Salve
Stamani mi è stato recapitato il catalogo della mostra:
Siviero Collezionista del sacro Regione toscana 2011
29 gennaio - 25 aprile 2011
Firenze-Museo Casa Siviero
a pagina 38 leggasi quanto sotto riportato:
OSTENSORIO
Manifattura toscana, secondo quarto XVII secolo
Rame fuso, cesellato e dorato, argento fuso, sbalzato e cesellato
(placchette sulla base e sferette), altezza cm 48,5; diametro raggiera cm 20
Firenze Museo Casa Rodolfo Siviero, inv.19D
L'ostensorio, dorato in tutte le sue parti, presenta nella base e nel fusto la tipica struttura del candeliere.
La base tronco-piramidale, leggermente sagomata, è sorretta da zampe leonine e definita sugli spigoli da foglie d'acanto e volute embricate, le tre facce, ornate da cornici a nastro che generano campi ovali, ospitano piccoli rilievi in argento: due testine angeliche e uno scudo a testa di cavallo con sei palle sormontato da un galero con quattro ordini di mappe, cordoni annodati e croce in palo.
Il fusto è articolato in nodi a vaso e a balaustro, pausati e collegati alla base e alla mostra da una serie di rocchetti torniti.
Un cherubino, emergente dal coronamento ovale del fusto, sorregge con le proprie ali la mostra dell'ostensorio, costituita da una teca circolare a raggiera con dardi lanceolati e fiamme.
Quattro dardi sono terminati da perle argentee, mentre quello alla sommità è sormontato da una crocetta apicale.
Esempio piuttosto precoce della tipologia "a sole" o "romana" che si affermerà definitivamente dalla metà del Seicento, l'oggetto può essere datato al secondo quarto del secolo XVII per confronti con manufatti simili: l'ostensorio della chiesa dei Santi Michele e Donato a Livizzano (Montespertoli), realizzato nel 1624 e quasi identico nel fusto tornito e nella raggiera, e quello,datato 1632 proveniente dalla chiesa di San Pietro a Monticelli col quale condivide la forma e i decori della base. Anche la scelta di limitare gli ornati a figure fogliacee e cherubini con "drappo a bavaglio", rientra nel gusto delle oreficerie toscane dell'epoca, non ancora travolte dal fasto barocco: la tecnica a fusione del resto, non invita per sua natura a un'ornamentazione complessa o in forte aggetto.
Il materiale poco prezioso adottato - in un epoca la cui maggior parte dei vasi sacri viene eseguita in argento per il crollo del prezzo del metallo dovuto allo sfruttamento intensivo delle miniere americane - denuncia la provenienza della custodia eucaristica da una chiesa o da una cappella non molto importante.
Anche le perle sulla raggiera - retaggio dell'oreficeria tre-quattrocentesca-sono indice di una bottega orafa provinciale, o almeno periferica. Ciò francamente, contrasta con lo stemma applicato sull'ostensorio, che lo configura come dono di un alto prelato. un cardinale o un arcivescovo appartenente ai Medici oppure, data l'impossibilità di verificare i colori degli smalti, ai Mansi di Lucca.
Non è neanche da escludere l'ipotesi che l'ostensorio attuale sia il frutto di una ricomposizione di suppellettili diverse: pratica frequentatissima fino a tutto il XVIII secolo - quando gli arredi ecclesiastici erano considerati ancora oggetti d'uso e non pezzi da museo - ripresa poi, per fini commerciali, dagli antiquari-restauratori del'Ottocento.
La scheda è di Diletta Corsini
Bibliografia:
Scheda OA 09/00190982, compilata da L.Bencini (1989)
inv. Patr. 1991, p.54 n.550
Il catalogo illustrato a colori si compone di pp.74 su 33 oggetti esposti ed è corredato da una bibliografia essenziale che copre il periodo 1286 - 2000.
Salutissimi

