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Fino al 1851 per l'ammissione erano richieste prove di nobiltà, ergo quanto sopra non si applica.
Dopodichè entrano in vigore, tra le altre modifche, anche quelle di cui sopra.
L'ordine diviene in sostanza un ordine di merito; il conferimento implicava per l'insignito nobiltà personale (non trasmissibile, senza predicato specifico), nel caso di triplo conferimento si perveniva a una nobiltà ereditaria (non so se in questo caso venisse conferito anche un predicato).
Dopo la riforma del 1894 questo aspetto "nobilitante" dell'ordine viene soppresso.
"Nobiltà personale" é concetto paragonabile al titolo di "Sir" inglese (non trasmissibile, senza predicato, tranne in rari casi), oppure a quello di "conte palatino".

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Aspirante ha scritto:Ringraziando per l'esauriente spiegazione, mi domando perchè allora sul sito citato in apertura di discussione si menzioni allora una consuetudine mai formalmente abrogata (anche io per curiosità ho visitato il sito trovando quella dicitura). Facendo il sito capo a chi "gestisce" l'Ordine piùo meno direttamente, mi riesce difficile credere ad una svista.....

sabaudo74 ha scritto:Avendo letto nel sito degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia ciò che in basso riporto, volevo rivolgere questo mio quesito ovvero se l'insignito dell'ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro ,ancora oggi, acquista anche il titolo di nobiltà personale. Non avevo mai sentito dire ciò e cosi rivolgo a voi questo quesito di inizio anno.
Per antica consuetudine mai formalmente abrogata, l'insignito del Cavalierato dell'Ordine gode della nobiltà personale non trasmissibile come precisano le disposizioni del Massimario Nobiliare del Magistrale Collegio dei Consultori Araldici del Sovrano Militare Ordine di Malta ( Sovrano Consiglio del 3121968). Al titolo 15 si specifica che “ l'ammissione nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro è prova del titolo primordiale di nobiltà”.
Per antica consuetudine mai formalmente abrogata, l’insignito del Cavalierato dell’Ordine gode della nobiltà personale non trasmissibile mentre, come precisano le disposizioni del Massimario Nobiliare del Magistrale Collegio dei Consultori Araldici del Sovrano Militare Ordine di Malta (Sovrano Consiglio del 3121968) al titolo 38, “negli Stati del Regno di Sardegna una famiglia acquistava la nobiltà generosa – ereditaria quindi quando in essa vi fossero stati Cavalieri Mauriziani di Grazia per tre generazioni, di padre in figlio” mentre ovviamente, al titolo 15, si specifica che “l’ammissione in via di Giustizia nell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro è prova del titolo primordiale di nobiltà”.

Qohelet ha scritto:Probabilmente appartengo ad una generazione polverosa; è mia consuetudine fare affidamento a volumi scritti da seri storici, dcoumenti originali, leggi....i siti internet, per quanto graziosi, come validità storico certificativa stanno a zero (o quasi....). Ma è ovviamente una mia opinione
Andrea

Aspirante ha scritto:... mi riesce difficile credere ad una svista.....

Tilius ha scritto:sabaudo74 ha scritto:Avendo letto nel sito degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia ciò che in basso riporto, volevo rivolgere questo mio quesito ovvero se l'insignito dell'ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro ,ancora oggi, acquista anche il titolo di nobiltà personale. Non avevo mai sentito dire ciò e cosi rivolgo a voi questo quesito di inizio anno.
Per antica consuetudine mai formalmente abrogata, l'insignito del Cavalierato dell'Ordine gode della nobiltà personale non trasmissibile come precisano le disposizioni del Massimario Nobiliare del Magistrale Collegio dei Consultori Araldici del Sovrano Militare Ordine di Malta ( Sovrano Consiglio del 3121968). Al titolo 15 si specifica che “ l'ammissione nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro è prova del titolo primordiale di nobiltà”.
Carissimo Sabaudo del '74, la trascrizione da Te fatta lascia molto a desiderare.
Con ripetute omissioni che appaiono stranamente interessate.
Sul sito citato in realtà c'é scritto quanto segue:Per antica consuetudine mai formalmente abrogata, l’insignito del Cavalierato dell’Ordine gode della nobiltà personale non trasmissibile mentre, come precisano le disposizioni del Massimario Nobiliare del Magistrale Collegio dei Consultori Araldici del Sovrano Militare Ordine di Malta (Sovrano Consiglio del 3121968) al titolo 38, “negli Stati del Regno di Sardegna una famiglia acquistava la nobiltà generosa – ereditaria quindi quando in essa vi fossero stati Cavalieri Mauriziani di Grazia per tre generazioni, di padre in figlio” mentre ovviamente, al titolo 15, si specifica che “l’ammissione in via di Giustizia nell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro è prova del titolo primordiale di nobiltà”.
Appare molto strano che nel 1968 si faccia riferimento al ceto di Giustizia abolito da Vittorio Emanuele II nel 1851...
Appare molto strano che nel 1968 si faccia riferimento agli Stati del Regno di Sardegna, che cessano di esser tali nel 1861...
É evidente che, qualunque cosa sia il documento citato, esso non si riferisce al presente, ma a prima dell'Unità d'Italia...
Ed é solo a me che appare allucinante portare a supporto di una questione relativa a un ordine SABAUDO un pronunciamento dell'Ordine di MALTA?
Signori, su quel sito si sta praticando sport estremo. Glassclimbing, per la precisione...

Salvennor ha scritto:Dunque tornano i conti, anche per il nominativo da me citato, relativo al periodo successivo al 1851.
Quel Cav. Nob. Don indica una condizione di nobiltà personale. E anche il termine "nobilis Don" che avevo letto, per la stessa persona, direttamente in un registro diocesano, indica tale condizione.

aristarco ha scritto:La citata massima del SMOM si applica esclusivamente nei casi di ammissioni nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro anteriori alla riforma del 1851: va da sè che l'ammissione, al giorno d'oggi, nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro rappresenta - in seno al SMOM - il privato (per chi scrive, indubbiamente prestigioso) riconoscimento da parte di Casa Savoia di un merito conseguito verso la Casa stessa, non un titolo primordiale di nobiltà generosa, nè tanto meno il presupposto per il riconoscimento, per esempio nella corrispondenza, di particolari trattamenti di cortesia (tipo nob. o l'abusato N.H.). Molte volte Pierfelice degli Uberti ha espresso il suo parere, che faccio mio, riguardo alle "nobilitazioni" conseguenti al conferimento di un ordine (talvolta limitatamente ai soli ranghi di commendatore o di gran croce). Oggi il richiamo a queste prerogative - di fatto insussistenti, una volta venuto meno il legittimo esercizio di sovranità sul territorio - non ha senso: è doveroso, sotto il profilo storico e giuridico, rendere conto di queste "caratteristiche", che - poste nella giusta evidenza - contribuiscono ad illustrare la storia dell'istituzione equestre che si considera.

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