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QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Franco Benucci ha scritto:Ho detto verbum, non Verbum e non ho scomodato Deus: cioè ciò che rende uomo l'uomo è la facoltà linguistica di nominare le cose, da cui la priorità del logos sull'imago nello stabilire il livello pertinenziale e quindi anche nel definire i colori dell'araldica. Niente teologia, niente off topic, solo un gradino di riflessione in più su quello che stavamo discutendo(...)
É vero, caro Franco: hai usato le minuscole, e non hai scomodato Deus.
Ma hai menzionato l'Evangelista (Gio 1,1) che usa le maiuscole, e non certo per caso.
Inoltre San Giovanni scrive di Deus, e non certo di stemmi.
Parrebbe che quel che contraddistingue l'uomo sia anche la capacità ideale di astrazione, dalla quale discendono le capacità concrete di palesare il pensiero, in forma sia materiale (gli oggetti) che immateriale (la parola).
Franco Benucci ha scritto:Se è per questo l'altro giorno ho scherzosamente citato anche Manzoni, de Amicis e Benedetto XVI, ma non per questo volevo invadere i loro argomenti, era solo un modo per usare (e adattare) una frase famosa allo scopo nostro.
Caro Franco, l'importante ècapirsi.
Hic et nunc, per farlo, abbiamo solo il logos (neanche a farlo apposta...).
Ma nella sua forma deteriore, quella di un messaggio di poche righe, e privo delle altre componenti umane (labiale, gestuale, ecc.) che caratterizzino il contenuto come invece meriterebbe.
Non mi riferivo a priorità cronologia, ma concettuale, legata appunto alla capacità di astrazione dell'essere umano, eminentemente razionale. Tra uno che mi fa un disegno e ci mette una certa tinta, magari argentata, e uno che mi dice "quello è bianco", DEVO privilegiare ciò che mi dice il secondo, perché quella è l'espressione del valore astratto, pertinente, emico, di competenza, ecc. di quella tinta, anche se la sua realizzazione concreta, etica, di esecuzione/performance, ecc. è un po' diversa da quella canonica.
Tutto qui, il resto è a dimostrazione, esemplificazione, ecc. e la diacronia viene dopo
si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:L'importante è capirsi. Hic et nunc, per farlo, abbiamo solo il logos.
Ma nella sua forma deteriore, quella di un messaggio di poche righe, e privo delle altre componenti umane (labiale, gestuale, ecc.) che caratterizzino il contenuto come invece meriterebbe.[/b][/u]
Perché? Forse che un testo telegrafico (che so, "obbedisco": l'anno prossimo forse andava di moda) è meno esplicito e chiaro di un paludato discorso parlamentare?
Sì, però per uno che ti dice "quello è bianco", trovi l'altro che ti dice "quello è argento"...
...e tu m'insegni che, se ci infognassimo nel relativismo, davvero non ne usciremmo più.
Proviamo ad andare oltre alle citazioni ed alle teorie, restando ai fatti?
Già, appunto, il fatto è che tutti (o quasi) gli araldisti e prosopografisti medievali dicono "bianco" (o "giallo"), anche se a volte il loro addetto agli effetti speciali (miniatore) poi disegna argento (o oro)...
Sapete che ci sono alcune lingue africane in cui i colori sono bianco-rosso-nero e stop: magari uno vede anche marrone, verde, blu, giallo, viola, e perfino oro e argento, però ciò non è pertinente: pertinenti sono solo le aree dello spettro i cui valori cardinali sono quei tre, e a quelli vanno ricondotti tutti gli altri. Il nostro sistema è un po' più ricco di pertinenze, però lo stesso oro e argento non sono colori a sè stanti, solo realizzazioni particolari del giallo e del bianco, diciamo se volete giallo metallizzato e bianco metallizzato: forse che una macchina-automobile color blu metallizzato non è blu?
Giusto meno di un mese fa, qui: viewtopic.php?f=1&t=11941, c'era chi sosteneva a ragione che "i colori araldici sono meramente "concettuali", vi sono differenti tonalità possibili, dipendenti dalle diverse variabili (epoca, luoghi, gusto della committenza o degli artefici etc.) ma non si è mai codificato "il" blu o "il" rosso araldico": perché mai per bianco e giallo la cosa dovrebbe essere diversa e sclerotizzata sulle varianti metallizzate?
É un fatto che Efesto, il fabbro divino, nella sua fucina forgiasse anche scudi. Metallici, obviously.
Uno per tutti? Lo scudo di Achille. Minuziosamente "blasonato" da Omero nell'Iliade. Ribadisco la presenza delle virgolette.
E' un fatto? Toh, guarda, credevo che fosse una leggenda... chiedo venia, qual è il documento che ne parla? ribadisco, il documento, non la poesia
Franco Benucci ha scritto:Già, appunto, il fatto è che tutti (o quasi) gli araldisti e prosopografisti medievali dicono "bianco" (o "giallo"), anche se a volte il loro addetto agli effetti speciali (miniatore) poi disegna argento (o oro)...
Giusto meno di un mese fa, qui: viewtopic.php?f=1&t=11941, c'era chi sosteneva a ragione che "i colori araldici sono meramente "concettuali", vi sono differenti tonalità possibili, dipendenti dalle diverse variabili (epoca, luoghi, gusto della committenza o degli artefici etc.) ma non si è mai codificato "il" blu o "il" rosso araldico": perché mai per bianco e giallo la cosa dovrebbe essere diversa e sclerotizzata sulle varianti metallizzate?
[/quote]É un fatto che Efesto, il fabbro divino, nella sua fucina forgiasse anche scudi. Metallici, obviously.
Uno per tutti? Lo scudo di Achille. Minuziosamente "blasonato" da Omero nell'Iliade. Ribadisco la presenza delle virgolette.
E' un fatto? Toh, guarda, credevo che fosse una leggenda... chiedo venia, qual è il documento che ne parla? ribadisco, il documento, non la poesia

Tilius ha scritto:Dalle citazioni portate sinora (e immagini..) parrebbe che la presenza di entrambe le versioni (metallica/non metallica) sia del pari significativa, tanto a livello lettrario-descrittivo quanto a livello pittorico-visuale.
Mica tanto: nelle campionature descrittive effettuate, per quanto limitate, i metalli fanno 0 nel medioevo e circa 20% a metà 500. In quelle rappresentative (miniature) la situazione è più variata, ma sempre con motivazioni -attuali o potenziali- diverse (condizionamenti materiali o ideologici) per l'uso dei metalli
non ha senso sostenere o confutare se sia giusto o sbagliato usare il termine bianco o il termine argento (e mi sembra che la discussione stia, da parte di molti se non di tutti, alquanto derivando in tale direzione... direzione sterile, se mi consentite, ché porta ciascuno ad arroccarsi sulle proprie posizioni). Assodato che argento/oro hanno avuto la meglio (rendiamo onore ai vincitori), poteva essere interessante cercare di capire ... il come si é pervenuti a una tale situazione finale argentata/dorata.
Perfettamente d'accordo, è proprio quello che stavamo tentando di fare, ma per capire come (quando e perché) si è arrivati a "oro/argento" bisogna sapere da dove si parte: e di nuovo, il dato pertinente del punto di partenza è il "giallo/bianco". Se non si accetta questo come punto di partenza, se cioè si assume la presenza pertinente dei metalli fin dalle origini, allora tutto il resto dell'analisi cade da solo o al massimo si limita a una minuziosa ricostruzione di epoche e percentuali
Farne una questione etica ... piuttosto che nostalgico-romantico-dogmatica ... mi sembrano approcci difficilmente condivisibili da parte mia...
Penso che sia già chiaro, ma esplicitiamo: il mio etico ha un valore diverso dal tuo etico, anche se poi l'uno è derivato dall'altro: il mio è un termine tecnico, opposto a emico, non ha a che vedere con la 'morale', ma indica 'non-pertinenza', mancanza di valore distintivo, semplice variante di realizzazione concreta (e da qui la deriva al campo comportamentale di alto o basso (etich-etta) profilo).
Invece, piuttosto, il rischio vero è quello di continuare a usare, senza rendersene conto e senza riconoscerle per tali, dognatizzazioni Romantiche (con R, cioè ottocentesche) che in definitiva sono falsificazioni e reinvenzioni della storia (e dell'araldica dentro alla storia): usiamo pure una certa terminologia che ormai è assodata ('onore ai vincitori' di cui sopra), ma sappiamo anche cos'è e da dove arriva...
una poesia, soprattutto se antica, é un documento, Si può dire che per parecchie migliaia di anni, la storia umana (storia documentaria) non abbia prodotto altro genere di documenti.
Sì, ma sono documenti di se stessi e di alcuni tentativi di spiegazione del mondo, non puoi usarli come prova che qualcos'altro esistesse o meno, né assumerli come base certa per ulteriori ipotesi esplicative
Franco Benucci ha scritto:Mica tanto: nelle campionature descrittive effettuate, per quanto limitate, i metalli fanno 0 nel medioevo e circa 20% a metà 500.
Sì, ma sono documenti di se stessi e di alcuni tentativi di spiegazione del mondo, non puoi usarli come prova che qualcos'altro esistesse o meno, né assumerli come base certa per ulteriori ipotesi esplicative

Franco Benucci ha scritto:nelle campionature descrittive effettuate, per quanto limitate, i metalli fanno 0 nel medioevo e circa 20% a metà 500.
Perfettamente d'accordo, è proprio quello che stavamo tentando di fare, ma per capire come (quando e perché) si è arrivati a "oro/argento" bisogna sapere da dove si parte: e di nuovo, il dato pertinente del punto di partenza è il "giallo/bianco". Se non si accetta questo come punto di partenza, se cioè si assume la presenza pertinente dei metalli fin dalle origini, allora tutto il resto dell'analisi cade da solo o al massimo si limita a una minuziosa ricostruzione di epoche e percentuali
Sì, ma sono documenti di se stessi e di alcuni tentativi di spiegazione del mondo, non puoi usarli come prova che qualcos'altro esistesse o meno, né assumerli come base certa per ulteriori ipotesi esplicative
Franco Benucci ha scritto:Le fonti strettamente araldiche (stemmari, elenchi delle famiglie nobili e ignobili di un certo posto, ecc.) del medioevo mi paiono abbastanza coerenti nell'uso di bianco e giallo
Poeti (Dante compreso) e miniatori li lascerei da parte, perché intervengono solo in alcuni casi, già selezionati a priori, e comunque hanno esigenze diverse (rime e assonanze, numero di sillabe, nobilitazione di mss., esaltazione del committente, idealizzazioni, ecc.) che li rendono poco affidabili (del resto anche oggi si dice oro e argento e poi per lo più si dipinge o colora di giallo e di bianco).
Sono invece certo e documentato nel dire che in origine i metalli erano solo varietà etiche (in parte contestuali e in parte addirittura 'libere' cioè legate solo a considerazioni socio-economiche) e che le corrispondenti unità emiche erano il bianco e il giallo: come mi diceva qualcuno in privato, "abbiamo una tale qualtità di cruces albas nei nostri stemmari antichi da seppellire qualsiasi timido argento che sbucasse qua e là", anche se resterebbe interessante vedere chi è che vinceva (o faceva vincere) così la timidezza e su quali mezzi ha potuto contare nel tempo per attrarre a sè (e al proprio uso) anche tutti gli altri.
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) , ma é il metodo che mi perplime.
, affascinante ma senza capo né coda.Tilius ha scritto:Franco Benucci ha scritto:Le fonti strettamente araldiche (stemmari, elenchi delle famiglie nobili e ignobili di un certo posto, ecc.) del medioevo mi paiono abbastanza coerenti nell'uso di bianco e giallo
Sarebbbe illuminante avere qualche esempio in tal senso. O anche questo dovrebbe fare implicitamente parte dell'ABC come sosteneva qualcun altro...:
L'altro giorno ne ho postato qualche piccolo esempio, uno del 300 e l'altro di metà 500, se serve li espanderò. E magari, che ognuno presenti il suo esempio ritenuto probante in un senso o nell'altro
in molti antichi stemmari miniati argento e oro sono visivamente assenti. Sono assenti anche i blasoni (c'é solo l'immagine). É però la tipologia del documento (di bassa macellazione amministrativa, ancorché documentariamente di importanza storica basilare) ad essere tale da non richiedere l'uso dei metalli anche quandanco fossero incontrovertibilmente tali poiché il documento venne realizzato in un'epoca (4 o addirittura '500) in cui i metalli già cominciavano pesantemente a sclerotizzarsi (e risultano quindi maggioritari in qualsivoglia genere di documentazione scritta coeva, poetica e non).
Se situazioni del tipo: "me ne catafotto dei metalli e li dipingo e/o descrivo coi più corrivi bianco e giallo" sono attestate in epoca già pesantemente filo-metallica, non vedo perché, a maggior ragione, analoga situazione non possa essersi avuta prima.
Forse il discorso va ulteriormente ribaltato: ammesso che nel 500 i metalli fossero già maggioritari (non direi, ma ammettiamolo...), forse chi non li usa sta semplicemente continuando l'uso precedente, a condizionamento invertito: se prima era bianco-giallo e solo nei contesti più di lusso (e costosi) si metteva argento-oro, adesso che è argento-oro si continua a mettere bianco-giallo nei contesti più dimessi (ed economici): la presenza di qualcosa in aree a qualche titolo marginali è di solito prova (o almeno forte indizio) che quella stessa cosa in tempi precedenti aveva una presenza diffusa e pervasiva. Forse, anche gli stemmari miniati di San Gallo sono un caso di conservatorismo, per inerzia burocratico-amministrativaSono invece certo e documentato nel dire che in origine i metalli erano solo varietà etiche (in parte contestuali e in parte addirittura 'libere' cioè legate solo a considerazioni socio-economiche) e che le corrispondenti unità emiche erano il bianco e il giallo: come mi diceva qualcuno in privato, "abbiamo una tale qualtità di cruces albas nei nostri stemmari antichi da seppellire qualsiasi timido argento che sbucasse qua e là", anche se resterebbe interessante vedere chi è che vinceva (o faceva vincere) così la timidezza e su quali mezzi ha potuto contare nel tempo per attrarre a sè (e al proprio uso) anche tutti gli altri.
Premesso che sono completamente d'accordo su questa conclusione, rimango in pieno disaccordo sul metodo, che alle mie orecchie suona tanto come: "scartiamo allegramente quanto non concorda con la bella teoria di base che si vuole provare". Spero di sbagliarmi su questo punto.
Francamente (IMHO, of course) questa esclusione aprioristica di fonti basilari mi lascia molto perplesso.
PPS: e ribadisco ancora che concordo sulle conclusioni (per ragioni storico documentarie le quali, per funzionare, non mi sembra assolutamente che richiedano la necessità di escludere i testi poetici o quelli miniati) , ma é il metodo che mi perplime.
Se il metodo ti perplettecambiamolo: facciamo un'analisi accurata e approfondita dei testi arandici descrittivi, un'altra altrettanto accurata dei testi poetici, un'altra ancora per le fonti miniate, e poi confrontiamo i risultati: probabilmente ne uscirà qualcosa di interessante. Però ritengo che bisogna operare su classi testuali omogenee, senza mescolare tutto, perché i criteri cui obbediscono le varie classi e i relativi autori sono con tutta probabilità diversi. E, sarà magari una deformazione professionale, ritengo che le fonti scritte e non poetiche siano assai meno condizionate e perciò più veritiere e probanti delle altre: però appunto, se procediamo in parallelo con le varie classi e poi confrontiamo i dati, forse il punto cruciale lo troviamo prima
Guido5 ha scritto:il “raggio di carbonchio” non è di un giallo qualsiasi ... direi di un giallo-oro.
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