Nobiltà bolognese

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Nobiltà bolognese

Messaggioda Davide85 » giovedì 7 gennaio 2010, 20:55

Scrivo per la prima volta su questo pregievole forum (spero per tanto mi verranno perdonate le inesattezze e gli "stafalcioni" che tenterò di esporre) dopo diverso tempo passato a leggere le interessanti discussioni quì esposte.
Sono un appassionato di storia in generale ma soprattutto della mia città, Bologna. Da qualche tempo sto facendo una modesta ricerca su una famiglia bolognese. Sono partito dalle pubblicazioni più note (dizionario storico blasonico, il blasone bolognese, il guidicini, il ghirardacci ecc. ecc.) per poi passare agli archivi dove da perfetto ignorante ho potuto però reperire, grazie alla cortesia e disponibilità degli archivisti, diversi documenti interessanti. Purtroppo però mi rimangono alcuni dubbi sulle istituzioni bolognesi. Infatti ho visto che questa famiglia ha dato alla patria anziani consoli, gonfalonieri di giustizia, membri della compagnia di arti e mestieri, notai, vicari.....(sempre ammesso che non si tratti di semplice omonimia e siano membri di famiglie distinte, anche se comunque negli stemmari che ho consultato viene sempre raffigurato un unico stemma) ma in nessun testo viene riportato alcun titolo nobiliare specifico pur apparendo tra le cronologie delle famiglie nobili del ghirardacci, nell'opera di Ludovico Montefani Caprara e altre affini. Nel blasone bolognese non viene raffigurata alcuna corona di pertinenza sull'elmo e per tanto mi chiedevo se a Bologna fosse presente una specie di "libro d'oro della nobiltà bolognese" o se il governo della città tenesse registri delle famiglie aristocratiche. Anche nel caso appartenesse a una nobiltà generica, sulla base di quali elementi si potrà capire se appartenente alla nobiltà civica o al patriziato bolognese?Infatti mi sembra di aver letto che sono due cose ben distinte la nobiltà civica e il patriziato. Nel caso di Bologna che tipo di trattamento era riservato ai patrizi? Purtroppo sono molte le domande che vorrei fare e temo di abusare della pazienza degli iscritti.
Ringraziando anticipatamente, porgo cordiali saluti.
Davide
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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda dpascale » giovedì 7 gennaio 2010, 23:09

Caro Davide,

benvenuto. :D
Ti rispondo velocemente, sperando che anche altri utenti possano aggiungere qualcosa.
Se i membri della famiglia in questione hanno ricoperto la carica di gonfaloniere di giustizia (che è diverso dalla carica di gonfaloniere del popolo), allora facevano parte anche del Senato (sempre che stiamo parlando dei secoli XVI-XVIII). Le famiglie che componevano questo organo erano patrizie di Bologna.
Per conoscere la genealogia della famiglia potresti anche guardare gli alberi genealogici manoscritti di Giuseppe Guidicini (sono a libera consultazione in archivio di Stato), o anche il trattato di Pompeo Scipione Dolfi: http://badigit.comune.bologna.it/books/dolfi/scorri.asp

Un caro saluto, :)


Daniele
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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda Davide85 » sabato 9 gennaio 2010, 0:03

Grazie Daniele prla tua cortese collaborazine e il benvenuto,
ln questione ha ricoperto la carica a metà del 1300 per quanto riguarda quanto dice Salvatore Muzzi negli annali della città di Bologna. nel Dolfi non se ne fa menzione e nel guidicini ricorre solo tra l'elenco delle famiglie nobili. Però c'è un accenno di una genealogia cominciata dal Carrati presso L'Archiginnasio, appena una bozza con il nome dell famiglia una data e una menzione dei Bentivoglio cacciati da Bologna (per quanto ho potuto leggere dalla non eccellentissima calligrafia del Carrati). Grazie infinite per l'aiuto.
Un cordiale saluto Davide.
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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda dpascale » sabato 9 gennaio 2010, 1:27

Caro Davide,

mi viene in mente che potresti consultare anche (se non l'hai già visto) "I Riformatori dello Stato di libertà della città di Bologna dal 1394 al 1797" di Guidicini, e i repertori di Giovanni Nicolò Pasquali Alidosi sui gonfalonieri del popolo, sugli anziani, sui canonici, sui dottori... Sono "solo" elenchi di nomi ma sono utilissimi per ricostruire le cariche pubbliche sostenute dai membri di una famiglia. Li trovi all'Archiginnasio: http://sol.cib.unibo.it:8080/SebinaOpac/Opac

Un caro saluto, :)


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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda FML » mercoledì 13 gennaio 2010, 11:26

Gentili colleghi, mi inserisco nel presente dibattito per chiedere quale ruolo assolvesse il Consiglio degli Anziani bolognese tra i secoli XIII e XIV e tra quali altre istituzioni cittadine coesistesse. Grazie in anticipo.

Ferrante M.L.
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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda dpascale » mercoledì 13 gennaio 2010, 16:56

Caro Ferrante,

una rapida ma ottima trattazione sulle istituzioni medievali del comune di Bologna è:
Giorgio Tamba, I documenti del governo del Comune bolognese (1116-1512). Lineamenti della struttura istituzionale della città durante il Medioevo, in "Quaderni Culturali Bolognesi", 6, 1978.
È reperibile on-line al seguente link: http://badigit.comune.bologna.it/govern ... tamba1.htm

Provo comunque a delinearne una sintesi, cercando di indicare schematicamente i nomi e le funzioni dei diversi organi nel corso dei secoli. Il consiglio degli anziani, di cui chiedi notizie, nasce nel 1228. Negli anni precedenti il comune era stato gestito prevalentemente dalla classe aristocratica, nel 1228, invece, un tumulto capeggiato dai mercanti e dai cambiatori impone la convocazione del consiglio generale (misto: aristocratico e popolare). Questi i principali organi di governo:
- Podestà: potere giudiziario ed esecutivo.
- Consiglio di credenza, ora detto “speciale”: si riunisce e delibera unitamente al consiglio generale
- Consiglio generale: in unione con il consiglio speciale diviene il nuovo organo legislativo; funge inoltre da collegio elettorale degli ufficiali del comune, che quindi possono essere anche scelti all’interno della fazione popolare.
- Scompare la curia (che affiancava il podestà nella gestione politica del comune), sostituita da un organo collegiale, gli anziani, composto di rappresentanti delle società della mercanzia, del cambio (i consoli) e di altre società popolari. La funzione è sempre quella di consulenza al podestà.

A partire dal 1245, in seguito alle lotte intestine tra le fazioni aristocratiche dei Geremei e dei Lambertazzi, la parte popolare si struttura maggiormente creando una serie di organi che finiranno per sostituire quelli precedenti. Si affiancano quindi agli organi sopra ricordati:
- consiglio ristretto del popolo, guidato dagli anziani e dai consoli e composto dai rappresentanti di ciascuna società
- Anziani e consoli: presiedono e convocano il consiglio del popolo (funzione poi svolta dal capitano del popolo).
- Consiglio grande del popolo, di cui fanno parte i membri del consiglio ristretto, i ministrali di ciascuna società e i loro consiglieri. Più tardi ne faranno parte anche i “sapienti della massa” (fino a 4 per ciascuna società). Ha potestà normativa sulle materie che toccano direttamente l’organizzazione popolare, ma deve ottenere l’approvazione del consiglio speciale e generale.
- Capitano del popolo (dal 1255, soppresso nel periodo 1256-67): approva gli statuti e le matricole delle società popolari (probabilmente per evitare che vi entrassero aristocratici, che già dal 1248 erano stati esclusi dall’anzianato). Presiede e convoca il consiglio del popolo.

Nel 1274, i Geremei sconfiggono i Lambertazzi condannandoli all’esilio grazie all’appoggio fondamentale della parte popolare, sostenuto da Rolandino de’ Passeggeri (nominato nel 1278 “anziano perpetuo”). Il consiglio generale e speciale viene abolito e sostituito da:
- Consiglio dei Quattrocento (dal 1275 dei Seicento): presieduto dal podestà, è il nuovo organo legisltivo del comune. Si riunisce quasi sempre insieme al consiglio del popolo.

Nel 1278, l’imperatore Rodolfo d’Asburgo riconosce le pretese della Santa Sede su Bologna e sulla Romagna. Nel 1282 e nel 1284, vengono emanati due “ordinamenti”, grazie ai quali i popolari ottengono maggiori tutele e garanzie processuali. Inoltre il consiglio dei Seicento viene integrato con altri 200 membri (consiglio degli Ottocento), ma il consiglio del popolo e della massa detiene ormai la piena potestà legislativa (non deve più ottenere alcuna approvazione).
Nasce il consiglio dei Duemila, in cui i cittadini, divisi per quartiere, eleggono gli ufficiali del comune.
A questo punto l’organizzazione politica è radicalmente mutata, e si ha una duplice organizzazione:
- il “comune”, con a capo il podestà (scelto da una commissione che rispecchia gli interessi degli anziani consoli, e affiancato da una familia di giudici e notai), con funzioni giudiziarie, militari e di rappresentanza dell’intero governo cittadino. Organo collegiale è il consiglio degli Ottocento (composto di cittadini di parte geremea), la cui competenza è limitata a argomenti di ordinaria amministrazione.
- il “popolo”, con a capo il capitano del popolo, anch’esso affiancato da una familia di giudici e notai, che hanno il compito di giudicare coloro che sono colpiti da bando per motivi politici e di decidere riguardo ai loro beni. Organo collegiale è il consiglio del popolo e della massa, che svolge la potestà legislativa. Conta circa 600-650 membri, 1/6 dei quali provengono dalle società della mercanzia e del cambio (mentre a partire dal 1318 i rappresentanti di queste due società verranno equiparati a quelli delle altre società).
L’organo più importante della parte popolare e di tutta l’organizzazione comunale è il collegio degli anziani consoli, composto da 24 membri (4 sono i consoli dei mercanti e dei cambiatori, 20 sono i veri e propri anziani, rappresentanti delle altre società a turno, che si rinnovano ogni mese). Convocano il consiglio del popolo e della massa anche in assenza del capitano del popolo, producono (attraverso la nomina di “balìe”) la normativa d’urgenza, quella in materia delegata dal consiglio del popolo e i semplici regolamenti. In sostanza quindi rappresentano un organo che unifica al vertice le due strutture costituzionali cittadine.

Nel 1303, dopo la pacificazione con i Lambertazzi, caldeggiata dal Papa e voluta dai Geremei più moderati (di contro ai Geremei più intransigenti), viene creata una nuova magistratura: il difensore delle venti società, presente costantemente nelle balìe che guidano la vita del comune.

Nel 1306 i Geremei intransigenti prendono il sopravvento, alleandosi con il marchese d’Este. Nascono anche nuove magistrature in cui si accentra il massimo potere politico:
- Otto conservatori, poi i dodici della guerra, con competenze militari.
- Dodici capitani della parte di chiesa e dei Geremei, teoricamente un organo della parte politica vittoriosa, anche se di fatto partecipano insieme agli anziani consoli alle balìe più importanti.
- Bargello (1307), organo dapprima di repressione della fazione sconfitta, poi assumerà le funzioni dell’abolito difensore delle venti società.

Tra il 1315 e il 1319 il consiglio della parte di chiesa e dei Geremei viene inserito ufficialmente nell’ordinamento costituzionale bolognese, e ne fanno parte anche il bargello e 200 consiglieri scelti dagli anziani consoli. In questi anni l’ispiratore della politica bolognese è Romeo Pepoli, ricchissimo e costantemente favorevole alla parte popolare. Gli sono ostili le altre grandi famiglie cittadine (come i Gozzadini e i Beccadelli), unite nella fazione “maltraversa”, che nel 1321 ne provocano la cacciata dalla città. In questo stesso anno nasce il gonfaloniere di giustizia, dotato di ampi poteri, con il compito di salvaguardare l’autonomia comunale e prevenire l’affermazione di una signoria. Tuttavia le lotte di parte non accennano a sopirsi, tanto che il legato pontificio Bertrando del Poggetto viene nominato signore di Bologna i 5 febbraio 1327. Queste le principali modifiche all’ordinamento cittadino ordinate dal nuovo signore:
- il podestà viene sostituito da un rettore nominato dal legato.
- Il capitano del popolo viene abolito; al suo posto è nominato un vicecapitano con poteri molto limitati e direttamente responsabile nei confronti del legato.
- Vengono aboliti il bargello e il gonfaloniere di giustizia.
- Il consiglio del popolo e della massa non viene più convocato.
- Il consiglio degli Ottocento rimane quale assemblea in cui si pubblicano le sentenze.
- Gli anziani consoli diventano 12, nominati (3 per ciascun quartiere) dal legato, che ne fa un semplice strumento per l’esercizio dell’attività di governo, esplicata direttamente da Bertrando del Poggetto.

Nel 1334 Bertrando del Poggetto lascia la città in seguito a una rivolta. Nel 1335 viene ripristinata l’antica struttura di governo:
- ricompaiono il podestà e il capitano del popolo (la cui nomina è competenza degli anziani consoli), il bargello, ma non il gonfaloniere di giustizia.
- Il consiglio del popolo e della massa ritorna all’antica attività legislativa.
- Il consiglio degli Ottocento è confermato quale organo in cui si pubblicano le sentenze e si mettono all’incanto i dazi.
- Gli anziani consoli, portati a 20, dirigono tutte le attività di governo.

Continua...
Ultima modifica di dpascale il mercoledì 13 gennaio 2010, 18:18, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda dpascale » mercoledì 13 gennaio 2010, 17:02

Il 28 agosto 1337 Taddeo Pepoli, figlio di Romeo, è acclamato signore della città. Due giorni dopo il consiglio del popolo e della massa lo nomina generale e perpetuo conservatore e governatore della città, trasferendogli tutti i poteri precedentemente attribuiti ai vari organi comunali. L’esercizio del potere è concentrato nelle mani del signore:
- nomina il podestà,
- abolisce l’ufficio di capitano del popolo,
- fa cessare le convocazioni del consiglio del popolo e della massa,
- svuota l’autorità degli anziani consoli facendone uno strumento di esecuzione della sua volontà,
- è coadiuvato da una curia domini formata da notai, che emana una serie di decreti, unica fonte normativa del periodo.

Alla morte di Taddeo (1347), gli subentrano i figli Giacomo e Giovanni che tre anni dopo cedono la città a Giovanni Visconti, arcivescovo di Milano. Bologna diventa terreno di scontro e di pesanti condizionamenti da parte di Milano, il papato e talvolta Firenze.
Il 28 aprile 1352 il papa nomina Giovanni Visconti vicario pontificio per Bologna. Queste le modifiche all’ordinamento cittadino:
- due ufficiali rappresentano il signore, il capitano (rappresentante del signore) e il vicario (presiede il collegio degli anziani consoli, il consiglio dei Quattrocento e ha qualche competenza giurisdizionale).
- Scompare il capitano del popolo.
- Il podestà ha ormai solo funzione giudiziaria ed è nominato dal signore.
- Il signore provvede anche alle nomine degli ufficiali inferiori, contrariamente alla prassi seguita dai Pepoli e da Bertrando del Poggetto.
- Il consiglio del popolo si limita a ratificare le nomine del signore.
- Viene creato il consiglio dei Quattrocento (probabilmente una trasformazione del precedente consiglio degli Ottocento), con funzioni legislative.
- Gli anziani consoli (in numero di 16) sono a volte nominati dai rappresentanti del signore, a volta dalle magistrature cittadine. Godono di una certa autonomia ma le loro competenze sono ristrette a materie amministrative.

Questo ordinamento è mantenuto anche dai successivi signori di Bologna: Matteo Visconti (dal 5 ottobre 1354) e Giovanni Visconti da Oleggio (dal 17 aprile 1355, vicario pontificio nel 1358).

Il 1° aprile 1360 Giovanni da Oleggio cede la città al cardinale Egidio d’Albornoz, che il 13 aprile ottiene un nuovo e definitivo atto di dedizione di Bologna alla Santa Sede. Gli organi cittadini perdono sempre maggiore importanza, cui fa riscontro anche un peggioramento della situazione economica, e – di conseguenza – un diffuso malcontento.

Il 19 marzo 1376 la fazione aristocratica degli “scacchesi”, con l’appoggio di Firenze e degli elementi popolari delle società d’arti, rovescia il potere del vicario pontificio, cardinale Guglielmo di Noellet. È l’inizio della “signoria del popolo e delle arti”: ma, nonostante il richiamo alle forme di governo popolari dell’inizio del secolo, il potere è nelle mani di un limitato numero di famiglie aristocratiche.
- Vengono eletti i nuovi anziani consoli (4 per quartiere), titolari del potere esecutivo e incaricati di procedere a una riforma dell’ordinamento politico del comune.
- Si riattiva un consiglio generale del comune (consiglio dei Cinquecento), i cui componenti sono nominati dagli anziani consoli tra i membri delle società d’arti.
- Ricompaiono il podestà e il capitano del popolo.

Il 4 luglio 1377 viene stipulata la pace con la Chiesa: Bologna si riconosce dipendente dal papa, il quale nomina suo vicario il dottore canonista Giovanni da Legnano, che eserciterà tale carica fino 1382, governando in modo rispettoso delle magistrature cittadine.
- Il consiglio generale passa a 400 membri. Passerà poi a 600 nel 1387.
- Gli anziani consoli sono ridotti a 12 e poi a 9. Uno di loro, con il titolo di gonfaloniere di giustizia, ne è il presidente.
- Nel potere esecutivo gli anziani consoli sono affiancati dai gonfalonieri del popolo (16 membri, capi delle milizie cittadine) e dai massari delle arti (un massaro per ciascuna delle 26 società d’arti).

Nel 1392 il vicariato pontificio viene concesso agli anziani consoli, e nel 1393 nasce il collegio dei riformatori dello stato di libertà (composto di 16 membri): dotata di ampi poteri, questa magistratura si pone come elemento di stabilità nel turbolento ordinamento cittadino. Proprio per questo, verrà rinnovata ancora nel 1398 e nel 1400 e poi pressoché ininterrottamente dall’inizio del XV secolo. I compiti di questa “balìa” vengono modificati spesso adattandoli alle situazioni contingenti. Grazie a questa adattabilità, i riformatori divengono la magistratura più potente della città, e strumento per l’aristocrazia di governare l’agone politico. Grazie al controllo di questa magistratura i Bentivoglio conseguiranno, nel secolo successivo, la signoria sulla città.

Dopo l’effimeria signoria di Giovanni I Bentivoglio (1401-02), reggeranno la città i Visconti (fino al 1403), e il legato pontificio Baldassarre Cossa, eletto papa nel conclave di Bologna nel 1410 con il nome di Giovanni XXIII. A parte una parentesi di governo popolare (1411-12), la Chiesa governa Bologna fino al 1416. Nel 1420, Anton Galeazzo Bentivoglio, uno dei riformatori, instaura la propria supremazia, presto rovesciata dalla fazione dei Canetoli. Nei decenni successivi si verificano diversi passaggi di mano dalla fazione bentivolesca a quella dei Canetoli al governo papale, a Francesco Piccinino. Solo nel 1446 si avrà l’insediamento di Sante Bentivoglio, che conclude con il papa Nicolò V un patto (i “capitoli di Nicolò V”), che regolerà i rapporti tra città e Santa Sede fino al 1796. Si avvia così una diarchia tra il legato pontificio e le magistrature cittadine, tra cui prevalgono i riformatori, che verranno poi sostituiti nel 1513 da Leone X con il senato di 40 membri.

Spero di non avere annoiato [confused.gif] . Un caro saluto :)


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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda FML » lunedì 18 gennaio 2010, 18:48

Ringrazio il caro Daniele per le numerose e interessanti informazioni fornite. Esiste un elenco delle persone che nel corso dei secoli indicati (XIII e XIV) furono chiamate a far parte del Consiglio degli Anziani felsineo? Saluti e grazie ancora!

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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda dpascale » martedì 19 gennaio 2010, 17:54

Caro Ferrante,

per i secoli che hai indicato si potrebbe guardare il seguente libro:

PASQUALI ALIDOSI Giovanni Nicolò, Libro terzo de gli antiani e consoli del popolo, e comune di Bologna, dall'anno 1350. di nouembre per tutto il 1375, Bologna 1614

Purtroppo non ho idea di cosa si potrebbe consultare per gli anni prima della vendita di Bologna ai Visconti. penso che qualche accenno si possa trovare nel Ghirardacci, ma non è certo una trattazione sistematica (come è invece il Pasquali Alidosi).

Un caro saluto, :)


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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda Davide85 » martedì 19 gennaio 2010, 20:33

Caro Ferrante,
potresti anche consultare "Annali della città di Bologna" di Salvatore Muzzi e "Li consoli, anziani consoli e gonfalonieri di giustizia della città di Bologna" di Pancrazio Molinari, sono semplici elenchi di nomi con l'anno e il mese di carica. Sicuramente il Cherubino Ghirardacci è più ricco di dettagli raccontando anche le vicende degli interessati oltre che elencare gli anziani in carica e i membri della compagnia di arti e mestieri.
Un cordiale saluto, Davide
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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda FML » giovedì 21 gennaio 2010, 17:06

Gentilissimi Daniele e Davide,
senza ombra di dubbio la celebre opera Historia di Bologna di Cherubino Ghirardacci rappresenta un caposaldo nella bibliografia utile ad ogni ricerca storica relativa alla vostra bella città. Sto cercando di individuare alcuni membri di famiglie bolognesi (tra cui quella nominata Cambij, Boncambi o Graziadei) che tra i secoli XIII e XIV fecero parte di alcune istituzioni cittadine. Oltre al Ghirardacci proverò a consultare gli altri libri che mi suggerite. Visto che è stato citato il Pasquali Alidosi approfitto per chiedervi qualche informazione sull'omonimo stemmario conservato presso l'Archivio di Stato felsineo. E' veramente la più antica e autorevole fonte araldica cittadina? Grazie per la vostra attenzione.

Ferrante M.L.
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Re: Nobiltà bolognese

Messaggioda dpascale » giovedì 21 gennaio 2010, 18:04

Caro Ferrante,

purtroppo non ho mai avuto occasione di consultarlo quindi non ne so molto... E' stato composto tra la fine del '500 e l'inizio del '600. Quanto ad antichità quindi, ci sono alcune miniature delle Insignia degli Anziani che risalgono a qualche decennio più addietro. Un repertorio (relativo alle armi di famiglie) si trova qui:

G. Plessi, Lo stemmario Alidosi nell'Archivio di Stato di Bologna. Indice-inventario, in Quaderni della "Rassegna degli Archivi di Stato" Roma, 1962

Qualche nota sintetica si può trovare qui: http://www.archivi.beniculturali.it/ser ... as015.html

Forse la persona giusta a cui chiedere è la Prof.ssa Neri. ;)

Un caro saluto, :)


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