Enigma trecentesco

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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 12 gennaio 2011, 15:15

Battute a parte, ci sono stati notai con interessi teologici, storici, agiografici, poetico-letterari, scientifici, alchemici, ecc. e con importante produzione di opere nei rispettivi campi. In un caso come questo potrei vederci bene un interesse matematico o appunto filosofico. Vedi ad es. la rilevanza matematica del motivo a bipenni in http://www.matematita.it/materiale/?p=c ... 26&im=4599, postato il 4 gennaio da C. Quaratesi. Però di questi pare che si sappia effettivamente troppo poco per andare oltre le ipotesi.
Un contro è immaginare che
Salvanèl ha scritto:Il notaio potrebbe aver adottato il motivo dello scaccato per il tabellione colpito dalla magia del disegno per poi adottarlo come stemma. Così come avviene per gli stemmi che adottano la marca mercantile o il segno di casa.

e fin qua possiamo essere d'accordo, salvo andare in cerca di dove/come potrebbe averlo visto e esserne rimasto colpito, ma se poi
I tabellioni dei notai Brez del XV secolo non corrispondono allo stemma

il palco casca, o per meglio dire la tappa intermedia del tabellione non esiste e rimaniamo nel campo delle ipotesi...
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 19 gennaio 2011, 15:05

C.Quaratesi ha scritto:Forme ovaleggianti (rettangoli "lobati"?) ruotate a formare motivi decorativi si ritrovano anche in Santa Reparata, ma non formano tassellazione: sono le pelte, scudi antichi.
D'altronde la stessa forma dell'ancile assomiglia un poco- ma solo un poco - a quella del pavesino...
Che c'entrino gli scudi, in questo stemma? Sarebbe araldica al quadrato!

Eh, già, pare proprio di sì, almeno in forte misura...
L'immagine seguente è tratta dal recentissimo volume di Antonio Salvi, Iscrizioni medievali nel territorio ascolano. Documenti epigrafici con relative note storiche, Ascoli, ISSM, 2010
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Tavole f.t., Fig. 2 - Macerata, Stemma di Giovanni da Porchiano di Ascoli (s. XV)
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda contegufo » mercoledì 19 gennaio 2011, 21:21

Salve

Ma lo scudo a cosa si ispira allora?
I Pavesini ancora non erano stati inventati mentre l'ascia sì che esisteva e da tempo .......

Saluti
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda StefanoM » giovedì 20 gennaio 2011, 12:32

Comunque la TARGA TORNEAREA era stata già proposta..... ;)

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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » giovedì 20 gennaio 2011, 14:24

StefanoM ha scritto:Comunque la TARGA TORNEARIA era stata già proposta..... ;)

Vero, ma questa di Macerata è ancora più simile alla bipenne, anzi praticamente identica se non fosse per la tacca e la punta...
Quanto al fascino che lo "scaccato di bipenni" esercita anche in tempi moderni (e in forma "libera" e anaraldica):
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tela di ignoto artista contemporaneo, vista l'altra sera in pizzeria: qualcuno ha commentato "sembrano sagome di donne", e ha anche ragione ;)
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda adj » giovedì 20 gennaio 2011, 14:30

Scaccato di nove-sei-nove... [angel]
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » giovedì 20 gennaio 2011, 15:23

Sarà per questo che a mister X gli è piaciuto? [dev.gif]
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda C.Quaratesi » giovedì 20 gennaio 2011, 15:37

Ancora su scudi e asce bipenni. Visto che la discussione ha preso una piega iconografica (e un tantino ludica) ricordo che c'è un denominatore comune, e antico, fra gli scudi "incisi" (pelta, ancile...) e le asce bipenni: sono le armi delle Amazzoni! (E. Polito, Fulgentibus armis.Introduzione allo studio dei fregi d'armi antichi, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 1998 - 256 pagine, in anteprima su Google libri), Pag. 45 e57 e 61. e Vocabolario settoriale campo SGTI scheda RA a cura di M.L. Bruto SGTI: AMAZZONOMACHIA : "Nel periodo che va da Adriano a Costantino si distribuisce la numerosa serie di sarcofagi con Amazzoni.
Il trattamento delle superfici e il moltiplicarsi delle figure sui sarcofagi tradisce l'origine greca delle scene,forse un modello pittorico. Le Amazzoni sono rappresentate con corto chitone, seno nudo, con scudo a pelta e doppia ascia".

Gli antichi che tassellavano i pavimenti di scudi incisi e/o asce bipenni probabilmente erano consapevoli di calpestare le armi delle fiere donne guerriere (il notaio trentino non credo, però).

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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » venerdì 21 gennaio 2011, 10:16

C.Quaratesi ha scritto: c'è un denominatore comune, e antico, fra gli scudi "incisi" (pelta, ancile...) e le asce bipenni: sono le armi delle Amazzoni! [...] "Le Amazzoni sono rappresentate con corto chitone, seno nudo, con scudo a pelta e doppia ascia". Gli antichi che tassellavano i pavimenti di scudi incisi e/o asce bipenni probabilmente erano consapevoli di calpestare le armi delle fiere donne guerriere.

Scaccato amazzonico dunque... e forse altrettanto evocativo di quello 'numerico' suggerito da Adj... ;)
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Tilius » venerdì 21 gennaio 2011, 10:33

Sì... scaccato forestale pluviale... :roll:
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Salvanèl » venerdì 21 gennaio 2011, 10:54

Sul sarcofago, accollato all’ormai famoso “stemma delle bipenni”, c’è quello della famiglia Calepini, anche questo di non facile blasonatura. Ne esistono in città molte raffigurazioni con almeno 6 varianti. Essendo molto deteriorato quello del sepolcro, allego la foto di uno stemma Calepini scolpito nello stipite di una finestra di Palazzo Lodron a Trento.

Immagine

Questo palo particolare, non contemplato dai repertori italiani e francesi, è poco noto anche agli araldisti tedeschi. Sconosciuto al monumentale WAPPENBILDERORDNUNG (Symbolorum armorialium ordo), herausgegeben vom Herold, Verein für Heraldik, Genealogie und Verwandte Wissenschaften zu Berlin, bearbeitet von J. Arndt und W. Seeger …, Neustadt an der Aisch 1996, è considerato solo da LEONHARD W., Das große Buch der Wappenkunst : Entwicklung – Elemente – Bildmotive – Gestaltung, München 1984, p. 141, n. 22 , che lo definisce “Wolkenpfahl”, termine che ripropongo nella traduzione italiana “palo nebuloso”. Siete d’accordo?

E cosa mi dite di quest’altro? Sempre della stessa famiglia.

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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda adj » venerdì 21 gennaio 2011, 11:13

Il primo ricorda forse più un merlato, un po' "arrotondato", che non un nebuloso.
Che ne dite di: Palato contromerlato ritondato? (ma mi attendo sani colpi di corniolo...)
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » venerdì 21 gennaio 2011, 16:24

Sono entrambe varianti del nebuloso (più o meno contro-, doppio-, ecc.), ma ho scoperto la settimana scorsa che per gli antichi il nebuloso era di fatto il modo normale di realizzare il vaio e il vaiato (infatti è detto anche 'vaio antico'; il termine che trovo nella fonte è variatum a designare fasce (contro)nebulose), quindi storicamente queste sono varianti del vaio/vaiato, da blasonare appropriatamente in quei termini
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Tilius » venerdì 21 gennaio 2011, 18:44

Franco Benucci ha scritto:ma ho scoperto la settimana scorsa che per gli antichi il nebuloso era di fatto il modo normale di realizzare il vaio e il vaiato (infatti è detto anche 'vaio antico'; il termine che trovo nella fonte è variatum a designare fasce (contro)nebulose), quindi storicamente queste sono varianti del vaio/vaiato, da blasonare appropriatamente in quei termini


Interessante. Maggiori dettagli?
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 21 gennaio 2011, 18:59

Salvanèl ha scritto:Sul sarcofago, accollato all’ormai famoso “stemma delle bipenni”, c’è quello della famiglia Calepini (...) Questo palo particolare, non contemplato dai repertori italiani e francesi, è poco noto anche agli araldisti tedeschi. Sconosciuto al monumentale WAPPENBILDERORDNUNG (Symbolorum armorialium ordo), herausgegeben vom Herold, Verein für Heraldik, Genealogie und Verwandte Wissenschaften zu Berlin, bearbeitet von J. Arndt und W. Seeger …, Neustadt an der Aisch 1996, è considerato solo da LEONHARD W., Das große Buch der Wappenkunst : Entwicklung – Elemente – Bildmotive – Gestaltung, München 1984, p. 141, n. 22 , che lo definisce “Wolkenpfahl”, termine che ripropongo nella traduzione italiana “palo nebuloso”. Siete d’accordo? (...)

Assolutamente sì.

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