Inserisco un lavoretto da un fascicolo, spero di fare piacere a molti. Se prova di prendere molto spazio lo rimuovo.
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ANCORA SUL FERT DI CASA SAVOIA.
Fra le varie interpretazioni date al celebre motto di Gasa Savoia Fert il Bibliofilo (nel n° 12, an. 1°) osserva con molta sagacia meritare attenzione la spiegazione data allo stesso nelle parole foedere et religione tenemur; poiché racchiude l'idea civile e religiosa, essendosi ab antico la Casa Sabauda proposto la redenzione e la grandezza d'Italia, mercè l'aiuto della fede e del valore che aveva il bramato effetto nello statuto fondamentale del nuovo regno d'Italia.
Fra le varie interpretazioni conveniamo doversi rigettar la notissima: Forttiudo ejus Jthodum tenuit; poiché storicamente è saputo che niuno degli Amedei fu mai a quella guerra, non ostante il poema del gran Ghiabrera. Riportiamo poi le altre interpetrazioni non ricordate dal Bibliofilo, ma pur da noi esposte in quel lavoro pubblicato nella felice congiuntura che Umberto I sposava 1' amatissima nostra sovrana Margherita di Savoia,1 e queste sono porta, sopporta, comporta del Sansovino, che vuole che le quattro lettere ridotte insieme senza punti così suonano in lingua latina; quella del Millin frappez, ouvrez, rompez, tout; e le altre dello stesso ferii, fiert da cui per alterazione fert, quella dello Spenero e dell' Hoffman foncé, enfonce, romps, tout, quella del Geliot foncé, enfoncé, romps, tout, quella del Popolo d'Italia, giornale di Napoli, foidez, ecrases, rompez, tout. Lo Spenero, il Dufresne ed altri dicono che il fert fosse una voce misteriosa ad indicare che Casa Savoia non si insuperbiva nella prospera fortuna, né si avviliva nell'avversa : et quoddam medium inter utrumque et fert et confert. Motto di buon augurio e di caccialo dice il Napione, perchè l'Araldo che annunziava il vincitore nella caccia era detto
1 11 Fert di Casa Savoia. Napoli, 1868, in-4".
Fertundo. Il Cibrario ed il Brofferio ripongono l'interpetrazione sul letterale significato del verbo latino, alludendo alla fede che giuravano portare a Maria i cavalieri. Il Paravia dice che il motto dovesse spiegare che i cavalieri dell'Ordine della Nunziata avessero a sopportare tutto per mantenere viva la fede. Il Balbo dice che il Fert non significasse altra cosa che il vantarsi che faceva l'inventore del motto, di portare i lacci dei quali era formato l'Ordine che portava quella divisa. Il Cibrario spiega inoltre in altra maniera, e dice invece che esprime esso un segno esterno della servitù per un voto pronunciato dai cavalieri in onore delle dame o di celesti persone. Il Berkenmeyer dice che la interpretazione sta nel significato che si ricava leggendo il motto al rovescio tout retournera en france. Il Jacquemond ed il principe di Pons riferisce le quattro lettere del motto alle parole fides, eterno, regno, tollit. Il prof. Federigo Giunti applica al motto Fert il senso di quei versi di Virgilio, in cui è descritto l'amore di Didone per Enea.1 La quale confida alla sorella Anna lo stato del suo cuore e la manda e rimanda al prode guerriero perchè docile lo rendesse ai suoi sospiri. Il Millin aggiunge alle precedenti l'altra Femina, est rovina, tota, ed il P. De Negri spiega il Fert nelle parole fides, erit, róbur, tuum.
Il Frugoni * trova ancora nel motto le spieghe seguenti che sono: L I quattro elementi dell' onorevolezza, cioè Fama, Eternità, Religione, Trionfo. II. Quello della felicità per esprimere Fortuna, Eminenza, Ragione, Tempo. III. E gli elementi dell'ordine che restringe nelle parole Fede, Elezione, Rettitudine, Temperanza. Nelle quali interpetrazioni noi ammiriamo il buon volere dell'autore ed il fine retto, che si ebbe nel trovare nel motto un concetto morale.
L'illustre Cibrario nella riproduzione di un suo lavoro * ritorna sulla interpetrazione del motto, e dice che la significazione della
' Aeneid, lib. XII, v. 865-866.
' Accademia della Fama, tenuta al gran Musco della Gloria sopra la Magnificenza dell'A. B. di Carlo Emanuele II duca di Savoia, ec. Torino, Zavatta, MDCCXVI,in-12.
* Dei Tempieri e della loro abolizione, eo. Firerue, ! 1868, in -8°.
misteriosa parola non sia difficile a trovare, sol che si consenta a pigliarla nella sua significazione naturale. « Il Fert nel collare che sostiene (egli continua) i tre nodi simbolici non può avere altro senso che questo : egli porta i nodi della fede : fert vincula fidei; era manifestazione di un legame di voti pronunziati di data fede. » E qui col dovuto rispetto ad un tanto uomo osserviamo essere la sua interpretazione tutt'altro che naturale: invece avremmo desiderato sapere di quale fede egli intese parlare, se della politica o della cattolica? Quali voti pronunciati? Quali legami? Qual fede? Ecco un non so che d'incerto e di vago che nulla vi definisce. Nè sapremmo idearci un cavaliere ignorante del voto pronunziato, del legame o della fede, che dovrebbe riconoscere e professare. Ma udiamo ancora le sue parole: < Se si leggesse la parola Fert in un piccolo sigillo assai curioso d'Amedeo VI, dove si vede un leone assiso col capo chiuso in un elmo, e collo scudo divisato della croce di Savoia sul dorso, il Fert dovrebbe ancora essere inteso nel suo senso naturale di portare: Egli porta la croce. » Dalle quali parole apparisce maggiormente l'incertezza della interpretazione, che cioè il Fert significasse portare i nodi della fede. Il Palmero' citando tale interpetrazione la farebbe derivare dal verbo portare, aggiungendo al motto Fert, vincula fidei, che unite al simbolo dell'Annunziata formerebbero le parole porta il vincolo della fede giurata a Maria; il che dava all'Ordine un significato politico religioso, come apparirebbe anche dalla fondazione del medesimo. Ma tale opinione è da rifiutarsi, considerandosi che il motto esisteva assai prima che all'Ordine fosse aggiunta l'Annunciata. Nè possiamo ritenere il senso che il Fert significhi portare la croce, mentre nelT Ordine del Collare non si vede menomamente il simbolo della croce che dovrebbe ad ogni modo esserci, se il motto vi avesse allusione. E qui ancora è pregio della cosa continuare ad udire il nostro autore. « In senso figurato il verbo ferve ha molte altre significazioni che quasi tutte possono convenire agli Ordini cavallereschi dei tempi di
1 II Conte Cavour, anno V, venerdì 12 nov. 1869, num, 313.
mezzo. Ha prima di tutto il senso cristianissimo di sopportare: quindi significa ancora offerire, ottenere, mostrare, annunciare, apportare. Quid fert? che reca egli ? Buone novelle poteva rispondere l'Araldo dell' Ordine che ricevette da Carlo III, e tuttora conserva quella gioconda appellazione. Noi non possiamo accettare nè il senso cristianissimo, nè.quello dell'Araldo che recava le buone novelle. Il primo appare ozioso e fuori proposito e vago sempre, perchè che cosa il cavaliere avrebbe dovuto sopportare ? Il secondo poi non trova appoggio alcuno, considerando che Carlo III non diede il motto all' Ordine, il qual motto già esisteva, ma soltanto mutò il nome del l'Ordine, dicendolo non più del Collare, ma dell'Annunziata. Il Palmero in conferma che questo Ordine avesse un fine politico religioso, aggiunse che questa sua idea si deduce dalla relazione della solennità fatta a Torino il 6 ottobre 1634 in rinnovazione della lega tra il duca di Savoia ed i sei cantoni elvezi cattolici, nella qual' epoca il duca aveva decorato gli ambasciatori svizzeri d' una medaglia col motto Fert. Erano queste, scrive il relatore, catene di cento doppie l'una, colla medaglia fatta a posta coli' impronta di S. A. R. ed al rovescio l'impresa della lega; il cui corpo era tolto, parte dall'Ordine degli Svizzeri, parte dell'Arma ed Ordine di Savoia. Sopra i quattro gruppi della Croce si vedevano intrecciate le quattro lettere misteriose Fert che un acuto ingegno di quei tempi decifrò molto spiritosamente per Foedere, Et, Religione, Tenemur, motto il quale dimostrava che la lega aveva per fondamento non solo la confederazione degli Stati, ma pur anche la conservazione della religione cattolica. » Quali cose non prova con nessun documento o autorità di storico, nè par probabile tanto dualismo in Isvizzera i cui ambasciatori non erano soli dei cattolici.
Monsignor Liverani1 mentre lo dice eni" gma antichissimo indarno passato per le mani di uomini dottissimi e rimaso senza interpetrazione, per ciò solo che n'ebbe soverchie, ha voluto alla sua volta darci una spiegazione. E asserisce che ha potuto essere un vezzo, un giuoco, un segnale, un simbolo di ri
1 La Divisa della Jìeal Casa di Savoia. Faenza, Conti, 1873, in-8°.
conoscenza, un ricordo nuziale, un'arguzia dei secoli selvaggi, un gergo. Egli nega che il Fert venne attribuito ad Amedeo IV per le sue prodezze a Rodi, non già negando le glorie prodigategli per quel fatto, ma perchè la divisa è assai più antica del conte Amedeo, e e quindi non potette crearsi per lui. Ed osserva essere il nome Filiberto la chiave del logogrifo Fert; asserendo non dover sgomentare se suoni Filibert invece del Philibertus, ove si ponga mente che 1' epigrafia e numismatica Sabauda ed ogni altra scrittura dei tempi antichi in qualsivoglia paese presenta ancora più massicci barbarismi. Egli conviene che la divisa del cappio, o laccio scorsoio avvicendato col motto Fert, appartenga all' ultima metà del secolo XIV e scusa la sua interpetrazione, mercè la quale il simbolo precederebbe la cosa simboleggiata; imperocché il duca Filiberto che secondo lui è la chiave di quel motto, è nato in epoca nella quale da circa un secolo ìifert era già conosciuto, argomentando che non tutti i maggiori ed antenati della Gasa
Savoia sono noti, nè sono certe tutte le antii
che vicende della stessa. E ravvalora il suo giudizio riferendo che se nessuno degli ascendenti del duca Filiberto I portò quel nome innanzi al secolo XIV, riesce malagevole oltremodo di addurre una ragione, secondo la quale potesse venir in mente ad Amedeo IX d'imporre quel nome al suo primogenito Filiberto. E dice che Amedeo potette trarre la ispirazione di quel nome dalla stessa divisa Fert, dando a divedere come il suo gergo fosse allora chiaro a tutti e conto ad ognuno. E se la divisa ha potuto aver relazione con nomi venuti da poi, non ripugna eh' essa si rapportasse ad altre persone o vicende che la precedettero e sono a noi sconosciute. Soggiunge che essa non poteva suggerir nulla se non era compresa; nè poteva comprendersi senza conoscere dei nomi o dei fatti più antichi di lei, dai quali potesse trarsi un glorioso titolo per il principe ereditario Filiberto I e per i posteri di lui. Noi diciamo che Amedeo IX impose il nome di Filiberto al suo primo nato per inesplicabile sua volontà e non per una ragione qualunque : che.se il nome di Filiberto fosse stato dato in conseguenza del motto, la cui spiegazione sarebbe
stata nota a Gasa Savoia, esso sarebbe stato ripetuto ad altri discendenti dell' augusta famiglia, e noi invece lo vediamo dato solo a due, a Filiberto I, figliuolo di Amedeo IX, e a Filiberto II, figliuolo di Filippo II, germano di Amedeo IX. Non sappiamo poi da qual fatto monsignor Liverani deduca che tra gli antenati della real casa vi fossero alcuni rimasti ignoti, per poter supporre che tra costoro vi fosse stato qualcuno che avesse avuto un nome da cui si fosse potuto derivare il Fert.
E poiché il motto non era conosciuto ai tempi di Berta di Savoia, crediamo non meritare discussione l'altra opinione di lui, che egli dichiara prediligere e con la quale vorrebbe che il motto si riferisse a Berta figlia di Oddone di Savoia divenuta sposa ad Arrigo VI imperatore nel 1087. Crediamo però esser pregio riferire le stesse parole del Liverani, le quali mostrano com'egli stesso fosse mal sicuro di quella interpetrazione; « può riferirsi eziandio alla ciarpa da torneo o vogliam dire legaccio e giarrettiera della imperatrice Berta di Savoia o ad un ricordo nuziale di lei quasi Yasoliere di Berta. Quindi in latino va letto Fili Bertae, che in italiano importa altrettanto come se dicesse Asoliere di Berta. »
Rigettiamo poi l'opinione del Palmero, 1 il quale ha promesso di dimostrare che invece di Fert debba dirsi Vert, la rigettiamo fino a che egli non verrà a dimostrarci con altri documenti storici la verità di tale asserto; il che a noi pare non sarà mai possibile venisse dimostrato, stante che il colore verde venne usato da Amedeo VI, anche dal Palmero volato istitutore dell'Ordine, che visse assai tempo dopo l'esistenza del motto.
Alle ricordate interpetrazioni aggiungiamo la nostra, che ebbe l'onore dell'approvazione del Cibrario, dicendola la più probabile fra le molte venute a luce. E però noi in conformità di quanto dicemmo riteniamo fermamente che l'impresa di Rodi è storicamente e moralmente smentita, poiché savii critici la negano, altri la mettono in dubbio, e alquanti storici contemporanei di quell'Amedeo, cui vuoisi attri
1 Gazzetta di Tarmo, anno X,num. 318, 1869 e anno XI, num. 24, 1870.
* Storia ''.Ma Valle d'Aosta. Torino, 18G9, in-12, pag. 187.
buire tal fatto, non ne fanno alcuna parola. E se è dubbia la esistenza del Fert prima della guerra rodiana, certo è che la croce di Savoia, che forma la base più salda, su cui hanno poggiato gli storici favorevoli alla spedizione di Amedeo, era antichissima, come vuole il Pingone, ed esisteva in tempi anteriori a detta guerra.
E però noi lontani da ciascuna delle accennate interpetrazioni, riteniamo fermamente che il Fert non altro significato avesse che Fortitudo , fortezza, essendo il Fert accorciamento di fertè, antica parola che significa forteresse, come con linguaggio antiquato dicevasi la parola, che oggi dicesi fermeté, cioè fortezza, secondo il De Trevoux, il Berthelin ed altri. E bene a ragione noi siamo dello Stesso sentimento, considerando che il primo di quei dominatori "che l'assunse, volle tramandarlo in legato ai suoi successori, accennando loro che il valore e la costanza avrebbe resa grande ed invincibile la loro potenza; più grande ancora con la fermezza dei propositi e delle risoluzioni, che valgono più di quella materiale delle armi. Alla quale opinione, a dir vero, troviamo che tiene lontanamente l'illustre Cibrario, col dirci che il Fert, come parola sincopata, denota fortitudo. Il Giunti per&avversa ricisamente cotesto pensiero, senza darne ragione al proposito.
È incontrastabile l'antichità delle divise, che ricordano alle famiglie le azioni, in cui sono riunite fedeltà, onore, e religione; ed il loro segreto sta appunto nella espressione laconica e racchiusa in un pensiero nobile. E se il grido di guerra altro non è che una breve sentenza, colla quale si esprime alcun sentimento o pensiero eroico, che si tramanda ai posteri, per palesare le gesta illustri di chi le compie, era ben naturale che il motto Fert, nel suo significato misterioso racchiudesse un concetto elevato: e Casa Savoia lo ebbe, ad esprimere la sua fortezza che la rendeva invitta si nelle azioni di guerra, e si nel civile reggimento.
Il nostro pensiero adunque che Fert significasse Fortitudo, non potrà essere contrariato da chi vede il motto ridotto in pezzi, per modo che ciascuna sua lettera sia destinata a rappresentare parola da sè, perchè
l'uso di dividere per mezzo di punti, di fiori
0 di altro segno le lettere, anche di un nome proprio, era antichissimo. Ed in prova nelle monete più antiche, il nome di Amedeo aveva la distinzione di un punto in ogni lettera: A. M. E. D.
Il grido di guerra era per lo più scritto in Ialino, perchè questa lingua unisce la precisione all'energia del pensiero. Casa Sabauda però ne aveva due scritti in francese, SaintMaurice, e Savoie; ed alcuni ne aggiungono un terzo in Boxnes Nouvelles. Ma poiché questi erano noti all'universale, ne scelse un altro, pure in francese, noto però solamente ai Sabaudi popoli, per conoscersi ed ordinarsi nei momenti di pericolo; quante volte il Fert si voglia derivato dal Ferté , e non proprio direttamente dal latino Fortitudo. Qui cade ricordare che se nel collare di Carlo Emmanuele I leggesi Ferte, in luogo di Ferté, quelI'e desinente non 6 vocale eufonica, come sogliono usare gl'Italiani; ma è scritto al modo lapidario antico, senza accento.
Il Millin ancora si accosta al concetto da noi ritenuto nella citata nostra monografia, quando dice che ove mai il motto, che leggesi sulla tomba di Tommaso, non voglia tenersi come scrittura postuma all'erezione del monumento, dovrebbe conchiudersi che il Fert, che vedesi sul collare del cane, ai piedi di Tommaso, simboleggiasse grandi difficoltà superate, o pure il giogo posto ad un nemico vinto e sottomesso, in maniera da non potergli essere più oltre molesto.
E se lo Scarabelli, nei suoi paralipomeni di storia piemontese, scrive parergli, che il no,do da Amedeo VI messo nel suo Ordine del Collare, non volesse dire nulla di ciò che gli antiquarii hanno esposto, ma bensì che l'Ordine del Collare era stato istituito da un cavaliere del Nodo ; Ordine poco prima creato dal re di Napoli, al quale avendo il re ascritto
1 più famosi capitani del tempo, è da stimarsi che non dimenticasse il Conte di Savoia ; noi teniam fermo al nostro proposito, che il Fert, cioè, voglia dire Fortitudo, fortezza, considerando al fortiter, che Ludovico di Taranto, re di Gerusalemme e di Sicilia, volle usare nell'Ordine del Nodo.
Fert adunque vuol dire Nobile orgoglio, od Eroismo o Fortezza del?animo; fortezza che rese invincibili i Reali di Savoia, da Umberto Albimano, sino al nostro Re Cavaliere Vittorio Emanitele II: invincibili nelle crociate, nelle battaglie di Oriente, in Italia e fuori. Questo grido Ferti Fert! guiderà sempre gli Italiani, retti dallo scettro di Savoia, a mantenere salda l'indipendenza e l'unità d'Italia, della quale re Vittorio Emanuele consacrò la memoria, con la creazione dell'Ordine CaValleresco Della Corona D'italia. Unità ed Indipendenza eh' Ei simboleggia nella Croce accantonata da quattro nodi d'amore, che ricordano i nodi, i quali intersecano le lettere del Fert. I quali voti così splendidamente interpretati ed attuati dal gran re Vittorio Emanuele si ebbero fortissimo presidio nell'animo eccelso di Umberto I, il quale continuatore felice della tradizione della Sabauda Casa raffermerà il voto degli Italiani, mantenendo grande ed una la nostra comune patria.
Comm. Carlo Padiglione.