Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montaggio?

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Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montaggio?

Messaggioda Franco Benucci » martedì 9 agosto 2011, 11:39

Ho sempre saputo che gli scudi erano posti alla rovescia come marchio d'infamia del titolare, ma forse a volte dipende più banalmente dall'imperizia del muraro-restauratore. Vi propongo alcuni casi padovani.
Qui siamo in Municipio (palazzo Pretorio): stemma sovraporta di G.B. Viturio, podestà (pretore) 1592: difficilmente sarà marchio d'infamia, più probabilmente errore di rimontaggio in occasione di qualche restauro (v. la porta accanto). Però l'ho già segnalato al settore competente che si è riservato di verificare e poi non ha fatto niente: sarà poca voglia di far bene o avranno scoperto che era proprio così?
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Qui siamo nella via centrale della città preromana, romana e medievale, via Dante già Stramaggiore. L'inversione non pare un frutto di restauro errato, e comunque era già così prima degli ultimi recenti lavori (a rigore, potrebbe essere frutto di qualche sostituzione dei pezzi di Nanto più corrosi, come usava a fine '800, ma era ancora un'età pienamente araldica perché ci fossero errori così pacchiani): rovescio ab origine? marchio d'infamia?
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Qui infine siamo nell'estrema periferia (lungargine Donati: se volete guardate su Gugolmap dov'è), su una casa colonica piuttosto malmessa. Mi pare che il restauro vada escluso anche in questo caso, almeno in tempi recenti (e da 10 anni a questa parte)...
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Che ne dite?
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda Tilius » martedì 9 agosto 2011, 16:29

Sono tutti casi a spiccata simmetria verticale (lo stemma in sé, ribaltandolo, cambia nulla o poco).
Non c'é in nessuno dei casi presentati una figura (leone, aquila) che appaia inequivocabilmente "a gambe all'aria".
Nel primo caso é inequivocabilmente la ferale congiunzione tra pressapochismo del muratore e scarsa attenzione del soprastante/committente.
L'ultimo potrebbe essere benissimo un riuso antico (anche perché la collocazione a mo' di finta chiave di volta é affatto strana).
Il secondo caso é quello che lascia più perplessi.
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda Franco Benucci » martedì 9 agosto 2011, 17:49

Infatti, gli altri due li ho raccolti a contorno di quello... Però anche un riuso antico gambe all'aria è strano, anche se il motivo araldico non cambia: come minimo è un atteggiamento diciamo 'democratico', magari in senso tecnico (1797): "te sarè sta anca sior e lustrisimo, ma 'dèso no te conti pì gninte e te meto roverso, tò, cusita te inpari..." Già meglio che averlo distrutto, come a quell'epoca in teoria bisognava fare (e in molti hanno fatto, magari lasciando solo le corone, come qui...)
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda Tilius » martedì 9 agosto 2011, 22:14

To be honest, alla favoletta del "marchio d'infamia" c'ho sempre creduto poco (ed é per tale motivo che la nomo, con licenza un po' ribalda, "favoletta").
A fronte di qualche raro & occasionale evento storicamente documentato in letteratura, esiste qualche (ancora più raro, I presume) inoppugnabile caso superstite "al vero" o comunque documentato da fonti iconografiche antiche?
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda Franco Benucci » martedì 9 agosto 2011, 23:50

In fondo, è ben quello che sto chiedendomi anch'io. Io conosco direttamente questi tre (e la mattonella con arma carrarese vista e discussa tempo fa), nessuno dei quali veramente inoppugnabile, per un motivo o per l'altro. Anche se proprio l'esempio centrale (quello con la banda spinata sopra la polifora) è spesso citato come esempio autentico...
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda Tilius » mercoledì 10 agosto 2011, 0:41

Tornando a bomba sull'esempio centrale, cosa é che contorna lo scudo e il tondo polilobato che lo contiene?
Una bissia?
Qualunque cosa sia, cos'é quella protuberanza che pare partire dalla parte "alta" (qui rovesciata per farla vedere in alto dove dovrebbe appunto stare) dello scudo?
Un nastro che sostiene lo scudo?
Se quello fosse un nastro, non dovrebbe stare dalla parte opposta per sostenere lo scudo volutamente appeso a gambe all'aria?
Se si trattasse di un nastro di sostegno, temo in conclusione che anche questo sia un rimontaggio sbagliato, occorso in un qualche passato restauro della facciata del palazzotto. In fondo non si tratta di un elemento portante quale una colonna o la cornice di un loggiato: rimuoverlo e ricollocarlo dovrebbe essere relativamente indolore per la statica dell'edificio.

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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda bardo » mercoledì 10 agosto 2011, 1:10

Tilius ha scritto:Tornando a bomba sull'esempio centrale, cosa é che contorna lo scudo e il tondo polilobato che lo contiene?
Una bissia?


Potrebbe trattarsi effettivamente di un uroboro a fauci spalancate? Anche se a ben guardare sembra addirittura che siano due teste... [hmm.gif]

un saluto ;)
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda antonio_conti » mercoledì 10 agosto 2011, 3:03

bardo ha scritto:
Tilius ha scritto:Tornando a bomba sull'esempio centrale, cosa é che contorna lo scudo e il tondo polilobato che lo contiene?
Una bissia?


Potrebbe trattarsi effettivamente di un uroboro a fauci spalancate? Anche se a ben guardare sembra addirittura che siano due teste... [hmm.gif]

un saluto ;)
Luca


Sì bissia :D o più tecnicamente uroboro a due teste. Che bestiaccia.
L'altro giorno sono tornato a guardare lo stemma malatestiano nel cortile del Civico Museo fanese per osservare da vicino l'iniziale di Galeotto di cui si è parlato in altra discussione recente. Anche quella parrebbe una bestiaccia simile [stab.gif]

Concordo con Tilius sulla "favoletta". Forse l'atto di capovolgere uno scudo sarà stata consuetudine in talune circostanze, la butto lì: nei tornei, ma prendersi la briga di staccare uno stema dal muro per ricollocarlo capovolto mi sembra una fatica inutile :roll: meglio lasciarlo nella polvere.

a.
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda bardo » mercoledì 10 agosto 2011, 3:58

[offtopic.gif]

antonio_conti ha scritto:L'altro giorno sono tornato a guardare lo stemma malatestiano nel cortile del Civico Museo fanese per osservare da vicino l'iniziale di Galeotto di cui si è parlato in altra discussione recente. Anche quella parrebbe una bestiaccia simile [stab.gif]


E' sicuramente possibile che quella G rappresenti un serpente a due teste attorcigliato.
Dalla discussione è scomparsa un'immagine, inserita a suo tempo da Tilius, che parla da sola:

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Si tratta di un boccale in ceramica arcaica, ritrovato nel castello di Montefiore Conca, attribuibile a Galeotto Malatesta, e particolare anche sotto altri aspetti.

Ovviamente ho deragliato [sorry.gif]

un saluto ;)
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 10 agosto 2011, 13:48

antonio_conti ha scritto:
bardo ha scritto:
Tilius ha scritto:Tornando a bomba sull'esempio centrale, cosa é che contorna lo scudo e il tondo polilobato che lo contiene?
Una bissia?

Potrebbe trattarsi effettivamente di un uroboro a fauci spalancate? Anche se a ben guardare sembra addirittura che siano due teste... [hmm.gif]
un saluto ;)
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Sì bissia :D o più tecnicamente uroboro a due teste. Che bestiaccia.

Uruboro, concordo (fin dall'inizio anche se rispondo solo ora). Molto in voga anche nell'800 romantico, quando potrebbero aver sostituito o ricollocato il pezzo...
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda AndreaSperelli » giovedì 11 agosto 2011, 1:40

Tilius ha scritto:To be honest, alla favoletta del "marchio d'infamia" c'ho sempre creduto poco (ed é per tale motivo che la nomo, con licenza un po' ribalda, "favoletta").
A fronte di qualche raro & occasionale evento storicamente documentato in letteratura, esiste qualche (ancora più raro, I presume) inoppugnabile caso superstite "al vero" o comunque documentato da fonti iconografiche antiche?


Se per "marchio di infamia" si intende la rimozione di stemmi...non si tratta affatto di una favola, a questo proposto il Vescovo di Modena, il 3 aprile 1797, scriveva ad un suo parroco (scrivendo di proprio pungno "Libertà, Egualianza" in testata, ed iniziando con "Il Cittadino Vescovo di Modena" [sweatdrop.gif] ):

Dalla Deputazione Municiale di Polizia vengo inviato a eccitarvi che se nella nostra Chiesa si trovassero affisse o internamente o nell'esterno armi gentilizie di cittadini defunti, le facciate levare entro il termine di giorni tre. Si aggiunge che se entro questo tempo non saranno levate, esse sarenno rimosse a vostre spese[...]


...orrori rivoluzionari [confused.gif] .

A.S.
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 11 agosto 2011, 8:59

La "rimozione di stemmi" rivoluzionaria non ha nulla a che fare con l'inversione degli stemmi come sorta di "marchio d'infamia". La prima era la negazione dell'araldica nel clima politico culturale della rivoluzione, una lotta iconoclasta radicale che voleva l'eliminazione del codice araldico come espressione simbolica di un epoca di privilegi che si voleva superare. Fu scrupolosamente applicata dalla repubblica fantoccio della Cisalpina che, ovviamente, dovendo superare i maestri, si dedicò a questa pratica non poi così efferata... certo molto meglio di quella in voga in Place de la Concorde...

L'inversione degli stemmi, invece, è un atto simbolico proprio del codice araldico e attuato al suo interno, una pratica che in effetti ha quasi il sapore del mito e le cui reali applicazioni sfuggono e non sono bene determinabili; tuttavia mi pare di aver ancora osservato in alcuni codici tedeschi del XV s. raffigurazioni di impiccati in effige, appesi per il piede, dove, accanto, era rappresentato lo stemma rovesciato. Non è improbabile che nel mondo germanico - o anche da noi in epoca più arcaica -, ove questi "messaggi araldici" erano più percepibili, potesse avere un certo utilizzo reale.

Saluti,

FJVT
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Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda antonio_conti » giovedì 11 agosto 2011, 23:49

Grazie a Tilius e a Luca per la bella immagine del boccale, che mi era sfuggita. Dunque la bestiacca [stab.gif] anche sullo stemma fanese e da quel che sembra anche in quello murato nella cosiddetta Torre della giustizia a Saltara. Bene [thumb_yello.gif]

Aggiungo alla discussione questa immagine di stemma semi-rovesciato. C.d. Palazzo della ragione a Sant'Angelo in Vado (PU).

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E' singolare perché una volta rimontata nel verso giusto la parte superiore, il laccio delle chiavi ora poste nel cantone di sinistra, placidamente rivalto verso il basso, risulterebbe innaturalmente rivolto verso l'alto... Qui ci hanno messo del loro: lo scalpellino, il muratore e chissà chi altri... non credo l'Albornoz [dunno.gif]
a.
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda Franco Benucci » giovedì 1 settembre 2011, 23:33

Ancora un esempio padovano: S. Francesco Grande, navata sinistra, cappella di S. Bernardino (?). Assai verosimilmente un errore di rimontaggio dell'altare nel restauro della chiesa dopo la lunga chiusura legata alle soppressioni napoleoniche, ma interessante per il grado di incomprensione (o di ironia/sberleffo?) delle maestranze impiegate: in perfetto equilibrio sul pennacchio del cimiero... ;)
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Ultima modifica di Franco Benucci il lunedì 5 settembre 2011, 23:49, modificato 1 volta in totale.
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Re: Scudi rovesci: marchio d'infamia o errore di (ri)montagg

Messaggioda Antonio De Battisti » lunedì 5 settembre 2011, 23:20

Ci troviamo a Kirchensittenbach (40 km NE di Norimberga).

Stemma della famiglia TETZEL von und zu Kirchensittenbach auf und Vorra und Artelshofen.

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Scudo rovescio della medesima.
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Poichè la famiglia si è estinta nel 1736, è possibile che tale rappresentazione dello stemma sia dovuta a questo accadimento ?

Ho letto anche d'una bancarotta nella quale è incorso uno degli ultimi esponenti di siffatta schiatta.

Artelshofen verkaufte er 1665 für 12000 Gulden an seinen jüngeren Bruder Gustav Philipp Tetzel, geb. 1632, gest. 1696, der 1691 Bankrott machte, floh und zuvor Artelshofen wiederum an seinen Neffen Johann Christoph für 18000 Gulden verkaufte. Seine Schulden waren immens: 131011 Gulden, eine damals schier unvorstellbare Summe. Seine hoffnungsvolle Ratskarriere fand damit auch ein jähes Ende. Zurück zum Stifter dieser Scheibe: Philipp Jakob Tetzel war der Vater des in der Stuckdecke des Chores vertretenen Johann Christoph Tetzel und der jüngere Bruder des Karl Erasmus Tetzel (analoges Glas-Wappenmedaillon, s. o.). Er kam auf eigenartige und seltene Weise um, denn er wurde von einem Hirsch zu Tode gestoßen.

La bancarotta in sè poteva indurre le autorità competenti ad adoperarsi per annichilire tale prosapia, esponendola al ludibrio con codesto marchio d'infamia, sempre che di infamia si tratti ?

Grazie
Antonio De Battisti
 
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