Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini

Karl von Blaas ha scritto:Buon Grimaldi,Il Vangelo secondo Von Blaas.....
La mia conoscenza su certe materie è “documentata” dalle mie pubblicazioni, che lei ovviamente non può conoscere.
Chissà... forse è un bene......
Certo non può essere desunta dai miei pochi interventi su questo forum, che mi rendo conto risultano spesso troppo concisi perché danno per presupposto alcune nozioni basilari della materia, che purtroppo debbo constatare che non tutti (sebbene molti) possiedono.
Sono i suoi interventi che dimostrano solo che lei innanzitutto non ha quei presupposti di cui va parlando....
Io giudico il suo modo di moderare in base al suo modo di partecipare, ma forse mi sbaglio.
Se giudica come giudica storia e diritto nobiliare......
Per quanto poi riguarda il tipo di persona che lei è, non si offenda ma non rientra tra le miei curiosità più pressanti... e speriamo allora che eviti di continuare in pubblico questa sua "guerra"...
Prosegue chiedendomi di redigere in pratica un trattatello di diritto nobiliare ed araldico, ovviamente in un topic magari di poche righe.......mentre sono usciti, anche recentemente, fior di trattati nobiliari, di centinai di pagine, delle quali molte sugli argomenti che lei chiede di chiarire.
... e che ovviamente, come ho capito da questa nostra conversazione, non tutti hanno letto.......
Allora ben lungi da voler eseguire i suoi ordini e “documentare” la mia scienza, cercherò molto brevemente di “illuminarla d'immenso”.![]()
Il “diritto alla stemma”, caro Grimaldi”, è un principio che, come ho già scritto, fu ribadito autorevolmente inter alia dal grande Bartolo, in quel passo del suo De insigniis et armis, scritto tra il 1355 ed il 1357, che ho riportato nel mio precedente intervento e che forse dovrebbe farsi tradurre.
Lei infatti è rimasto a Bartolo ed al suo medioevo... Sa che oltre c'è stato altro? Inoltre è un arrogante. Crede che io non conosca il latino ed in ogni caso si crede per questo superiore agli altri?...... Non merita nemmeno risposta...
Il Bartolo accomuna a tal punto il diritto allo stemma a quello al nome che arriva addirittura ad affermare che una brisura è in pratica un soprannome!!!! Pensi un po.....
Il suo Bartolo esprime una "opinio juris" (visto che le piace il latino) e non stava scrivendo una legge che sancì tale diritto. Capisce la differenza?????
Come lei ben saprà, ottimo Grimaldi, precedentemente all’”età delle codificazioni” positivistiche il diritto si basava quasi esclusivamente sulla dottrina interpretativa delle compilazioni romane dei grandi giuristi, come per l’appunto Bartolo, tanto che il suddetto principio del diritto allo stemma divenne pacifico e durante i secoli venne messo in discussione solamente nella misura in cui un principe od una autorità statuale particolarmente invadente ne ravvisò un prezioso capitolo delle entrare fiscali. Tanto è pacifico ai giorni d’oggi questo diritto che anche la maggior parte dei navigatori di questo forum lo da per scontato: badi bene non l’uso pacifico ma il diritto!
Lei che vuole insegnare a me il diritto.... Che bello, me la porterò in facoltà...
Lei crede che dopo i "Glossatori" non ci sia stato in Italia sovrano o istituzione che non si sia occupata di legiferare (sa cosa significa?)..... QUALE di costoro ha specificato il "diritto allo stemma"???
In merito alla distinta civiltà si potrebbero scrivere migliaia di pagine. Il mio intervento forse troppo conciso, come detto, probabilmente l’ha gettata in uno stato di confusione.Ritorna la sua arroganza....
Il concetto da me inizialmente espresso è il seguente: Bartolo scriveva nel trecento che lo stemma era un marchio di proprietà e che chiunque avesse da “marchiare” qualcosa lo poteva fare liberamente. Ovviamente il tutto era destinato a quella percentuale minima della popolazione che risultava “possidente”, ove per possidente si doveva intendeva non il contadino che possedeva mezzo ettaro di terra infertile, che aveva ben altro a cui pensare che a marchiare i suoi miseri metri quadrati di proprietà, ma il “borghese benestante” (termine da lei usato). Il “borghese benestante” del 1300 ricopriva una posizione sociale e giuridica che si potrebbe mutatis mutandis far coincidere al moderno concetto di “distinta civiltà”. Caro Grimaldi, siamo nel 1350 e non nel 900 d. C.!!! La tripartizione della società era stata già bella che sotterrata!
Riecco Bartolo: ha mai letto qualcosa d'altro? Sa che nei vari Stati nel'300 esisteva una posizione giuridica e sociale ben definita? In quale di essi il “borghese benestante” ricopriva una posizione sociale e giuridica che coincide con la “distinta civiltà”??? NON ce lo dice.
Lei poi mi chiede di spiegare al forum la differenza giuridica fra uso, consuetudine e diritto chiarendo il "diritto allo stemma". Caro Grimaldi, intuisco che lei vorrebbe arrivare ad affermare che il “diritto allo stemma” fosse in realtà un mero uso non tutelato. E’ qui che si sbaglia! Dando per scontato (si spera) che un diritto per essere tale deve essere tutelato o meglio tutelabile, lo stesso Bartolo dice che colui che utilizza uno stemma, propria authoritate, ha il diritto a che un altro non possa utilizzare uno stemma uguale che implichi una qualche confusione, soprattutto nell’attribuzione della responsabilità in merito ad alcuni atti illeciti. Dunque l’uso dello stemma risulta un diritto tutelabile, su impulso di parte, ovviamente!
Eternamente Bartolo..... le regalerò altri libri.... Lei gioca sulle parole.
Usando il suo esempio di "diritto allo stemma" che a suo avviso è come quello del "diritto al nome" le faccio un esempio che anche lei potrà capire. Un conto è avere il diritto al nome (TUTTI hanno tale diritto) ed un altro è avere la possibilità di usare uno stemma che poi POTREBBE essere riconosciuto dall'ente preposto o dall'uso consuetudinario.
Una cosa è avere un diritto inalienabile e giuridicamente riconosciuto come tale (il diritto al nome) ed un altro è avere la capacità giuridica e la possibilità di avere un diritto che può essere, eventualmente, riconosciuto (il diritto allo stemma).
O crede che nel medioevo appena nati tutti avessero un nome ed uno stemma???
Ora, caro Grimaldi, torni a moderare come meglio crede.

Grimaldi ha scritto:(...)
1) Ogni persona ha il diritto ad avere ed usare uno stemma (EX NOVO o STORICO, di famiglia), quale "rappresentazione grafica (o meglio araldica) del proprio cognome", non intesa come lessicale traduzione di un cognome, ma come distinzione di famiglia (due famiglie omonime non parenti non debbo avere anche lo stesso stemma, ma anzi è ne avreanno uno differente).
Che la rappresentazione grafica del cognome non debba essere tale letteralmente è certo, altrimenti per i diversi calzolari ci dovremmo inventare mille brisure per una suola (scherzo!). Però, due famiglie omonime possono avere lo stemma differente o uguale, dipenderà da che cosa è accaduto in passato. Se sono stemmi nuovi, io propenderei per l’invenzione di un nuovo stemma per evitare polemiche e discussioni davvero inutili (nel senso che se ne può fare volentieri a meno)
2) Il "diritto giuridico" a tale uso di uno stemma ed la conseguente concessione e riconoscimento "pubblico" ad esso un tempo era concesso e riconosciuto da organi preposti a questo, con relative regolamentazioni, disposizioni tecniche, ecc.
Non è proprio così, riconoscimenti e concessioni sono fenomeni venuti molto tempo dopo la nascita del fenomeno araldico, spesso per ragioni poco nobili (fiscali) e non in tutti i luoghi allo stesso modo.
3) Attualmente siccome la Repubblica non riconosce e tutela giuridicamente questo diritto esiste una lacuna giuridica, per cui, in teoria, chiunque può crearsi ed usare lo stemma che vuole;
Credo che anche prima questo fosse possibile, certo poi non si potevano usare alcune corone previste dall’ordinamento, ma se per avere riconosciuto uno stemma di Cittadinanza (oltre alla distinta civiltà) serviva anche l’uso pregresso dello stemma (non nobiliare, evidentemente), mi pare implicito che l’uso pubblico di uno stemma non riconosciuto fosse permesso anche nel Regno d’Italia.
4) Per una questione di fedeltà storica all'evoluzione del diritto che regolava l'araldica occorrerebbe, a mio avviso, seguire le disposizioni TECNICHE previste delle ultime disposizioni di legge approvate in materia (quelle di epoca regia); ovviamente essendo decaduta la monarchia, non riconosciuto (e tutelato) il diritto nobiliare (ed araldico) e visto la lacuna giuridica in tale materia (sull'araldica privata, delle persone fisiche) che esiste nella nostra Repubblica NON valgono più le disposizioni GIURIDICHE un tempo vigenti (ovvero le disposizioni sabaude di cui sopra)
Beh!, direi di sì, ma questa è davvero un’opinione. Se io oltre che essere un Conti, fossi anche un conte, userei anche oggi la corona da conte prevista dal vecchio ordinamento del Regno, non una generica corona o una prevista per il titolo di duca. A pensarci bene… questo se la mia famiglia fosse stata riconosciuta come comitale dal Regno d’Italia, altrimenti forse continuerei ad usare una corona corona “pre-unitaria” come avrebbero fatto i miei avi.
Ho letto alcune norme della legislazione del regno che sembravano prestare notevole attenzione agli usi preunitari (se non ricordo male…)
Per quanto riguarda la composizione dell’arma vera e propria (al di là della nomenclatura stabilita dal Manno per le blasonature) non mi pare che la legislazione abbia detto nulla… Forse la Consulta sì, ma io non ne sono informato. Sul tema vale la moda, il buon gusto, l’esperienza del disegnatore.
5) Per una questione di fedeltà storica, correttezza, eredità morale, rispetto altrui, bisognerebbe evitare di USARE stemmi già appartenuti a famiglie antiche, ovvero i cosiddetti "stemmi storici" (quelli riconosciuti, concessi e/o semplicemente USATI in passato);
Già, visto che ci siamo, cominciamo col dire che sarebbe meglio che non venisse usato neanche il mio! Con tutte le possibilità di creare armi nuove, chi usasse il leone col cotogno come gli Sforza senza essere uno Sforza o senza averne avuta da loro concessione, farebbe (secondo me) solo la figura dello sciocco. Quanto alla legge, sappiamo come stanno le cose.
Sull’argomento ho risposto anche alla signora Amalia nel topic “Logo” nella Piazza principale.
6) Gli stemmi moderni e contemporanei, creati e/o usati di recente, dovrebbero, logicamente, essere considerati come tali, ovvero semplicemente STEMMI PRIVATI (senza valore giuridico), nel senso che, non avendo avuto riconoscimento giuridico (antico o moderno, magari all'estero) e neppure un uso continuato nel tempo, mancano di una certa forma di "ufficialità".
Anche su questo ho già detto. Certo. Lo stemma nuovo è uno stemma nuovo, con tutto quello che vuol dire. Se non è stato (per esempio) certificato da un’autorità estera, non è stato certificato, punto e basta. Additiamo pure al pubblico il falsificatore, se ha falsificato! Ciò non toglie che lo stemma nuovo abbia una sua dignità, così come ha dignità ciascun individuo, a prescindere dai propri natali.
Quanto all’uso continuato nel tempo, beh! Sarà il tempo a dirlo.

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