Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

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Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda Guido5 » venerdì 24 giugno 2011, 15:13

Monsignor Giovanni Tani, 64 anni, rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore, è il nuovo arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado. Mons. Tani, che succede a monsignor Francesco Marinelli, è nato a Sogliano al Rubicone (Forlì), l’8 aprile 1947. Ha compiuto gli studi medi nel Seminario minore di Rimini e poi al Regionale di Bologna. Alunno del Maggiore a Roma, ha frequentato la Pontificia Università Gregoriana, conseguendo la laurea in Teologia spirituale. Ha ottenuto anche la licenza in Diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense. Ordinato sacerdote il 29 dicembre 1973 per la diocesi di Rimini, dal 1974 al 1985 è stato direttore spirituale del Seminario della diocesi romagnola e per i 14 anni successivi ha ricoperto lo stesso incarico nel Seminario Romano Maggiore. Nel 1999 è stato nominato parroco di Nostra Signora di Lourdes a Tor Marancia, a Roma. Nel 2003, infine, la chiamata a guidare il Seminario dove oggi è stato dato l’annuncio della nomina. Dal 2003 era rettore della chiesa dei Santi Quattro Coronati al Laterano, membro dei Consigli diocesani presbiterale e pastorale. Cappellano di Sua Santità dal 1992, dal 2006 era assistente spirituale dell’Apostolato Accademico Salvatoriano. Sarà consacrato Vescovo ad Urbino il 17 settembre.

Ciao a tutti!
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda Antonio Pompili » venerdì 24 giugno 2011, 23:20

Forse è la nomina episcopale di cui maggiormente gioisco!
Mons. Tani, "don Vanni", come lo chiamiano confidenzialmente gli alunni e gli ex-alunni del Pontificio Seminario Romano Maggiore, sarà sicuramente un ottimo Pastore per la chiesa di Urbino, come è stato un validissimo direttore spirituale, un amato parroco e un sapiente rettore.
Sono certo che anche lo stemma di cui vorrà dotarsi sarà espressivo della sua ricchezza umana e spirituale.
Il Signore, Pastore dei pastori, lo accompagni e lo sostenga sempre nel suo nuovo Ministero.
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda antonio_conti » venerdì 1 luglio 2011, 15:59

Mons. Giovanni Tani giungerà a Urbino il prossimo 17 settembre, divenendo arcivescovo nella diocesi ove fu già arcivescovo il cugino di suo padre: mons. Antonio Tani, dal 1932 al 1952.
Mons. Antonio Tani usò questo stemma. E' quello della famiglia?
a.

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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda Antonio Pompili » venerdì 1 luglio 2011, 21:43

Una cosa posso dirla con certezza: l'Arcivescovo eletto di Urbino ha in ogni caso deciso di dotarsi di uno stemma creato ex novo.
Ultima modifica di Antonio Pompili il venerdì 1 luglio 2011, 22:58, modificato 1 volta in totale.
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda dedopiero » venerdì 1 luglio 2011, 21:56

Attendiamo con gioia l'arrivo del nuovo Vescovo di urbino.

Felicitazioni per la nomina.

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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda antonio_conti » sabato 2 luglio 2011, 10:43

Per ora conosciamo solo il motto.
"Può essere che abbia avuto il tempo di pensare al motto episcopale? In realtà era già pronto! Mi si è accesa la lampadina e ho deciso di prendermi il motto che ha guidato la comunità del Seminario [Pontificio Seminario Romano Maggiore] in questo ultimo anni: IN UNITATE SPIRITUS SANCTI, Nell'unità dello Spirito".
Così mons. Tani nel discorso di ringraziamento.
Per lo stemma sono molto curioso.
a.
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda Antonio Pompili » domenica 18 settembre 2011, 20:43

Ieri, sabato 17 settembre, ho avuto la gioia grande di partecipare alla Consacrazione episcopale e alla presa di possesso canonica del nuovo Arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.
Ora sono lieto di indicare la presentazione del suo stemma riportata nel sito ufficiale dell'Arcidiocesi:
http://www.arcidiocesiurbino.it/portale ... c&pag=0100
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda adj » domenica 18 settembre 2011, 20:59

Nutro qualche perplessità sulla presenza nello stemma del "Palazzo Ducale di Urbino dei suoi colori al naturale", pur se dignitosamente raffigurato: presenza che secondo me rientra nella tendenza "cartolina illustrata", indicativa dell'incapacità a riassumere i concetti in un simbolo semplice.
adj
 

Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda Tilius » domenica 18 settembre 2011, 21:14

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Descrizione araldica
Inquartato, d’azzurro e d’argento: nel 1° all’agnello pasquale con la testa rivolta, nimbato d’oro e tenente in sbarra con la zampa anteriore destra l’asta crociata dello stesso di un vessillo bifido d’argento alla croce di rosso, sostenuto da tre colli addossati verdeggianti; nel 2° al Palazzo Ducale di Urbino dei suoi colori al naturale, sormontato da una stella di sette raggi d’azzurro; nel 3° al gonfalone pontificio astato e cimato da un pomo crocettato d’oro, e gheronato di sette pezzi di rosso e d’oro; nel 4° alla colomba d’argento al volo spiegato, posta in maestà e nimbata d’oro, sormontante il mare fasciato ondato d’argento e del campo.
Lo scudo accollato ad una croce astile doppia trifogliata d’oro e gemmata di sette pezzi d’azzurro, e timbrato da un cappello prelatizio a dieci nappe per lato, il tutto di verde.
Motto: IN UNITATE SPIRITUS SANCTI.


A noi ci piace. :D
Sicuramente molto denso, ma lo studiato disegno, e l'intelligente scelta degli smalti, non lo fanno scadere nel claustrofobico.
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda antonio_conti » martedì 20 settembre 2011, 1:52

Gira gira non sono riuscito a salire verso l’amata Urbino per assistere all’eccezionale evento della consacrazione di mons. Tani ad Arcivescovo e al suo insediamento in cattedra. Mi è dispiaciuto molto, molto davvero. Ricordo l’uggiosa giornata dell’arrivo di mons. Marinelli una decina d’anni fa, Carlo Bo che lo accolse al Mercatale, all’ombra dei torricini…
Per Tani non c’era Carlo Bo, ma immagino comunque una gran folla di fedeli e di curiosi, in una giornata che a Fano era magnifica e sicuramente anche a Urbino, con l’aggiunta di un’aria di montagna. Come avrei voluto essere lì!!! [yes.gif]
http://www.urbinomultimedia.it/eventi%2 ... index.html

Visto che questa discussione non è stata aperta nella sezione di Araldica, mi permetto innanzitutto un apprezzamento per mons.Tani. Il viso, gli occhi e il sorriso, il gesto, preannunciano qualcosa di buono per la diocesi e per la città a cui sono particolarmente affezionato, tanto da aver voluto che lì nascesse mia figlia Emma. Auguro a mons. Tani di poter compiere il suo magistero al meglio, come egli desidera compierlo.
Del precedente mons. Tani conosco soprattutto taluni episodi della sua azione nei tristi giorni dell’occupazione nazifascista. Un esempio. [thumb_yello.gif]

Devo confessare che lo stemma di mons. Marinelli, predecessore di Tani mi piaceva particolarmente.
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La croce era (è) l’elemento centrale: bella, chiara in quel campo azzurro. Le altre figure che pure per il titolare avevano un riferimento religioso particolare (l’eucarestia), risultavano a mio giudizio quasi arabeschi, girali floreali di quelli che talvolta decorano e decoravano in epoca medievale le pezze araldiche. Non erano quello, ma avevano la delicatezza araldica di sembrare tali. [clapping.gif]

Lo stemma di mons. Tani mi lascia un po’perplesso. [hmm.gif]
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Non entro nel merito dei desiderata del committente [nonono.gif] e capisco che la necessità di raccogliere in pochi centimetri quadrati tutto quanto si è inteso rappresentare era un’impresa ardua, figuriamoci con solo sette smalti a disposizione… [sweatdrop.gif]
Non ripeterò in questa sede quanto ho recentemente detto a proposito dell’evoluzione dell’araldica ecclesiastica.
Noto però che anche in questo caso, giocoforza, si è dovuti ricorrere al classico inquartato che Tulius aborriva a proposito di un'altra soluzione per la rappresentazione dello stemma dell’Arcivescovo di Torino che peraltro l’artista araldico che invocavo avrebbe potuto evitare. Ma i quarti non sono un problema in sé.
Comincio dalla fine (dulcis in fundo). La colomba con le onde nell’ultimo quarto mi piace :D .
Per restare nei quarti con campo azzurro devo solo precisare (con riferimento alla spiegazione simbolico-teologica) che né Urbino, né Urbania, né Sant’Angelo in Vado, e nemmeno Sogliano, fanno parte del Montefeltro, né ne hanno mai fatto parte. Va da sé che il territorio diocesano è egualmente asperrimo e i monti ci stanno, nel senso che ci sono nel panorama.

I quarti col campo d’argento mi sembrano più problematici.
Sull’insegna della diocesi di provenienza si è dibattuto a proposito del capo d’argento alla croce di rosso nello stemma del nuovo Arcivescovo di Milano.
viewtopic.php?f=1&t=13265&hilit=scola
Le perplessità sollevate da alcuni circa l’opportunità di inserire tali riferimenti araldici si ripropongono anche in questo caso? Oppure la minore incisività che è dovuta a un povero terzo quarto rispetto all’autorità di un capo, supera la problematicità da alcuni rilevata? Ma no, in fondo l'ombrello basilicale si trova anche nello stemma comunale di Urbania. Quest'ultimo è un manifesto della fedeltà al papato, un vero e proprio scudo opposto alla ghibellina Urbino e quell’ombrellone basilicale è certamente la trasformazione di un più antico lambello di stampo angioino, ma questo poco importa nell'occasione. La necessità di condensare più significati e rimandi biografici ha fatto propendere per quella figura tra le tante dello stemma di Urbania da coniugarsi appunto con la realtà romana di provenienza di Tani. Confesso però che vederlo lì così, solo soletto, senza il supporto delle chiavi petrine mi fa un po’ tenerezza.
I duchi di Urbino (Della Rovere, dal 1555 circa) lo inseritono nel loro stemma, nel palo della Chiesa, ma aveva un altro significato.

Il quarto con i torricini è certamente quello che colpisce di più e tuttavia mi pare quello meno indovinato. I mattoni della facciata posteriore di palazzo ducale, recentemente sbiancati dal restauro, brillano storicamente per un bel rosso mattone, la scelta del marrone non mi sembra appropriata. Così come mi sembra discutibile l’inserimento di quella figura in uno stemma. Tutto ci può essere messo (forse no), ma con i rischi che a mio giudizio si corrono come nel caso dell’inserimento della croce astile nell’arma di mons. Nosiglia.
viewtopic.php?f=1&t=11824
Nel panorama araldico, agiografico e iconografico urbinate forse poteva essere usato qualche cosa d’altro, ma certo se quest’altro si voleva legare con “Il Castello interiore” di Santa Teresa d’Avila, allora… [confused.gif]

L’Arcivescovo, che è stato fino a pochissimo tempo fa Rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore potrà comunque citare un precedente accademico. I torricini compaiono fin dai primi anni Cinquanta sul gonfalone dell’Ordine Goliardico di Urbino, in un campo troncato fiammato d'azzurro e giallo e per questo sono stati inseriti una ventina d'anni fa nella rozza e primitiva araldica di quel sodalizio studentesco che vanta ormai sessant’anni di storia. Si tratta di clerici vagantes, non so se il precedente possa apparire irriguardoso, ma certo Accademico è.
a. [wink_smilie.gif]
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 20 settembre 2011, 8:47

Caro Antonio,

condivido il tuo intervento con quello telegrafico di Adj, già ieri in un mio breve scritto - ove mi è stato fatto notare che "peccavo" di un richiamo forse troppo scherzoso e che ho quindi rimosso-, sottolineavo il fatto che il campo con il palazzo ducale fosse il meno riuscito: la nota difficoltà a tradurre in modo coerente allo stile araldico ciò che araldico non è - ovvero il prospetto architettonico di un preciso edifico - unito al tratto grafico incerto e alla foggia complessa del palazzo con la colorazione marrone e bianca, rendono quel quarto certo il "meno bello" e indovinato. Il rischio di cadere nel "cartoon" tra araldica e architettura è più evidente che per altri oggetti da "tradurre" araldicamente.

Della "bulimia simbolica" di molta araldica ecclesiastica già si è detto, spetterebbe all'araldista tentare di arginarla se possibile, ma sono anche molto consapevole, come già scrivevo ieri, che ferree convinzioni e desiderata del Committente possono renderne vana l'opera : qui c'è davvero tutto, troppo verrebbe da dire: Urbino, i paesaggi del Montefeltro, la chiesa romana, l'Adriatico, S. Teresa, Sant'Angelo in Vado e tante altre cose. È sempre utile rammentare che in araldica, inevitabilmente, una parte deve alla fine simboleggiare il tutto. Salva il complesso insieme la colorazione che fortunatamente aiuta a districarsi tra le tante figure.

Se dovessimo prendere i due stemmi a confronto anch'io non posso che ritenere esemplare il primo, nella la sobrietà e nell'originalità grafica di come sono stati resi inusualmente l'intreccio di tralci e spighe, un insieme più semplice (ma espressivo comunque di significati profondi e significativi) reso anche da un tratto più incisivo, dotato di un suo vigore proprio.

In ogni caso complimenti all'Autore del disegno.

F.
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda Tilius » martedì 20 settembre 2011, 11:56

antonio_conti ha scritto:Noto però che anche in questo caso, giocoforza, si è dovuti ricorrere al classico inquartato che Tulius aborriva a proposito di un'altra soluzione

Tulius (che dev'essere il fratello tonto di Tilius...) aborriva inquartati a smalti tutti diversi, e solo quelli.
Non mettiamo in bocca/penna d'altri parole non dette/scritte, please. [nonono.gif]

Sull’insegna della diocesi di provenienza si è dibattuto a proposito del capo d’argento alla croce di rosso nello stemma del nuovo Arcivescovo di Milano.
viewtopic.php?f=1&t=13265&hilit=scola
Le perplessità sollevate da alcuni circa l’opportunità di inserire tali riferimenti araldici si ripropongono anche in questo caso? Oppure la minore incisività che è dovuta a un povero terzo quarto rispetto all’autorità di un capo, supera la problematicità da alcuni rilevata?

Come sopra. Il sottoscritto (uno dei principali oppositori all'alzata d'ingegno del capo patriarcale di Milano) avversava non i capi in sé, non i capi cittadini in sé, ma il fatto che fosse una scopiazzatura del capo patriarcale veneziano. That's all. :D

Confesso però che vederlo lì così, solo soletto, senza il supporto delle chiavi petrine mi fa un po’ tenerezza.
Confesso che le chiavi decussate le avrei messe anch'io. Ma in quel caso la simbologia sarebbe divenuta troppo impegnativa (in quanto di pertinenza del Cardinale Camerlengo e, in tempi di Papa vivente, un filino malaugurante...).

Così come mi sembra discutibile l’inserimento di quella figura in uno stemma.

Anche a me (mia idiosincrasia personale, non ho difficoltà ad ammetterlo) corre la mano alla pistola ogniqualvolta sento/leggo le parole "al naturale". Epperò facciamocene una ragione, ché quella di inserire figure "al naturale" é antichissima e consolidata tradizione.
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda adj » martedì 20 settembre 2011, 12:26

Tilius ha scritto:Anche a me (mia idiosincrasia personale, non ho difficoltà ad ammetterlo) corre la mano alla pistola ogniqualvolta sento/leggo le parole "al naturale". Epperò facciamocene una ragione, ché quella di inserire figure "al naturale" é antichissima e consolidata tradizione.

Confessando - qualora non si fosse sufficientemente capito :D - la medesima idiosincrasia, quel che trovo disarmonico è il rapporto tra il secondo quarto (quello, appunto, col palazzo ducale) e i restanti quarti: sembra un'intrusione in un paesaggio araldico differente.
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda antonio_conti » martedì 20 settembre 2011, 13:19

Tilius ha scritto:
antonio_conti ha scritto:Noto però che anche in questo caso, giocoforza, si è dovuti ricorrere al classico inquartato che Tulius aborriva a proposito di un'altra soluzione

Tulius (che dev'essere il fratello tonto di Tilius...) aborriva inquartati a smalti tutti diversi, e solo quelli.
Non mettiamo in bocca/penna d'altri parole non dette/scritte, please. [nonono.gif] ?



Avevo letto:
"Così com'é lo stemma appare molto semplice e gradevole.
Un inquartato (o altro) con i simboli degli evangelisti (magari con quattro campiture di colore diverso... ma forse avremmo avuto rogne di Copyright da parte della Microsoft... ) col Pantocratore incastrato sul tutto...
Teribbile.
"
Avevo inteso che le quattro campiture avrebbero ulteriormente peggiorato lo stemma inquartato (o altro) col pantocratore incastrato sul tutto. Mi sono sbagliato. [confused.gif]
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Re: Mons. Giovanni Tani arcivescovo di Urbino

Messaggioda Antonio Pompili » martedì 20 settembre 2011, 15:52

antonio_conti ha scritto:Devo confessare che lo stemma di mons. Marinelli, predecessore di Tani mi piaceva particolarmente.
La croce era (è) l’elemento centrale: bella, chiara in quel campo azzurro. Le altre figure che pure per il titolare avevano un riferimento religioso particolare (l’eucarestia), risultavano a mio giudizio quasi arabeschi, girali floreali di quelli che talvolta decorano e decoravano in epoca medievale le pezze araldiche. Non erano quello, ma avevano la delicatezza araldica di sembrare tali. [clapping.gif]

Come si dice, caro Antonio, de gustibus... In un mio articolo su Nobiltà di qualche anno fa ebbi modo di scrivere delle brevi parole di commento sullo stemma di Mons. Marinelli, sottolineando anche come - tu lo dici in altri termini ma il concetto è lo stesso - quella croce richiamasse, sia pure con una simbologia più squisitamente eucaristica, la tipologia medievale della croce ornata di racemi, raffigurazione dell'albero della vita e della vera vite di estrazione biblica. Ma devo dire che uno stemma del genere, pur nella sua "bontà" araldica di base non riesce a trovare il mio più appassionato consenso. Più che il sapore di una composizione araldica (in certa misura comunque percepibile), mi sembra che esso abbia il gusto di un ricamo adatto ad un paramento sacro, o di un decoro adatto allo sportello di un tabernacolo. E' uno stemma degno di questo nome (purtroppo, lo sappiamo non è sempre così nell'araldica ecclesiastica contemporanea...), ma personalmente non mi fa impazzire. Ripeto: de gustibus...

Non entro nel merito dei desiderata del committente [nonono.gif] e capisco che la necessità di raccogliere in pochi centimetri quadrati tutto quanto si è inteso rappresentare era un’impresa ardua, figuriamoci con solo sette smalti a disposizione… [sweatdrop.gif]

E questa tua discrezione la trovo espressione di saggezza, di educazione e di buon gusto. Ritengo che un araldista debba sempre cercare di orientare i desiderata del committente verso la creazione di uno stemma che sia realizzato secondo il migliore stile araldico e alla luce delle più consolidate consuetudini. Ma lo stemma (a patto che stemma sia) deve essere sempre e comunque espressione araldica del titolare, del suo nome e dei suoi valori, e non (almeno non sostanzialmente) il risultato di imposizioni o potature dell'araldista.

Non ripeterò in questa sede quanto ho recentemente detto a proposito dell’evoluzione dell’araldica ecclesiastica.

Anche perchè qui apriremmo discussioni forse mai chiudibili...

Noto però che anche in questo caso, giocoforza, si è dovuti ricorrere al classico inquartato che Tulius aborriva a proposito di un'altra soluzione per la rappresentazione dello stemma dell’Arcivescovo di Torino che peraltro l’artista araldico che invocavo avrebbe potuto evitare. Ma i quarti non sono un problema in sé.

Meno male! Altrimenti anche io sarei nei guai...

Comincio dalla fine (dulcis in fundo). La colomba con le onde nell’ultimo quarto mi piace :D .

Devo dirti la verità: è ciò che piace di più anche a me.

Per restare nei quarti con campo azzurro devo solo precisare (con riferimento alla spiegazione simbolico-teologica) che né Urbino, né Urbania, né Sant’Angelo in Vado, e nemmeno Sogliano, fanno parte del Montefeltro, né ne hanno mai fatto parte. Va da sé che il territorio diocesano è egualmente asperrimo e i monti ci stanno, nel senso che ci sono nel panorama.

Forse l'autore di quello stemma - essendo romano e avendo girato in lungo in largo l'Italia, ma non conoscendo che per poche veloci visite il Montefeltro - non è espertissimo della geografia di quelle zone... Ma il titolare sì! E lui stesso ha fornito l'idea all'araldista prescelto, facendogli notare che Sogliano comunque guarda ai colli del Montefeltro, come dalla opposta zona geografica vi guarda Urbino. Quei colli sono quasi un ponte tra il paese natale dell'Arcivescovo e la sede nella quale ora vive ed esercita il suo ministero pastorale. Del resto, nulla nella spiegazione simbolico-teologica leggibile nel sito diocesano lascia intendere che i Comuni da te nominati siano nel Montefeltro:
Tale allusione è rafforzata dalla presenza nel 1° quarto di tre colli che richiamano i paesaggi del Montefeltro, e del paese natale del Presule, Sogliano al Rubicone (FC).


La necessità di condensare più significati e rimandi biografici ha fatto propendere per quella figura tra le tante dello stemma di Urbania da coniugarsi appunto con la realtà romana di provenienza di Tani. Confesso però che vederlo lì così, solo soletto, senza il supporto delle chiavi petrine mi fa un po’ tenerezza.
I duchi di Urbino (Della Rovere, dal 1555 circa) lo inseritono nel loro stemma, nel palo della Chiesa, ma aveva un altro significato.

Sì. E nello stemma dei duchi di Urbino si trovavano anche le chiavi. Anche questo ci ricorda che ombrello e chiavi insieme hanno una connotazione troppo precisa. Per questo chi ha realizzato lo stemma ha pensato bene di non sovrapporre le figure.

Il quarto con i torricini è certamente quello che colpisce di più e tuttavia mi pare quello meno indovinato. I mattoni della facciata posteriore di palazzo ducale, recentemente sbiancati dal restauro, brillano storicamente per un bel rosso mattone, la scelta del marrone non mi sembra appropriata. Così come mi sembra discutibile l’inserimento di quella figura in uno stemma. Tutto ci può essere messo (forse no), ma con i rischi che a mio giudizio si corrono come nel caso dell’inserimento della croce astile nell’arma di mons. Nosiglia.
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Nel panorama araldico, agiografico e iconografico urbinate forse poteva essere usato qualche cosa d’altro, ma certo se quest’altro si voleva legare con “Il Castello interiore” di Santa Teresa d’Avila, allora… [confused.gif]

Certamente l'autore dello stemma conosceva bene aquila, bande e bandati caratteristici di Urbino. Ma tu stesso capisci - a quanto sopra leggo - che la scelta si imponeva. Per chi conosce bene Sua Eccellenza il simbolo è anche lampante. Alcuni, quel giorno solenne e bellissimo della sua Consacrazione episcopale, mi hanno fermato per chiedere conferma della loro impressione iniziale: "Il palazzo ducale richiama il castello interiore, vero?... Bene! Ho indovinato! Era chiaro!". Per chi realizza uno stemma è consolante sapere che esso è un riuscito ritratto araldico del titolare.

L’Arcivescovo, che è stato fino a pochissimo tempo fa Rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore potrà comunque citare un precedente accademico. I torricini compaiono fin dai primi anni Cinquanta sul gonfalone dell’Ordine Goliardico di Urbino, in un campo troncato fiammato d'azzurro e giallo e per questo sono stati inseriti una ventina d'anni fa nella rozza e primitiva araldica di quel sodalizio studentesco che vanta ormai sessant’anni di storia.


Vorrei esprimerti qui la mia gratitudine per questo precedente di cui non ero a conoscenza.
E aggiungerei solo una parola sull'opportunità o meno di innalzare in uno scudo araldico profili di monumenti o altri precisi oggetti esistenti nella realtà. Anche riprendendo quanto affermavi sopra: "Tutto ci può essere messo (forse no)" in uno scudo. Sono il primo ad affermare che le figure in araldica non devono mirare tanto alla riproduzione della realtà, quanto alla chiarezza di immagine, alla immediatezza di leggibilità e - nella misura del possibile e del necessario - alla purezza del simbolo.
Ma trovo anche che se una persona può scegliere come insegna un leone, o uno scaglione, o una stella, o una banda o qualunque altra figura o pezza araldica di questo mondo, perchè in quella figura o pezza trova qualcosa in cui in qualche modo identificarsi; ed essendo leoni, scaglioni, stelle, bande, presenti in innumerevoli stemmi ideati, realizzati e riprodotti in tutte (o quasi) le latitudini del globo terrestre e lungo tutta l'ampiezza dell'epoca araldica; ed essendo tuttavia quelle figure e pezze, in virtù della loro posizione, della loro composizione con altre e dei loro smalti, capaci di identificare chiaramente e senza possibilità di errore proprio quella persona e non altra... beh, non trovo così assurdo che un arcivescovo residenziale, in un quarto del proprio stemma, possa desiderare la rappresentazione di un monumento che richiami senza ombra di dubbio la sua sede (in questo caso una delle sue sedi), tanto più se il quarto in questione è ulteriormente personalizzato da una figura universalmente presente negli stemmi - quale è la stella - scelta per sottolineare un preciso valore simbolico aggiunto a un già preciso valore identificativo.
Non solo non lo trovo assurdo. Ma trovo che possa essere un bellissimo segno di attenzione e di stima verso la storia e l'arte della sede di cui un prelato diventa Pastore per grazia di Dio e della Sede apostolica.
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