RFVS ha scritto: (...) Il problema è però all'origine perchè il concetto di nobiltà a cui si fa riferimento non esiste più perchè oggi non esiste più un ceto che possa definirsi tale. E' venuto a mancare il binomio nobiltà-potere che era alla base dell'esistenza del ceto nobile, specie nelle città e terre dove tale ceto esistette o nelle campagne dove sussistevano i feudi dei titolati. Oggi esistono persone che possono fregiarsi di qualifiche e titoli nobiliari, ovvero i discendenti di famiglie che facero parte di quel ceto, ma quel ceto, per come era secoli fa e per le basi su cui si poggiava, non esiste più.[/b][/color] Curioso che chi continua a dire che la nobiltà non esiste è sovente qualcuno che lascia intendere che alla nobiltà appartiene.
Gli studiosi si arrovellano il cervello su questo argomento da quasi mille anni.
Le diseguaglianze hanno sempre accompagnato la storia dell’umanità,
il fatto che la nobiltà non detenga più il potere non significa che non esista più, non esiste più l’aristocrazia nobiliare soppiantata da un altro tipo di aristocrazia - governo dei “migliori“-ovvero dal ceto dirigente ( oggi in Italia è di moda chiamarlo Kasta ) .
Anche ai tempi della cortina di ferro esisteva in URSS la nomenklatura dei soviet , vera e propria disuguaglianza nel socialismo egalitario.
Da secoli si discute del binomio nobiltà – potere.
In altro topic scrivevo dello sviluppo precoce, in Italia, di una trattatistica nobiliare che discute della natura della nobiltà in bilico fra le sue caratteristiche collettive -di sangue, ricchezza, reputazione- e i suoi requisiti individuali imperniati sulla virtù e su i talenti ad essa connessi.”
Consideriamo tuttavia che,nel momento nel quale una famiglia non appartiene più al ceto che governa non ripiomba nella “roture” rimane inserita al ceto di dignità nobiliare con il proprio “
more nobilium”.
Nelle prime assemblee del Senato del Regno d’Italia gli eletti di estrazione nobiliare non erano più del 20%. Non mi sembra che nel 1870 la nobiltà, estromessa dalla stanza dei bottoni del potere, fosse svanita dalla ribalta della società italiana :
La nobiltà separata dal potere era viva , vegeta ed ambitissima quale metodo si scalata sociale ( e qui rispondo al quesito del topic ).
Concordo che oggi l’insieme dei nobili , con una coscienza di appartenenza , si trovi frastornato ed in vera crisi d’identità.
Rimango dell’idea che quel che rimane della nobiltà può evitare la lenta scomparsa nella banalità dell’albagia appariscente e tornare a costituire un’autorevole e concreta presenza, un punto di riferimento morale solo
poggiando su istituzioni storiche, solide e tradizionali quali sono gli ordini cavallereschi cristiani, habitat naturale e sicuro nel quale riconoscersi ma soprattutto rischiare un ruolo propositivo ed incisivo all’interno di una società in netto declino, pesantemente secolarizzata ma tuttavia assetata di certezze.Quindi, non l’affermazione spocchiosa di un ceto dominante ma la rivendicazione del diritto all’esistenza di una storica
élite a vocazione etica, vera eccellenza al servizio - concreto e positivo - dell’Ideale. ( Ciò per chi concepisce seriamente la propria esistenza, altrimenti le mie sono note stonate uscite da una vecchia tuba arrugginita).