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FP ha scritto:Il 23 gennaio 1331 l'abate di S.Nicola di Filettino (Frosinone) concesse "in feudum perpetuum" a tale Nicola Bianco, con consenso esplicito dei chierici beneficiati di quella chiesa, la metà di un feudo e del Casale de Sectulis "cum arboribus seu cerris in eo stantibus".
Mi chiedo se questo abate fosse nullius oppure no. Qualsiasi prelato aveva diritto di concedere feudi? Inoltre, è proprio in virtù di questo diritto che i prelati erano considerati principi?
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Antonio Pompili ha scritto: Mi sembra logico ritenere che solo l'abate che esercitava il suo governo su un determinato territorio potesse concedere feudi, in modo simile a quello che poteva accadere per re, o anche vescovi.
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Qohelet ha scritto:Confermo anch' io: tempo fa eseguii degli studi su dei feudi siti in Balangero (valli di Lanzo) concessi dall' abate del monastero di San Mauro Pulcherada il quale esercitava diritti feudali pressochè sovrani per concessione ab immemorabili. Nel 1348 concesse, dietro lauto pagamento, alcuni feudi ad influenti famiglie lanzesi, con diritto ad esegiere tasse, pedaggi ed amministrazione di alta e bassa giustizia; delle transazioni permane ampia documentazione dell' archivio di Stato di Torino ed in quello dell' Arcidiocesi. A presto
Andrea
Qohelet ha scritto:Nel caso riportato l' abate amministrava i feudi con prerogative che molti studiosi (Rosa Brusin, Mola di Nomaglio et al.) definiscono senz' altro sovrane. In effetti il tenore dei decreti di concessione fa esplicito riferimento al fatto che l' abate rispondesse feudalmente solo al Sacro Romano Imperatore....
Andrea
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