C.Quaratesi ha scritto:Salve!
Un nuovo questito da proporvi riguardo alla possibilità di "datare" un oggetto liturgico in base allo stemma appostovi dal prelato che lo possedeva.
Una delle tante possibilità di cui l'araldica ci permette di avvalerci!
Questa volta tratta di una palmatoria in argento appartenuta a un membro della famiglia Martelli di Firenze. Secondo la scheda compilata dalla Soprintendenza lo stemma "vescovile" col grifone rampante "appartiene al vescovo Giuseppe M. Martelli che resse la diocesi fiorentina dal 1722 al 1740".
Visonato l'oggetto, ho però notato che lo stemma, piuttosto consunto, è sormontato da un galero con tre ordini di nappe 1, 2, 3. Lo stemma peraltro, è definito da fogliami e non è cimato da croce.
Dal momento che il Salvini dice il Martelli "Canonico della metropolitana dal 1698 " ed è noto che "da priore mitrato di S. Lorenzo fu eletto arcivescovo e prese possesso della diocesi il 20 maggio 1722. Rinunziò alla sede il 23 maggio 1741" ...
Beh, già che ci siamo mi permetto di aggiungere una nota sul significato del termine "palmatoria", forse non a tutti noto. Inoltre, da queste brevi indicazioni partirò per cercare di dare risposta ai vari quesiti.
Si tratta di un candeliere basso, per lo più in forma di piattello dotato di manico, portato in palma di mano (da cui il nome), di regola d'argento. L'antico cerimoniale dei vescovi lo definiva "un piccolo strumento, quod vulgo Bugiam vocant, con una candela accesa, anche se il tempo è chiaro, e non vi sia bisogno di luce per leggere". Pur non trattandosi di un'insegna episcopale propriamente detta, era tuttavia un riconoscimento d'onore riservato ai Prelati negli Uffici liturgici. I Romani Pontefici non ne facevano uso. Essa era riservata ai Cardinali, ai Vescovi, ai Vicari, ai Prefetti apostolici, ai Chierici della Camera apostolica, ai Prelati domestici e ai Canonici dei Capitoli che ne avevano il privilegio. Non vorrei sbagliare, ma forse era privilegio anche dei Parroci romani.
...È dunque possibile che da arcivescovo Giuseppe Maria Martelli abbia fregiato il suo stemma con soli tre ordini di nappe (personalmente lo escluderei)?
Potrebbe essere. Nella prima metà del XVIII secolo la consuetudine della distinzione numerica di fiocchi tra Vescovi e Arcivescovi non era ancora così consolidata. Così come non era consolidato l'uso della croce da parte dei vescovi. Elemento che invece si imporrà successivamente come emblema dell'ordine episcopale.
Non è più probabile che abbia fatto incidere tale stemma quando è divenuto canonico (i canonici fiorentini hanno i prilegi dei Protonotari apostolici)?
Più probabile non direi. Possibile sì, per i privilegi di cui parli. I Protonotari avevano diritto alla bugia; i canonici fiorentini avevano gli stessi privilegi di quei Prelati; quindi è possibile che Giuseppe Maria Martelli, adottando uno scudo ornato con cappello da Prelato (6 fiocchi per lato su tre ordini), e potendo far uso della palmatoria, abbia fatto incidere già da prima del suo episcopato il proprio stemma sull'oggetto. Ma dobbiamo tenere presente la questione della non consolidata prassi di cui sopra per gli stemmi arcivescovili.
Con quale immagine avrebbe invece timbrato il suo scudo da priore mitrato?
Difficile dirlo, con certezza. Una chiara codificazione in materia non è mai stata data. Se era mitrato avrebbe potuto timbrare il proprio scudo con la mitria. Visto che era canonico della metropolitana (titolo che avrà conservato anche da priore), avrebbe potuto usare come timbro il cappello prelatizio. Ornamento araldico usato dai priori era poi la mazza priorale...
In sostanza, la palmatoria può ragionevolmente essere datata - grazie agli elementi araldici - ante 1722?
Caterina
In sostanza, direi che dobbiamo rimanere, in assenza di altri elementi esterni, in un ragionevole dubbio.