Rami familiari

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Re: Rami familiari

Messaggioda Rachis » mercoledì 10 febbraio 2010, 15:49

Grazie delle preziose informazioni.
Mi pare di aver capito che non ci siano delle direttive assolute degli standard assoluti, ma che dipenda dalla tipologia di nobiltà, dai contesti territoriali, dalla normativa locale e familiare.

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Re: Rami familiari

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 10 febbraio 2010, 17:02

Rachis ha scritto:Grazie delle preziose informazioni.
Mi pare di aver capito che non ci siano delle direttive assolute degli standard assoluti, ma che dipenda dalla tipologia di nobiltà, dai contesti territoriali, dalla normativa locale e familiare.

Rachis


Ogni famiglia nobile o roturier in ogni epoca e luogo gestiva e gestisce come crede i beni di famiglia , tradizionalmente il più anziano dei figli è quello che ha maggiori responsabilità , ma non sempre è così, dipende dai singoli talenti e dagli studi effettuati ecc.

Se parliamo invece di titoli nobiliari , in caso di nobiltà civica, cittadina o patriziato, come sottolineato dall'autorevole Messanensis , non si poneva affatto il problema perchè non esistevano distinzioni : il "titolo" di nobile o patrizio veniva trasmesso indistintamente ad ogni figlio sia maschio sia femmina.

Generalmente non veniva ereditato dai nipoti ex-foemina : eventali discendenti assumevano il titolo paterno ( se c'era ) .

Solo in caso di altro titolo , invece ( scusa se mi ripeto ) si poneva un problema di linea di successione .
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Re: Rami familiari

Messaggioda Messanensis » mercoledì 10 febbraio 2010, 18:15

Nel caso citato da Fabrizio evidentemente era stato istituito un maggiorasco. Senza una tale disposizione ed in assenza di titoli nobiliari non ha senso parlare di ramo primogenito e di ramo cadetto. Il nostro amico Rachis chiedeva di una famigliappartenente a nobiltà civica, senza prendere in considerazione eventuali disposizioni familiari.
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Re: Rami familiari

Messaggioda fabrizio guinzio » giovedì 11 febbraio 2010, 13:05

Il periodo dell'esempio è tardo, 1600 e 1700, dove ogni domenica i capi delle casate nobili facevano beneficenza(doveva esservi proprio qualche particolare istituto tipo maggiorasco, poichè erano gli unici titolari delle sostanze e dei beni, hai ragione carissimo Messanensis) all'ingresso dei loro palazzi e case(Storia di Crema del Benvenuti). Ma per l'oggetto della discussione sono proprio io a dire di evitare eccessivi schematismi e rigidità(maggiorasco, minorasco, anzianato, fedecommesso patto di famiglia etc.). Infatti nella medesima storia troviamo che nel 1100/1200 e...le ventisette vicinanze cittadine erano guidate dai consoli minori, che erano i capi delle casate nobili principali che peraltro avevano dato il loro nome alla maggior parte di queste contrade. Come venivano identificati? Oltretutto sembra sicuro che allora la proprietà(completamente diversa dal concetto borghese attuale e totalmente vincolata) familiare fosse comunitaria. Il consiglio generale straordinario cittadino veniva convocato(anche nell'evo moderno, non solo nel medioevo) solo per le emergenze: tutti i capi - nucleo familiari sia di famiglie patrizie che borghesi erano tenuti a presenziare. Il consiglio generale ordinario o consiglio nobile detentore del potere governativo(all'epoca della città - stato) e che conservò quello amministrativo quando il comune divenne parte confederativa di stato regionale era appunto nobiliare e preposto agli affari d'ordine. Esisteva un albo comunale di tutti i membri della nobiltà cittadina: venivano registrati secondo l'albero genealogico, a seguire dal primo decurione noto.
Ultima modifica di fabrizio guinzio il martedì 23 febbraio 2010, 15:16, modificato 4 volte in totale.
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Re: Rami familiari

Messaggioda Rachis » giovedì 11 febbraio 2010, 17:15

Chi poteva risiedere sul seggio cittadino tra i vari rami di una discendenza da famiglia di nobiltà cittadina, eletta ed assegnataria con rogito notarile nel 1623? Con la morte del primo a sedere sul seggio che ha avuto due figli, di cui il primo senza figli ed il secondo vivente in altro luogo?
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Re: Rami familiari

Messaggioda fabrizio guinzio » sabato 13 febbraio 2010, 12:01

A Venezia in un Consiglio(il maggior Consiglio) tutti gli N.H. patrizi veneti maggiorenni, a Crema un ristretto numero(cambiato nel tempo) di nobili cremaschi, cioè appartenenti alle famiglie che avevano avuto membri del Consiglio nobile(la Curia, il Consiglio generale ordinario alias di credenza). Si accedeva al ripetuto consiglio per elezione da parte di quell'assemblea, un borghese e la sua famiglia divenivano nobili di Crema dopo l'eventuale accesso. Dall'albero genealogico familiare, nelle nobiltà civiche, si dovrebbe evincere solo che è il capo del casato, nella città lombarda su citata tali capifamiglia(non i capinucleo familiari) nel Basso Medioevo erano preposti al governo e difesa della vicinanza ove abitavano(consoli minori, a capo della contrada) e guidavano le consorterie nobiliari. Ciao,
Ultima modifica di fabrizio guinzio il domenica 14 febbraio 2010, 1:08, modificato 1 volta in totale.
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Re: Rami familiari

Messaggioda fabrizio guinzio » sabato 13 febbraio 2010, 12:16

Sempre per cercare di rispondere alla tua domanda: ogni Comune nobile aveva un proprio Statuto, in taluni si conservava(senza sospensione) la nobiltà civica anche risiedendo altrove(a Crema quando fuori si indicava oltre al cognome il nome della città, aggiungendolo o addirittura premettendolo, per esempio Bolzini - Crema(hanno conservato il predicato anche quando sono rientrati) o Crema de Bolzini, Balis - Crema, Terni de Gregori di Crema. Carissimo Rachis, dovresti controllare il Libro d'oro della città e vedere tutti i registrati, ciao,
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Re: Rami familiari

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » martedì 23 febbraio 2010, 14:41

Gentili membri del Forum,
se ho capito bene non ha senso parlare di capofamiglia (primogenito maschio, figlio di primogenito maschio ecc.) in un casato (inteso come l'insieme di tutti i discendenti da uno stesso capostipite di cui si porta il cognome) non titolato. Giusto?
Allargando poi il discorso, se Tizia, figlia di Caio, mette al mondo Sempronia e gli da il suo cognome (il cognome di Caio) e se anche Sempronia mette al mondo una figlia e le da il suo cognome (sempre il cognome di Caio), Sempronia e la figlia dovranno essere inserite nell'albero genealogico di Caio, di cui portano il cognome, oppure no? Spero di essere stato abbastanza chiaro. Grazie per le risposte.
A presto.
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Re: Rami familiari

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 23 febbraio 2010, 15:06

Se parli di famiglie nobili civiche, la discendenza delle femmine non era registrata sugli alberi genealogici delle casate paterne, anche se la discendenza avesse aggiunto o sostituito il cognome(poteva anche assumerne uno totalmente nuovo), le donne entravano a far parte del casato maritale e ne prendevano lo status. In genere anche sugli attuali almanacchi nobiliari sono registrati solo i matrimoni ed eventualmente con la scrtitta "con prole"(che viene registrata sull'albero genealogico paterno). Per quanto concerne il capofamiglia di casata patrizia cittadina aspettiamo ulteriori contributi, l'unica cosa che ti posso dire è che a Crema era fondamentale; non si poteva dare inizio ad una qualsiasi attività nè sposarsi nè... etc. senza il consenso del magister gentis. Ciao,
Ultima modifica di fabrizio guinzio il martedì 23 febbraio 2010, 15:33, modificato 1 volta in totale.
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Re: Rami familiari

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » martedì 23 febbraio 2010, 15:32

Caro Fabrizio,
grazie per la risposta; io mi riferisco ad una qualsiasi famiglia borghese. Ha senso nella sua genealogia cercare l'attuale capofamiglia?
E nella stessa genealogia si inseriscono tutti i discendenti che portano lo stesso cognome, anche quelli che lo hanno ereditato dalla mamma o dalla nonna materna, come nell'esempio da me posto? Spero di essere stato più chiaro.
A presto.
PMMO
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Re: Rami familiari

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 23 febbraio 2010, 15:39

Penso che in questo caso possa tornare utile lo studio di grandi famiglie borghesi. Per le loro genealogie, non conosco almanacchi ove vengano registrate. Proprio sulla "Repubblica" di ieri(inserto sugli affari) si leggeva che il 60 per cento dell'ecomomia italiana fa capo ad aziende familiari(esiste una loro specifica associazione) e veniva trattato il problema della successione alla guida delle casate ed al vertice delle aziende, ciao,
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Re: Rami familiari

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » martedì 23 febbraio 2010, 15:48

Caro Fabrizio,
anche questa volta penso di non essermi espresso bene. Per famiglia borghese intendo qualunque famiglia non nobile o, come si diceva una volta, plebea. In fondo, la genealogia è un patrimonio di tutte le classi sociali!
A presto.
PMMO
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Re: Rami familiari

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 23 febbraio 2010, 16:10

Sì certamente e proprio di questo mi lamento, perchè In Italia le famiglie borghesi non pubblicano almanacchi genealogici? Prima di leggerti stavo per aggiungere al post precedente ""Purtroppo" non conosco..." Oltretutto in passato miriadi di famiglie borghesi hanno liberamente assunto uno stemma(per esempio vedasi Stemmario cosiddetto del Pasinati, citato nel forum), divenendo già per tal fatto notabili, un patrimonio che per il momento sembra tanto trascurato. Ti confesso una cosa; mi sembra che nel nostro Paese ci sia per tanti più la mania della ricerca della nobiltà(possibile che sia esistita senza lasciare traccie oltre che ricordi?) che la passione della ricerca della propria storia familiare. Ciao carissimo,
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Re: Rami familiari

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 23 febbraio 2010, 16:20

Mi sono dimenticato parte della tua domanda e ti rispondo chiedendoti: che senso ha una genealogia familiare non agnatica alias non patrilineare per qualsiasi tipo di casata? Ciao,
fabrizio guinzio
 
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Re: Rami familiari

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » martedì 23 febbraio 2010, 16:28

fabrizio guinzio ha scritto:Ti confesso una cosa; mi sembra che nel nostro Paese ci sia per tanti più la mania della ricerca della nobiltà(possibile che sia esistita senza lasciare traccie oltre che ricordi?) che la passione della ricerca della propria storia familiare.


Carissimo, mi trovi pienamente d'accordo. Anche io, quando mi sono avvicinato per la prima volta alla genealogia, l'ho fatto con la speranza di trovare un avo nobile, ma ero un adolescente di 13-14 anni, poi sono cresciuto e mi sono interessato maggiormente alla storia reale della mia famiglia, che a distanza di oltre 15 anni sto ancora raccogliendo e scrivendo. E' inutile che ti dica che ne ho tratto grandi soddisfazioni, quasi come se avessi trovato un antenato Onorati principe.
A presto.
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