Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
Salvanèl ha scritto:Potreste aiutarmi nell’identificazione di uno stemma?
Dipinto su ceramica cinquecentesca di probabile manifattura urbinate.
http://img203.imageshack.us/i/zzzcr00003hd.jpg/
http://img171.imageshack.us/i/zzzcr00004hd.jpg/
SAPIES DOM[I]NABITVR ASTRIS su un piatto, su un altro/altri
SAPIES DOMIN[V]S [LA]BITVR AST[R]IS
Ho tentato inutilmente di ritrovare il motto nei repertori del Chassant – Tausin, del Gelli e del Padiglione.
Vasellame con questo stemma e motto è presente in molti musei europei ed americani, fra questi il Museo Correr, il Civico di Bologna, il British Museum, il Museo di Cluny ed è passato in asta recentemente da Gazette Drouot.
Nei cataloghi di questi musei lo stemma non è stato ancora individuato e l’artista è noto come “Painter of the Arms SDA” dal motto.
messer giorgio ha scritto:...uno spunto da accertare o da scartare
http://www.auction.fr/FR/vente_peinture ... _1550.html
![nono [nono.gif]](./images/smilies/nono.gif)
adj ha scritto:messer giorgio ha scritto:...uno spunto da accertare o da scartare
http://www.auction.fr/FR/vente_peinture ... _1550.html
Ehm, se non si è iscritti, niente immagine!
Néanmoins, les armoiries n'ont pas encore été identifiées de façon certaine mais Corrado Leonardi a suggéré qu'elles appartenaient à Latino Brancaleoni de Mercatello sul Metauro, vicaire général du Cardinal Giulio Della Rovere.
Salvanèl ha scritto:Ho tentato inutilmente di ritrovare il motto nei repertori del Chassant – Tausin, del Gelli e del Padiglione.
GALEAZZO MARIA SFORZA, “VIR SAPIENS DOMINABITUR ASTRIS”
Galeazzo Maria Sforza, fratello del Moro e duca di Milano prima di
lui, credeva all’astrologia e si faceva fare oroscopi, com’era costume
del tempo, ma senza esagerazioni. Gli fu donato il bell’Oroscopo di
cui si è parlato e che si conserva ancora oggi a Milano: in esso è previsto
un futuro radioso per il giovane duca di Milano. C’è da dire che
Raffaele Vimercati non azzeccò la previsione, visto che Galeazzo
Maria morì assassinato in seguito a una congiura di tre nobili milanesi,
a soli 33 anni!
Le carte sforzesche dicono che, durante il suo ducato, a Milano vissero
numerosissimi astrologi: ci sono rimasti i calcoli astrologici di
Francesco Montagna, Giovanni Antonio Marliani “fisico ducale” (una
nipote del quale fu anche a lungo amante del duca), Pietro Bono
Avogario da Ferrara, Marsilio da Bologna, Pietro Antonio da Aquila,
Francesco de’ Medici detto de’ Busti “artium et medicine doctor”…
Marsilio da Bologna scrisse per Galeazzo il motto: “Vir sapiens dominabitur
astris”, che anni dopo Ludovico il Moro avrebbe fatto
incidere sulla croce della cattedrale di Coira.
messer giorgio ha scritto:Néanmoins, les armoiries n'ont pas encore été identifiées de façon certaine mais Corrado Leonardi a suggéré qu'elles appartenaient à Latino Brancaleoni de Mercatello sul Metauro, vicaire général du Cardinal Giulio Della Rovere.
Giorgio Picchi (Casteldurante, ca. 1555 – Casteldurante, 16 aprile 1605) è stato un pittore italiano.
Biografia [modifica]
Giorgio Picchi nasce a Casteldurante (oggi Urbania) attorno al 1555 dal maiolicaro Angelo di Giorgio e Giacoma di Giulio Venanzi. Nella cittadina roveresca trascorre la sua infanzia. Dopo la morte di Michelangelo (1564), il padre Angelo raggiunge a Roma Antonio del Franzese, già servitore del maestro fiorentino e sposo di Giovanna di Ludovico Picchi, cugina di Giorgio. Nella vaseria di famiglia, Picchi vede sfornare i vasi istoriati, o quelli lustrati in Roma nella bottega del parente Luca Baldi, già allievo di suo nonno Giorgio il vecchio e collaboratore degli Andreoli di Gubbio. La pratica con le storie mitologiche e bibliche dipinte su ceramica, le sue doti nel disegno che superavano i limiti imposti dagli spazi e dalla tecnica della maiolica, favorirono l'affrancamento del giovane Giorgio dall'ambito più artigianale della ceramica e lo attrassero verso la pittura.
Con l'eugubino Felice Damiani, Picchi dipinge a Piobbico la sala Greca del Palazzo Brancaleoni nel 1585.
Per il duca Francesco Maria II dipinge nel 1602 il Paradiso per la cappella Della Rovere a S. Francesco.
Nelle ceramiche dei Picchi, le cromie tradizionali della maiolica durantina si contrastano esaltandosi. Sotto l’effetto del fuoco la ramina raggiunge la brillantezza dello smeraldo, il giallo la preziosità dell’oro. I motivi decorativi rielaborati e deformati dalla fantasia e dall'improvvisazione si dispongono seguendo le partiture naturali delle fogge a balaustra. Gli elementi classici, come le cornucopie, i trofei, le corone di alloro, la frutta e i mostri marini, le erme o i paesi, sono sorvegliati da putti e da cherubini dalla faccia mostruosa e indelicata. È uno stile spensierato dove il culto per l’antico convive con il gusto per un grottesco popolare, in una rivisitazione operata dallo spirito genuino del “vasaro”. Su questo humus fiorirà la pittura “allegra” di Giorgio Picchi il giovane.
bardo ha scritto:l'arma partita con quella della Rovere (se della Rovere si tratta)


Visitano il forum: Nessuno e 7 ospiti