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in caso di estinzione del lignaggio per passare il titolo ad altra famiglia(della quale in questo caso si ignora per ora il cognome, non è possibile rintracciarlo?)
Penso proprio sia così , la nobiltà ed il trattamento comitale è fuori discussione , probabilmente mancò la volontà di raccogliere documentazioni e richedere di sanare la situazione dal punto di vista legale , dopo il 1870 .
Idamante ha scritto:
A Sergio de Mitri:Dovrei quindi consigliare ai discendenti del conte Fabio attualmente viventi di rivolgersi alla autorità religiosa della loro città per cercare di ottenere informazioni circa il trattamento che la Chiesa riservava ai nipoti del conte Fabio e per domandare se vi sia la possibilità di sanare la situazione da un punto di vista legale?
fabrizio guinzio ha scritto:Con i mezzi di oggi hanno ritrovato le loro autentiche radici innumeri persone, anche miei colleghi di lavoro che hanno premesso il cognome ritrovato a quello materno(in assenza di un padre noto, era stato loro attribuito quello della madre) oppure in altri casi a quello putativo(del padre solo legale).
fabrizio guinzio ha scritto:Ma nel nostro caso sembra che l'origine del titolo fosse pontificia; in tal caso le autorità competenti(quelle italiane solo fino al 1946, caduta della monarchia) potrebbero essere quelle ecclesiastiche, ma spero nell'intervento di altri forumisti perchè non conosco la materia. Ciao,
Idamante ha scritto:E' pur vero che per i discendenti (figli, nipoti) dei nipoti del conte Fabio vi sarebbe la possibilità di rivolgersi ad una associazione privata - in questo momento penso al Corpo della Nobiltà Italiana - per ottenere un provvedimento di rinnovazione nel titolo, e non credo che, date tutte le credenziali di cui ai miei precedenti interventi, vi si possano opporre istanze validamente motivate.
Diciamo che... ai fini dell'aggiornamento degli elenchi nobiliari ( eravamo partiti da qui ), i curatori di pubblicazioni del settore generalmente considerano molto autorevoli i pareri delle associazioni nobiliari riservandosi , tuttavia, un discreto margine di autonomia
Però mi chiedo una cosa: una siffatta ed eventuale decisione di una associazione, autorevole quanto si vuole, ma pur sempre privata, può sostituirsi ad un provvedimento emesso a suo tempo dalle autorità del Regno d'Italia?
evidentemente no
E inoltre: qualora si rispondesse di no, la nobiltà non avrebbe oggi nessuno strumento per essere riconosciuta con tutti i crismi?
no , non avrebbe strumenti
GENS VALERIA ha scritto:Idamante ha scritto:E inoltre: qualora si rispondesse di no, la nobiltà non avrebbe oggi nessuno strumento per essere riconosciuta con tutti i crismi?
no , non avrebbe strumenti
GENS VALERIA ha scritto:Diciamo che... ai fini dell'aggiornamento degli elenchi nobiliari ( eravamo partiti da qui ), i curatori di pubblicazioni del settore generalmente considerano molto autorevoli i pareri delle associazioni nobiliari riservandosi , tuttavia, un discreto margine di autonomia
fabrizio guinzio ha scritto:Al momento non ho quell'indirizzo. E' doveroso informarti che, per quanto ne sappia, il regolamento attuale dell'associazione CNI è del 1985(il manuale che ne parla è del 1999)e che queste regole dovrebbero essere basate sulle massime della Reale Consulta araldica recepite nelle leggi del Regno d'Italia, poi, naturalmente, abrogate nella Repubblica italiana per la parte araldica nobiliare. Fai bene a voler contatti preventivi prima di iniziare un'eventuale pratica, ed è giusto poter sapere cosa pensano in merito; non è detto che non possano trovare qualche soluzione, ciao,
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