Araldica delle Regioni

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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Antonio Pompili » domenica 22 novembre 2009, 20:07

Invece cara Silvia mi sembra che tu abbia capito molto bene il mio intervento e che alla fine ci muoviamo sulle stesse convinzioni, anche se semplicemente siamo partiti da angolature diverse nel nostro argomentare. Soprattutto siamo d'accordo sul fatto che noi studiosi di araldica possiamo ancora fare qualche cosa per il recupero, da parte degli enti che decidono di dotarsi di un emblema, di figure e colori che - come dici giustamente con una felice espressione - "hanno in passato rappresentato quei territori e le loro popolazioni".
La precisazione che io mi sono permesso di offrire era solo circa il passaggio "nella comune percezione della disciplina e della sua simbologia", che - senza nessun dubbio da parte mia riguardo la chiarezza che tu possa avere in proposito - rischiava di esser male interpretato, soprattutto da parte di chi meno è saldo nelle basi dell'Araldica. Cioè ho solo rimarcato il fatto che se in araldica possiamo e dobbiamo parlare di simbologia (cosa ben diversa, come tu pure ricordi, dalle interpretazioni simbolistiche del tutto arbitrarie e acritiche di epoca barocca), questa non nasce con l'araldica, e di fatto non c'è una simbologia specificamente araldica: i simboli dell'araldica sono quelli che accompagnano, codificano e arricchiscono la vita dell'uomo da sempre. L'araldica li ha fatti suoi, ha dato ad essi un taglio, uno stile, talora una luce nuova, ma - tranne rarissimi casi (come ad esempio i particolari mostri dell'araldica inglese, e anche lì non possiamo dire una parola sempre e comunque sicura) - non li ha inventati, cioè creati ex-novo, ma adottati, cioè ricevuti, dal mondo simbolico dell'uomo, soprattutto medievale. Su questa linea si muovono i migliori studi contemporanei, come quelli interessantissimi del noto e apprezzatissimo M. Pastoureau.
La sfida oggi è far vedere che questi simboli parlano ancora all'uomo di oggi e dell'uomo di oggi. Sono i suoi simboli. E veicolo ancora validissimo per contenerli e valorizzarli è proprio l'arte araldica. Anche il mondo di oggi crea simboli e vive di essi. Gli studiosi di Araldica possono dar un grande e insostituibile contributo perchè l'Araldica li faccia ancora una volta suoi e li restituisca, con tutta la forza del suo apparato figurativo e del suo linguaggio descrittivo (il blasone), all'uomo contemporaneo e in tutti i livelli sociali, socio-politici e istituzionali del suo vivere.
ImmagineQUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 23 novembre 2009, 14:13

Petrus de Ocra ha scritto:Cari amici,

ringrazio tutti per gli interventi.

Sono molto d'accordo con Von Trotta sul punto che l'araldica pubblica alla fine dell'Ottocento toccò l'apice della "bolsitudine", e che perciò si rese antipatica: "fogliami" codificati e retorici, coroncine prive di ogni storicità turrite e merlate, nastri e coccarde tricolori ecc. sono tutte cose accumunate da una caretteristica, su cui ditemi se concordate: NON sono "araldica" in senso pieno, antico e genuino della parola: sono oscuramenti della tradizione schietta della età d'oro nazionale: il medioevo maturo e la Rinascenza. In questo senso il mio auspicio riguardava il recupero della tradizione "vera", di simboli circa i quali non si può opinare che fossero o no "rappresentativi", perchè lo furono nell'età migliore della storia nazionale (o quella che è largamente ritenuta tale): insegne comunali che fanno bella mostra di sè in tanti palazzi civici dei comuni iatliani, nelle aule delle antiche repubbliche, o che intrecciano la loro storia con quella delle monarchie normanna o angioina. Ritenere superabile questo patrimonio simbolico è altra cosa dal voler abbandonare -giustissimamente-l'araldica paludata liberty! E' cosa assai più seria e impegnativa, sulla quale andrei con i piedi di piombo.
Poi è chiaro che l'araldica è suscettibile di evoluzioni: ma a cosa si è giunti in questa direzione? Francamente solo a una grossa perdita, limitatamente, ovvio, per chi ha questa specifica sensibilità, e per la quale oggi a un simbolo ricco di senso come, per esempio, la croce di Genova, si preferisce la brutta caravella pubblicitaria. Il punto non è, naturalmente, la scelta stilistica e realizzativa, che è figlia dei tempi: il punto è il simbolo, bambino da non buttare con l'acqua sporca. E l'araldica vera, mi insegnate, è assai più incline ad essere incarnata da uno stile scarno, da grafismi agili e asciutti, dotati di un valore estetico, francamente, molto potente e tutt'altro che inascoltabile, persino, per la sensibilità estetica contemporanea, come manifestano molti esempi (per esempio l'araldica pubblica usata con orgoglio, e proprio "bella", nella Comunità Autonoma Catalana; o i Quattro Mori sardi, - chi li chiamerebbe obsoleti?- e senz'altro mantengono una pregnanza visiva immediata e "moderna"; o l'araldica, spesse volte genuiina e antica, di cui -persino- si fregiano alcune squadre di calcio).

L'esempio lombardo non affatto trai più "esecrandi", tutt'altro, sebbene, come ogni cosa, opinabile.


Ohibò... mi trovo a leggere un intervento che potrei aver pensato da me :D che dire? Quoto in toto :D!
Grazie Petrus :D

Di seguito alle Tue osservazioni, mi sovviene un esempio pratico piuttosto significativo. Qualche anno fa è stato meritoriamente avviato il recupero di una parte dello stemma di San Giminiano; l'originario scudetto angioino nella branca del leone era stato nei secoli equivocato per una "palla gigliata" mediecea.

L'utile correzione ha avuto i modi di una "concessione" dell'insegna, e già il "concedere" ad una Città lo stemma che usa almeno da seicento anni è cosa davvero bizzarra :D che appare molto prossima ad una finzione giuridica: ti "concedo" quel che è tuo da secoli... (in questi casi non si dovrebbe ricorrere ai più appropriati decreti di riconoscimento?).
In ogni caso, a fronte di innumerevoli esemplari storici rinascimentali dal notevole pregio estetico e sobrietà formale, con lo stemma composto solo dal semplice scudo a mandorla o a "testa di cavallo", si è dovuto ovviamente piegare il modello "ufficiale" di quell'elegantissimo emblema toscano alla norma sabauda ottocentesca tuttora vigente, costringendo l'insegna a forme evidentemente meno gradevoli e proprie: quindi il rettangolone sannitico infiocchettato dei fronzoli d'ordinanza: corona civica, rametti, etc.

Che senso ha attuare un'operazione di recupero filologico quando poi il risultato è questo? È estremamente positivo che si sia recuperato il dettaglio araldico ma sarebbe altrettanto auspicabile il recupero delle forme vere di quello stemma. Mi appare poco comprensibile come la nazione che ha la più antica e bella araldica civica al mondo debba rinunciare alle sue forme più originali, eleganti e vere, per un acritico rispetto ad una normativa ottocentesca decotta che impone altro. Come se gli stampati e le pubblicazioni al pubblico ed agli utenti redatte da un Comune, Città o una Regione per legge dovessero essere disposti seguendo i modelli grafici in voga ai tempi di Umberto I.

Ecco con queste premesse difficile immaginare i tanto auspicati rinnovamenti di cui leggo più sopra. Solo chi ha operato in modo autonomo, uscendo dalla gabbia formale imposta dalla normative lo ha potuto fare come si osserva nei già citati casi di restilyng degli stemmi delle più grandi città, o delle Regioni che hanno usato l'araldica in modo tradizionale ma declinato in forme grafiche contemporanee.

Saluti a Tutti :D

FJVT
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Petrus de Ocra » lunedì 23 novembre 2009, 21:20

Grazie FJVT degli apprezzamenti.

In effetti immagino che le disposizioni impongano di usare gli apparati ottocenteschi sugli atti ufficiali, timbri, carte intestate ecc. ma anche che esista un ampio margine di utilizzo dell'araldica civica dove può sbizzarrirsi la libertà degli interpreti. In assoluto, certo, sarebbe il caso di uniformare la disciplina alla sobrietà e autenticità antiche (sarebbe una cosa meritoria da fare per l'Ufficio Onororeficenze e Araldica Pubblica, ma temo che comporterebbe uno strarscico "attuativo" dispendioso...).

Sulle regioni il discorso forse però è più generale: in effetti per esse non c'era una normativa da osservare (neanche quella bolsa della Consulta), e mi sembra che per reazione all'involuzione stilistica ottocentesca, molte vollero essere al massimo radicali, senza percorrere la via stretta del recupero filogico.

Saluti,


Furio
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Sigillum1 » martedì 24 novembre 2009, 23:31

Cari von Trotta e Petrus, in ritardo, purtroppo, ma mi associo alle vostre assai sensate osservazioni e soprattutto resto stupita dall'esperienza che von Trotta ci ha raccontato: non la conoscevo e la trovo davvero tragicamente esilarante e tale da vanificare, in sostanza, quel bel lavoro di recupero storico filologico araldico che, ne sono certa, renderebbe graditi i nostri scudi anche a coloro che non se ne sono mai occupati...
Ad Antonio poi...Capisco la tua preoccupazione circa l'interpretazione del mio discorso, l'uso del termine simbolo e simbologia non è privo di rischi, anche quando utilizzato nel suo significato più lato e generico. Non credo invece sia necessario parlare di adozione, la libera scelta dei propri emblemi resta, a mio avviso, la miglior descrizione delle pratiche che condussero alla nascita del sistema: si sceglie del resto guardandosi intorno, ma anche guardandosi dentro, guardando gli scudi degli altri; si può scegliere di inventare, lo si è fatto, ma non lo sappiamo mai per certo, perchè, nonostante i tanti lavori disponibili sul tema (Il Medioevo fantastico...ad esempio), non conosciamo, mi pare, del tutto, quel che chi sceglieva conosceva, immaginava...sognava, forse...E mi pare che da quel momento, da quanto qualcuno ha chiesto ad un artigiano di applicare una figura sul suo scudo, si sia man mano costituito quello che ho chiamato simbologia araldica, il complesso delle figure, dei colori e delle loro articolate combinazioni che sono state applicate ad uno scudo, nelle peculiari forme di rappresentazione che il sistema si diede sin dall'inizio e che, divenendo ereditari, hanno poi rappresentato nei secoli le famiglie e le dinastie. Si tratta in fondo, ne convengo, di una differenza forse non sostanziale, ma il termine scelta, ancor meglio, libera scelta, un scelta che pare non fosse mai nemmeno definitiva, ma instabile, quanto meno in età moderna, mi è sempre sembrato il più adatto all’Araldica e alla sua effettiva storia.
Silvia
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 25 novembre 2009, 10:14

Per quanto ne sappia io, a San Gimignano è stato scelto dal Comune e riconosciuto dall'Ufficio Araldico l'antico tradizionale stemma, nella descrizione blasonica non è presente la forma dello scudo. Ho trovato liberamente usate le due forme, tradizionale locale e sannitica. Sembra pure che su documentata richiesta, sia accolta qualsiasi forma storica di scudo e ornamenti esterni. In molti casi pare anche con silenzio - assenso; un esempio, Atena Lucana cittadina che si appresta ad abbandonare la Regione Campania per tornare in Lucania(a proposito, speriamo che presto si ripristini questo nome principale della regione, premettendolo al Basilicata). Ciao,
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Petrus de Ocra » mercoledì 25 novembre 2009, 15:40

Cari amici,

certo che quando l'Ufficio Araldico emette un riconoscimento, specifica anche l'attribuzione dei tradizionali ornamenti ottocenteschi: ma francamente immagino che gli Enti beneficiari godano di discrezionalità pressocchè illimitata nell'uso effettivo che fanno dell'emblema: il "succo" di uno stemma essendo principalmente quello che si trova dentro lo scudo: la forma di questo, gli ornamenti che lo attorniano e ciò che lo timbra, sono elementi secondari, instabili, anche se oggetto di concessione (e poi davvero la prassi dell'Ufficio è così tassativa rispetto a queste cose, o non accoglierebbe sensate istanze di variazioni?). Insomma forse il problema non è normativo, ma culturale, di "gusto": e i margini di educazione di questo sono sempre suscettibili di evolversi anche se faticosamente.
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » mercoledì 25 novembre 2009, 19:44

fabrizio guinzio ha scritto:Per quanto ne sappia io, a San Gimignano è stato scelto dal Comune e riconosciuto dall'Ufficio Araldico l'antico tradizionale stemma, nella descrizione blasonica non è presente la forma dello scudo. Sembra pure che su documentata richiesta, sia accolta qualsiasi forma storica di scudo e ornamenti esterni...


Per quanto ne so io la miniatura ufficiale dello stemma allegata al DPR di "concessione" di S.Giminiano non si discosta di una virgola dall'ortodossia normativa che, del resto, si osserva costantemente praticata negli innumerevoli esempi visibili sul sito della Presidenza del Consiglio in questo genere di documenti araldici. Non mi pare di osservare questo auspicabile campionario di ben più pregiate e differenti forme araldiche storiche rispetto a quelle burocratiche dei canoni sabaudi.

Se poi la meravigliosa Città toscana "motu proprio" utilizza modelli storici dello stemma rispetto a quello di cui sopra, se ne giova l'armonia e il buon gusto, e non si può che rallegrarsene.

Petrus de Ocra ha scritto:Insomma forse il problema non è normativo, ma culturale, di "gusto": e i margini di educazione di questo sono sempre suscettibili di evolversi anche se faticosamente.


Ecco... infatti :D

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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda rezashah » sabato 2 ottobre 2021, 14:07

Buongiorno,
vorrei riprendere questa interessante discussione facendo alcune precisazioni: gli stemmi regionali anzidetti non risalgono al 1910, bensì al 1927. Furono ideati dallo storico Giuseppe Gerola (all'epoca le regioni erano 19 e non erano enti amministrativi come oggi) che li espose dettagliatamente sulla rivista La Lettura, al link PDF che riporto di seguito:
https://www.araldicacivica.it/pdf/lettu ... ra1927.pdf

I medesimi stemmi sono stati ridisegnati e colorati dall'araldista Michele Turchi come da immagine sottostante. Superfluo far notare che fossero migliori rispetto a gran parte degli obbrobriosi stemmi regionali odierni...
Allegati
FB_IMG_1632328000513.jpg
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