Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini
mi sa che è un argomento ostico per molti . . . ![hmm [hmm.gif]](./images/smilies/hmm.gif)
FP ha scritto:Devi tenere presente che, per le bolle di Sisto V e Clemente VIII, le comunità erano rette secondo queste linee generali:
a quali bolle ti riferisci?
CONSIGLIO GENERALE
(1 membro per fuoco)
--> Nomina, mediante votazione con bussolo di civili (esclusi plebei) su liste di nomi triple
CONSIGLIO PUBBLICO --> NOBILTA’ PER CHIROGRAFO 1757
(Membri di famiglie civili: possidenti, negozianti, esercitanti arti liberali, soldati, privilegiati)
Con approvazione del Buongoverno (nobiltà dichiarativa).
A Castelfidardo le famiglie civili che detenevano il governo erano quelle cui era stata concessa la cittadinanza. Posso farti l'esempio di una famiglia in vista, ricca, con possidenze considerevoli (immobili e fondi in paese, immobili e terreni fuori dal paese) ed un'attività artigianale florida che però rientrava nel ceto degli artieri.
--> Mediante estrazione dal bussolo dei consiglieri nobili
MAGISTRATO --> PATRIZIATO PER BOLLA 1746
(Sindaco e 2 officiali oppure Gonfaloniere e 2 priori)
Con approvazione del Buongoverno.
A Castelfidardo il magistrato era: Gonfaloniere + 2 Priori
Poiché i consiglieri eletti per bussolo dovevano essere confermati dal Buongoverno, evidentemente i plebei presi a Castelfidardo nella classe degli artieri e dei contadini erano ritenuti meritevoli di ricoprire quell'incarico Sì, certamente. Se leggi il mio primo post ci trovi proprio un'affermazione del genere, trascritta pari pari dalla seduta consiliare del 1802 a cui mi riferisco; magari avevano acquisito fortuna e notorietà pur restando ancora, di fatto, nel loro ceto plebeo. Proprio così!
In ogni caso il Buongoverno aveva diritto di veto e avrebbe sicuramente escluso persone "impossidenti" o vili.
Riguardo il chirografo del 1757 so quello che ti ho scritto. I consiglieri aggregati in città e terre libere e quindi ratificati dal Buongoverno erano nobili di diritto dopo esserlo stato "de facto" (more nobilium o "splendore locale"). La nobiltà dei consigli generali è infatti dichiarativa (cfr Squarti Perla); coloro che facevano parte dei consigli erano riconosciuti nobili e non creati nobili, perché la nobiltà è uno status privilegiato che si acquisisce col tempo e può solo essere sanzionata dall'autorità, mai creata ex novo. Questo è in linea con quanto cita anche Zenobi. Ovviamente concordo!!
RFVS ha scritto:FP ha scritto:Quindi quelle dieci persone (10 famiglie) aggregate nella prima restaurazione pontificia del 1802, secondo te sono da considerare a tutti gli effetti nobili in Castelfidardo ?
FP ha scritto:RFVS ha scritto:FP ha scritto:Quindi quelle dieci persone (10 famiglie) aggregate nella prima restaurazione pontificia del 1802, secondo te sono da considerare a tutti gli effetti nobili in Castelfidardo ?
Secondo gli studi che entrambi abbiamo fatto si, non credo possano esserci dubbi a riguardo. Certo chiaramente furono Nobili di Castelfidardo fino al 1870, perché come sai la Consulta non riconobbe che nobili di città (e nemmeno di tutte le città!).
Sono d'accordo!
FP ha scritto:Per specificare meglio: il solo appartenere a un ceto, a meno che non si abbiano antenati aggregati, non è sinonimo di nobiltà ma solo di "lustro della famiglia" (more nobilium). La nobiltà ufficiale si ha a partire dall'aggregazione, approvata dallo Stato e quindi in questo caso dal Buongoverno, nel Consiglio Generale o Pubblico (il nome variava)certo!. Siccome poi praticamente tutte le città dello Stato erano a piazza aperta, la distinzione tra patrizi e nobili consisteva semplicemente nel diverso onore che acquisivano magistrati e consiglieri; i primi erano patrizi e i secondi nobili, in linea di massima. In alcuni comuni invece il ceto dei Primi Priori era quello patrizio, quello dei Secondi Priori quello dei nobili. Però in tutto lo Stato più o meno si seguivano le stesse linee generali.
In linea di massima sì. L'ordinamento di Castelfidardo era invece molto restrittivo ed anzi, fino appunto a quella seduta del 22.04.1802 la piazza era chiusa in modo netto alle persone di ceti che non godevano la cittadinanza di Castelfidardo e vi potevano essere aggregate o persone del ceto cittadino oppure nobili forestieri, che in genere erano aggregati in modo onorifico (nel c.d. Bussolo degli Onorari) in caso avessero avuto possedimenti nel territorio comunale.
All'interno del ceto cittadino invece vi era piena uguaglianza tant'è che, come ho accennato, la suddivisione in gradi del Consiglio e dei Priori riguardava solo l'anzianità di aggregazione della persona in quanto le famiglie di reggimento erano tutte dello stesso ceto.
Ah, le bolle cui mi riferisco sono:
Bolla di Sisto V del 21-1-1858 «Immensa aeterni Dei»
Bolla «Ad summum Apostolatum» di Clemente VIII del 10-5-1588
Bolla De Bono Regimine detta «Pro comissa» del 15-8-1592.
Notizie sull’ordinamento clementino puoi invece attingerle da «Archivio della Sacra Congregazione del Buon Governo (1592-1847)» di Elio
Lodolini, Roma, 1956. In questo libro trovi le linee generali della Congregazione dettate alle comunità per l'elezione di consiglieri e magistrati.
Mille grazie anche per le bolle, così vedo di rimediarle
RFVS ha scritto:
Mille grazie anche per le bolle, così vedo di rimediarle
Torna a Storia di Famiglia e Genealogia / Family History and Genealogy
Visitano il forum: Google [Bot] e 25 ospiti