antonio_conti ha scritto:Lo stemma è quello inviatoci da Pier Felice. E' confermata la sostituzione della tiara con la mitra, più tutte le novità di cui abbiamo parlato.
Pensavi che lo avevo stampato io stesso per metterlo sul forum?
Quello che vi ho messo sul forum è quello che appariva sull'invito di inizio Pontificato.
Quando scrivo di temi così importanti sono sempre sicuro di quello che dico ed io leggendo il programma di papa Benedetto XVI e conoscendo la sua propensione all'ecumenismo, per dare un segno ha dovuto sacrificare la tiara (che poi non è più usata già da 3 papi ed è un simbolo oggi non così più importante nella sua complessità).
Per differenziare il papa e gli altri metropoliti sono le più che sufficenti le "Chiavi".
Fra l'altro mi si dice che ha cambiato anche i colori dai precedenti stemmi.
In attesa dell'Osservatore Romano che arriva a Bologna oggi eccovi un acconto:
"Significati e simboli dello stemma di Papa Benedetto XVI
Il “moro di Frisinga”, l’ “orso di Corbiniano” e la “conchiglia di San Giacomo”
ROMA/MONACO/FRISINGA, mercoledì, 27 aprile 2005 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI ha accolto nel suo stemma papale , il “moro di Frisinga”, l’ “Orso di Corbiniano” e la “conchiglia di San Giacomo”, tutti elementi che richiamano le antiche tradizioni della sua patria bavarese e parte del suo vissuto biografico, afferma un comunicato diffuso dalla Arcidiocesi di Monaco e Frisinga.
Già presenti nello stemma episcopale sono successivamente confluiti anche in quello da Arcivescovo di Monaco e Frisinga (1977-1982) e da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (1982-2005).
Nello stemma tripartito si riconosce anzitutto il “moro di Frisinga”, “Caput Aethiopum” (la testa di un etiope): la testa di moro coronata ritratta nel suo profilo sinistro, già presente nello stemma dell’antica Diocesi-principato di Frisinga nel 1316 ai tempi del Vescovo Corrado III, e successivamente ripresa da tutti gli Arcivescovi di Monaco e Frisinga, a partire dal 1817 anno del “Concordato Bavarese”, che segna l’atto di nascita della Arcidiocesi.
Vi è poi l’immagine di un orso con il basto, il cosiddetto “orso di Corbiniano”. Esso si riferisce a una leggenda relativa al Vescovo Corbiniano, giunto da Arpajon, nei pressi di Parigi, intorno al 724 per annunciare il Vangelo nell’antica Baviera, il quale viene venerato come padre spirituale e patrono dell’Arcidiocesi.
In particolare di lui si racconta una leggenda legata al suo secondo viaggio verso Roma, allorché un orso attaccò e divorò la sua bestia da soma. Si racconta che il Santo comandò allora alla belva di portare fino a Roma il suo bagaglio, prima di lasciarlo libero una volta giunto a destinazione.
La nota dell’Arcidiocesi spiega: “Il significato è chiaro. Il cristianesimo ammansì e addomesticò il selvaggio paganesimo e pose così nell’antica Baviera i fondamenti di una grande cultura”.
L’orso di Corbiniano, come ha affermato lo stesso Ratzinger, richiama anche una delle meditazioni sui Salmi di sant'Agostino (354-430), per la precisione quella ai versetti 22 e 23 del salmo 72 (73), in cui Agostino vedeva espressi “il peso e la speranza della sua vita”, così come “il carico del suo servizio episcopale”: "Un animale da tiro sono davanti a te, per te, e proprio così io sono vicino a te" (cfr. Joseph Ratzinger, “La mia vita: Ricordi (1927-1977)” Edizioni San Paolo, 1997, 122 pagine, Euro 13,20).
“L' orso con il carico, che sostituì il cavallo, o più probabilmente il mulo di san Corbiniano, divenendo – contro la sua volontà – il suo animale da soma, non era e non è un'immagine di quel che deve essere e di quel che sono? ‘Sono divenuto per te come una bestia da soma e proprio così io sono in tutto e per sempre vicino a te’”, scriveva il porporato tedesco.
Il terzo elemento dello stemma, la conchiglia, si riferisce anzitutto a una famosa leggenda che riguarda sempre sant’Agostino. Si dice infatti che una volta mentre questi passeggiava lungo la riva del mare, meditando sull’imperscrutabile mistero della Trinità di Dio, incontrò un fanciullo che con una conchiglia stava versando l’acqua del mare in una piccola buca. A quel punto il santo, sorridendo davanti all’impossibilità di un tale tentativo, si sentì dire dal fanciullo: tanto poco questa buca può contenere l'acqua del mare, quanto poco la tua ragione può afferrare il mistero di Dio.
Allo stesso tempo il simbolo si ricollega alla personalità di Joseph Ratzinger come teologo e all’inizio della sua carriera scientifica. Nel 1953 egli conseguì il dottorato in teologia sotto la guida del professor Gottlieb Soehngen presso l’Università di Monaco con una dissertazione su "Popolo e Casa di Dio nella Dottrina della Chiesa di sant'Agostino".
Come “conchiglia del pellegrino” inoltre essa fa riferimento ad un concetto centrale del Concilio Vaticano II, cioè il “popolo di Dio pellegrinante”, di cui l’allora Arcivescovo Ratzinger, e ora Benedetto XVI, si riconosce pastore. Come Arcivescovo egli aveva inserito intenzionalmente questo simbolo nel suo stemma anche come “conchiglia di San Giacomo”, simbolo dei pellegrini di Compostella.
Essa è inserita anche nello stemma del “Convento degli Scozzesi” (“Schottenkloster”) a Ratisbona, dove ora si trova il seminario diocesano. In questo modo essa ricorda anche una tappa della vita del Papa e la sua attività come docente di teologia. Dal 1969 fino alla sua nomina ad Arcivescovo di Monaco e Frisinga, egli insegnò Dogmatica e Storia dei Dogmi presso l'Università di Ratisbona.
Lo stemma, i cui colori sono ancora in fase di studio, è sormontato dalla mitra e non dalla tiara come nei precedenti stemmi papali, e reca sotto di sé il pallio del Metropolita.
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