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Fabio Gig ha scritto:Sinceramente, non comprendo per quale motivo non si resista dal sostenere certe tesi, come quella che vorrebbe un "povero" privato dalla possibilità di potere aderire ad un determinato sodalizio; ingiustizia, questa, determinata dai denari che si devono donare per farne parte.
Signori, a me piacerebbe fare parte di molte Istituzioni. Mi piacerebbe fare parte dell'Accademia Nazionale dei Lincei, ma mi hanno detto che sono ignorante come una capra e non si può. Mi piacerebe fare parte del Circolo della Caccia, ma mi hanno detto che non ho una sola goccia di sangue blu e non si può. Mi piacerebbe fare parte del Circolo degli Ubriacono Insubri, ma mi hanno detto che non reggo un solo bicchiere e non si può.
Insomma, subisco un'ingiustizia dietro l'altra.
Ogni Istituzione, Associazione et simila, ha degli scopi ben definiti e chi intende partecipare alle loro attività deve possedere i requisiti per contribuire all'ottenimento di questi scopi.
Nessuno è obbligato a fare parte di qualcosa, capisco che lo si possa desiderare; tuttavia se si desidera ciò che non si può ottenere non è corretto parlare d'ingiustizia.
Se si desidera fare del bene (che gran bella cosa) lo si faccia dove, quando e come si è in grado di fare.
Polemizzare su quote d'ingresso e donativi annuali non ha alcun senso ed interesse, anche perché, prima di porsi tale quesito, occorre essere invitati a fare parte di certe Istituzioni.
.nicolad72 ha scritto:... Alessio, che domande, perchè le altre associazioni non ti conferiscono alcun titolo, alcun lustrino da appenderti addosso, alcun mantello da sfoggiare in certe occasioni...
Tu credi davvero che tanti si avvicinino agli ordini di cavalleria per cosa essi effettivamente rappresentano e pongono in essere?
Cronista di Livonia ha scritto:Una domanda per chi si scandalizza per la presenza di una quota d'ingresso che tiene lontani i poveri, "ma una volta il Cavaliere non doveva poter provvedere ad armi, cavallo ed armatura?"
Detto ciò ricordo che è sempre prerogativa del Gran Maestro esimere da una quota d'ingresso e persino da un contributo annuo od altro ancora, ma in tal caso si deve essere veramente santi o molto prossimi a tale stato e non solo declamarlo a parole.
Cordialmente,
Il Cronista di Livonia
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