Giglio come simbolo estense in un architrave?

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Giglio come simbolo estense in un architrave?

Messaggioda AlessioB » sabato 6 agosto 2011, 20:07

Cari amici vi sottopongo questo quesito:

Sto esaminando un architrave presso frassineti (appennino modenese)

L'architrave risale alla meta del '300. Qui i ghibellini "da gomola" vengono sostituiti dai ghibellini montecuccoli perchè i da gomola sono andati in disgrazia in quanto ribelli agl'estensi.

A sinistra compaiono i sei monti con le galle di ulive dei montecuccoli.(attenzione siamo prima del 1368, i Montecuccoli non hanno ancora l'aquila dell'impero e in questo particolare momento sono vassalli degl'estensi..).

Al centro compare un Giglio.

A destra un ramo spinoso, dei Malaspina ( si tratta dello stemma della coppia Niccolò Montecuccoli e Caterina Malaspina).

Ora dunque il quesito è sulla presenza del Giglio, se non erro è solitamente un simbolo guelfo (?).

Pertanto vi chiedo: la presenza del Giglio può in qualche modo rimandare all'alleanza vassallaggio con gli estensi?

Il giglio nel "1350" può rimandare alla casa d'Este?

E' pur vero che il giglio non è contenuto nell'arma. Può quindi avere una funzione solo decorativa? oppure che significato può avere?

Qui da me secoli dopo ...il giglio compare su alconi architravi del cinquecento affiancante il diamante estense (riolunato castellino)

Grazie ora posto l'immagine
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Re: Giglio come simbolo estense in un architrave?

Messaggioda AlessioB » sabato 6 agosto 2011, 20:12

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Re: Giglio come simbolo estense in un architrave?

Messaggioda AlessioB » sabato 6 agosto 2011, 20:14

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Re: Giglio come simbolo estense in un architrave?

Messaggioda antonio_conti » domenica 7 agosto 2011, 2:04

Che bel mannufatto! A che cosa si deve la datazione alla metà del Trecento?
In taluni casi il giglio richiama la parte guelfa, ma non mi risulta abbia fatto parte del patrimonio di emblemi estensi, sicuramente non a Ferrara, e verosimilmente ancor meno a Modena. Ma forse altri, più esperti, mi correggeranno.
Sono tra l'altro molto incuriosito dalla definizione di galle data alle figure ce compaiono nello "stemma" sei Montecuccoli. Mi piacerebbe saperne di più.
saluti
a.
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Re: Giglio come simbolo estense in un architrave?

Messaggioda AlessioB » lunedì 8 agosto 2011, 9:28

Caro Antonio,

Per quanto attiene alla datazione, essa è data da tre elementi.

1) Il primo è dato dalla mancanza dell'aquila imperiale nello stemma dei montecuccoli. Concessione di Carlo IV nel 1368, il che fa ritenere che questo sia uno dei tre/quattro stemmi precedenti al 1368.

2)Lo stemma appare assieme a quello dei Malaspina. Sappiamo che Niccolò Montecuccoli ebbe in feudo questo territorio, che visse in quel periodo e che sposò Caterina Malaspina.

3)Sappiamo che a metà del '300, I da Gomola declinano perchè ribelli al marchese d'este. Il feudo passa ai Montecuccoli.(ma solo fino al 1408).

Questione delle galle ti riporto una parte di un capitolo della mia ricerca sugli stemmi dei montecuccoli:

"In merito all’identità di questi frutti alcuni sostengono che si tratti di bacche di quercia, altri di olive. I primi ritengono che “Mons cuculi” alluda al “Mons Luculus”: monte del bosco sacro , ovvero le querce che da sempre coprono il crinale di Montecuccolo, le cui ghiande sono chiamate nel dialetto locale “côcla” . Dello stesso parere anche il Sandonnini: “Lo stemma Montecuccoli dapprima era composto dei soli monti coi rami di quercia uscenti da essi, ed era uguale a quello della provincia del Frignano” .
Di diversa opinione è Andrea Pini :“la leggenda di Matteo e di Nereo se non ha alcun fondamento sul piano storico, è però motivo di qualche interesse, perché pare offrirci una chiave per riconoscere i simboli che compaiono nello stemma dei Montecuccoli, in particolare per capire a quale specie di albero appartengano i rami e i frutti, un piccolo enigma araldico di cui molto si è scritto e su cui molto si è congetturato.”
La leggenda narra che allorquando dopo il 1115 i Corvoli da Frignano si divisero i feudi posseduti in quanto vassalli matildici, per estrarre a sorte la parte di territorio di ciascuno si utilizzarono oggetti che ricordassero i nomi delle due località eminenti dei territori da dividere: il Monte del Cuccolo ed il Monte del Garullo. Vennero perciò usate la cuccola d'oliva (l'oliva col suo appiccicagnolo) ed il gheriglio (garuglio) di nocciola (entrambe simili per dimensione e forma). Nereo estrasse il gheriglio di nocciola e da allora si chiamò dei Montegarullo; a Matteo invece la sorte assegnò la cuccola d’oliva e da lui ebbero origine i Montecuccoli .
In una cronaca manoscritta risalente ai primi anni del XVII secolo, un Montecuccoli di Polinago narra di come nei tempi antichi lo stemma fosse formato da dieci monti coi rami d’ulivo ai quali successivamente venne aggiunta un’aquila nera a due teste con la corona .
Anche nella cronaca seicentesca del Magnani narrando della venuta a Montefiorino dell’Imperatore nel 1368 si parla dei rametti quali olive: “Creando inoltre Cavagliere Corsino et Baldassarre et concedendo a tutti loro e discendenti l’aquila nera imperiale che dall’ali aperte aggiunsero sopra le sei ovvero sette montagne dell’arme loro coronate di verde ulive dette cuccole , dal volgo, come appare in molti luoghi, et massime sopra la porta a basso del Castello di Montefiorino reso forte da loro, et massime da Guglielmo, che acquistò quel poggio dall’Abbate di Frassinoro” .
Alessio Magnani si riferiva proprio a questo stemma, in cui il fogliame nei rametti non compare ed il frutto è piccolo e tendenzialmente ovale".

note
B. ROSSI, Raimondo Montecuccoli un cittadino dell’Europa del Seicento, Edizioni Digi Graf, Pontecchio Marconi (BO), 2002 , pag 45. Dello stesso parere anche G. C. BESCAPÈ, Insegne e Simboli: araldica pubblica e privata, medievale e moderna, 1999: “Desideravo precisare che a mio avviso le cuccole (in dialetto modenese côcla) sono delle escrescenze di aspetto legnoso a forma di sfera, cappellino, riccio, stella. Si possono trovare sui rami, foglie o gemme. Quando certi insetti pungono il tessuto vegetale per deporvi le uova, la quercia reagisce costruendo attorno al parassita questa particolare struttura che lo isola e, al tempo stesso, diventa un rifugio per l'intruso”.

“Matheo primo di anni 29, Nereo primo di anni 26, fratelli e figlioli di bernardino primo, divisero le loro castella l'anno 1100 in circa nell'infrascritto muodo, cioè ponendo in un'urna un garullo di avellana o niciuola et una cuccola d’uliva come si chiama, concertando che a cui toccasse l'uliva havesse il governo di tutti i castelli che di presente posedono li Montecucoli con Montefiorino e sue terre, Medola e sue terre, la corte di Gombola, Monzone, Monterastello, Brandola e sue terre; Rocca Corneta, Gaggio et altre terre che si sono perse. Et quello a cui toccava il garullo havesse l'altra parte nella quale erano il Monte Unito detto Monteobizo, et Mucieno, Idiani, Benedello, Montorsio, Galinamorta, la Toricella, Lavachio, la Rocha del Pelago con tutte le terre del Pelago et molte altre castella nel Frignano che si sano di certo.
Dico cavorno dall'urna la cucola o uliva et poi d'altra urna dove havevano poste ne boletini li nomi di essi signori. Cavorno a sorte quello hove matheo primo si trovava scritto, sì che si chiamò poi de Montecuccoli et non più Galearzi et diede il nome o edificò il castello ch' oggidì vien chiamato Montecuccoli. Et Nereo si appellò Montegarulli et non più Galearzi o Galeati et ancor lui edificò un castello detto Montegarullo, del quale non se ne vedono più vestigia ben che il luogo dove fu posto ritenghi ancora il nome et è nel mezzo tra Montebonello, Monzone et Miceno". (ASMo, Particolari 942 Miscellanea Montecuccoli).
“Quanto all’arma nostra dico che detta Arma è stata in diversi tempi fatta in varj modi. L’Arma nostra antica era di 10 monti posti con rami d’uliva sopra un aquila da due teste con la corona, sopra l’arma un cimiero e un’aquila da due teste con la corona, il campo era giallo, le aquile nere, li monti verdi con l’ombre gialle e questa habbiamo portata noi sino quasi alla nostra età. Prima di ciò, e molti centinaia di anni sono, si portavano li monti solo senza aquila, ma Henrico quarto, che alogiò a Montefiorino in casa d’Alberguzzo, gli donò l’aquila. Li Montecuccoli di là dal’aqua portavano solo sei monti con l’aquila nel soprascritto modo, la causa della differenzia veramente io non la saprei dire. Hora et essi e noi facciamo l’arma uniforme et inquartata…” (ASMo, Particolari 942 Miscellanea Montecuccoli).
L’uliva cucca detta anche cuccola è una varietà di olive.



[knight.gif] Tornando a noi. Sappiamo che il giglio non fa parte dell'arma, è rappresentato tra due stemmi.

Perchè avranno inserito un giglio?

Solo perchè è bello esteticamente?

Da qualche parte ho letto che ha il significato di "sovranità"(????)

E tra tanti simboli (solitamente appaiono la rosa comacina e la spirale solare) perchè hanno scelto proprio un simbolo che può avere valenza guelfa? quando i montecuccoli sono ghibellini??
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Re: Giglio come simbolo estense in un architrave?

Messaggioda AlessioB » lunedì 8 agosto 2011, 14:32

La zecca di Reggio venne fondata grazie ad una concessione imperiale nel 1219. Le coniazioni effettive iniziarono però con un grosso d'argento nel 1233 a nome del vescovo Nicolò Maltraversi ed un piccolo di mistura.

Coniazioni delle stesse monete, col giglio nel campo del rovescio, furono fatte anche nel 1265 e 1325, mentre un unico grosso di Azzo d'Este col giglio fa pensare ad una ridotta coniazione agli inizi del '300.
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Re: Giglio come simbolo estense in un architrave?

Messaggioda AlessioB » martedì 9 agosto 2011, 13:49

In attesa di ulteriori elementi ho scritto così:

"Al centro dell’architrave, tra le armi gentilizie dei due sposi, fa la sua comparsa la figura del “giglio di Francia”. La presenza di tale simbolo non ha in questo caso una valenza araldica; esso non compare all’interno di uno stemma e ha quindi una funzione solo simbolica e decorativa.
Il giglio è il più nobile di tutti i fiori, e assume il significato della purezza, dell’aspettazione del bene, della sovranità e del principe benigno.
Qualora il giglio venga raffigurato in capo allo stemma come parte di esso; assume una valenza guelfa come avverrà pochi anni dopo per i più acerrimi avversari di questa famiglia: i Montegarullo . La concessione dei gigli di Francia era un favore ambito dalle città e dalle più illustri famiglie, ma i re andavano parchi nel concederne il privilegio, più parchi certamente che non lo fossero gli imperatori di Germania nel concedere la loro aquila.
In due architravi di epoca successiva (XV secolo), a Castellino di Riolunato, la figura del giglio fiancheggia il diamante estense simbolo personale del Duca di Ferrara Ercole I d’Este.
Difficile ipotizzare che nell’architrave di Nicolò e Caterina la presenza del giglio possa rimandare al legame con gli Estensi i quali solo più tardi nel 1410 ottennero dal Re di Francia Carlo VII il privilegio di fregiare il proprio stemma con "tre gigli regali in campo azzurro, su scudo bordato dentellato d’argento ". Unico utilizzo di questa figura da parte degli Estensi all’epoca di Nicolò e Caterina, si riscontra nella monetazione; il giglio compariva “nel campo del rovescio tra il 1265 e il 1325, mentre un unico grosso di Azzo d'Este col giglio fa pensare ad una ridotta coniazione agli inizi del '300 ”.

note:

P.MUCCI, “Cenni storico-genealogici sulla famiglia da Montegarullo”in Rassegna Frignanese, n. 29,pagg.461-474.
http://www.rionemadonnadellestuoie.it/d ... stensi.htm.
Wikipedia, Zecca di reggio emilia.
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