Visto che mi si sollecita (in privato) a non mollare l'osso, eccomi...
Tilius ha scritto:Il bello di un "blasone meramente descrittivo" (e tutti i blasoni a conti fatti lo sono...) é proprio che non richiede di avere il disegno accanto.
E' descrittivo (e in apparenza accuratamente tale, in base all'esperienza intuitiva di tutti) anche dire che il sole sorge, giunge all'apice (zenit) e tramonta tutti i giorni: solo che è fuorviante, induce a pensare che è così perchè si muove in cerchio attorno alla terra, tant'è vero che Giosuè con l'aiuto del suo amico Javè poteva fermarlo per qualche ora: senza una mappa del sistema solare accanto (o senza elaborate osservazioni, calcoli e deduzioni,
provando e riprovando e anche facendo tanti errori durante il percorso) non si capisce che il moto del sole è solo apparente e che quella che si muove in tondo è la palla su cui siamo noi. Non basta descrivere, neanche se lo si fa bene, bisogna spiegare.
Pretendi di tracciare una cosa che sta a metà fra il profilo psico-attitudinale dell'originale ideatore dello stemma... e l'oroscopo del medesimo.
Pretenderei di spiegare le
res, non gli oroscopi, le psicopomperie e altre inesistenze simili: nello specifico, spiegare come l'ideatore dello stemma in questione lo ha costruito. E siccome sono convinto che quello fosse un vaiato, come ha messo insieme i pezzi di pelliccia di cui disponeva quando se l'è inventato. Ma anche se pensiamo che aveva a disposizione un fascio di onde neboluse di varia tinta, come le ha combinate per giungere all'oggetto che vedevamo.
In ogni caso, anche se ci accontentassimo di descrivere, dobbiamo descrivere bene: cosa che quel blasone non faceva, o non del tutto (perché non specificava che le nuvole bianche arrivano a toccare la partizione e perché induceva a pensare che fosse troncato d'argento e d'argento): senza disegno accanto da cui ricavare le informazioni mancanti o errate, la descrizione era incompleta e fuorviante o più che altro, nell'accezione intesa (troncato bianco e rosso) agrammaticale, non nel senso della grammatica araldica, ma della grammatica
tout court, cioè dell'apparato cognitivo umano. Infatti
Confesso che anch'io leggendo quel "dello stesso" per la prima volta l'ho inteso come riferito alla campitura del 1°, cioé all'argento.
Piccioli ma pesantissimi esempi del fatto che il primato del "logos" é tutto da dimostrare: Cielo & Terra esistevano egregiamente ben prima che i grugniti umani turbassero l'aria o addirittura venissero tracciati in forma simbolica su un supporto scrittorio.
[...] abbiamo visto recentemente molti stemmi che graficamente (cioé "avendo il disegno a fianco") sono semplici, intuitivi, eleganti, immediati... e che invece, allorquando ci si attenta di produrne una descrizione a parole, i risultati dell'improba e velletaria operazione sono, dopo tanta fatica, vieppiù pietosi.
Chiaro che l'universo esisteva da molto prima che l'uomo lo popolasse, da qualunque parte vogliamo o pensiamo che sia saltato fuori: da questo punto di vista il
prius sono le
res, chiaro: ma finché l'uomo non le nomina e non le spiega, sono
res in certo senso 'inutili', quanto meno imperfette. Dal punto di vista dell'uomo, il
prius fondante è la nominazione, cioè un fatto di lingua, a cui segue la rappresentazione in qualche forma (grafica, simbolica, figurativa, matematica, ecc.), cioè la progressiva comprensione-spiegazione scientifica del reale e la sua eventuale riproduzione tecnica.
Il problema allora è di nuovo quello di prima: l'appropriatezza e adeguatezza del linguaggio con cui avviene la nominazione-apprensione del reale. E ciò pone una volta di più il problema dell'adeguatezza del linguaggio araldico attuale, che come tutti i linguaggi tecnici formalizzati rischia di non saper cogliere la complessità del reale o di doverla semplificare a forza per farla rientrare nei suoi schemi precostituiti (la discussione sull'enigma trecentesco di Salvanèl ne è stata un buon esempio), oppure (come in questo caso) di restare solo alla superficie delle cose e anche in modo impreciso. Come dici giustamente tu
Siamo noi araldisti - pardon, siete VOI araldisti
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- che ragionate sempre e comunque in termini blasonici stretti. Gli ideatori di stemmi, almeno in epoca antica, si facevano molti meno problemi e spesso palesemente non avevano cognizioni araldiche... o non ne avevano di particolarmente approfondite. Con risultati comunque egregi)[/i].
Non solo gli ideatori di stemmi, anche i loro blasonatori, cioè gli apprensori di quelle
res lì, che parlavano 'normale' (savojardi a parte, a quanto pare da un'altra recente discussione) e quindi in modo molto più fluido e duttile a cogliere la specificità del reale di turno...
Mi fermo qui perché è mezzanotte, spero di aver reso l'idea, magari riprenderemo il discorso domani o dopo...