da Vincenzo50 » mercoledì 18 febbraio 2015, 14:29
il nome della moglie a me risulta Olga
qui sotto ho riportato un pezzo di un articolo trovato in rete.
Vincenzo
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Viaggiare in Polesine
di Enzo Scanferlini
Ventaglio n. 42 - Gennaio 2011
STORIA-TRADIZIONI
L’arteria più importante caratterizzante il territorio polesano in epoca romana si trovava nel Delta ed era rappresentata dalla via Popillia, sul cui tracciato si sovrappose poi la Romea, in grado di unire l’Italia all’Europa centro-orientale. A seguito di eventi naturali, però, essa fu ben presto interrotta e, alla caduta dell’Impero, non godette più della normale manutenzione. Così il territorio polesano piombò in un isolamento che durò per molti secoli.
Alla fine del ‘700 la mobilità delle persone e delle merci era ancora seriamente ostacolata dalle pessime condizioni della viabilità solo seguendo gli argini era possibile sfuggire al pantano che rendeva impraticabili le poche strade esistenti, caratterizzate, tra l’altro, dal fondo in terra o in sabbia. Spesso era possibile spostarsi solo a piedi, dato che le vie non permettevano il transito dei carri e dei cavalli.
Una situazione di tal genere, comunque, non sembrò manifestare la gravità che avrebbe potuto avere altrove, a causa della scarsità di abitanti. Risulta, infatti, che negli ultimi anni del ‘700 la popolazione dell’intera Provincia non raggiungesse le 100.000 unità.
Le prime strade
Le prime strade con fondo ghiaioso comparvero solo verso la prima metà dell’800 ma permisero collegamenti più agevoli solo verso il Padovano. Nel 1855, infatti, fu approntata l’Adria-Cavarzere, che, oltre l’Adige, si collegò alla già esistente strada per Piove di Sacco. Contemporaneamente si costruì pure la Rovigo-Adria, che nel capoluogo confluì nella via postale. Quest’ultima, lastricata a ciottoli, intersecava il Polesine da Polesella a Boara, per proseguire verso Monselice e Padova soltanto dopo che, nel 1857, fu realizzato il primo ponte di legno sull’Adige. Fu detto anche il “ponte di Sissi” perché costruito nel periodo del dominio austriaco, al tempo della vivace imperatrice.
Un serio impedimento alle comunicazioni era rappresentato dal gran numero di corsi d’acqua caratterizzanti il territorio. Loreo, completamente circondata da fiumi e canali, a causa del loro regime incostante, non poteva neppure fruire di tali corsi come stabili vie di comunicazione.
Il quadro che del Polesine ci dà il Bocchi, attorno alla metà dell’800, è tutt’altro che confortante tutta la provincia appare ancora soggetta a continui allagamenti che rendono malsana l’aria per il proliferare delle zanzare e trasformano il territorio in un immenso pantano, del tutto inagibile; la popolazione è descritta come estremamente povera e ignorante, “tanto da essere paragonata a quella della Beozia” (sic).
Dalle sue pagine affiora, comunque, la speranza in un futuro migliore, fondata sull’opera delle nuove idrovore meccaniche. La prima applicazione nel Polesine della forza del vapore per prosciugare le terre avvenne a poche chilometri da Adria, nella tenuta di Forcarigoli, di proprietà della baronessa Olga Salvagnini Bujacivich. Per molto tempo ancora, tuttavia, i luoghi più bassi ed umidi, specie nei pressi di Loreo, continuarono ad essere tenuti a risaia, con grave pregiudizio per la salubrità dell’aria e per la viabilità.