A Rimini, in via Garibaldi angolo via Bonsi, ai lati e sopra l'antica Porta Montanara, o di Sant'Andrea (forse per chi non conosce Rimini queste informazioni lasciano il tempo che trovano) si trovava quello che venne chiamato Palazzo Malatesta, poi divenuto Palazzo Graziani.
I primi accenni a queste abitazioni (perchè si trattava di un complesso di edifici) va rintracciato al 1216, allorquando Malatesta della Penna (il padre di Malatesta da Vercucchio, il Mastin Vecchio) e lo zio Giovanni giurarono fedeltà al comune di Rimini ed ebbero in dono del denaro per riparare una casa dotata di torre di proprietà di Giovanni, e per acquistare una casa per Malatesta (il fabbricato in questione).
Il Clementini (che quando non tratta dei vari rami famigliari è un'ottima fonte di notizie) accenna a questi edifici quando, parlando di Galeotto Belfiore (1377-1400), figlio di Galeotto signore di Rimini (in pratica, zio del famoso Sigismondo Pandolfo, in quanto fratello del padre Pandolfo III; il nome Belfiore gli venne dato per essere nato nel Castello di Montefiore Conca), accenna ad alcune fabbriche, degne di lui, & sopra la porta di Santo Andrea una bellissima, & altissima Torre: questa torre posta sopra la porta di Sant'Andrea - porta di origine romana - collegava due corpi di fabbrica ai lati della via: quello di sinistra (con le spalle al centro cittadino), di più ridotte dimensioni, chiamato le Case Rosse dei Malatesti, e quello di destra, più grande, costruito a ridosso delle antiche mura romane e inglobante uno dei due fornici della porta romana (salvatosi proprio perchè facente parte delle mura delle cantine del palazzo, verrà riscoperto dopo le distruzioni belliche).
Queste abitazioni divennero proprietà prima di Gaspare di Galeotto, poi del figlio Almerico, padre di Galeotto e Raimondo; vennero poi utilizzate per un certo tempo da Sigismondo Pandolfo (che vi risiedette già dal 1437, ed anche mentre erano in corso i lavori per la costruzione di Castel Sismondo - il signore di Rimini le preferì molto spesso al Castello), dal figlio Roberto e anche da Isotta degli Atti, moglie di Sigismondo, fino a quando nel 1483 vennero restituite a Raimondo. In un atto di successione di Raimondo ai figli (tra cui penso anche al nostro Girolamo) si parla di questa casa come di un rilevante insieme di edifici, e vengono anche descritte numerose stanze decorate, come la camera dei leoni, la camera dei raggi, la camera del falcone.
Nella seconda metà del '500 la casa è di proprietà di Ferrando Neri: costui aveva sposato Ginevra Nanni, figlia di Valerio e di Raffaella Gamboni. Fu proprio Raffaella Gamboni, figlia di Antonio Maria, a portare in dote questo palazzo, che poi passò alla figlia, e quindi al Neri.
All'epoca in cui il Clementini scrive il suo Raccolto istorico (1617-1627), il complesso è ancora conosciuto come la Casa de' Gamboni: egli scrive che nella casa dei Gamboni, già habitatione del detto Raimondo, si poteva ancora ammirare il suo ritratto, il quale mostra la dispostezza della vita, della bellezza, con la maestà del Cavaliero. Il complesso passò poi di proprietà tra diverse famiglie.
Che fine fece l'intero palazzo con i suoi annessi? Facile intuirlo: domenica 26 marzo 1944 18 bombardieri Liberator sorvolarono la città sganciando bombe dirompenti di grosso calibro, che tra le altre cose centrarono l'antico arco romano e quindi anche gran parte degli edifici circostanti, tra cui il palazzo Malatesta (una parte del quale vi si sviluppava esattamente sopra). L'arco in verità non fu molto danneggiato, ma venne definitvamente abbattuto per lavori di ampliamento della strada. Almeno si salvò il secondo fornice, nascosto per centinaia di anni nelle cantine del palazzo.
un caro saluto
Luca



