Repressione del legittimismo postunitario

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Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 7 aprile 2010, 13:50

L'argomento della repressione del legittimismo post-unitario è sempre stato taciuto da certi storici che non sopportavano vedere sporcare il risorgimento che invece doveva essere, ad ogni costo, bello e nobile.

Anche in vista del colloquio di Sabato prossimo mi piacerebbe riflettere insieme su tale argomento.

Premetto anzitutto che non sono Borbonico. Dico questo perché di solito chi solletica determinati argomenti viene accusato di "Borbonismo" al fine di squalificare gli argomenti che porta.

Oggi di quella repressione durissima si è completamente persa memoria e a 150 anni di distanza finalmente mi sembrerebbe giusto riscoprire quanto successo all’epoca non per cambiare la storia ma per capirla meglio perché solo capendo quanto avvenne nel passato si può guardare al futuro.

Ho letto una nota interessante su E.DE SIMONE, "Atterrite queste popolazioni", la repressione del brigantaggio in Calabria nel carteggio privato Sacchi-Milon (1868-1870), ed. Progetto 2000, Cosenza, 1994, p.16:
Fra il 1861 e il 1866, il brigantaggio, di forte caratterizzazione politica, fu spazzato via dal ciclone della legge Pica (con metodi che sono stati definiti da guerra coloniale, secondo la stampa estera dal gennaio all'ottobre 1861, si contavano nell'ex regno delle Due Sicilie 9.860 fucilati, 10.604 feriti, 918 case arse, 6 paesi bruciati, 12 chiese predate, 40 donne e 60 bambini uccisi, 13.629 imprigionati, 1.428 comuni sorti in armi)


Questi dati mi sembrano impressionanti. E' solo una mia impressione?
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda L.A.S. » mercoledì 7 aprile 2010, 15:46

Alessio Bruno Bedini ha scritto:L'argomento della repressione del legittimismo post-unitario è sempre stato taciuto da certi storici che non sopportavano vedere sporcare il risorgimento che invece doveva essere, ad ogni costo, bello e nobile
.

Direi che, da almeno un ventennio, la storiografia "ufficiale" ha superato quella visione recalcitrante, studiando le fonti della repressione del legittimismo e del brigantaggio. Ma bisogna capire, in primo luogo, di quale fenomeno si voglia discutere: il legittimismo è una cosa, il brigantaggio è un'altra cosa. Anche nel secondo vi sarebbero distinzioni da fare, avendo riguardo cioè a fatti e personaggi specifici, perché come vi era, in alcuni, un carattere spiccatamente politico (lotta a difesa del trono e dell'altare), analogamente, in molti altri esponenti del c.d. "brigantaggio", vi era un carattere sociale, in altri ancora quello di un banditismo tout court, endemico o no. Repressione c'è stata, come del resto c'è stata una guerra civile, spesso inevitabile quando vi sono radicali, laceranti mutazioni nell'assetto politico-istituzionale. Basti pensare alla repressione post-restaurazione, con provvedimenti non dissimili alla (di molto) successiva legislazione Pica. E in una siffatta ottica quelle cifre non sarebbero neanche sorprendenti (se non fosse che la conta delle vittime per misurare una tragedia, qualsiasi tragedia, è sempre atroce) se non fosse che elementi idonei per corroborarle sono - per chi non ha letto il testo citato - ignoti (in ordine tanto alle fonti utilizzate, quanto alla metodologia scelta per ricavarle in base alle fonti stesse).

Cordialmente,
Lorenzo
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda equites » mercoledì 7 aprile 2010, 22:01

L.A.S. ha scritto:Direi che, da almeno un ventennio, la storiografia "ufficiale" ha superato quella visione recalcitrante, studiando le fonti della repressione del legittimismo e del brigantaggio. Ma bisogna capire, in primo luogo, di quale fenomeno si voglia discutere: il legittimismo è una cosa, il brigantaggio è un'altra cosa.


[notworthy.gif] [notworthy.gif] [notworthy.gif]

Ecco una tesi che da anni (anzi, da decenni) mi sforzo di portare avanti: il revisionismo neoborbonico non ammette che il fenomeno del brigantaggio era (ed in alcune zone lo è tutt'ora) un fenomeno di pura delinquenza, del tutto priva di connotazioni ideologiche, politiche o dinastiche, presente in tutta la penisola e ben radicato molto prima del 1860.
La stragrande maggioranza dei briganti dell'epoca (e quando parlo di maggioranza intendo il 90%) erano delinquenti della peggiore specie, di una tale ferocia che certi rapporti della polizia (borbonica) e dei carabinieri (italiani) sono peggio di un film del terrore.
E' vero e storicamente provato che alcuni legittimisti, per vari motivi da esaminare singolarmente, abbiano praticato forme di lotta che all'epoca venivano accostate al brigantaggio (oggi li avremmo chiamati guerriglieri o partigiani), ma solo perchè i metodi erano simili: uso di abiti civili, di armi mutuate dalla caccia (i classici tromboni, niente cannoni, bombarde, mine ecc.), disorganizzaizone delle bande, presenza di elementi femminili e/o di familiari al seguito.

D'altra parte i neoborbonici oggi si stanno comportando esattamente come i neosabaudi 140 anni or sono, ovviamente invertendo il ruolo dei buoni e dei cattivi con buona pace della nostra intelligenza, della nostra buonafede e, soprattutto, della verità storica.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 7 aprile 2010, 22:32

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Premetto anzitutto che non sono Borbonico. Dico questo perché di solito chi solletica determinati argomenti viene accusato di "Borbonismo" al fine di squalificare gli argomenti che porta.


Meno male che l'ho detto subito: ogni volta qualcuno parla della repressione sabauda si tirano fuori argomenti di "Borbonismo" o similia, ora inutili. Parliamo della repressione sabauda.

C'è stata o no? Cos'è successo a Pontelandolfo, Casalduni, Pizzoli, Isernia, Montefalcione e Scurcola Marsicana per tacere delle decine di comuni calabresi ove quotidianamente si avevano esecuzioni sommarie?

La stragrande maggioranza dei briganti dell'epoca (e quando parlo di maggioranza intendo il 90%) erano delinquenti della peggiore specie, di una tale ferocia che certi rapporti della polizia (borbonica) e dei carabinieri (italiani) sono peggio di un film del terrore.


Scusa Equites ma questa affermazione mi sembra buttata là tanto per dire.

Non nego che ci furono anche casi di delinquenza comune ma la maggior parte di quelli che erano definiti briganti erano sottufficiali o ufficiali del disciolto esercito borbonico che una volta tornati a casa si misero a fare la sola cosa che sapevano fare, cioè i soldati. Quindi erano tutt'altro che "delinquenti della peggior specie".

La scorsa settimana, poi, sono stato all'archivio di Stato di Napoli a vederli questi rapporti dei governatori, dei prefetti e dei carabinieri e davvero facevano rabbrividire: raccomandavano in alcuni casi che fossero trucidati tutti senza pietà...

L.A.S. ha scritto:Repressione c'è stata, come del resto c'è stata una guerra civile, spesso inevitabile quando vi sono radicali, laceranti mutazioni nell'assetto politico-istituzionale. Basti pensare alla repressione post-restaurazione, con provvedimenti non dissimili alla (di molto) successiva legislazione Pica. E in una siffatta ottica quelle cifre non sarebbero neanche sorprendenti (se non fosse che la conta delle vittime per misurare una tragedia, qualsiasi tragedia, è sempre atroce) se non fosse che elementi idonei per corroborarle sono - per chi non ha letto il testo citato - ignoti (in ordine tanto alle fonti utilizzate, quanto alla metodologia scelta per ricavarle in base alle fonti stesse).


Ok, sono anche d'accordo. Ma è tutto così "normale"?
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Tilius » giovedì 8 aprile 2010, 11:37

Alessio Bruno Bedini ha scritto:La scorsa settimana, poi, sono stato all'archivio di Stato di Napoli a vederli questi rapporti dei governatori, dei prefetti e dei carabinieri e davvero facevano rabbrividire: raccomandavano in alcuni casi che fossero trucidati tutti senza pietà...


Sarebbe interssantissimo avere la trascrizione di qualche stralcio (hai preso appunti? [dev.gif] )

L.A.S. ha scritto:Repressione c'è stata, come del resto c'è stata una guerra civile, spesso inevitabile quando vi sono radicali, laceranti mutazioni nell'assetto politico-istituzionale. Basti pensare alla repressione post-restaurazione, con provvedimenti non dissimili alla (di molto) successiva legislazione Pica. E in una siffatta ottica quelle cifre non sarebbero neanche sorprendenti (se non fosse che la conta delle vittime per misurare una tragedia, qualsiasi tragedia, è sempre atroce) se non fosse che elementi idonei per corroborarle sono - per chi non ha letto il testo citato - ignoti (in ordine tanto alle fonti utilizzate, quanto alla metodologia scelta per ricavarle in base alle fonti stesse).


Ok, sono anche d'accordo. Ma è tutto così "normale"?


Ahinoi, purtroppo sì: é "normale".
Quando cambia il potere, quello nuovo per prima cosa si autoconsolida.
E spesso lo fa nella maniera più sbrigativa (con una buon dose di brutalità come conseguenza inevitabile). [confused.gif]
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 8 aprile 2010, 11:50

Tilius ha scritto:
L.A.S. ha scritto:Repressione c'è stata, come del resto c'è stata una guerra civile, spesso inevitabile quando vi sono radicali, laceranti mutazioni nell'assetto politico-istituzionale.

Ahinoi, purtroppo sì: é "normale".
Quando cambia il potere, quello nuovo per prima cosa si autoconsolida.
E spesso lo fa nella maniera più sbrigativa (con una buon dose di brutalità come conseguenza inevitabile). [confused.gif]

Vogliamo parlare della fortezza di Fenestrelle?

Che non si trova in chissà quale angolo dell'Appennino.

http://www.fortedifenestrelle.com/Prigioni.html

Controllate per favore se in tale sito c'è questo passaggio:

"Oggi da più parti si ricorda il periodo in cui la fortezza divenne un campo di concentramento per truppe borboniche e papaline. Recenti ricerche sottolineano le pessime condizioni in cui nel 1861 questi militari furono «ospitati» a Fenestrelle: laceri e poco nutriti era usuale vederli appoggiati a ridosso dei muraglioni, nel tentativo disperato di catturare i timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo di altri climi mediterranei. E' noto un tentativo di ribellione ideato dai reclusi, piano sventato quasi per caso dalle autorità piemontesi...."

No :( comment
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda de la cerda » giovedì 8 aprile 2010, 12:03

sì, è vero,
ma è anche scritto che
La casa regnante di Torino valutò positivamente l'uso fatto della fortezza di Parigi, decretando e rinnovando così l'idoneità del luogo a raccogliere tutti coloro che osavano anelare la libertà. Tra i prigionieri che ben presto furono colà inviati troviamo anche il riformatore piemontese Carlo Pasero, condannato nel 1816 a sei mesi di reclusione per un incidente cavalleresco, e il canonico pinerolese Giovanni Battista Camillo Tegas, imprigionato forse per motivi politici, fu liberato il 5 giugno 1821. In seguito ai moti del 1821 furono inviati in Fenestrelle: - il principe Carlo Emanuele del Pozzo della Cisterna. Mandato in fortezza a causa delle sue idee liberali, manifestate con troppa passione, da Parigi, alla vigilia della protesta di marzo; l'abdicazione di Vittorio Emanuele I lo rimise in libertà, consentendogli di riunirsi ai Carbonari di Pinerolo - il marchese di Priero, suo corrispondente torinese; - alcuni ufficiali e soldati di truppa che presero parte ai moti. Con l'avvento al trono di Carlo Alberto tocca ai mazziniani cadere sotto i colpi della repressione. Fece l'amara conoscenza di Fenestrelle Giuseppe Bersani (figlio naturale di Carlo Felice), appartenente al nucleo carbonaro «Cavalieri della Libertà», nonché aiutante ufficiale delle guardie del corpo, rimase prigioniero fino al 1837.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 8 aprile 2010, 12:15

de la cerda ha scritto:sì, è vero,
ma è anche scritto che
La casa regnante di Torino valutò positivamente l'uso fatto della fortezza di Parigi, decretando e rinnovando così l'idoneità del luogo a raccogliere tutti coloro che osavano anelare la libertà. Tra i prigionieri che ben presto furono colà inviati troviamo anche il riformatore piemontese Carlo Pasero, condannato nel 1816 a sei mesi di reclusione per un incidente cavalleresco, e il canonico pinerolese Giovanni Battista Camillo Tegas, imprigionato forse per motivi politici, fu liberato il 5 giugno 1821. In seguito ai moti del 1821 furono inviati in Fenestrelle: - il principe Carlo Emanuele del Pozzo della Cisterna. Mandato in fortezza a causa delle sue idee liberali, manifestate con troppa passione, da Parigi, alla vigilia della protesta di marzo; l'abdicazione di Vittorio Emanuele I lo rimise in libertà, consentendogli di riunirsi ai Carbonari di Pinerolo - il marchese di Priero, suo corrispondente torinese; - alcuni ufficiali e soldati di truppa che presero parte ai moti. Con l'avvento al trono di Carlo Alberto tocca ai mazziniani cadere sotto i colpi della repressione. Fece l'amara conoscenza di Fenestrelle Giuseppe Bersani (figlio naturale di Carlo Felice), appartenente al nucleo carbonaro «Cavalieri della Libertà», nonché aiutante ufficiale delle guardie del corpo, rimase prigioniero fino al 1837.

E ti credo.

Certi altri dettagli non sono "politicamente corretti".

Come questo:
"I corpi dei tanti (migliaia di soldati dell'esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il Re e l'antica patria) che morirono per il freddo e i maltrattamenti furono dissolti nella calce, solo in pochi ebbero la ventura di lasciare i loro nomi nei registri della parrocchia di San Luigi."

Ri-no [zip.gif] comment.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 8 aprile 2010, 13:38

Tilius ha scritto:
Alessio Bruno Bedini ha scritto:La scorsa settimana, poi, sono stato all'archivio di Stato di Napoli a vederli questi rapporti dei governatori, dei prefetti e dei carabinieri e davvero facevano rabbrividire: raccomandavano in alcuni casi che fossero trucidati tutti senza pietà...


Sarebbe interessantissimo avere la trascrizione di qualche stralcio (hai preso appunti? [dev.gif] )


In particolare mi sto occupando della repressione in Calabria nel 1861 e sabato sarò relatore a un colloquio di studi storici.

Purtroppo sull'argomento specifico non posso dire molto. Occorre aspettare la pubblicazione degli atti del convegno che avverrà tra qualche mese. Vorrei inoltre fare altre indagini incrociandole con altri dati. Sono stato diverse volte negli archivi di stato di Napoli e Reggio Calabria ma vorrei cercare anche a Catanzaro.

Conoscevo in parte quanto accaduto ma approfondendo questi eventi devo ammettere di essere rimasto sorpreso della brutalità usata. Certo la cosa può essere "normale" in un contesto di guerra e repressione ma non era così che mi era stato raccontato a scuola il risorgimento.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 8 aprile 2010, 14:18

Tilius ha scritto:
Alessio Bruno Bedini ha scritto:La scorsa settimana, poi, sono stato all'archivio di Stato di Napoli a vederli questi rapporti dei governatori, dei prefetti e dei carabinieri e davvero facevano rabbrividire: raccomandavano in alcuni casi che fossero trucidati tutti senza pietà...


Sarebbe interssantissimo avere la trascrizione di qualche stralcio (hai preso appunti? [dev.gif] )

L.A.S. ha scritto:Repressione c'è stata, come del resto c'è stata una guerra civile, spesso inevitabile quando vi sono radicali, laceranti mutazioni nell'assetto politico-istituzionale. Basti pensare alla repressione post-restaurazione, con provvedimenti non dissimili alla (di molto) successiva legislazione Pica. E in una siffatta ottica quelle cifre non sarebbero neanche sorprendenti (se non fosse che la conta delle vittime per misurare una tragedia, qualsiasi tragedia, è sempre atroce) se non fosse che elementi idonei per corroborarle sono - per chi non ha letto il testo citato - ignoti (in ordine tanto alle fonti utilizzate, quanto alla metodologia scelta per ricavarle in base alle fonti stesse).


Ok, sono anche d'accordo. Ma è tutto così "normale"?


Ahinoi, purtroppo sì: é "normale".
Quando cambia il potere, quello nuovo per prima cosa si autoconsolida.
E spesso lo fa nella maniera più sbrigativa (con una buon dose di brutalità come conseguenza inevitabile). [confused.gif]


Se è sempre difficile e rischioso valutare la storia con la nostra sensibilità contemporanea, tuttavia, "la dose di brutalità" [confused.gif] che si percepisce dando una scorsa al link segnalato da Alessio mi apparirebbe piuttosto eccessiva anche per i più "robusti" stomaci militari dell'epoca:

«Pontelandolfo è noto per essere stato, insieme a Casalduni, il 14 agosto 1861, teatro di un eccidio, indiscriminatamente perpetrato dalle truppe sabaude sulle popolazioni dei due comuni, come rappresaglia del massacro di 40 soldati e 4 carabinieri fatti prigionieri nonché 4 cittadini, avvenuto nei giorni precedenti per mano di circa 200 briganti. Per vendetta un battaglione di 500 bersaglieri comandati dal colonnello Gaetano Negri, poi sindaco di Milano, massacrò oltre 200 cittadini colti nel sonno e distrusse il paese incendiandolo: molte donne furono stuprate prima di esser assassinate e non furono forniti dati ufficiali sul numero totale delle vittime della repressione.»

Se il quadro è veritiero e pratica comune in altri episodi analoghi, l'insieme apparirebbe non molto dissimile negli intenti, nei metodi e nei tragici esiti agli eccidi di rappresaglia su popolazioni civili perpretati dalle SS nei più cupi episodi della guerra tra il '44 e 45. Immaginare i bersaglieri di quello che la storia ci tramanda ancora oggi come "re galantuomo" intenti in queste pratiche lascia esterrefatti. Come basiti si resta nel leggere di campi di concentramento per prigionieri di guerra di eserciti regolari fatti morire per stenti e dissolti nella calce a guerra ormai vinta che mi parrebbe un altro "bel" primato nelle pratiche militari ottocentesche che si suppongono sempre distinte da una qualche forma di cortesia cavalleresca sul nemico sconfitto.

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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda L.A.S. » giovedì 8 aprile 2010, 15:29

Alessio Bruno Bedini ha scritto: Non nego che ci furono anche casi di delinquenza comune ma la maggior parte di quelli che erano definiti briganti erano sottufficiali o ufficiali del disciolto esercito borbonico che una volta tornati a casa si misero a fare la sola cosa che sapevano fare, cioè i soldati. Quindi erano tutt'altro che "delinquenti della peggior specie".


La definizione in neretto l'ha utilizzata Croce (Il romanticismo legittimistico e la caduta del Regno di Napoli del 1924), quando spiegò, attraverso le fonti legittimiste (e fu il primo), il sentimento che animava il moto indotto dall'urto, appunto lacerante, connesso all'unificazione. E, proprio avendo riguardo al sentimento che ne animava le gesta, rivalutò il fenomeno, non affossandolo in un brigantaggio nudo e crudo. Ma, ripeto, il discorso è alquanto articolato e complesso. Appare tuttavia improbo attestare che la maggior parte dei "briganti" (termine presente con continuità dalla fine del XVIII secolo) fosse proveniente dal disciolto esercito, come sostenevano all'epoca, in modo propagandistico, alcuni periodici esteri, in particolare francesi, se non vengono operate distinzioni idonee a testimoniare la compresenza di diversi caratteri all'interno del - se vogliamo - macromondo brigantesco (la cui stratificazione è comunque osservata da anni anche in rapporto comparato con i Paesi dell'area mediterranea), stante peraltro il numero e la composizione delle bande (alcune delle quali operanti già in epoca borbonica), stante peraltro - checchè qualcuno ne dica - la straordinaria ricchezza e al contempo la straordinaria eterogeneità delle fonti, le quali, poi, ove utilizzate, vengono di frequente disperse all'interno di narrazioni avulse dai canoni storiografici.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 8 aprile 2010, 16:21

Avulse o meno, i fatti rimangono fatti.

Far sparire cadaveri nella calce è un fatto.

Che presuppone volontà e motivi ben precisi.

E anche "dimenticare" i fatti è un modo di fare storiografia.

Modo a sua volta avulso da altri canoni, non solo storiografici.

Bene :D valete
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda L.A.S. » giovedì 8 aprile 2010, 19:59

Non v'è dubbio. Ciò vale sia per tutti gli eccidi,
sia per tutti quelli che hanno "dimenticato" i fatti, appunto, solo per restare in Italia, almeno da Santa Fede in poi, dai cadaveri appesi sugli alberi e dalle teste mozzate nel periodo postgiacobino a quelli fatti sparire nella calce nel periodo postunitario. I fatti cruenti restano sempre tali, pur cambiando interpreti e contesti.
La barbarie dei vincitori sui vinti o dei più forti sui più deboli è un continuum della storia in ogni epoca e in ogni luogo.
Starebbe poi alle cronache e alle fonti in genere darne conto , allo storico di offrirne sintesi complessive il più oggettive possibili.
Qui, sulla validità di una cronaca per un verso, come sull'interpretazione e sul valore che si dà a quella cronaca per l'altro verso, è però frapposto l'ostacolo maggiore.
Cordialmente,
Lorenzo
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda adj » giovedì 8 aprile 2010, 20:22

Ci si sarebbe comunque attesi che l'esercito regolare di uno stato che voleva proporsi come modello di civiltà si fosse comportato in modo diverso da una banda di irregolari insorti.
Non fosse altro che per l'esistenza di una ben definita catena di comando e responsabilità.
adj
 

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda equites » giovedì 8 aprile 2010, 21:18

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
La stragrande maggioranza dei briganti dell'epoca (e quando parlo di maggioranza intendo il 90%) erano delinquenti della peggiore specie, di una tale ferocia che certi rapporti della polizia (borbonica) e dei carabinieri (italiani) sono peggio di un film del terrore.


Scusa Equites ma questa affermazione mi sembra buttata là tanto per dire.


Mi permetto di dissentire.

Ribadisco un fatto che dovrebbe essere già noto a tutti: il brigantaggio esisteva in tutto il mondo prima del 1860, è esistito dal 01/01/1860 al 31/12/1860, è esistito anche negli anni successivi, fino al momento in cui si è potuto ragionevolmente affermare che questo fenomeno delinquenziale, in quanto tale, è scomparso.

Che poi ci siano stati dei legittimisti borbonici (ma probabilmente ve ne sono stati anche in altri stati preunitari) che hanno mutuato le "tecniche" del brigantaggio nessuno lo mette in dubbio: io mi permeto di contestare le cifre, le proporzioni, che rimangono convinto siano quelle da me citate, anche perchè dai miei studi (anche universitari) sul Risorgimento, dalle mie letture di libri savoiardi, neoborbonici e, diciamo così, neutrali, non è emerso alcun dato scientifico che possa farmi mutare opinione che, nell'attesa di una prova contraria, è e rimane questa: dei tanti "briganti" schedati dalle forze di polizia e dall'Esercito dopo il 1860, solo il 10% circa erano in realtà legittimisti borbonici.

Faccio anche presente che non discuto il fatto che vi siano state repressioni, anche feroci; atti violenti, inutili, ingiustificabili.
Sarebbe però utile che tutti quanti noi evitassimo di NON contestualizzare storicamente quelle terribili azioni: sino al 1860 i governi borbonici fucilavano ed impiccavano allegramente, ma di questo oggi nessuno si scandalizza e, direi, giustamente, perchè parliamo di un periodo storico radicalmente diverso da quello in cui viviamo oggi, un periodo storico in cui, tanto per rimanere nel meridione, la servitù della gleba era ben lungi dall'essere soppressa, scuole ed ospedali erano lussi per pochi, i figli e le mogli si battevano con scienza e regolarità, gli orfani e gli anziani avevano aspettative di vita ridottissime ecc. ecc. ecc.. Oggi ricordiamo e discutiamo, giustamente, delle brutte azioni dell'esercito sabaudo, ma non è che tutto il resto del mondo fosse popolato di pacifisti e terziari francescani.

Lo ribadisco (ma tanto so già che verrò frainteso) nessuna giustificazione, solo contestualizzazione.
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