Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini
Per il titolo rimando alla mia iniziale premessa , ognuno, oggi , in ambiente privato , si regola come crede più opportuno .
O' Barone IV ha scritto:Per il titolo rimando alla mia iniziale premessa , ognuno, oggi , in ambiente privato , si regola come crede più opportuno .
eh, ma se Idamante, o la persona che potrebbe ereditare il titolo, pur non avendone diritto, usa il titolo di conte? la cosa (il fatto che lei usa il tiolo anche se non ne ha diritto) è giusta?
(spero di essermi fatto capire)
buona serata a tutti,
Veda sig. Barone , Le farò una piccola confidenza , ma che rimanga tra noi :
A casa , in ambito strettamente lavorativo e per pochi intimi mi fregio del titolo di principe , appoggiato sul predicato
de Serviziali e nessuno ha mai avuto da ridire sulla cosa !
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Idamante ha scritto:Gentile GENS VALERIA,
qualche tempo fa, scrivendo ad un esperto di genealogia, gli chiesi di aggiornare un elenco che comprendeva la famiglia del conte Fabio, con l’inserimento dei nomi dei due nipoti–figli adottivi (che io chiamavo, forse con leggerezza, “conti”) del conte stesso.
Ebbene, mi rispose dandomi dell’ignorante della materia nobiliare e spiegandomi con irritazione che le leggi del Regno d’Italia non prevedevano la successione, né per i figli naturali, né tantomeno per quelli adottivi. Aggiunse infine che, qualora oggi vi fosse stato ancora il Regno, sicuramente il fatto che io chiamassi “conti” i due nipoti del conte Fabio, si sarebbe configurato come usurpazione di titolo.
Come si può notare, non diede minimamente peso ai ragionamenti che espongo nel messaggio di apertura di questo argomento (applicazione delle norme dello Stato Pontificio, anziché del R.D. 16 agosto 1926). È per questo motivo, cioè per verificare se l’esperto avesse ragione oppure no, oltre che per curiosità mia e dei discendenti del conte Fabio, che ho posto il problema alla attenzione dei frequentatori di questo Forum.
Mettendo un attimo da parte la discussione sulla trasmissione di un titolo nobiliare secondo le leggi, mi preme fare una domanda: quale è la differenza in termini reali e concreti tra la situazione che nel nostro caso si è configurata (cioè nella quale due individui, fin dalla tenerissima età, si ritrovano a vivere con una persona che fa loro da padre, che gli tramanda le antiche tradizioni di famiglia, della quale hanno il cognome e che è anche loro nonno) ed il caso in cui il conte Fabio avesse avuto un figlio maschio legittimo? Ribadisco, concretamente – e non legalmente – quali sarebbero state le differenze? Aggiungo inoltre che la figlia del conte, Roberta, rimase orfana della madre appena nata. Se anziché Roberta fosse nato un maschio, questi avrebbe vissuto solamente con il padre: il conte Fabio stesso.
Non La tedio oltre. Rimango sempre in attesa di precisazioni riguardo cosa la legislazione nobiliare dello Stato Pontificio prevedesse per il caso in questione.
Ringraziando per l’interesse e la disponibilità dimostratimi, porgo cordiali saluti.
Idamante
In termini reali e concreti non credo che i nipoti-figli adottivi si siano mai accorti di non essere “legalmente” conti con tutta probabilità in tutta la loro vita .
Gioacchino Quadri di Cardano in “- Le Aristocrazie Cittadine - L’Aristocrazia cittadina dopo l’unità nazionale-” afferma :
“ la continuata attribuzione di titoli e trattamenti nobiliari anche negli atti pubblici dovette far sembrare poco appetibile l’idea di dover perder tempo a raccogliere documenti per ottenere ciò che di fatto già si aveva , ossia il possesso pubblico e pacifico di uno status particolare , ancorché solo onorifico”.
Per quanto invece concerne le regole/eccezioni in ambito araldico - nobiliare italiano, sia nelle normative regionali pre - unitarie che in quella nazionale, i principi fondamentali e la prassi conseguente erano...
nonno sacerdote figlio sacerdote nipote sacerdote
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Una domanda: in tutti i casi che conosco il vero cognome del casato sostituente è in qualche modo ricordato, nell'antroponomastica nella storia della famiglia etc. In questo nostro caso come è stato sistemato?
Ho trovato interessante la lettura di questo articolo sulla Nobiltà Pontificia , in particolar modo ( a pag 14 e seguenti del PDF ) l'antica consuetudine del Fedecommesso e della Surrogazione .
Idamante ha scritto:A Sergio de Mitri:Ho trovato interessante la lettura di questo articolo sulla Nobiltà Pontificia , in particolar modo ( a pag 14 e seguenti del PDF ) l'antica consuetudine del Fedecommesso e della Surrogazione .
La ringrazio moltissimo per queste Sue ricerche. A sostegno della Sua intuizione devo dirLe due cose:
1) ai nipoti il conte Fabio lasciò, per testamento, una quota del suo patrimonio. Questa quota, in entrambi i casi, era assegnata soltanto in usufrutto ad ognuno dei nipoti: la nuda proprietà veniva invece attribuita rispettivamente ai di loro primi figli maschi legittimi;
2) il conte Fabio designò il maggiore dei due nipoti quale prosecutore "del mio casato e della mia famiglia".
Credo che tali disposizioni testamentarie, oltre a rispondere alla definizione di Fedecommesso e Surrogazione, sarebbero state sufficienti allo Stato Pontificio per ammettere la successione nei titoli del conte Fabio. O mi sbaglio?
Cordialmente,
Idamante
fabrizio guinzio ha scritto: Per le nobiltà civiche e patriziali il "conte" è un trattamento, non un titolo: si denominano infatti nobiltà senza titolo. Solo le città minori si "contentavano" di così poco, non certamente realtà come Genova o Venezia, che avevano ben altri trattamenti.
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