http://www.civitelladeltronto.eu/Italia ... apasso.htmsu queso sito ho trovato le seguenti informazioni:
La Chiesa di San Francesco di Paola in Villa Passo di Civitella del Tronto, è succursale della antica Chiesa Abbaziale di Santa Maria in Montesanto, sul colle omonimo, di cui è titolare e beneficiario, come Abbate-Parroco, sin dal 1586, anno d’istituzione della Diocesi, il Vescovo di Montalto Marche.
E’ una robusta costruzione in pietra mista, eretta nella prima metà dello scorso secolo, in puro stile ottocentesco, su progetto di autore sconosciuto.
Fu consacrata, in data 11 Settembre 1842, dal vescovo Diocesano Luigi M. Canestrari, dell’Ordine dei Minimi e dedicata a San Francesco di Paola, come titolare e San Pasquale Bylon.
Nel suo interno, sin da allora, sono conservati due dipinti, su tela; il primo (cm. 128 x 178) presenta una visione della SS.ma Trinità: il Padre, in pesante paludamento, sorregge la Croce, cui è inchiodato il Figlio, già morto, mentre lo Spirito Santo, in forma di colomba, aleggia tra le due Divine Persone, in uno sfolgorìo di luce, con attorno varie figure e testine di Angeli in Volo.
Il dipinto era ridotto in uno stato talmente deplorevole, da far dubitare sulla sua recuperabilità. Pur con qualche parte mancante, a causa di precedenti cadute di colore, ad opera di un diligente restauro, il quadro è tornato a splendere nei suoi vividi, originali colori. Non sarà certo, un capolavoro, ma pur sempre meritevole del restauro conservativo cui è stato sottoposto, insieme a l’opera di cui in seguito.
Esso risale a data incerta del seicento ed è pervenuto alla detta Chiesa da un precedente edificio sacro, che sorgeva tra Villa Passo e Farone, in località, detta “Piano della Ischia”, costituente una succursale della Abbazia Benedettina di Montesanto, riservata ai monaci anziani o malati che avessero avuto bisogno di recarvisi per passare i rigidi inverni in luogo meno esposto.
Di questi edifici, sino a pochi anni addietro (1907-1972), erano ben visibili ed in discreto stato di conservazione, resti molto interessanti, fra cui tre pilastri, sorreggenti due archi completi, in buona pietra concia, e la bassa parte muraria dell’Absidiola, ridotta, purtroppo, povero ovile, ad uso del mezzadro che vi abitava.
La suddetta località risultava un sito di insospettabile importanza archeologica (v. S. Cosentino, V. D'Ercole, G. Mieli, "Insediamenti protostorici nell'Abruzzo adriatico a sud della Salaria", in AA. VV., "La Salaria in età antica", a c. di E. Catani e G. Paci, Università degli Studi di Macerata, 1999, pp. 156-157, 161-168); v. anche G. Branella, "Preistoria del medio Adriatico", G. Maroni Ed., Ripatransone 2002. (Per un'ampia panoramica documentaria su tutti gli aspetti storici ed artistici, v. "Le valli della Vibrata e del Salinello", DAT IV, 1, Tercas, Carsa Ed., Pescara 1996).
Ora il tutto è scomparso, in seguito alla vendita dell’intero terreno e dei detti reperti, da parte della Diocesi di Montalto, a Ditte dedite all'estrazione della ghiaia, come risulta nei dettagli dalla relazione redatta in data 10 agosto 1988 dall'ex parroco Don Igino Amici, della quale questo è un estratto.
Il secondo dipinto ............ (omissis).
L’opera è seducente. In essa il colore della Divina Madre è espresso in maniera più contenuta, quasi più intima, che nell’originale di Napoli, in cui il dolore si manifesta in forma più esteriore.
Sorgono, è vero, delle difficoltà, per spiegarne la presenza in una parte d’Italia, tanto lontana dai grandi centri di produzione e di commercio delle opere d’arte. Come può esservi giunta?
Un’ipotesi è dato di avanzare, in proposito: La detta Chiesa di Villa Passo è stata eretta anche e, direi soprattutto, per l’interessamento e l’influenza della Famiglia Franchi, in quell’epoca una delle più ragguardevoli dell’intero territorio di Civitella del Tronto, e dimorante a Villa Passo.
La detta famiglia, oltre a mettere a disposizione l’area necessaria per la Chiesa e la casa residenziale del Vicario-parroco, ha contribuito alla spesa occorrente con la somma di 600 ducati, il doppio, cioè, di quanto aveva offerto il Vescovo diocesano, beneficiario di Montesanto in quanto Abbate-parroco.
Sarebbe utile leggere, al riguardo, quanto scrive il Can. Nicola Palma nella sua opera: “Storia della Città e Diocesi di Teramo”, Vol.IV, pag.ne 233-34, Ediz.1981, fotostatica.
I Signori Franchi avevano un altare di Famiglia nella detta Chiesa del Passo, andato poi, per via di ereditarietà, alla famiglia Priori, che vi ha tenuto una lampada votiva elettrica, sempre accesa, sino all’avvento dell’ENEL al posto dell’UNES, nell’erogazione dell’energia elettrica. Questo è proprio l’Altare che ha, come sua Pala, il dipinto in questione “La Pietà”.
Ora; un ragguardevole membro della famiglia Franchi. Il Can. Don Simone, tra gli ultimi decenni del 1700 ed i primi decenni del 1800, dimorò a Napoli. Il citato Avv. Franchi Luciano, discendente della famiglia, afferma che Don Simone sarebbe rimasto a Napoli per ben 40 anni. Il Palma, difatti (Op. cit. Vol. V, pag. 188) scrive: " Il Can. Don Simone Franchi, dimorò lungo tempo nella Regal Corte col carattere di segretario di Mons. Gürtler, confessore della Regina Maria Carolina d’Austria”.
Molto probabilmente, il dipinto fu acquistato in quell’epoca dal detto Don Simone, presso qualche Chiesa in disuso od in qualche antiquario della città e fatto pervenire alla sua famiglia di Villa Passo, dove pensava, di ritirarsi in vecchiaia, come poi ebbe realmente a fare.
La famiglia custodì il quadro nella Cappella privata, dove Don Simone, dopo il suo ritiro da Napoli, celebrava Messa il più delle volte, stante la tarda età. Egli, infatti, ritiratosi al Passo, rivestì la carica di Vicario Generale del Vescovo di Montalto “in partibus Aprutinis”, ed ivi si spense, alla bella età di anni 91, in data 20 marzo 1828.
In appendice si riporta il testo originale dell’atto di morte di Don Simone, dal 2° Libro dei Morti della Parrocchia.
Dei suoi rapporti con il Vescovo di Montalto, Francesco Saverio Castiglioni, divenuto Pontefice il 31 marzo 1829 col nome di Pio VIII, fanno fede le numerose lettere del Vescovo stesso a Don Simone (ben 68), conservate presso l'Avv. Luciano Franchi (pubblicate nel libro"Il Papa di Montesanto") ed in numero imprecisato presso l’Archivio parrocchiale di Ripe di Civitella del Tronto.
Il dipinto non era in cattive condizioni, ma necessitava egualmente, di un buon restauro e consolidamento, anche per toglierne le aggiunte, fatte tutt’intorno alla tela stessa, al tempo della sua definitiva sistemazione sull’Altare della famiglia, così che coprisse pienamente lo spazio, circoscritto dall’incorniciatura in gesso, un poco più esteso del quadro.
Ciò è stato fatto, per entrambe le tele di cui si parla nel presente scritto, rinnovandone i telai di supporto e riportando i dipinti stessi su nuovi teli.
Il tutto, dietro autorizzazione della Sovrintendenza d’Abruzzo per le opere culturali e la sua costante supervisione, con sua piena soddisfazione, del Sac. Igino Amici, Vicario-parroco di Montesanto committente e del Sig. Angelini restauratore.