RFVS ha scritto:La D. sta per Dominus/Domina, che era appellativo indicante elevato ceto sociale/nobiltà a seconda dei casi e delle epoche.
La dicitura "Ser" era invece puramente onorifica - nel senso che non indicava condizione sociale/nobiltà - ma la si attribuiva comunemente ai notai
Sig.r è l'abbreviazione di Signore - corrispettivo italiano di Dominus e che viene usato sempre maggiormente con l'avvicinarsi dei secoli a noi.Insomma, tre modi diversi per indicare la stessa condizione?
Come si evince da quanto detto sopra, no.
Massimiliano J.d.A.
Eviterei questa rigidità. Siamo sicuri che fosse così anche nel Bellunese? Affermare che il "ser" era qualifica comune per i notai andrebbe - come sempre - contestualizzato nei luoghi e nel tempo.
In Lombardia, ad esempio, non è così; seguendo la dotta lezione del Manaresi che ne scrisse ampiamente, il "ser" sino a tutto il Cinquecento era qualifica nobiliare con anche il "dominus". Negli anni di quelle carte, metà Seicento, il "ser" ha certamente perduto l'originario prestigio ma lo si attribuisce comunque ancora a persone di discrete fortune: mercanti, possidenti, nobiltà minore in cattive acque. Anche il "dominus" sebbene a quell'epoca ormai superiore al "ser", e in Lombardia usato anche dai notai, inizia ad apparire più appannato e gli si aggiungono a seconda dei casi, "illustre", "eccellentissimo", "nobile", etc. a comporre molte sfumature utili a definire livelli sociali in quella galassia complessa e articolata della nobiltà non titolata e dei ceti emergenti "more nobilium", modi variabilissimi anche a seconda che a scrivere fosse un notaio - a mia esperienza più uso a largheggiare con il cliente - che non il Reverendo di solito con i "braccini più corti"

nel concedere simili titolature suoi suoi registri.
Saluti cordiali,
FJVT