e contadini) possono al massimo aspirare ad un appartamento di due stanze.
Esiste un'ultima classe (contadini senza specializzazioni) ai quali spettano solo vecchie case rurali (cioè ruderi o baracche, per farla breve).

Sostanzialmente questo paese vive in una situazione che in Europa è scomparsa da almeno un paio di secoli, pur tenendo presente che quell'area geografica che fa riferimento all'Occidente (Corea del Sud, Giappone) ha fatto propri i principi occidentali solo dopo l'ultima guerra mondiale.

Non c'e' che dire, Kim il Sung si proponeva di creare una nuova società e un uomo nuovo, invece ha fatto la brutta copia di quello che i popoli hanno sotterrato da tempo.

Sarebbe interessante incontrare (ma i contatti con i locali sono proibiti) gli appartenenti ai vari ceti, sentirne le opinioni e - cosa a mio parere molto più interessante - la percezione che costoro hanno di se stessi.

Saluti,

michele d'arasmo

P.S. sono convinto che questo tipo di società non dispiacerebbe a parecchi di quei fantasovrani (che l'amico Grimaldi aveva trattato ampiamente), ma forse anche a qualche uomo politico (non importa di quale schieramento).
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Messaggioda Adriana » venerdì 6 maggio 2005, 14:39

Gentile Sig. D'Arasmo,

Ho letto recentemente un interessante articolo relativo alla Corea del Nord; non si parlava espressamente di quelle che Lei definisce "caste", ma comunque credo che la Sua definizione sia calzante.

Da quanto ho capito, la sola possibilità di salire nella "piramide sociale" è data dall'essere utile al Governo; funzionari governativi esaminano i bambini e spingono i migliori a frequentare, sin da piccoli, le strutture governative in cui possano coltivare i loro "talenti", per mettterli poi al servizio della comune ideologia.

Penso che per i più sfortunati non vi sia alcuna possibilità di riscatto; e d'altronde, in un Paese così chiuso al mondo, i cambiamenti sociali, se pure avvengono, devono essere di estenuante lentezza.

Non so se oggi sia ancora così, ma fino a pochissimi anni fa gli scarsissimi programmi radiofonici illustravano solo quanto di peggio avveniva nel "mondo esterno"; il tutto per far credere ai cittadini di vivere, dopo tutto, in una specie di isola felice... Finché queste persone non prenderanno coscienza del mondo che li circonda, (anche se certo non è il migliore dei mondi possibili...) temo che qualunque cambiamento sarà ben difficile da realizzare.

Le auguro buon viaggio nel caso dovesse davvero recarsi là.

Saluti, Adriana
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Messaggioda Cottoneum » venerdì 6 maggio 2005, 20:15

Gentile signor d'Arasmo, La ringrazio di vero cuore per questa sua testimonianza che ho molto apprezzato e che mi ha fatto capire che esistono realtà tristementi dalla nostra.
Anch'io Le auguro un eventuale buon viaggio
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Messaggioda michele d'arasmo » venerdì 6 maggio 2005, 22:23

Cari Amici,

Vi ringrazio per l'apprezzamento.
Riallacciandomi a quanto detto dalla gentile Signora Adriana, il mio primo incontro con nordcoreani avvenne a Mosca ancora negli anni 80. Non fu facile, dato che a loro non era permesso avere contatti con gli occidentali, ma grazie ad amici comuni riuscii a farmi spiegare il perchè tutti i sudditi di Kim il Sung portassero il distintivo con l'effige del "Grande Leader". Mi dissero che non era obbligatorio, ma chi ne era sprovvisto veniva malvisto dalla popolazione, emarginato e convocato da apposite autorità (ricordiamoci che si tratta di un paese dove le colpe del singolo vengono fatte pagare a tutti i suoi congiunti: se faccio una rapina arrestano me ma anche i miei genitori, cugini ecc. poichè hanno prodotto un delinquente).
Un amico russo - presente alla serata - ex diplomatico in Corea del Nord mi raccontò della spietata selezione che il potere effettua sull'infanzia: nelle scuole esistono classi solo per i belli e classi solo per i brutti (atroce esprimersi così riguardo ai bambini!), come pure esistono scuole finalizzate a produrre determinate categorie professionali, dove vengono inseriti coloro che secondo le autorità hanno determinate potenzialità (quindi le aspirazioni del singolo sono ben poco considerate).
Comunque il gruppo sociale dominante ha sicuramente gli strumenti per favorire i propri appartenenti.
Nulla di nuovo sotto il sole. Per fortuna siamo nati in questa parte del mondo, non priva di difetti, ma dove esistono possibilità (anche se con fatica) per chi vale e chi merita pur in presenza di ostacoli. Ostacoli che generalmente esulano dall'origine sociale ma derivanti dalla insufficienza di strumenti economici iniziali, contatti, esperienza, ecc.
Sarebbe interessante (e qua ad avviare un discorso di questo tipo ci vedrei bene l'amico Giovanni Grimaldi) aprire in questo forum un dibattito sui privilegi nelle varie epoche storiche fino a quelli odierni, come pure sugli obblighi e impegni derivanti dall'appartenere ad un ceto. Tenendo presente che, data la natura umana, tendiamo a ricercare i privilegi e rifuggire dagli obblighi.
Comunque sto cercando di evitare questa trasferta (come riuscii ad evitarne una in Mongolia) perchè si tratta di paesi che non mi attirano molto. E poi uno dei piatti nazionali è a base di cane e questo mi creerebbe qualche antipatia verso gli abitanti di quelle terre.

COrdialmente

michele d'arasmo
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 7 maggio 2005, 12:45

Non conosco bene la situazione sociale della Corea del Nord .. penso sia comunque sempre molto interessante venire a contatto in maniera diretta con tali civiltà cosi chiuse e di solito poco accessibili ..

.. io andrei ... :D

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PS In bocca al lupo :D
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