Montegarullo

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Montegarullo

Messaggioda AlessioB » lunedì 8 agosto 2011, 9:38

Cari Amici,

Posso chiedervi una buona descrizione dello stemma dei Montegarullo?

Qui sotto riporto un brano di P. Mucci,Cenni storico-genealogici sulla famiglia da Montegarullo
in Rassegna Frignanese, n. 29 (1997-1998), pp. 461-474

"La generale carenza di informazioni su quelle casate illustri che tramontarono nello scorcio del
medioevo non fa eccezione per quel che si riferisce al loro apparato araldico. Si è infatti quasi del
tutto perduto il ricordo degli emblemi delle famiglie frignanesi che si estinsero e si eclissarono agli
albori del Rinascimento, cosicché non è possibile trovarne traccia negli stemmari compilati
successivamente. Tuttavia nell’ambito gentilizio montegarulliano è stato possibile rintracciare tre
insegne in fonti librarie che per la loro antichità e autorevolezza ne hanno consentito un recupero
attendibile, nonché la loro presentazione nella forma tradizionale dello scudo d’arme italiano.
Il primo stemma è stato ricavato da alcune illustrazioni di una fonte vetusta, le “Croniche” scritte
intorno all’anno 1400 da Giovanni Sercambi76, uno dei quattro capitani del corpo di spedizione
lucchese che nel 1393 aveva portato la guerra nell’Alto Frignano; l’autore del manoscritto è un
contemporaneo, e per di più un testimone attendibile avendo egli visto direttamente i vessilli e gli
scudi della fazione montegarulliana. Come si può osservare nelle figure del prezioso codice, l’arma
gentilizia ai tempi di Obizzo e fratelli, ma probabilmente anche nell’epoca di Nerio e Cortesia,
consisteva in una montagna sormontata da un giglio rosso in campo di argento77. Il giglio posto in
capo allo stemma era un contrassegno di parte guelfa, e senza dubbio nel caso specifico intendeva
anche esprimere simbolicamente, con la scelta del colore rosso, l’amicizia tra il Comune di Firenze
ed i nobili di Montegarullo, che in effetti si dimostrarono fidi alleati di quello per tutto il secolo
XIV ed oltre78.
L’arma del vescovo Nerio, figlio di Antonio di Obizzo, è presente sotto forma di incisione
nell’opera di Ferdinando Ughelli, dove lo scudo sormontato dalla mitra vescovile mostra un monte
di sei colli attorniato da tre rose con disposizione due e una79. Rispetto alla figura del libro si è
creduto opportuno semplificare lo stemma e ricondurlo alla descrizione che ne dà l’autore: questi
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infatti afferma di averlo visto in un antico sigillo, e dice che conteneva tre monti con tre rose al di
sopra80.
L’ultima insegna è quella cardinalizia di Tommaso da Frignano e si trova nell’opera del Ciaconio
(1601): la figura era stata ricavata dall’arma scolpita sulla lastra sepolcrale nella chiesa romana di
Aracoeli81. Si tratta di uno scudo interzato in banda di oro con tre rose di rosso, il quale porta sei
stelle pure di oro in campo d’argento. Pochi decenni più tardi esso fu inserito, in forma elaborata di
gusto barocco, nella celebre raccolta a colori di Giacomo Fontana82.
Rispetto all’arma trecentesca dei milites da Montegarullo, che nel monte simboleggia la signoria su
territori del Frignano e nel giglio la opzione guelfa nonché filo-fiorentina83, quella del presule Nerio
ha conservato il monte a ricordo dell’origine della famiglia e della sua condizione patrizia, ma ha
tolto il giglio troppo palesemente partigiano (ed oltretutto inviso ai Senesi) e lo ha sostituito con le
rose espressione di bellezza e integrità morale, adottando inoltre smalti più consoni alla dignità
ecclesiastica quali l’azzurro e l’argento. Nell’emblema di Tommaso, vissuto sempre lontano dal
Frignano, si è perduto insieme al monte il ricordo del dominio sull’Appennino84, ma alle rose,
simbolo di grazia, bellezza e caducità terrena si sono aggiunte le stelle come anelito alla elevazione
dello spirito, il tutto con l’uso di un metallo e di un colore (l’oro ed il rosso) adeguati al rango di
principe della Chiesa. Questi ultimi significati riecheggiano nel distico latino che il Tossignano
pone sotto l’arma del cardinale, e che suona così: “Le stelle e le rose, o Frignano, risplendono sulle
tue insegne; infatti la terra e il cielo sono stati propizi alle tue aspirazioni”85".

note:

76 S. BONGI, Le Croniche di Giovanni Sercambi lucchese, Lucca 1892, I, pp. 295, 300; II, p. 127. Le figure del
manoscritto (codice 107 della Biblioteca dell’Archivio di Stato di Lucca), dapprima riprodotte con fedeli xilografie
nell’edizione del Bongi, sono state poi pubblicate con fotografie a colori. G. Sercambi, Le illustrazioni delle Croniche
nel codice lucchese, coi commenti storico e artistico di O. Banti e M. L. Testi Cristiani, Genova 1978.
77 “...della quale famiglia inserisce l’arme distinta co’ suoi colori, che è un monte con sopra un giglio rosso in campo
bianco”. G. TIRABOSCHI, Memorie cit., III, p. 170. In araldica il bianco rappresenta il metallo argento. Nel disegno che
qui si presenta e per il quale si adotta la iconografia tradizionale delle armi antiche, è stato raffigurato un monte di tre
cime, con l’indicazione del colore verde (R = ruber; V = viridis): questo è infatti lo smalto che di regola si attribuisce ai
colli, come si può vedere ad esempio nell’arma dei Montecuccoli. Quanto all’altra figura, si è scelto il giglio di Francia,
sia perché esso è la normale rappresentazione araldica di questo fiore, sia perché è ben riconoscibile entro le insegne
montegarulliane nelle illustrazioni delle “Croniche” (soltanto nella figura a p. 320 del vol I del Bongi è rappresentato il
giglio di Firenze). L’emblema del “rex Francorum”, diffuso in Italia da Carlo I d’Angiò, era stato adottato da molte
famiglie del partito guelfo; all’opposto è lecito supporre che il giglio di Firenze, concesso ad alcuni Comuni del contado
fiorentino in riconoscimento della loro particolare devozione, nell’arma dei signori da Montegarullo avrebbe assunto un
significato di vassallaggio quanto meno inopportuno.
78 Obizzo fu capitano delle milizie fiorentine in varie occasioni, e sicuramente negli anni 1373, 1398. 1406 e 1411. Il
giglio rosso era stato assunto come emblema di Firenze nel 1251 dai Guelfi, in luogo del giglio bianco dei Ghibellini.
79 F. UGHELLI, Italia sacra sive de Episcopis Italiæ (II edizione a cura di N. Coletti), III, Venezia 1718, col. 573. Le
figure sono d’argento in campo d’azzurro: ciò viene evidenziato, secondo l’uso antico, con le iniziali delle
corrispondenti parole latine (C = coeruleus; a = argenteus).
80 “Eius gentilitia stemmata in quodam sigillo mihi videre contigit, quæ montes tres cum tribus superne rosis continent”.
Ibidem. Come conseguenza dell’aggettivo “gentilitia” lo stemma del presule è stato poi attribuito estensivamente
all’intera stirpe. G. CALAMARI, cit., p. 250.
81 A. CIACONIO, cit. pp. 764, 768. Anche in questa pubblicazione gli smalti sono indicati con lettere (R = ruber; A =
aureus; a = argenteus).
82 G. FONTANA, Insegne di vari prencipi et case illustri d’Italia e altre provincie, ASMO, Biblioteca, ms. 215, c. 51r. Si
tratta di una copia del 1682, con disegni acquerellati su pergamena, dell’originale cartaceo che sta in BEMO,
alfa.T.4.12.
83 All’opposto, l’arma dei Montecuccoli ghibellini presenta l’aquila imperiale ad ali spiegate, di colore nero, sovrastante
ad un monte di tre colli (divenuto poi di sei, ed ornato di galle o “cuccole”).
84 Nell’arma dei conti Ferniani (già Frignani), che intorno al 1400 si trasferirono dal Frignano nel Faentino, l’aquila sta
al di sopra non più di monti, ma di un mare leggermente increspato. V. SPRETI, Enciclopedia storico-nobiliare italiana,
III, Milano 1930, p. 121.
85 “Astra rosæque tuis, Frignane, insignibus ardent / favit enim votis terra polusque tuis”. L. VEDRIANI, cit., p. 15.
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