Tombe VALTRINI in S.Lorenzo in Damaso e MERENDA in S. Giacomo alla Lungara (Roma, Bernini)

Una rappresentazione drammatica della morte segna anche il Monumento a Papa Alessandro VII, del Bernini (1678) in San Pietro. Il monumento introduce diverse modifiche al monumento tradizionale papale: il papa è ritratto mentre sta pregando in ginocchio a capo scoperto : ma la cosa che più colpisce è il braccio di uno scheletro in possesso di un clessidra. Inizialmente lo spettatore non vede lo scheletro che è coperto da una sorta di drappo.

Vi sono teschi nel Monumento a Papa Clemente X in San Pietro per ricordare allo spettatore della vanità della vita: in questo caso il cranio indossa una parrucca. Un teschio molto simile (che indossa una corona di alloro) è stato progettato da Paolo Posi nel 1766 per il monumento al Cardinale Giuseppe Renato IMPERIALI in S. Agostino (nel riquadro, monumento di Clemente X in S. Pietro, di Francesco Aprile).

La rappresentazione della morte raggiunge il suo picco nella chiesa dell'Orazione e Morte vicino a Palazzo Farnese. La chiesa apparteneva ad una confraternita con l'obiettivo di fornire sepolture ai poveri, soprattutto nelle campagne. La chiesa fu ricostruita nel 1738 da Ferdinando Fuga, ed è piena di riferimenti a morte: teschi, clessidre, ossa, le iscrizioni erano tutte volte a ricordare al passante di ciò che lo aspettava.
Le cappelle costruite con ossa e teschi nella chiesa dei Cappuccini nei pressi di Piazza Barberini costituiscono un altro esempio di questo rapporto "franco" con la morte.

L'uso di scheletri era anche un modo per controbilanciare possibili critiche verso monumenti sontuosi e costosi. Bernini mette alcuni riferimenti alla morte in due cappelle molto ricche: Cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria e la Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo.
Lo scheletro nella Cappella Chigi tiene la stemma di famiglia e l'iscrizione comprende un riferimento per l'Anno Santo 1650 (MDCL).
