Gentili Tilius e Benucci,
per i "fondamentali" rimando un po' alle più note e trite fondamenta della più evoluta ed aggiornata lettaratura araldica che si trovano innanzi tutto negli studi di Mechel Pastoreau; il suo "Traité d'héraldique" innanzi tutto da noi sciaguratamente mai tradotto
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, ma che ha avuto almeno una sorta di compendio italiano nel suo "Medioevo simbolico" di recente pubblicazione per i tipi di Laterza, opere che si richiamano anche alla più avveduta bibliografia araldica degli ultimi decenni. La questione "oro e argento" in senso generale mi pare ben affrontata e delineata.
Gli ABC generalmente accettati ahinoi esistono in ogni disciplina e se devono essere confutati necessitano però di forme più ampie e concrete che un dibattito, per quanto qualificato sia, su un forum.
Sulla corrispondenza dei termini nella lingua quotidiana in ambito veneto etc. a cui accenna Franco Benucci, questo pone certo il problema di quanto e come un dato culturale e ideale dei metalli araldici fosse "pragmaticamente tradotto" negli impieghi e nelle descrizioni più comuni. Ma da questo a dedurne più generalmente che "oro e argento in araldica siano una una sorta d'invenzione e codificazione nobiliare tardiva" mi pare eccessivo.
Non è da sottovalutare inoltre la particolarità dell'area veneziana più soggetta ad usi vessillologici di marineria dell'araldica che possono aver favorito una sorta approccio più pragmatico alle insegne di cui sottolineava interessanti aspetti anche l'Osini de Marzo nel suo saggio introduttivo allo "Stemmario veneziano".
Saluti
F.