Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Discussioni ed informazioni sui tutti i testi che si possono reperire di araldica, genealogia, storia di famiglia, ordini cavallereschi e sistemi premiali / Discussions and information regarding all available texts on heraldry, genealogy, family history, orders of chivalry and systems of merit

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Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 23 maggio 2011, 19:41

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Ho finito di leggere l’ottimo “ Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato” scritto a sei mani dai docenti universitari: Renato Bordone , Guido Castelnuovo , Gian Maria Varanini.
Edizioni Laterza , € 22.00

Chi volesse chiarirsi le idee sul non facile connubio tutto centro-nord italiano tra due nobiltà , quella di fatto e quella di diritto, ha finalmente ha disposizione un testo esauriente e ,specialmente nei contributi di Varanini e Castelnuovo, di lettura facile e scorrevole . L’italico “paradosso nobiliare” viene svelato con un supporto bibliografico imponente.
Un volume di cui consiglio caldamente la lettura .

Nel XIV Secolo ”Nasce una duplice nuova idea di nobiltà: il magnate nobile protervo e in rotta con le istituzioni comunali, si distingue dalla nobiltà civica, più tardi chiamato patriziato, espressione di un’aristocrazia quasi addomestica dalla politica cittadina. All’osmosi classica tra prestigio e potere si oppone una più netta separazione tra lo status sociale e la condizione giuridica del singolo nobile. Da qui lo sviluppo precoce, in Italia, di una trattatistica nobiliare che discute della natura della nobiltà in bilico fra le sue caratteristiche collettive -di sangue, ricchezza, reputazione- e i suoi requisiti individuali imperniati sulla virtù e su i talenti ad essa connessi.”
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda contegufo » lunedì 23 maggio 2011, 21:25

Salve

Prontamente ordinato, grazie per le info segnalo anche che si trova a prezzi più bassi.

€17.60 ( 22.00 - 20% )

https://libroco.it/cgi-bin/dettaglio.cg ... Figli.html

Saluti
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 24 maggio 2011, 9:10

Caro Sergio,

grazie per la segnalazione... si propone davvero come un testo interessante: non trattatistica nobiliare "da salotto" ma d'archivio :D
Messo nella lista della spesa :D

F.
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 24 maggio 2011, 10:37

... ma siccome mi voglio fare veramente del male ho ordinato De vera nobilitate / la vera nobiltà, di Poggio Bracciolini nella traduzione in italiano edita da Salerno Editrice, ovvero:

La vera nobiltà è quella che deriva dal sangue degli avi ( spesso relegata al maniero rurale ) o quella de deriva dalla virtù che con la conoscenza porta ad essere ceto dirigente quindi autenticamente aristocratico.

Su questo campo si sono misurati in dialogo ( invenzione letteraria ), agli inizi del Quattrocento, Lorenzo de’ Medici (il vecchio) e Niccolò Piccoli . Opera del grande umanista fiorentino Poggio Bracciolini (1380-1459).

Se qualcuno volesse alimentare " l'ozio virtuoso " con trattatistica da salotto... :D
Ultima modifica di GENS VALERIA il venerdì 27 maggio 2011, 14:20, modificato 2 volte in totale.
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda Zanetto » martedì 24 maggio 2011, 15:59

Grazie,

bella segnalazione, prenotato! [thumb_yello.gif]
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 24 maggio 2011, 17:48

A parte scherzi, frizzi e lazzi che mi concedo ( ahimè, considerate che sono più anziano del nostro frate ) e che gli amici bonariamente mi perdonano, trovo estremamente utile e stimolante la lettura e lo studio, utilizzando testi seri, “universitari” , di una materia alquanto ostica ma estremamente affascinante .

A volte ci capita di lasciarci andare in discussioni estenuanti senza avere le basi per sostenere posizioni spesso preconcette e fini a sè stesse, mi accorgo, nello studio nel campo della storia documentaria dei ceti dirigenti e degli “onori “ a loro attribuiti che c’è tanto "lavoro" personale da fare .

Saluti toto corde :D
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda RFVS » sabato 28 maggio 2011, 22:05

GENS VALERIA ha scritto:A parte scherzi, frizzi e lazzi che mi concedo ( ahimè, considerate che sono più anziano del nostro frate ) e che gli amici bonariamente mi perdonano, trovo estremamente utile e stimolante la lettura e lo studio, utilizzando testi seri, “universitari” , di una materia alquanto ostica ma estremamente affascinante .

A volte ci capita di lasciarci andare in discussioni estenuanti senza avere le basi per sostenere posizioni spesso preconcette e fini a sè stesse, mi accorgo, nello studio nel campo della storia documentaria dei ceti dirigenti e degli “onori “ a loro attribuiti che c’è tanto "lavoro" personale da fare .

Saluti toto corde :D


Non posso che sottoscrivere quanto dici e ti assicuro che, dopo quasi sette anni in cui mi concentro il più possibile sullo studio dei ceti dirigenti delle Terre nello Stato Pontificio (ed in totale dieci in cui mi diletto in ricerche storiche d'ogni tipo spaziando dal 1000 d.C. ai giorni nostri) ancora ci sono moltissimi aspetti che mi rimangono ostici e poco chiari e tutto posso dirmi fuorchè esperto di questo argomento.
C'è tantissimo "lavoro" personale da fare . . . e siano benedetti [notworthy.gif] [notworthy.gif] [notworthy.gif] gli studi di B. G.Zenobi, chè senza di essi saremmo ancora sperduti nel mare delle oligarchie comunali, delle loro caratteristiche, eccezioni, peculiarità e particolarità.

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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda FP » martedì 31 maggio 2011, 12:40

RFVS ha scritto:
GENS VALERIA ha scritto:A parte scherzi, frizzi e lazzi che mi concedo ( ahimè, considerate che sono più anziano del nostro frate ) e che gli amici bonariamente mi perdonano, trovo estremamente utile e stimolante la lettura e lo studio, utilizzando testi seri, “universitari” , di una materia alquanto ostica ma estremamente affascinante .

A volte ci capita di lasciarci andare in discussioni estenuanti senza avere le basi per sostenere posizioni spesso preconcette e fini a sè stesse, mi accorgo, nello studio nel campo della storia documentaria dei ceti dirigenti e degli “onori “ a loro attribuiti che c’è tanto "lavoro" personale da fare .

Saluti toto corde :D


Non posso che sottoscrivere quanto dici e ti assicuro che, dopo quasi sette anni in cui mi concentro il più possibile sullo studio dei ceti dirigenti delle Terre nello Stato Pontificio (ed in totale dieci in cui mi diletto in ricerche storiche d'ogni tipo spaziando dal 1000 d.C. ai giorni nostri) ancora ci sono moltissimi aspetti che mi rimangono ostici e poco chiari e tutto posso dirmi fuorchè esperto di questo argomento.
C'è tantissimo "lavoro" personale da fare . . . e siano benedetti [notworthy.gif] [notworthy.gif] [notworthy.gif] gli studi di B. G.Zenobi, chè senza di essi saremmo ancora sperduti nel mare delle oligarchie comunali, delle loro caratteristiche, eccezioni, peculiarità e particolarità.

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Concordo! Sono incuriosito dal testo citato dal buon Sergio soprattutto perché sembra un testo fatto apposta per le mie ricerche personali. Nobiltà di fatto e nobiltà di diritto sono due cose differenti e credo che quegli stimati docenti che scritto l'opera non contraddicano questa tesi.
Unica eccezione, però, fanno alcuni tipi di nobiltà un po' particolari; quella degli antichi dottori in leggi o in medicina e quella dei patroni di "feudi ecclesiastici" ovvero di giuspatronati. Non pensate che, in quel caso, si possa aderire al pensiero di molti antichi giuristi che ritenevano queste categorie di persone dei nobili de jure oltre che de facto? L'avere cultura, ricchezze e maniero potrebbe essere invece definito nobiltà de facto senza remore, credo. Non trovate?
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 31 maggio 2011, 14:27

Il volumetto esamina la storia e l’evoluzione dei concetti élite aristocratica e nobiltà, nell’Italia medievale, dei comuni e delle signorie.
Il fil rouge è la gestione del potere ( … qualcuno forse aveva dei dubbi ?)

La linea di demarcazione tra le due concezioni di nobiltà di Fatto e di Diritto, è appunto lo sviluppo di una élite ( i nostri autori hanno un po’ di difficoltà ideologica a definirla nobiltà ) formata da famiglie che gestiscono il potere: La nobiltà decurionale , civica e patriziale e quella di Diritto , quella delle famiglie signorili di antica o recente nobiltà feudale , relegata in campagna e che a fatica si affaccia nelle città e nei borghi , rimanendo comunque ai margini della società civica.

Col tempo la nobiltà civica assume atteggiamenti e modi di vita che si avvicinano e si sovrappongono a quelli della nobiltà signoril/feudale ed in questo il trait d’union è la militia o cavalleria con i suoi ideali cortesi.

Quella degli antichi dottori in leggi o in medicina ( distinguerei per i feudi ecclesiastici ) viene annoverata potenzialmente tra le civiche (nobiltà di fatto ).

Avere cultura, ricchezze e maniero ( rurale ) , ma estranei ai consigli civici è tipica della n. di diritto .
Avere cultura , ricchezze e maniero ( palazzo in città o borgo ) è sinonimo di nobiltà di fatto ( ma solo se inseriti tra l’èlite di ceto delle famiglie decurionali ).

La terza grande categoria, esclusiva ed esclusa, è quella dei straricchi e strapotenti “magnati “ , così temuti da essere ascritti in particolari liste di proscrizione, banditi e controllati a vista dai consigli civici ( non solo a Firenze... ).
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda FP » martedì 31 maggio 2011, 15:00

GENS VALERIA ha scritto:Il volumetto esamina la storia e l’evoluzione dei concetti élite aristocratica e nobiltà, nell’Italia medievale, dei comuni e delle signorie.
Il fil rouge è la gestione del potere ( … qualcuno forse aveva dei dubbi ?)

La linea di demarcazione tra le due concezioni di nobiltà di Fatto e di Diritto, è appunto lo sviluppo di una élite ( i nostri autori hanno un po’ di difficoltà ideologica a definirla nobiltà ) formata da famiglie che gestiscono il potere: La nobiltà decurionale , civica e patriziale e quella di Diritto , quella delle famiglie signorili di antica o recente nobiltà feudale , relegata in campagna e che a fatica si affaccia nelle città e nei borghi , rimanendo comunque ai margini della società civica.

Col tempo la nobiltà civica assume atteggiamenti e modi di vita che si avvicinano e si sovrappongono a quelli della nobiltà signoril/feudale ed in questo il trait d’union è la militia o cavalleria con i suoi ideali cortesi.

Quella degli antichi dottori in leggi o in medicina ( distinguerei per i feudi ecclesiastici ) viene annoverata potenzialmente tra le civiche (nobiltà di fatto ).

Avere cultura, ricchezze e maniero ( rurale ) , ma estranei ai consigli civici è tipica della n. di diritto .
Avere cultura , ricchezze e maniero ( palazzo in città o borgo ) è sinonimo di nobiltà di fatto ( ma solo se inseriti tra l’èlite di ceto delle famiglie decurionali ).

La terza grande categoria, esclusiva ed esclusa, è quella dei straricchi e strapotenti “magnati “ , così temuti da essere ascritti in particolari liste di proscrizione, banditi e controllati a vista dai consigli civici ( non solo a Firenze... ).


Mi sembra strano che classifichino l'avere ricchezze, cultura e maniero come nobiltà di diritto...in quel caso si avrebbe una vita more nobilium e quindi una nobiltà non ancora certificata e quindi solo di fatto e non di diritto ovvero legale.

Sostanzialmente il paradosso è questo: di fatto sono nobili ma non sono nobili legalmente.

Per fare un paragone che approssima abbastanza questa situazione possiamo pensare a uno studente che abbia concluso gli esami universitari e abbia scritto la sua tesi ma che non l'abbia ancora discussa.

Ecco, in questo caso la persona è laureata di fatto ma non di diritto.

Un altro esempio che mi viene in mente è quello delle coppie di fatto. Di fatto vivono more uxorio ma per legge non sono sposati e non sono una coppia legalmente.

Se invece si era inseriti nelle élite locali di reggimento allora si era nobili de jure, legalmente e nessuno poteva impedire alla famiglia di essere appellata col titolo di Nobile negli atti ufficiali. Quella famiglia poteva presentarsi anche al Sovrano come Nobile, perché lo statuto della sua città lo consentiva.

Per quanto riguarda i dottori in leggi e in medicina questi erano solitamente per legge nobili di diritto e non solo di fatto.

Non possiamo però fare delle generalizzazioni, perché ogni Paese aveva una propria legislazione e ognuno decideva se questi laureati fossero o meno nobili per legge.

Dunque ciò che distingueva i potenzialmente nobili dai nobili di diritto e quindi già riconosciuti per legge, statuto o sovrano rescritto di assenso era proprio il riconoscimento (diretto o indiretto, non fa niente, purché ci fosse).

Per quanto riguarda i titolari di giuspatronati, in quanto persone privilegiate che potevano trasmettere ai maschi del loro casato questo importante istituto aristocratico, consentendo ai preti della propria famiglia di vivere dignitosamente anche se cadetti, ritengo doveroso inserirli in una classe particolare e "transitoria" tra gli ignobili che vivevano more nobilium e i nobili già riconosciuti.

Considererei queste persone alla stregua di feudatari, come alcuni studiosi furono anticamente inclini a considerarli e quindi come nobili di diritto molto particolari.

Dico "di diritto" perché le leggi canoniche sui giuspatronati erano internazionali, essendo la Chiesa un'entità a sé le cui leggi erano applicate ovviamente in tutti i regni europei.

I giuspatronati erano, secondo gli studiosi antichi, "frazioni" di potere della Chiesa, che la medesima accettava di cedere a persone ricche e influenti purché curassero cappelle e altari e permettessero a sacerdoti di beneficiare della dote annessa alla cappellania.

Se non era nobiltà questa!

Noi sappiamo infatti che se si godeva ereditariamente di una frazione, anche infinitesima, del governo della propria comunità, si era nobili di diritto.

Dunque, poiché la legge ecclesiastica lo statuiva, perché non sarebbero stati nobili di diritto gli esercenti frazioni di potere ecclesiastico?

I patroni potevano nominare sacerdoti beneficiati al pari di Vescovi...quindi considerando che negli editti ecclesiastici si trovano frasi del tipo "il giuspatronato tende a conservare la nobiltà di una famiglia"...dobbiamo concludere che la Chiesa "nobilitò" i patroni.

Tutto questo, ovviamente, a patto che i giuspatronati fossero di tipo gentilizio e quindi trasmissibili ai maschi.

Sempre nella legislazione ecclesiastica troviamo che potevano esserci due tipi di giuspatronato: quello nobiliare e quello popolare/comunitativo.

L'espressione giuspatronato nobiliare pone fine ad ogni possibile dubbio circa la nobiltà dei patroni.

Non trovate?
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 31 maggio 2011, 16:46

Lungi da me fare l’interprete del trio-docenti … sarebbe opportuno fare un piccolo investimento ed acquistare il libro ( non ho la percentuale, garantisco ;) ).
La materia nobiliare è un po’ complicata ed abbastanza controversa.

La suddivisione tra nobiltà fatto e diritto è solo una delle possibili tra le tante classificazioni che si possono fare , considerando il tipo di studi che stai facendo, non dimenticare che lo Stato della Chiesa era un po’ ai confini del territorio preso in esame, città e borghi retti da nobiltà civica erano numerosissimi e potenti ( addirittura Stati ) ad altre latitudini.

L’unica cosa che mi sento di affermare, ciò perché è un chiodo ben piantato, è che la nobiltà comunque ottenuta : sia venisse conferita dall’alto ( diritto ) o sbocciasse, maturasse e in qualche modo venisse tutelata ( fatto ) , anche e soprattutto in assenza di principi ( v. Venezia e Genova ), era sinonimo di élite di potere, signoril/feudale o popolar/ civica.

Il potere crea diseguaglianza, la diseguaglianza crea potere . Piaccia o non piaccia .
Possiamo usare un termine politicamente più corretto : “ceto dirigente” ma la sostanza non cambia.

Ma c’era qualcosa che dava valore aggiunto al ceto di potere e lo trasformava in autentica nobiltà nell’accezione più piena del termine : Il “more nobilium” , che non proveniva solo ed esclusivamente dal denaro , ma è qualcosa che va ben oltre : una “mélange” di dignità , valori , ideologia ed onore , fierezza , culto degli avi , ed era quello che rendeva una famiglia "diversa" tra la gente.
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda FP » martedì 31 maggio 2011, 19:53

GENS VALERIA ha scritto:Lungi da me fare l’interprete del trio-docenti … sarebbe opportuno fare un piccolo investimento ed acquistare il libro ( non ho la percentuale, garantisco ;) ).
La materia nobiliare è un po’ complicata ed abbastanza controversa.

La suddivisione tra nobiltà fatto e diritto è solo una delle possibili tra le tante classificazioni che si possono fare , considerando il tipo di studi che stai facendo, non dimenticare che lo Stato della Chiesa era un po’ ai confini del territorio preso in esame, città e borghi retti da nobiltà civica erano numerosissimi e potenti ( addirittura Stati ) ad altre latitudini.

L’unica cosa che mi sento di affermare, ciò perché è un chiodo ben piantato, è che la nobiltà comunque ottenuta : sia venisse conferita dall’alto ( diritto ) o sbocciasse, maturasse e in qualche modo venisse tutelata ( fatto ) , anche e soprattutto in assenza di principi ( v. Venezia e Genova ), era sinonimo di élite di potere, signoril/feudale o popolar/ civica.

Il potere crea diseguaglianza, la diseguaglianza crea potere . Piaccia o non piaccia .
Possiamo usare un termine politicamente più corretto : “ceto dirigente” ma la sostanza non cambia.

Ma c’era qualcosa che dava valore aggiunto al ceto di potere e lo trasformava in autentica nobiltà nell’accezione più piena del termine : Il “more nobilium” , che non proveniva solo ed esclusivamente dal denaro , ma è qualcosa che va ben oltre : una “mélange” di dignità , valori , ideologia ed onore , fierezza , culto degli avi , ed era quello che rendeva una famiglia "diversa" tra la gente.


Senza potere non c'era nobiltà, esattamente. Quindi chi non aveva potere ma aveva le qualità per accedere ad esso era potenzialmente nobile ma non legalmente tale.

Come ritieni una persona investita di giuspatronato gentilizio?
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 31 maggio 2011, 23:00

FP ha scritto:Senza potere non c'era nobiltà, esattamente. Quindi chi non aveva potere ma aveva le qualità per accedere ad esso era potenzialmente nobile ma non legalmente tale.

Bartolo da Sassoferrato ( XIV Sec. ) sosteneva ( confutando padre Dante ) che un uomo può essere prudente, giusto e ben disposto eppure se gli manca il potere, se non sa dominare , non può né dirsi né essere considerato nobile.

I direi che lo status nobiliare va ben oltre un passato di potere, magari remotissimo, innanzi tutto era e torna ad essere virtù, ovvero oggi, libero dai privilegi, lo potremmo definire : etica elitaria.


Come ritieni una persona investita di giuspatronato gentilizio?

Il “solito” Bartolo riteneva che: “ da noi in città è nobile chi è reputato tale dal popolo” ed è in questa chiave che andrebbe letta l’investitura di giuspatronato.
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda FP » mercoledì 1 giugno 2011, 0:26

Non posso dar torto né a te né al Sassoferrato...tuttavia, se ragioniamo con l'ottica della morale, finiamo per sfumare oltremodo i confini legali del concetto di nobiltà e quindi andiamo a fare una serie di dilettevoli speculazioni di ordine filosofico, allontanandoci dalla realtà giurisprudenziale dei secoli passati.

Sono d'accordo che il concetto aristotelico o comunque classico della nobilitas costituisca un baluardo dal quale un vero nobile non dovrebbe prescindere, ma è altrettanto vero che la nobiltà e quindi la distinzione nasceva sempre come presunzione, con atto, se mi è concesso dirlo, di forza.

Il più forte è il più nobile, ma non è detto che il figlio del più forte abbia la potenza del padre.

Da qui la possibilità, per il figlio, di dimostrare la continuità con il padre...passate diverse generazioni avo e discendente avranno in comune ben poco.

Sicuramente qualche gene, poi?

Niente, se alla forza non fa seguito anche un sistema di valori trasmesso di padre in figlio...e in questo ti dò ragione.

In ogni caso ogni nobiltà storica è anzitutto esercizio di una forza rispetto a qualcuno più debole; nasce dunque come "sopruso"...è inevitabile [sweatdrop.gif]

Che poi diventi anche un sistema di valori non c'è dubbio [euro.gif]
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Re: Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 1 giugno 2011, 9:16

Bah ! Le scuole di pensiero per secoli si sono interrogati su variegate definizioni di "nobiltà" ( ovvero gentilezza ) tra sangue ,virtù , ricchezza e potenza.

Al termine "sopruso" , decisamente brutale preferisco : eminenza e distinzione.

Considera per esempio che:
I membri di una nobiltà civica ( buona parte della nobiltà italiana ha questa origine ) si distinguevano dal resto della popolazione per qualità varie e molto spesso venivano elette "democraticamente" da uomini liberi e non gravati da condanna ( elettorato passivo ed attivo) tra coloro che apparivano più autorevoli .
I consigli di città o di borgo spesso nascevono così, spontaneamente o su richiesta/imposizione di un principe.
La gestione del potere , non poteva che accrescere questa eminenza , la distinzione tra ceti veniva ( quando veniva ) dopo, in accordo con statuti ( quando c'erano ).

Dovè il sopruso in questi casi ? Quando una famiglia particolarmente potente prende il potere, prevaricando il consiglio civico, vedi formazione di una Signoria.
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