Salve
Circa Révérend dovrebbe trattarsi di A. de Révérend da cui il volume in collaborazione con E. Villeroy,
Album des armoiries concédées par Lettres-patentes de Napoleon Ier, 1808-1815, edita a Parigi nel 1911. Vi sono raffigurate le insegne previste per i Duchi, Conti, Baroni e Cavalieri dell'Impero, (con 3.504 blasoni).
Ed anche:
A. de Révérend,
Armorial du Premier Empire: titres, majorats et armoiries concédés par Napoleon 1er, 4 voll.., Paris 1894-97
Per quando riguarda
Canefri trattasi di CANEFRI, Cesare Nicola Maria.
. . . . "Nel 1740 a Milano conobbe la figlia del conte Origo della Croce e la sposò, nonostante l'opposizione dei familiari di lei. Seguito il marito ad Alessandria, Teresa Origo incontrò difficoltà ad inserirsi nella società nobiliare locale e ciò stimolò il C. a chiedere il riconoscimento della nobiltà della propria famiglia "affinché la moglie potesse godere delle prerogative e trattamenti dovuti a veri nobili" (aprile 1740). Alla richiesta si opposero fieramente alcune famiglie alessandrine, che contestarono la veridicità dei documenti prodotti dal Canefri.
Ne nacque una contesa giudiziaria che terminò con la prova dell'accusa di alterazione e falsificazione degli atti esibiti; fu presentata una relazione al sovrano (30 maggio 1741) con la quale si proponevano, come misure punitive nei confronti del C., lo sfratto dalla città di Alessandria e la privazione dell'ufficio di consigliere e decurione della stessa. La moglie, allora, per liberare il marito dalle accuse, chiese l'intervento di mons. Giulio Resta, vescovo di Tortona e suo zio materno; il processo fu sospeso, ma le falsificazioni operate nei documenti prodotti rimasero ad attestare la poca rettitudine del Canefri. Il 1º giugno 1741 veniva inviato al prefetto di Alessandria un regio biglietto con il quale si qualificava il C. "impostore e falsario", sebbene si concludesse, poi, con un atto di clemenza nei suoi confronti."
La nobiltà di Alessandria rappresentata con gli alberi genealogici delle sue nobili famiglie per ordine alfabetico distribuite (Torino 1760).
. . . . "La prova della poca attendibilità dell'autore rimangono alcune pergamene da lui alterate che furono sequestrate nel 1763 in casa del locandiere Pagliani di Como. Il C., infatti, dopo le vicende suddette si era trasferito in quella città per riordinarne l'archivio e, alloggiando presso il Pagliani, aveva contratto con questo forti debiti, a copertura dei quali lasciò un baule che, aperto in giudizio, risultò contenere carte di nessun valore e, tra le altre, le pergamene alterate. Il C. fu autore di altre opere di carattere araldico e celebrativo; tra esse: Il collegio dei giureconsulti di Alessandria con le sue dignità e prerogative dalle sue prime origini alla sua decadenza (
Arch. di Stato di Torino, Bibl. antica, Carte Canefri J. A. IX), in cui utilizza in parte il contenuto dell'opera principale."
Di scuro sono opere almeno quelle del Canefri consultabili negli Archivi di Stato di Alessandria e Torino e nelle locali biblioteche governative prima fra tutte quella Reale.
http://www.bibliotecareale.beniculturali.it/home.htmPer ulteriori e interessanti informazioni sul Canefri si veda TRECCANI :
http://www.treccani.it/enciclopedia/ces ... Biografico)/
Cordialmente