150° Anno dell'unità d'Italia

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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda fabrizio guinzio » venerdì 8 aprile 2011, 17:49

In parte sono d'accordo con te! Sono infatti due realtà trattate molto diversamente: il Nizzardo è una realtà ben amministrata ed ormai il confine è aperto(perlomeno per gli italiani!). Ed in pratica da tanto tempo: quando lavoravo ad Imperia ero molto spesso a Nizza e non ho mai avuto alcun problema anche a non usare neanche mezza parola francese e pure il dialetto ligure sarebbe stato allora(1991 - 1992) sufficiente(ahimè, se lo avessi conosciuto). La Corsica è una realtà "coloniale", che invidia la Sardegna e guarda alla Toscana, vi è un fortissimo risentimento(esiste un locale fronte di liberazione) contro la Francia che è totalmente giustificabile. Qualche giorno fa ero a cena(a Roma) accanto ad una giovane sarda, appena rientrata dalla Corsica: ringrazia Dio di non essere nata lì. Comunque non mi sembra proprio necessario che divengano regnicoli nè che venga raggiunta l'indipendenza, basterebbe l'autonomia a risollevare l'isola. Tornando al confine politico attuale franco - italiano, Mentone tornerebbe ben volentieri ad essere monegasca! sottraendosi ad ambedue le Repubbliche, transalpina e cisalpina . Per nostra fortuna le parole(e relative patologie) sciovinismo e revanscismo sono francesi, non italiane: al termine del secondo conflitto mondiale i gollisti(anche per punire l'Italia di essere temporaneamente arrivata ai confini naturali, non capisco perchè loro sì e noi no!) volevano annettersi la Val d'Aosta e le valli piemontesi di lingua franco - provenzale; fra i motivi della rinuncia, anche il fatto che la Francia ha sempre privilegiato nella sua politica il raggiungimento dei confini naturali al di sopra dell'etnia(l'Alsazia e la Lorena sono in Gallia, ma gli abitanti sono germanici, il pastore alsaziano è un cane tedesco i Lorena sono un casato germanico ....) il Rossiglione(nella piazza principale di Perpignano sventola la bandiera catalana, in una bacheca fa bella mostra la foto di Juan Carlos) è etnicamente ispanico - catalano ma è al di qua dei Pirenei e pertanto annesso alla Francia, cambiare principio ispiratore fondamentale sarebbe stato pericoloso. Da parte nostra, mi sembra che, tutto sommato, siano rispettati sia i valdostani(e valligiani subalpini) che gli altoatesini alias sudtirolesi germanofoni. Sperando che i cugini arrivino a fare altrettanto, oltretutto sia la Corsica che il Nizzardo sono terre entro i confini naturali italiani. Ciao,
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » sabato 4 giugno 2011, 17:35

A tamburi fermi e trombe un po' sfiatate dopo le tante fanfare celebrative, ho trovato oggi in libreria il pamphlet di Fabrizio Rondolino "L'Italia non esiste (per non parlare degli italiani)", Mondadori, pp. 176, 18,50 euro. L'ho preso e da una breve scorsa ce n'è davvero per tutti: destra, centro, sinistra, fascisti, comunisti, Chiesa, laici, sopra e sotto. Ma il testo è così pirotecnico, guizzante, certamente eretico per il clima celebrativo, a tratti forse eccessivo, ma non privo di spunti e riflessioni irrituali, che non ho resistito a segnalarvelo.
Ho trovato un suo "assaggio" on line e, per dare un idea del tono del volume; lo butto nel calderone di questo dibattito vivace che ci ha uniti in una discussione non retorica e schietta seppur di qualche mese fa.
Saluti
F.

«Con queste considerazioni Fabrizio Rondolino inizia un’amara e pungente rilettura della storia italiana, nel centocinquantesimo anniversario dell’unificazione. Alla vigilia di quel processo, la penisola offriva esempi di ottima amministrazione. Oggi, invece, l’Italia arranca nelle retrovie di tutte le graduatorie; penultimi al mondo per tasso di crescita nei primi dieci anni del millennio. Questo inesorabile declino è il punto di arrivo di un’unificazione forzata e innaturale, di centocinquant’anni di politica corrotta, viziata dal trasformismo, chiusa a ogni innovazione.»

«Tanto per cominciare, l’Italia non esiste. È un’espressione geografica, uno stivale che s’allunga pigro nel Mediterraneo, una graziosa penisola purtroppo in gran parte rovinata dagli italiani. L’idea di farne uno Stato, una Nazione con la maiuscola, come se fossimo la Spagna o l’Inghilterra, è una sciocchezza sesquipedale, che perdoniamo al conte di Cavour soltanto perché, maturato nella lingua e nella cultura d’Oltralpe, pensava in buona fede di vivere in Francia.

L’Italia non è mai stata una nazione, e non lo sarà mai. Mi piace pensare che se Cavour avesse vissuto qualche anno in più – abbastanza per conoscere l’Italia – si sarebbe senz’altro dato da fare, con l’arguzia solerte che gli era propria, per smantellare un tale improbabile accrocchio.

Chiunque sia stato una volta nella vita a Cosenza e a Varese – o in qualsiasi altra coppia di città distanti almeno trecento chilometri tra loro – sa benissimo che l’Italia non esiste. Pretendere di esistere è il peccato originale delle nostre classi dirigenti, e la radice primaria di tutti i mali del nostro Paese.

L’unità d’Italia che pomposamente si festeggia o si dileggia, a seconda delle opportunità politiche, è la più grande catastrofe abbattutasi sulla nostra penisola. Meglio dieci Pompei, meglio cento calate degli Unni che l’unità d’Italia. I soli ad avvantaggiarsene vera mente sono stati i preti, che hanno esteso i confini dello Stato della Chiesa fino a farli coincidere con quelli della penisola. L’Italia unita è un ipertrofico Stato pontificio, dal quale ha ereditato le sue due caratteristiche principali: la corruzione e l’ipocrisia.

Prima dell’unità, l’Italia era un buon posto dove vivere. I Borbone amministravano Napoli e Palermo meglio di quanto gli svizzeri amministrino oggi Zurigo; il Granducato era un faro di cultura e di libertà intellettuale che attirava gli uomini colti di tutta Europa; il Lombardo-Veneto austriaco era un modello di buongoverno studiato e invidiato nel mondo; i Savoia, prima di oltrepassare il Ticino, erano gente molto seria abituata a governare molto seriamente; e così via, fino all’ultimo minuscolo staterello, felice e prospero e indipendente. L’unico Stato preunitario mal governato e peggio amministrato era lo Stato pontificio: e oggi questo siamo, una vasta, inefficiente suburra di peccatori bigotti.

(...)

Chiunque abbia anche soltanto sfogliato un sussidiario per le scuole elementari, è in grado di comprendere perché l’Italia non esiste, e perché averla fatta è una sciocchezza che trascolora nel crimine. Dal Paleolitico fino al 1861 non c’è mai stato, neppure per una settimana, uno “Stato italiano”. […] L’Italia che gli intellettuali del nostro provinciale Ottocento vogliono unificare, sedotti dalla moda nazionalista esplosa in Europa e invero piuttosto ignoranti di storia nazionale, non è molto diversa – se non per le potenze straniere di riferimento, che mutano come le stagioni – da quella di otto secoli prima. Dopo la disfatta di Napoleone e il Congresso di Vienna che ne seguì (1815), scomparse le Repubbliche di Genova, di Venezia e di Lucca, il controllo della penisola passò dai francesi agli austriaci, grazie alla sovranità diretta sul Lombardo-Veneto e ad una serie di legami e alleanze, dinastici e militari, con pressoché tutti gli Stati italiani.

Il Granducato di Toscana tornò a Ferdinando III di Lorena, che era il fratello di Francesco I d’Austria; sua figlia, Maria Luisa, ex imperatrice dei francesi, ottenne il Ducato di Parma e Piacenza, mentre il Ducato di Modena e Reggio andò a Francesco IV d’Este. I piccoli Ducati di Massa e Lucca furono integrati, rispettivamente, nel Ducato di Modena (1829) e nel Granducato di Toscana (1847). Il Regno delle Due Sicilie, costituito dall’unione delle Corone di Napoli e Sicilia, tornò ai Borbone e strinse un trattato militare con l’Austria. Lo Stato pontificio, reintegrato nei suoi confini pre-napoleonici (il Lazio, l’Umbria, le Marche, la Romagna e parte dell’Emilia), tornò al papa, che si impegnò a mantenere guarnigioni austriache a Comacchio e a Ferrara.

Soltanto il Regno di Sardegna, che comprendeva la Savoia, il Piemonte, la Sardegna e l’ex Repubblica di Genova, conservò sotto la guida prudente di casa Savoia una moderata autonomia dall’Austria. E proprio da questo piccolo Regno, da questa propaggine francese della Padania, da que sta corte di provincia che imparò l’italiano soltanto dopo essersi trasferita a Roma – città che peraltro detestò fin dal primo giorno –, proprio da qui doveva venire nientepopodimeno che l’unità d’Italia!

(...)

L’impero absburgico è l’ultima espressione di quella civiltà universalistica che stiamo ora affannosamente, e maldestramente, cercando di costruire con l’Europa unita. France sco Giuseppe era molto più avanti di Altiero Spinelli, cui è dovuto capitare di assistere al fascismo, al nazismo, allo stalinismo e alla più grande guerra di tutti i tempi per ren dersi conto di ciò che ogni principe europeo sapeva perfettamente da trecento anni: i confini sono soltanto un gioco, una convenzione, un ostacolo, un capriccio, una festa di paese, un modo di dire – non sono mai reali, se non nella mente piccina di avventurieri e pensatori egocentrici. “Ai miei popoli…”, diceva Francesco Giuseppe all’inizio di ogni suo discorso: e intendeva dire: “Ciascuno di noi è diverso, ma siamo tutti fratelli.”

L’idea stessa di nazione, a ben vedere, non è che un’altra espressione di quella “mo rale degli schiavi” che Nietzsche, con ruvida efficacia, indicava come l’origine e la natura del nascente socialismo, che presto diventerà reale e poi nazionale. È infatti l’invidia a muovere i na zionalisti: vorrebbero anch’essi essere partecipi di quella sovranità universale che, appunto, invidiano all’imperatore, ma non sanno, ignoranti e presuntuosi come sono, che la vera sovra nità tende all’impersonale, si disperde in un gioco di specchi e di rimandi, e guardandola da vicino diventa sottile sottile, proprio come accade con il potere; in definitiva non esiste: è un simbolo e una convenzione, al cui riparo le comunità e le nazioni, i popoli e le città si autogovernano.

I nazionalisti, che ignorano queste elementari nozioni, dapprima spezzettano la sovranità sovranazionale in tanti frammenti, assegnandosene uno per ciascuno nella speranza di diventare tanti piccoli imperatori; s’accorgono poi che la sovranità non esiste, se non come ombrello dell’autogoverno; come scimmie, cercano il segreto dello specchio guardandoci dietro, e così finiscono per romperlo; accortisi di non aver nulla in mano, costruiscono da sé un nuovo potere, fondato da un lato sull’omologazione dei costumi, delle tradizioni, delle lingue e delle opinioni, e, dall’altro, sull’oppressiva invasività dello Stato in ogni meandro della vita civile, economica, privata, intellettuale. Lo Stato moderno, lo Stato-nazione dei nazionalisti è un abuso di potere sulle comunità e sugli individui inermi.»

http://www.thefrontpage.it/2011/03/17/l ... on-esiste/
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda fabrizio guinzio » domenica 5 giugno 2011, 0:01

Pars destruens: la critica ai nazionalismi estremisti mi pare azzeccata, il modello federale asburgico è quello considerato l'optimum dalla corrente dottrina politica monarchica; l'Austria - Ungheria asburgica e la Germania hohenzollerniana(militarmente invitta) sono state assassinate dallo sciovinismo repubblicano francese contro il volere dell'Italia sabauda, la cui vittoria venne peraltro mutilata. Le conseguenze di tutto ciò sono note. La pars costruens del volume cosa propone? La prima proposta federalista post - unitaria risale al Minghetti, il Rondolino cosa propone? Ciao,
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda caballero » domenica 5 giugno 2011, 0:20

Quando compro i libri vedo chi è lo scrittore, dopodichè lo acquisto "capendo" la mano e che filtro culturale questi può avere: un confronto è sempre utile.
In questo caso, lo scrittore ha il "buon gusto" di fare il bastian contrario da diversi anni: anche se per anni nel direttivo dei Giovani Comunisti e poi consigliere di D'Alema, negli ultimi tempi fa tanti tanti commenti disincantati sul suo schieramento naturale che sembra uno stipendiato di Libero o del Giornale. Pur continuando a presentarsi da uomo di centro sinistra. Che dire? Trovatemi un altro Paese Europea (od Occidentale) che non abbia avuto genesi analoghe all'Italia, con morti e guerre civili, anche nascoste da guerre religiose ma in realtà per consolidare il potere centrale: la Francia ha sterminato suoi concittadini Ugonotti solo pochi secoli fa, ri-innaffiando di sangue Franco le piazze con la Rivoluzione Francese; la Spagna ancora oggi deve stare attenta a moti indipendentisti nonostante un'unità nazionale delle più antiche; l'Inghilterra ha avuto le guerre civili fino al 1600 (escludendo l'Irlanda del Nord fino a 30 anni fa). Belgio, no comment. Ecc.
Riassumento: gli altri Paesi hanno delle particolarità locali come noi ma non per questo danno adito a Tromboni che riescono a vendere libri non basati su un sano spirito critico (che abbia la visione di quando avvenne il fatto e non con una chiave di lettura attuale) bensì su un'accozzaglia di episodi (già triti e ritriti) non collegati da commenti o altro. Ma alla fine, stiamo scoprendo l'acqua calda o NESSUNO HA LETTO A SCUOLA IL VERGA? I fatti di Bronte sono già riportati.
Dimenticavo: non darò soldi a tale persona comprando un suo libro.
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Tilius » domenica 5 giugno 2011, 1:03

Mi trovo d'accordo col señor caballero.
Non é impallinando tutto & tutti che si fa storiografia seria.
Intravedo molti luoghi comuni, tagliati con la roncola, che possono far sorridere per la sintesi, spesso efficace, con cui descrivono la realtà odierna.
Ma l'analisi storiografica é altra cosa.
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda decio mure » domenica 5 giugno 2011, 8:28

Assolutamente d'accordo con l'amico Caballero:
per anni nel direttivo dei Giovani Comunisti e poi consigliere di D'Alema, negli ultimi tempi fa tanti tanti commenti disincantati sul suo schieramento naturale che sembra uno stipendiato di Libero o del Giornale.

ed infatti Rodolino è dal 15 aprile al Giornale...

Mi ha cosi tanto disgustato la sequenza di luoghi comuni antiitalici, senza un atomo di spirito critico e coscienza storiografica, come notato finemente anche da Tilius, del suddetto Rondolino, che per ripicca mi rileggerò il libro Cuore del De Amicis.
Solo per ricordarmi che c'è stata gente che ci ha creduto e ci ha provato a costruire una Nazione.
E che non è una cosa facile nè immediata, sicuramente non alla portata di gente come il Rondolino.

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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 5 giugno 2011, 11:41

Ho trascorso una nottataccia.

Il Santo Padre ieri ha dichiarato ( riferito alla radici cristiane dell’Europa ) che senza una propria identità un popolo non può esistere.
Fabrizio Rondolino , che evidentemente ha un mutuo da pagare , ha preso al volo l’occasione delle celebrazioni unitarie per farmi sapere, attraverso un puntuale "pamphlet genere semi-demenziale" , che non solo non esisto come Italiano ma abito in una non-nazione , in un non-stato in pratica sono ectoplasma nato,cresciuto, riprodotto in attesa dell’inevitabile, su un anonimo pigro lembo di terra tra le Alpi e l’Africa senza nome e senza storia, avete presente la Neverland di Peter Pan, la (Pen)isola che non c’è ?

Sfido chiunque a dormire di notte ! Stamani non avevo addirittura il coraggio di guardarmi allo specchio !!!

Tuttavia, il Rondolinopensiero si contraddice alla grande quando con un tuffo plastico si immerge nel mare della più ovvia esterofilia ( unico nostro prodotto non esportabile ) e si picca di confrontare Neverland con Inghilterra e Spagna.
Secondo lui ,vere Nazioni con la N maiuscola, per poi contraddicendosi nuovamente chiosando “L’idea stessa di nazione, a ben vedere, non è che un’altra espressione di quella -morale degli schiavi- che Nietzsche, con ruvida efficacia, indicava come l’origine e la natura del nascente socialismo, che presto diventerà reale e poi nazionale” ?

Utilizzando i criteri del nostro acuto ed astuto autore non possiamo non notare che:

L’Inghilterra non esiste come stato, fa parte del Regno Unito , il quale a sua volta non esiste affatto come Nazione , se non ci credete provate a chiamare Inglese un Gallese o uno Scozzese ( per non parlare di un Irlandese nordico ) vi sentirete coprire di improperi . I sovrani inglesi hanno allargato i confini ai quattro lati, calpestando intere civiltà millenarie, ma a loro è concesso , nessuno protesta, meglio nessuno protesta … più. Qui sì che il capo del Regno Unito è a capo della Religione di Stato, altro che “ipertrofico Stato Pontificio” !

Spagna, una Nazione ? Ma non diciamo corbellerie ! Cosa ha da spartire un Asturiano , con un Barcellonese ed un Madrileno , ma c’è molta più affinità tra gli abitanti Cosenza e di Varese. Provate a Barcellona a chiedere un’indicazione stradale in lingua castigliana ( spagnolo ) vi trafiggono con uno sguardo e vi rispondono in catalano. Poi là coabita il popolo Basco , meglio, parte di un popolo, l’altra parte è in Francia , con una propria lingua una propria cultura , proprie tradizioni che vorrebbe da secoli essere uno stato: risultati nulli, sonore randellate tante.

Ma potrei parlare di molti non-stati europei e della loro mancata omogeneità culturale, storica, linguistica (praticamente tutti, forse si salva S.Marino ) ma sarei troppo prolisso. Non parliamo dei paesi extra-europei, per favore !!!

Rondolino, attento alla situazione economica contingente, non ha mai sentito parlare di “miracolo economico “ esploso in un decennio e come la Neverland contadina e cafona, uscita devastata dalla peggiore guerra mondiale e da vent'anni di dittatura, sia diventata la sesta potenza economica del globo col sudore della fronte di Terroni e Polentoni ?
Occhio ! Questa è storia non demagogia.
In compenso il nostro si commuove in una “deprecatio temporum” al pensiero delle realtà statali preunitarie , vero paradiso terrestre, va in brodo di giuggiole . Personalmente non ho nulla da eccepire , non ha poi tutti i torti, ma è mai possibile che gli abbietti governi pontifici abbiano fatto più danni di cento calate degli Unni affamando ed opprimendo il popolo nonché facendo inglobare da battaglioni di preti e seminaristi d'assalto il resto dello Stivale-Neverland ?

Eppure mi avevano raccontato che Pio IX vedeva come fumo negli occhi l’unità e come Satana il pensiero liberare unificatore incarnato dal faccione bonario e contornato di pelo del Cavour . Il papa-re non avevo preso molto bene il fatto che i Bersaglieri gli avessero rovinato Porta Pia, si era rinchiuso nei sacri palazzi tuonando : "Non expedit!" .
Sarà stata propaganda , boh !

Quel bontempone liberale di Montanelli, fondatore del Giornale dove Rondolino scrive, il quale era giornalista e scrittore di caratura forse appena diversa , imputava al papato i ritardo dell’unificazione di Neverland , ma vuoi mettere Rondolino il quale sicuramente si è preparato sudando sui testi di Dan Brown apprendendo l'arte di far soldi mischiando realtà e fantasia, verità storica e triti luoghi comuni, sparando discrete e subdole castronerie sulle immancabili congiure vaticane ordite per rovinare il mondo.

Ennò, a tutto c'è un limite ! [nonono.gif]
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda adj » lunedì 6 giugno 2011, 0:50

decio mure ha scritto: per ripicca mi rileggerò il libro Cuore del De Amicis.

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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 6 giugno 2011, 9:55

Diciamo innanzi tutto che sapevo di non leggere né Chabod né Mac Smith o Petacco. Il volume non è un'opera storigrafica ovviamente, è una serie di considerazioni molto provocatorie e certo assai urticanti per il tono e forse ancor più per l'impietosità dell'analisi - per molti aspetti tutt'altro che irrealistica o "luogocomunistica"-, dei "mali" e dei difetti dei caratteri italiani. Il titolo parrebbe contraddetto proprio dai difetti che sembrerebbero il fil rouge che accomuna il Neverland.
E non a caso, anche qui, subito si è evocato De Amicis un po' come contro i vampiri si pensa all'aglio. E tuttavia il testo non mi pare disprezzabile pur prendendo a cannonate - a volte pur con semplificazioni evidenti - l'idea stereotipata dell'Italia, perchè porta a riflettere su quanto vi fosse o non vi fosse realmente già in nuce della nazione unitaria nei suoi diversi stati preunitari.

Che i piemontesi la fecero davvero grossa dovette risultare chiaro già a loro; a dispetto del proverbiale "esageruma nem" dal più realistico seppur già ambizioso piano "A", ovvero unire l'Italia ma quella settentrionale - "il Regno del Nord" evocato recentemente da Petacco -, per una serie di eventi davvero fortuiti si ritrovarono ad unirla tutta. Quanto vi fosse (e vi sia) di artificiale in tale unità è esercizio, valutazione e sentimento del tutto personale, ma a chi ancora oggi coglie le non poche e irrisolte differenze, dovrebbe almeno apparire del tutto chiara l'irresponsabilità e la scarsa lungimiranza di una classe dirigente del nuovo stato che pensò seriosamente che dall'oggi al domani si potessero far andar bene le stesse identiche leggi sino ad allora vigenti in Val d'Aosta anche a Mazzara del Vallo.
La mia convinzione è che il "prodotto" ha inevitabilmente risentito per non aver utilizzato quelli che erano gl'ingredienti suoi propri e naturali. Si è voluta fare cucina francese con piatti italiani; che potesse risultare roba indigesta si poteva immaginare.

Non metterei però Rondolino tra i "tromboni" né tra chi, fatti due conti, s'inventa una mera operazione commerciale per "vendere"; visto il periodo i "tromboni" stanno al comando delle fanfare celebrative e per vendere sarebbe bastato il solito manualetto patriottico-buonista tra i tanti che spopolano nelle classifiche. E stando a sinistra averebbe venduto.

È fuor di dubbio invece che si tirerà addosso gli strali di tutti non avendo risparmiato nessuno. E questa, in fondo, mi pare davvero la cosa più non italiana del libro.

Saluti,

F.
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Tilius » lunedì 6 giugno 2011, 10:36

Franz Joseph von Trotta ha scritto:... pur prendendo a cannonate - a volte pur con semplificazioni evidenti - l'idea stereotipata dell'Italia...


Cannonate ?
Suvvia, non parliamo di potenze di fuoco che in questo testo, davvero, non si ritrovano.
Tuttalpiù qualche puntura di zanzara... :roll:

Quello che di veramente italico si ritrova in questo testo é la polemica altisonante a poco prezzo... [sorry.gif] ...che vende sempre... o almeno vendeva fino a una settimana fa.
Chissà, magari le cose cambieranno. [thumb_yello.gif]
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda adj » lunedì 6 giugno 2011, 10:42

Tilius ha scritto: ...che vende sempre... o almeno vendeva fino a una settimana fa.
Chissà, magari le cose cambieranno. [thumb_yello.gif]


Mi sono perso qualcosa?
adj
 

Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Tilius » lunedì 6 giugno 2011, 10:47

Nulla. Il caro FJVT invocava un approccio "non italiano" come positivo & necessario.
Dove per "non italiano" il caro FJVT intendeva (o così quantomeno io l'ho intesa... [ops.gif] ) il deprivarsi della parte più becera & arraffona del comune sentire italico.
Su questo non posso che concordare, nella speranza che appunto ci si muova in tal senso. [cheers.gif]
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 6 giugno 2011, 11:07

No no non intendevo quello... mi parrebbe "non-italiano" il non schierarsi con nessuna fazione, parte, sindacato, istituzione; ovvero il Rondolino alla fine se la prende talmente contro tutto e tutti che rischia di prender legnate da chiunque, e questa mi parrebbe cosa non italiana.
Oppure è strategia: ogn'uno vi può trovare vetriolo per chi avversa. E allora sarebbe quasi diabolico [dev.gif]

F.
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 6 giugno 2011, 11:08

Non c'è nulla di male a scrivere un libro ( che non ha certo la pretesa di un saggio storico ) in stile provocatorio: attira l'attenzione e fa vendere più . La mia perplessità ( da quel che ho letto ) nasce dal fatto che poche affermazioni culturali, politiche e storiche sensate siano mescolate ad un' insopportabile quantità di idiozie ed idioti luoghi comuni culturali , politici e storici .

E' questo che mi irrita.
Se le proporzioni fossero invertite :D avrei obtorto collo contribuito al pagamento della rata del mutuo del Rondolino, acquistandone una copia . Non sono un' insensibile ;)
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Pantheon » lunedì 6 giugno 2011, 12:04

Mi par di capire che lo "scrittore" con suffisso diminutivo, "vagheggi (quasi) la monarchia mentre nessuno si accorge che ci sia una repubblica..." capovolgo il pensiero d'antan di Edoardo Scarfoglio..... [confused.gif]
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