Nobiltà e Patriziato Civico

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Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda lion bianco » sabato 3 aprile 2010, 12:26

Buongiorno e buona Pasqua a voi tutti . A Firenze la Imperiale e Regia Deputazione sopra il regolamento della Nobiltà operò fino al 1869 , e concesse attestazioni fino al 1865 , almeno questo è quanto ho trovato . Da altre ricerche , preunitarie , apprendo che le famiglie a cui veniva riconosciuta la qualità di famiglia nobile , necessitavano di altri 200 anni di storicità prima di poter ottenere il patriziato . Poniamo che una famiglia sia in possesso di una patente rilasciata dalla Imperiale e Regia Deputazione , ma che sia iscritta nell'archivio delle consorterie dei cittadini da oltre 200 anni ....orbene mi chiedo se oltre che nobile essa sia per detto fatto da considerarsi anche patrizia . Vi ringrazio per l'attenzione .
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 3 aprile 2010, 15:02

Storicamente lo status/qualità di patrizio era riconosciuto agli iscritti nei libri d'oro di Venezia , Genova e Lucca , ciò era un richiamo alla antica nobiltà romana , comunque esso era legato alla residenza in alcune città , non mi risulta vi fossero requisiti per improbabili promozione da nobile a patrizio , anche perchè , dal punto di vista gerarchico non vi furono mai legali differenze.

Solo dopo l'unità , dal punto di vista morale queste differenze venivano avvertite in determinati ambienti , infatti chi poteva vantare storiche discendenze plurisecolari ( es . quasi tutti i nobiluomini veneziani ) mal sopportavano essere equiparati ai nobili "di paese", per non parlare dei neo-nobilitati per meriti di beneficienza, offerta ma spesso richiesta quale indispensabile conditio sine qua non ( sorvolando sui neonobilitati per meriti politici ).
La consulta araldica del regno d'Italia in questo campo si mosse in maniera parziale e disordinata "promuovendo" decine di città e cittadine ma "dimenticando" alcune realtà storicamente meritevoli ma che non potevano vantare appoggi da parte di personaggi influenti sulle sue decisioni .
Fu così che nobiltà civiche divennero automaticamente patriziati.

Abbozzare una risposta alla tua domanda da parte mia , lion bianco , non è facile , sia per la molteplicità dei regolamenti preunitari , sia perchè ormai ho rinunciato a comprendere appieno quelli riguardanti la nobiltà del regno d'Italia.

In ogni caso differenze formali tra nobile e patrizio furono esclusivamente legate ai luoghi di appartenenza delle singole famiglie.
Nel 1947 furono così elencate :
http://www.cnicg.net/patriziato.asp

Buona Pasqua
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda RFVS » sabato 3 aprile 2010, 19:17

GENS VALERIA ha scritto:Storicamente lo status/qualità di patrizio era riconosciuto agli iscritti nei libri d'oro di Venezia , Genova e Lucca , ciò era un richiamo alla antica nobiltà romana , comunque esso era legato alla residenza in alcune città , non mi risulta vi fossero requisiti per improbabili promozione da nobile a patrizio , anche perchè , dal punto di vista gerarchico non vi furono mai legali differenze.

Solo dopo l'unità , dal punto di vista morale queste differenze venivano avvertite in determinati ambienti , infatti chi poteva vantare storiche discendenze plurisecolari ( es . quasi tutti i nobiluomini veneziani ) mal sopportavano essere equiparati ai nobili "di paese", per non parlare dei neo-nobilitati per meriti di beneficienza, offerta ma spesso richiesta quale indispensabile conditio sine qua non ( sorvolando sui neonobilitati per meriti politici ).
La consulta araldica del regno d'Italia in questo campo si mosse in maniera parziale e disordinata "promuovendo" decine di città e cittadine ma "dimenticando" alcune realtà storicamente meritevoli ma che non potevano vantare appoggi da parte di personaggi influenti sulle sue decisioni .
Fu così che nobiltà civiche divennero automaticamente patriziati.

Abbozzare una risposta alla tua domanda da parte mia , lion bianco , non è facile , sia per la molteplicità dei regolamenti preunitari , sia perchè ormai ho rinunciato a comprendere appieno quelli riguardanti la nobiltà del regno d'Italia.

In ogni caso differenze formali tra nobile e patrizio furono esclusivamente legate ai luoghi di appartenenza delle singole famiglie.
Nel 1947 furono così elencate :
http://www.cnicg.net/patriziato.asp

Buona Pasqua



Purtroppo devo smentirti praticamente su tutto.
In tutto lo Stato Pontificio esistevano amministrazioni comunali con classe nobiliare singola e comunità con classe nobiliare suddivisa in nobili e patrizi, ben prima del R.I.
Le città che annoveravano l'esistenza di un ceto patrizio erano ovviamente in numero minore rispetto alle comunità con sola classe nobiliare, ma esistevano eccome.
In alcuni casi poi con l'annessione al R.I. alcune di queste comunità si sono viste negare la classe patriziale (penso ad Assisi, per esempio), altre invece ne hanno ottenuto riconoscimento.
Addirittura, in alcuni miei studi su alcune famiglie nobili umbre (Pesci, Maiolica, Vagni, Feltri), ho riscontrato diciture come "Patrizio Umbro".
I casi che tu citi ed in modo particolare Roma, venezia e Genova sono dei casi particolari di patriziato per cui non possono assolutamente essere presi come esempio per spiegare tale fenomeno.
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 4 aprile 2010, 10:49

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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 4 aprile 2010, 10:49

RFVS ha scritto:
GENS VALERIA ha scritto:Storicamente lo status/qualità di patrizio era riconosciuto agli iscritti nei libri d'oro di Venezia , Genova e Lucca , ciò era un richiamo alla antica nobiltà romana , comunque esso era legato alla residenza in alcune città , non mi risulta vi fossero requisiti per improbabili promozione da nobile a patrizio , anche perchè , dal punto di vista gerarchico non vi furono mai legali differenze.

Solo dopo l'unità , dal punto di vista morale queste differenze venivano avvertite in determinati ambienti , infatti chi poteva vantare storiche discendenze plurisecolari ( es . quasi tutti i nobiluomini veneziani ) mal sopportavano essere equiparati ai nobili "di paese", per non parlare dei neo-nobilitati per meriti di beneficienza, offerta ma spesso richiesta quale indispensabile conditio sine qua non ( sorvolando sui neonobilitati per meriti politici ).
La consulta araldica del regno d'Italia in questo campo si mosse in maniera parziale e disordinata "promuovendo" decine di città e cittadine ma "dimenticando" alcune realtà storicamente meritevoli ma che non potevano vantare appoggi da parte di personaggi influenti sulle sue decisioni .
Fu così che nobiltà civiche divennero automaticamente patriziati.

Abbozzare una risposta alla tua domanda da parte mia , lion bianco , non è facile , sia per la molteplicità dei regolamenti preunitari , sia perchè ormai ho rinunciato a comprendere appieno quelli riguardanti la nobiltà del regno d'Italia.

In ogni caso differenze formali tra nobile e patrizio furono esclusivamente legate ai luoghi di appartenenza delle singole famiglie.
Nel 1947 furono così elencate :
http://www.cnicg.net/patriziato.asp

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Purtroppo devo smentirti praticamente su tutto.
In tutto lo Stato Pontificio esistevano amministrazioni comunali con classe nobiliare singola e comunità con classe nobiliare suddivisa in nobili e patrizi, ben prima del R.I.
Le città che annoveravano l'esistenza di un ceto patrizio erano ovviamente in numero minore rispetto alle comunità con sola classe nobiliare, ma esistevano eccome.
In alcuni casi poi con l'annessione al R.I. alcune di queste comunità si sono viste negare la classe patriziale (penso ad Assisi, per esempio), altre invece ne hanno ottenuto riconoscimento.
Addirittura, in alcuni miei studi su alcune famiglie nobili umbre (Pesci, Maiolica, Vagni, Feltri), ho riscontrato diciture come "Patrizio Umbro".
I casi che tu citi ed in modo particolare Roma, venezia e Genova sono dei casi particolari di patriziato per cui non possono assolutamente essere presi come esempio per spiegare tale fenomeno.


Secondo il pensiero, invero un po’restrittivo di Francesco Bonazzi di Saniccandrio, membro autorevole della Consulta Araldica ( Bollett. Arald. 1893) avrebbero potuto fregiarsi del titolo di Patrizio esclusivamente :
1) gli appartenenti alle famiglie con diritto di sovranità di Genova, Venezia e Lucca, in nome della storicità delle relative repubbliche aristocratiche
2) le famiglie già iscritte nei libri d’oro o negli elenchi delle città che ottennero specificatamente tale titolo.

Sulle realtà cittadine nelle quali vi era distinzione patrizio/nobile,Riccardo, mi trovi parzialmente d’accordo in quanto è vero ( come giustamente hai sottolineato ) che esistevano città nello Stato della Chiesa che ammettevano la divisione della nobiltà in due classi: quella dei Nobili Patrizi e quella di soli Nobili e distinta registrazione in due elenchi, ma è altresì vero che questa distinzione ebbe vita breve e fu abolita con Motu Proprio di Leone XII con il riordino dell’amministrazione dello Stato ( art. 214,215,216, e 217 ), di conseguenza i patrizi di quasi tutte le città assunsero per consuetudine del titolo di Conte.

Escludendo Roma, la quale possedeva disposizioni particolari a se stanti riguardo i patriziato, nelle Legazioni e nelle Delegazioni mancado una specifica legislazione nobiliare, le concessioni ed il riconoscimento di titoli, armi gentilizie e le successioni nobiliari erano quindi regolate da una gran quantità di formule più o meno generose e spesso fumose , difficili da interpretare nonché consuetudini varie ( maggiorasco , surrogazioni , fidecommissioni ).

Anche in Toscana, per la sua particolare situazione si verificarono casi analoghi. Con la ”reinvenzione” dei titoli nobiliari cittadini quando Casa Lorena prese il posto dei Medici, i quali ammettevano solo differenze tre “cittadini” e “concittadini dei principi”. In un contesto che non presentava criteri giuridicamente validi per l’identificazione di una nobiltà le nuove classi dei Nobili e dei Patrizi si erano formate solo nel 1750 e si era operata un’effimera distinzione esclusivamente fra le sette città più antiche dove furono riconosciute sia le famiglie patrizie ( almeno duecento anni di storicità ) sia le altre, nobili.

Comunque, ben difficilmente queste anomale distinzioni in seno ai ceti cittadini sopravissero alla terza generazione ed oggettivamente parliamo di realtà senz'altro particolari, circoscritte nel numero, nel luogo e nel tempo.

In Umbria furono censite agli inizi dei lavori della Consulta 443 famiglie nobili di città e 156 patrizie, nella Regione romana il rapporto era 387/82, in Toscana 859/610 ( elenchi ufficiali regionali ) . Converrai con me: la Consulta Araldica agì spesso in modo “schizofrenico” in materia di nobiltà cittadina ( e non solo ), comunque, alla fine dell’estenuante attività ricognitiva i patriziati furono poche decine mentre le nobiltà cittadine furono più di cento. Oltre il caso di Assisi, da te riportato, penso ad un ulteriore esempio al Nord: per città di Brescia non venne ammessa l’esistenza di un vero patriziato e furono iscritti negli Elenchi Ufficiali con il titolo di Nobile coloro che avevano avuto precedentemente il decreto di riconoscimento del titolo di “Patrizio di Brescia” senza nemmeno emanare un decreto cumulativo di rettifica.

Un vero esempio di ambiguità: per Novara ed Alessandria non si giunse al riconoscimento formale del patriziato e si ricorse all’anomala forma di registrazione “ nobile del patriziato di…” ovvero… un colpo al cerchio ed un colpo alla botte.

Buona Pasqua :)
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda gattovalois » lunedì 5 aprile 2010, 8:06

E' una Jungla!
[bangin.gif]
In base a cosa si decise se a una città era riconosciuto un "patriziato" o una "nobiltà"?
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 5 aprile 2010, 12:49

gattovalois ha scritto:E' una Jungla!
[bangin.gif]
In base a cosa si decise se a una città era riconosciuto un "patriziato" o una "nobiltà"?


Si dovrebbe parlare di singoli patriziati, in quanto buona parte di Stati preunitari face uso di questo “status-qualità” divenuto mero titolo onorifico dopo la Rivoluzione Francese e la Restaurazione. Nella maggioranza dei casi ( come scrivevo nel mio precedente intervento ) “patrizio” e “nobile” erano sinonimi, tranne le eccezioni storiche , giustamente ed opportunamente sottolineate da Riccardo.

Prima dell’istituzione del regno d’Italia il “titolo” patriziale non aveva radici solide ed aveva un’antica tradizione d’uso solo a Milano ed a Roma , dove invero aveva indicato una nobiltà civica minore rispetto a quella feudale e nepotistica.

Nel XVII sec. la qualifica fu adottata dai Papi nei diplomi di iscrizione alla nobiltà romana e nei Brevi riguardo altre città, fino al 1746, per porre fine ad una quantità di abusi.

Nella Venezia dei nobiluomini e nobildonne ( N.H e N.D.) la qualifica di patrizio era entrata in uso solo dopo la Caduta della Repubblica (1797), per ribadire una certa distinzione verso i nobili di terraferma ( ma abolita sotto Napoleone e ridotta a nob. I.A. - nobile dell’Impero Austriaco- fino all’Unità ).

Analogamente nella Repubblica di Genova quella di patrizio era uno “status” tollerato e non ufficiale, infatti, i nobili venivano indicati col titolo di “magnifico” o “illustrissimo” fino al 1797.

La qualifica di patrizio venne, come precedentemente scritto, venne data a parte della nobiltà delle sette città più antiche della Toscana fino al 1750 ( Firenze, Siena, Pisa, Pistoia,Arezzo,Volterra, Cortona).

Più complicata la storica situazione napoletana e duo siciliana, il Borbone mise un po’ d’ordine con la legge del 1800 che istituiva il Tribunale della Nobiltà : il patriziato spettava solo a coloro appartenevano a Città di piazza chiusa.

Con il regno d’Italia si cercò ( malamente, ma… nessuno è perfetto ) di riordinare la materia vedi elenco dal link da me precedentemente postato.

I criteri di appartenenza al patriziato o alla nobiltà civica ( ma credimi è questione di lana caprina ), per tentare di darti una risposta, gattovalois ,erano per le legislazioni preunitarie varie e molteplici ma spesso ( ma non sempre) legate all’antichità della città e delle famiglie originarie al loro interno.

Per i criteri dopo l’Unità occorrerebbe studiare le massime della Consulta Araldica e successive modificazioni legislative e la cosa , attualmente , non è propriamente in cima ai miei interessi di studio e di ricerca (...diciamo così ).
Ultima modifica di GENS VALERIA il lunedì 5 aprile 2010, 13:40, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda lion bianco » lunedì 5 aprile 2010, 13:22

Cari amici , rinnovando gli auguri di buona Pasqua , vi ringrazio per l'accurata disamina . Quindi , famiglia toscana con 350 anni di storicità preunitaria documentata presso archivio di Stato di Firenze e successiva patente rilasciata dalla Regia e Imperiale deputazione nel 1865 dovrebbe ritenersi Nobile e Patrizia . Apro una breve parentesi , proprio ieri ero a Firenze , e notavo , come compare anche sullo stemma della mia famiglia , che sono molti gli stemmi fiorentini che sopra lo scudo mostrano la testa del leone vista frontalmente . Da quel poco che sono riuscito a capire dovrebbe trattarsi di un uso derivante dal nome dei gonfaloni....leon bianco , d'oro ecc , anche perchè ho notato che in altri stemmi si fa riferimento simbolico al gonfalone di appartenenza...del drago , della scala ecc . Porto ad esempio gli scudi gentilizi che compaiono a rilievo sul muro di cinta a lato di Santa Maria Novella , gonfalone del Lion bianco , dei quali molti hanno appunto la testa del leone che si affaccia sopra di essi . Ma , per chiarire , non ho trovato nessuna fonte ufficiale che documenti questa usanza , se non accenni derivanti da racconti storici , e non araldici , quali le note di Marietta De Ricci e alcuni tra i numerosissimi libri che trattano sulla storia fiorentina .
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda gattovalois » lunedì 5 aprile 2010, 15:22

@Gens Valeria: Grazie infinite sei ferrato sull'argomento, sto studiando un atto della città di Reggio Emilia e non capisco se è l'atto con il quale la famiglia è riconosciuta come appartenete al ceto nobile o meno, se posso approfittare appena lo riesco a trascrivere posso disturbare anche con un MP? [sweatdrop.gif]
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 5 aprile 2010, 16:37

gattovalois ha scritto:@Gens Valeria: Grazie infinite sei ferrato sull'argomento, sto studiando un atto della città di Reggio Emilia e non capisco se è l'atto con il quale la famiglia è riconosciuta come appartenete al ceto nobile o meno, se posso approfittare appena lo riesco a trascrivere posso disturbare anche con un MP? [sweatdrop.gif]


Mi sopravvaluti decisamente :oops: qui cerco di imparare qualcosa come te e tanti altri, spesso con scarsi risultati ( sono ripetente ).
Ti aiuterei volentieri nella lettura ma sono decisamente lento, miope q.b. e poco portato nel decifrare paleoscritture , vado un po' meglio nel decifrare le ricette mediche :D .
Prova a postare una bella foto del'atto accompagnata dalla tua trascrizione , nel limite del possibile cerchiamo di aiutarci , ci sono persone esperte in questo campo ( per fortuna ).
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda RFVS » martedì 6 aprile 2010, 10:52

GENS VALERIA ha scritto:
RFVS ha scritto:
GENS VALERIA ha scritto:Storicamente lo status/qualità di patrizio era riconosciuto agli iscritti nei libri d'oro di Venezia , Genova e Lucca , ciò era un richiamo alla antica nobiltà romana , comunque esso era legato alla residenza in alcune città , non mi risulta vi fossero requisiti per improbabili promozione da nobile a patrizio , anche perchè , dal punto di vista gerarchico non vi furono mai legali differenze.

Solo dopo l'unità , dal punto di vista morale queste differenze venivano avvertite in determinati ambienti , infatti chi poteva vantare storiche discendenze plurisecolari ( es . quasi tutti i nobiluomini veneziani ) mal sopportavano essere equiparati ai nobili "di paese", per non parlare dei neo-nobilitati per meriti di beneficienza, offerta ma spesso richiesta quale indispensabile conditio sine qua non ( sorvolando sui neonobilitati per meriti politici ).
La consulta araldica del regno d'Italia in questo campo si mosse in maniera parziale e disordinata "promuovendo" decine di città e cittadine ma "dimenticando" alcune realtà storicamente meritevoli ma che non potevano vantare appoggi da parte di personaggi influenti sulle sue decisioni .
Fu così che nobiltà civiche divennero automaticamente patriziati.

Abbozzare una risposta alla tua domanda da parte mia , lion bianco , non è facile , sia per la molteplicità dei regolamenti preunitari , sia perchè ormai ho rinunciato a comprendere appieno quelli riguardanti la nobiltà del regno d'Italia.

In ogni caso differenze formali tra nobile e patrizio furono esclusivamente legate ai luoghi di appartenenza delle singole famiglie.
Nel 1947 furono così elencate :
http://www.cnicg.net/patriziato.asp

Buona Pasqua



Purtroppo devo smentirti praticamente su tutto.
In tutto lo Stato Pontificio esistevano amministrazioni comunali con classe nobiliare singola e comunità con classe nobiliare suddivisa in nobili e patrizi, ben prima del R.I.
Le città che annoveravano l'esistenza di un ceto patrizio erano ovviamente in numero minore rispetto alle comunità con sola classe nobiliare, ma esistevano eccome.
In alcuni casi poi con l'annessione al R.I. alcune di queste comunità si sono viste negare la classe patriziale (penso ad Assisi, per esempio), altre invece ne hanno ottenuto riconoscimento.
Addirittura, in alcuni miei studi su alcune famiglie nobili umbre (Pesci, Maiolica, Vagni, Feltri), ho riscontrato diciture come "Patrizio Umbro".
I casi che tu citi ed in modo particolare Roma, venezia e Genova sono dei casi particolari di patriziato per cui non possono assolutamente essere presi come esempio per spiegare tale fenomeno.


Secondo il pensiero, invero un po’restrittivo di Francesco Bonazzi di Saniccandrio, membro autorevole della Consulta Araldica ( Bollett. Arald. 1893) avrebbero potuto fregiarsi del titolo di Patrizio esclusivamente :
1) gli appartenenti alle famiglie con diritto di sovranità di Genova, Venezia e Lucca, in nome della storicità delle relative repubbliche aristocratiche
2) le famiglie già iscritte nei libri d’oro o negli elenchi delle città che ottennero specificatamente tale titolo.

Sulle realtà cittadine nelle quali vi era distinzione patrizio/nobile,Riccardo, mi trovi parzialmente d’accordo in quanto è vero ( come giustamente hai sottolineato ) che esistevano città nello Stato della Chiesa che ammettevano la divisione della nobiltà in due classi: quella dei Nobili Patrizi e quella di soli Nobili e distinta registrazione in due elenchi, ma è altresì vero che questa distinzione ebbe vita breve e fu abolita con Motu Proprio di Leone XII con il riordino dell’amministrazione dello Stato ( art. 214,215,216, e 217 ), di conseguenza i patrizi di quasi tutte le città assunsero per consuetudine del titolo di Conte.

Vorrei sapere da dove hai tratto la notizia che, dove esisteva, la distinzione tra Patrizi e Nobili ebbe vita breve !! Idem per la mitologica questione del titolo di Conte assunto dai Patrizi post M.P. di Leone XII. Io mi occupo da anni di amministrazioni comunali di città e terre pontificie (Umbria e Marche soprattutto) e questo tanto decantato fenomeno non l'ho ancora riscontrato all'atto pratico! Certamente potranno esserci state grandi famiglie d'antica nobiltà decurionale che all'unificazione di Patrizi e Nobili vollero sottolineare una loro superiorità auto-appellandosi Conti, ma ciò è una ben rara eccezione e non certo la regola, viste le migliaia e migliaia di famiglie nobili delle città e delle terre pontificie!

Escludendo Roma, la quale possedeva disposizioni particolari a se stanti riguardo i patriziato, nelle Legazioni e nelle Delegazioni mancado una specifica legislazione nobiliare, le concessioni ed il riconoscimento di titoli, armi gentilizie e le successioni nobiliari erano quindi regolate da una gran quantità di formule più o meno generose e spesso fumose , difficili da interpretare nonché consuetudini varie ( maggiorasco , surrogazioni , fidecommissioni ).

Anche in Toscana, per la sua particolare situazione si verificarono casi analoghi. Con la ”reinvenzione” dei titoli nobiliari cittadini quando Casa Lorena prese il posto dei Medici, i quali ammettevano solo differenze tre “cittadini” e “concittadini dei principi”. In un contesto che non presentava criteri giuridicamente validi per l’identificazione di una nobiltà le nuove classi dei Nobili e dei Patrizi si erano formate solo nel 1750 e si era operata un’effimera distinzione esclusivamente fra le sette città più antiche dove furono riconosciute sia le famiglie patrizie ( almeno duecento anni di storicità ) sia le altre, nobili.

Comunque, ben difficilmente queste anomale distinzioni in seno ai ceti cittadini sopravissero alla terza generazione ed oggettivamente parliamo di realtà senz'altro particolari, circoscritte nel numero, nel luogo e nel tempo.

Questa affermazione, scusa, non l'ho capita

In Umbria furono censite agli inizi dei lavori della Consulta 443 famiglie nobili di città e 156 patrizie, nella Regione romana il rapporto era 387/82, in Toscana 859/610 ( elenchi ufficiali regionali ) . Converrai con me: la Consulta Araldica agì spesso in modo “schizofrenico” in materia di nobiltà cittadina ( e non solo ), comunque, alla fine dell’estenuante attività ricognitiva i patriziati furono poche decine mentre le nobiltà cittadine furono più di cento. Oltre il caso di Assisi, da te riportato, penso ad un ulteriore esempio al Nord: per città di Brescia non venne ammessa l’esistenza di un vero patriziato e furono iscritti negli Elenchi Ufficiali con il titolo di Nobile coloro che avevano avuto precedentemente il decreto di riconoscimento del titolo di “Patrizio di Brescia” senza nemmeno emanare un decreto cumulativo di rettifica.

E' bene chiarire che la Consulta Araldica non "agì spesso in modo schizofrenico" bensì fece dei danni alle famiglie nobili delle città e delle terre che tu neanche immagini. Ha letteralmente cancellato la Storia di intere famiglie, di intere comunità, ha riconosciuto nobiltà dove non s'era mai praticata, ha negato riconoscimenti a comuni di antiche tradizioni nobiliari. Altro che schizofrenica, la Consulta è stata come un branco di cavallette su una coltivazione. Se la Consulta avesse veramente svolto un "estenuante attività ricognitiva" nello Stato della Chiesa la situazione nobiliare italiana, in seguito, sarebbe stata ben diversa. Diciamo che, siccome le tradizioni decurionali pontificie erano così profondamente radicate sul territorio, così antiche, particolareggiate, dissimili da comune a comune ed investivano un numero altissimo di famiglie medio-piccole - ch erano all'atto pratico lo zoccolo duro della nobiltà decurionale pontificia - la Consulta, non capendo granchè di tutta questa situazione, ha tirato a semplificare ed il risultato è ben chiaro. Il caso di Brescia, che citi, come il mio esempio di Assisi sono solo due dei tanti danni causati dall' "estenuante attività ricognitiva" svolta dalla Consulta Araldica.

Un vero esempio di ambiguità: per Novara ed Alessandria non si giunse al riconoscimento formale del patriziato e si ricorse all’anomala forma di registrazione “ nobile del patriziato di…” ovvero… un colpo al cerchio ed un colpo alla botte.

Buona Pasqua :)


Buona Pasqua anche a te !! [cool.gif]
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 6 aprile 2010, 11:32

Ma la Consulta araldica non agiva di regola(salvo eccezioni) solo a gentile e documentata richiesta degli interessati? Non sarà stata, nei casi con esito negativo, insufficiente la documentazione allora presentata? Ciao,
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda gattovalois » martedì 6 aprile 2010, 11:44

...la cosa, vedo, è intricatissima!
comunque vada complimeti a tutti voi, leggervi è davvero interessante.
Grazie
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 6 aprile 2010, 15:23

RFVS ha scritto:
GENS VALERIA ha scritto:[

Secondo il pensiero, invero un po’restrittivo di Francesco Bonazzi di Saniccandrio, membro autorevole della Consulta Araldica ( Bollett. Arald. 1893) avrebbero potuto fregiarsi del titolo di Patrizio esclusivamente :
1) gli appartenenti alle famiglie con diritto di sovranità di Genova, Venezia e Lucca, in nome della storicità delle relative repubbliche aristocratiche
2) le famiglie già iscritte nei libri d’oro o negli elenchi delle città che ottennero specificatamente tale titolo.

Sulle realtà cittadine nelle quali vi era distinzione patrizio/nobile,Riccardo, mi trovi parzialmente d’accordo in quanto è vero ( come giustamente hai sottolineato ) che esistevano città nello Stato della Chiesa che ammettevano la divisione della nobiltà in due classi: quella dei Nobili Patrizi e quella di soli Nobili e distinta registrazione in due elenchi, ma è altresì vero che questa distinzione ebbe vita breve e fu abolita con Motu Proprio di Leone XII con il riordino dell’amministrazione dello Stato ( art. 214,215,216, e 217 ), di conseguenza i patrizi di quasi tutte le città assunsero per consuetudine del titolo di Conte.

Vorrei sapere da dove hai tratto la notizia che, dove esisteva, la distinzione tra Patrizi e Nobili ebbe vita breve !! Idem per la mitologica questione del titolo di Conte assunto dai Patrizi post M.P. di Leone XII. Io mi occupo da anni di amministrazioni comunali di città e terre pontificie (Umbria e Marche soprattutto) e questo tanto decantato fenomeno non l'ho ancora riscontrato all'atto pratico! Certamente potranno esserci state grandi famiglie d'antica nobiltà decurionale che all'unificazione di Patrizi e Nobili vollero sottolineare una loro superiorità auto-appellandosi Conti, ma ciò è una ben rara eccezione e non certo la regola, viste le migliaia e migliaia di famiglie nobili delle città e delle terre pontificie!

Escludendo Roma, la quale possedeva disposizioni particolari a se stanti riguardo i patriziato, nelle Legazioni e nelle Delegazioni mancado una specifica legislazione nobiliare, le concessioni ed il riconoscimento di titoli, armi gentilizie e le successioni nobiliari erano quindi regolate da una gran quantità di formule più o meno generose e spesso fumose , difficili da interpretare nonché consuetudini varie ( maggiorasco , surrogazioni , fidecommissioni ).

Anche in Toscana, per la sua particolare situazione si verificarono casi analoghi. Con la ”reinvenzione” dei titoli nobiliari cittadini quando Casa Lorena prese il posto dei Medici, i quali ammettevano solo differenze tre “cittadini” e “concittadini dei principi”. In un contesto che non presentava criteri giuridicamente validi per l’identificazione di una nobiltà le nuove classi dei Nobili e dei Patrizi si erano formate solo nel 1750 e si era operata un’effimera distinzione esclusivamente fra le sette città più antiche dove furono riconosciute sia le famiglie patrizie ( almeno duecento anni di storicità ) sia le altre, nobili.

Comunque, ben difficilmente queste anomale distinzioni in seno ai ceti cittadini sopravissero alla terza generazione ed oggettivamente parliamo di realtà senz'altro particolari, circoscritte nel numero, nel luogo e nel tempo.

Questa affermazione, scusa, non l'ho capita

In Umbria furono censite agli inizi dei lavori della Consulta 443 famiglie nobili di città e 156 patrizie, nella Regione romana il rapporto era 387/82, in Toscana 859/610 ( elenchi ufficiali regionali ) . Converrai con me: la Consulta Araldica agì spesso in modo “schizofrenico” in materia di nobiltà cittadina ( e non solo ), comunque, alla fine dell’estenuante attività ricognitiva i patriziati furono poche decine mentre le nobiltà cittadine furono più di cento. Oltre il caso di Assisi, da te riportato, penso ad un ulteriore esempio al Nord: per città di Brescia non venne ammessa l’esistenza di un vero patriziato e furono iscritti negli Elenchi Ufficiali con il titolo di Nobile coloro che avevano avuto precedentemente il decreto di riconoscimento del titolo di “Patrizio di Brescia” senza nemmeno emanare un decreto cumulativo di rettifica.

E' bene chiarire che la Consulta Araldica non "agì spesso in modo schizofrenico" bensì fece dei danni alle famiglie nobili delle città e delle terre che tu neanche immagini. Ha letteralmente cancellato la Storia di intere famiglie, di intere comunità, ha riconosciuto nobiltà dove non s'era mai praticata, ha negato riconoscimenti a comuni di antiche tradizioni nobiliari. Altro che schizofrenica, la Consulta è stata come un branco di cavallette su una coltivazione. Se la Consulta avesse veramente svolto un "estenuante attività ricognitiva" nello Stato della Chiesa la situazione nobiliare italiana, in seguito, sarebbe stata ben diversa. Diciamo che, siccome le tradizioni decurionali pontificie erano così profondamente radicate sul territorio, così antiche, particolareggiate, dissimili da comune a comune ed investivano un numero altissimo di famiglie medio-piccole - ch erano all'atto pratico lo zoccolo duro della nobiltà decurionale pontificia - la Consulta, non capendo granchè di tutta questa situazione, ha tirato a semplificare ed il risultato è ben chiaro. Il caso di Brescia, che citi, come il mio esempio di Assisi sono solo due dei tanti danni causati dall' "estenuante attività ricognitiva" svolta dalla Consulta Araldica.

Un vero esempio di ambiguità: per Novara ed Alessandria non si giunse al riconoscimento formale del patriziato e si ricorse all’anomala forma di registrazione “ nobile del patriziato di…” ovvero… un colpo al cerchio ed un colpo alla botte.

Buona Pasqua :)


Buona Pasqua anche a te !! [cool.gif]

Non ho approfondito granché la legislazione pontificia né la storia delle famiglie appartenenti alla nobiltà dello Stato della Chiesa, quindi sono costretto mio malgrado a prendere per buono ciò che è affermato da coloro i quali ( in teoria ) dovrebbero saperne di più. Non essendo “Vangelo” le affermazioni di costoro potrebbero essere opinabili e quindi smentite da studi moderni e più accurati, quali quelli da te svolti, in questo caso mi metto da parte di buon grado.
Afferma Carmelo Arnone (il Patriziato e la Nobiltà anconetana nel 1847, Riv . Aral. ) che eventuali elenchi dell’epoca ( post 1827) compilate nelle varie Legazioni e Delegazioni non fanno menzione del titolo di Patrizio

“… ma qualifica Conti i membri delle antiche famiglie già appartenenti al patriziato , e chiama Nobili tanto i discendenti dei patrizi discendenti dalla Magistratura dopo il 1827, quanto coloro che appartenevano al Ceto Nobile o che pur provenendo dal ceto cittadino, venivano ascritti dopo la data stessa al Ceto Nobile per nomina pontificia, in seguito a proposta dell’Amministrazione Civica e col parere favorevole della Deputazione Araldica locale”.

Sulla base di quanto letto dello scritto dell’ Arnone , ritengo “breve” un patriziato durato , ovviamente quale titolo onorifico, un secolo ( praticamente il XVIII° o poco più ) appunto circa tre/quattro generazioni , poi evoluto in titolo comitale oppure nobile , ma potrebbe essere più longevo . Ovviamente tutto è relativo ed il termine di paragone che ho in mente è quello del Patriziato che conosco meglio, ovvero quello di Venezia , nel quale la maggior parte delle famiglie potevano vantare origini dal XIII sec. In questo modo spero di aver spiegato la seconda mia affermazione.

In ogni caso spero converrai con me che considerando tutte le realtà amministrative cittadine negli stati preunitari (più di trecento) le amministrazioni comunali che ammettevano la divisione della nobiltà in due classi: quella dei Nobili Patrizi e quella dei soli Nobili possano essere considerate un’eccezione di poche decine di casi ( solo sette in Toscana ) rispetto alla regola , inoltre erano circoscritte fisicamente nell’Italia centrale . Questo era quello che intendevo, spero così di essermi spiegato meglio.

La “schizofrenia” riferita alla Real Consulta Araldica è un termine benevolo dovuto all’atmosfera pasquale , se hai letto un po’ quello che ho scritto negli ultimi mesi,( es. il topic “semel nobil Homo semper nobil homo”) ricorderai che non sono mai stato tenero ed ho usato l’immagine dei “ colpi di machete” per indicare il “ lavoro” svolto ai danni delle famiglie di antica distinzione , suscitando peraltro le ire dei “nostalgici” a noi contemporanei.
Vero è che, qualche volta, personaggi influenti all’interno della Consulta riuscirono a far riconoscere nobili quelle famiglie appartenenti città duosiciliane a “piazza aperta”ed altre distrazioni sulle baronie… ma questa è un’altra storia.
Cordialmente
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Re: Nobiltà e Patriziato Civico

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 7 aprile 2010, 8:49

Ma non spiegano tutto le mie domande precedentemente postate? Non dipende, nella schiacciante maggioranza dei casi, dalle documentazioni corredanti le varie istanze? Ciao,
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