da pierfe » lunedì 25 aprile 2005, 13:22
Credo che bisognava essere attenti alle parole del Papa e al Suo programma di Governo non detto ancora completamente ma chiaramente annunciato e si poteva capire già da allora che gli ornamenti esteriori o addirittura lo stemma sarebbero stati modificati:
1) La mitra stilizzata invece della tiara vedere:
“Comunione collegiale” tra i Vescovi e il Papa, proposta di Benedetto XVI
Nel primo messaggio del suo pontificato
CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 20 aprile 2005 (ZENIT.org).- La proposta per l’unità della Chiesa cattolica di Benedetto XVI si basa sulla “comunione collegiale” tra il Papa e i Vescovi, come ha affermato nel messaggio inaugurale del suo Pontificato, letto questo mercoledì.
Con la sua proposta, il nuovo Vescovo di Roma supera un dibattito che ha avuto luogo in alcuni settori cattolici tra quanti chiedevano una maggiore “collegialità”, vale a dire una maggiore voce in capitolo da parte dei Vescovi delle varie Diocesi, e quanti sottolineavano il ruolo del Papa come pastore della Chiesa universale.
Nel suo messaggio, letto in latino nella Cappella Sistina al termine della sua prima Messa, concelebrata con i Cardinali, il nuovo Papa ha chiesto a tutti i Vescovi del mondo “di essermi accanto con la preghiera e col consiglio, perché possa essere veramente il ‘servus servorum Dei’”, uno degli attributi propri dei Papi.
“Come Pietro e gli altri apostoli costituirono per volere del Signore un unico collegio apostolico, allo stesso modo il successore di Pietro e i vescovi, successori degli apostoli – il Concilio lo ha con forza ribadito – devono essere tra loro strettamente uniti”, spiega il testo pontificio.
“Questa comunione collegiale, pur nella diversità dei ruoli e delle funzioni del romano pontefice e dei vescovi, è a servizio della chiesa e dell'unità nella fede, dalla quale dipende in notevole misura l'efficacia dell'azione evangelizzatrice nel mondo contemporaneo”, aggiunge.
“Su questo sentiero, pertanto, sul quale hanno avanzato i miei venerati predecessori, intendo proseguire anch'io, unicamente preoccupato di proclamare al mondo intero la presenza viva di Cristo”, ha affermato il Papa.
ZI05042006
2) Adozione del Pallio nella foggia della Chiesa del primo millennio e altri simboli petrini vedere:
Papa Ratzinger spiega i simboli del Ministero petrino: Pallio e Anello del Pescatore
Nel corso della Messa da lui presieduta per l’inizio del Pontificato
CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 22 aprile 2005 (ZENIT.org).- La celebrazione eucaristica di questa domenica con la quale il Papa eletto ha dato inizio ufficialmente al suo ministero, è stata improntata alla dimensione “petrina” del Pastore della Chiesa cattolica, principio di unità e comunione.
Già nella sosta di Papa Benedetto XVI e dei Patriarchi delle Chiese Orientali nel sepolcro di San Pietro, che ha dato il via alla solenne celebrazione, è stato messo in luce lo stretto legame del Vescovo di Roma con l’Apostolo ed il suo martirio, “che ha fecondato la nascente Chiesa di Roma”, come osserva una nota dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.
Le due insegne del Vescovo di Roma imposte a Papa Benedetto XVI durante la cerimonia: il Pallio e l’Anello del Pescatore, fanno riferimento a Cristo e al suo Corpo mistico che è la Chiesa, oltre ad evocare il compito affidato al nuovo Papa come Successore dell’Apostolo Pietro di “pescatore di uomini”.
Il Pallio è un’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione indossata dal Papa e dagli Arcivescovi metropoliti nelle loro chiese e in quelle delle loro province.
E’ costituito da una stola di pura lana vergine mescolata con lana di agnello, lunga 2. 60 m e larga 11 cm, terminante con una fascia di seta nera, spiccano cinque croci di seta rossa, che richiamano simbolicamente le piaghe di Cristo.
Esso richiama il buon Pastore che pone sulle proprie spalle la pecorella smarrita, e anche la triplice risposta amorosa alla richiesta fatta da Gesù risorto a Simon Pietro di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle, di cui si è udito anche il racconto evangelico durante la Liturgia della Parola (Giovanni. 21, 15-19).
Il Pallio imposto al Papa questa domenica dal Cardinale protodiacono Jorge Medina Estévez, si allarga a sinistra, riprendendo la forma che aveva in origine, ed è ornato anche da tre spilloni dorati, chiamati “aciculae”, che anticamente servivano per tenerlo fermo sul petto, sul dorso e sulla spalla sinistra, e che stanno a simboleggiare i chiodi della Passione di Cristo.
Inizialmente attributo esclusivo del Sommo Pontefice, e da lui indossato in tutte le celebrazioni solenni, venne poi accordato dal Santo Padre anche ai Vescovi che avessero ricevuto dalla Sede Apostolica una speciale giurisdizione: nel 513, infatti, Papa Simmaco lo concesse a Cesario, Vescovo di Arles.
Questa insegna liturgica che i Vescovi di Roma indossano fin dal IV secolo, come attestano i mosaici di Sant’Apollinare a Ravenna, può essere considerata come “un’immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle”, ha detto Papa Benedetto XVI nel corso dell’omelia di questa domenica.
“Il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo – ha aggiunto –. E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita – questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio”.
Il Pallio è anche il segno tangibile della organicità della Chiesa e della comunione tra la Sede di Roma e le Chiese sparse nel mondo, come quando in occasione della festa degli Apostoli Pietro e Paolo, il Romano Pontefice lo impone agli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno.
Il secondo segno con cui viene rappresentato l’insediamento nel Ministero petrino, è l’Anello del Pescatore, recante tre simboli: la barca con la rete, due pesci stilizzati, la croce del Pallio, e che verrà sfilato dal dito del Pontefice per poi essere distrutto solamente alla sua morte. A consegnare l’Anello nel corso dalla cerimonia a Papa Benedetto XVI è stato il cardinale Angelo Sodano, in qualità di Vice Decano del Collegio Cardinalizio.
“Viene detto anello ‘del Pescatore’ perché Pietro è l’Apostolo pescatore che, avendo avuto fede nella parola di Gesù, dalla barca ha tratto a terra le reti della pesca miracolosa”, spiega la nota diffusa dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche.
“La chiamata di Pietro ad essere pastore, che abbiamo udito nel Vangelo, fa seguito alla narrazione di una pesca abbondante: dopo una notte, nella quale avevano gettato le reti senza successo, i discepoli vedono sulla riva il Signore Risorto”, ha detto Benedetto XVI quest’oggi.
“Egli comanda loro di tornare a pescare ancora una volta ed ecco che la rete diviene così piena che essi non riescono a tirarla su; 153 grossi pesci: ‘E sebbene fossero così tanti, la rete non si strappò’ (Gv 21, 11), ha quindi spiegato.
“Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo – a Dio, a Cristo, alla vera vita”.
ZI05042407
IN CONCLUSIONE
Lo stemma del Pontefice è lo stemma (ovvero l'espressione grafica) del vescovo-metropolita di Roma e niente di più, stemma chiaramente diverso da quello degli altri metropoliti perchè sono visibili le CHIAVI che sono l'elemento fondamentale della supremazia petrina e che lo differenza da quello degli altri vescovi.
E' ovvio che non ci possono essere errori di lettura perchè solo il vescovo di Roma ha le Chiavi.
Francamente una tiara o triregno oggi era un simbolo fuori dal nostro mondo contemporaneo e non certo aderente agli insegnamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II che tende alla semplicità e al ritorno alle origini in modo che finalmente si possa giungere ad una sola Chiesa ed un solo Pastore.
E concludo anticipando qualche considerazione proveniente da qualcuno poco informato, che pensare ancora all'aggregazione alla nobiltà romana per i membri della famiglia del Pontefice è mera assurdità fuori dal tempo e dalla logica comune, che fa solo ridere il nostro mondo multimediale.
Analizzate la storia con i documenti e vedrete che i dettami di aggregazione alla nobiltà romana per la famiglia del Papa ammessa dalla costituzione «Urbem Roman» di Benedetto XIV del 12 gennaio 1746, integrata dal chirografo di Pio IX del 2 maggio 1853 e dalla successiva deliberazione della Congregazione araldica capitolina del 17 gennaio 1854 è finita con la fine dello Stato della Chiesa nel 1870; pensarla diversamente vuol dire solo vivere in un sogno senza avere i piedi saldi sulla terra, e credere che il ritorno ad un passato che non c'è più ed ogni giorno viene sempre più smentito possa portare giovamento ad una società che si basa sul merito personale e vive in un vortice continuo di evoluzione.
Già dall'inizio del Suo Pontificato S.S. Benedetto XVI è un grande Papa!!!
Pier Felice degli Uberti
Pier Felice degli Uberti
Sine virtute nulla nobilitas