Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » giovedì 14 maggio 2009, 10:07

Zanetto ha scritto:Dubbio...e se si estingue il ramo di una famiglia che ha la nobiltà civica o il patriziato discendendo da un Consigliere o da un Anziano, questa qualità poteva essere ereditata da un ramo collaterale (discendenti di un fratello o di un cugino)?


Certo. Era la legge. Mi sembra che però oltre un certo grado di parentela non si andasse.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda Zanetto » giovedì 14 maggio 2009, 11:58

...adesso il dubbio è aumentato, le gentili risposte di RFVS e FP mi sembrano discordanti.
Il primo, mi pare di aver capito, ammette la possibilità della trasmissione della Nobiltà Civica tra un ramo e l'altro della famiglia solo a patto che quello Nobile si estingua nell' altro (p.es. cugina ultima del ramo nobile, sposa cugino che eredita e trasmette il titolo); FP ammette la trasmissibilità fra fratelli o cugini purchè non si vada troppo in là.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » giovedì 14 maggio 2009, 12:16

Zanetto ha scritto:...adesso il dubbio è aumentato, le gentili risposte di RFVS e FP mi sembrano discordanti.
Il primo, mi pare di aver capito, ammette la possibilità della trasmissione della Nobiltà Civica tra un ramo e l'altro della famiglia solo a patto che quello Nobile si estingua nell' altro (p.es. cugina ultima del ramo nobile, sposa cugino che eredita e trasmette il titolo); FP ammette la trasmissibilità fra fratelli o cugini purchè non si vada troppo in là.
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Ho fatto macello io e me ne scuso. Ha ragione FP.
In genere gli statuti dei comuni con nobiltà civica avevano l'ereditarietà dei seggi consiliari e della magistratura sancita da precisi articoli ed oltre un certo grado di parentela non si andava.
Io continuo a ripetere: VANNO LETTI GLI STATUTI DEL TEMPO PERCHE' LI' SI TROVANO TUTTE LE RISPOSTE.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda Furio » mercoledì 20 maggio 2009, 8:40

I nobili di un consiglio civico avevano spesso il diritto di cooptare nuovi adepti (una sorta di jus nobilitandi ) ma puntualizzavano sempre se si trattava di aggregazioni o riaggregazioni ed era una differenza sostanziale visto che il prestigio risaliva all'antichità dell'acrizione da un antenato, e lo stesso cognome non era prova di discendere maschio da maschio dal primo ascritto.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » mercoledì 20 maggio 2009, 10:28

Furio ha scritto:I nobili di un consiglio civico avevano spesso il diritto di cooptare nuovi adepti (una sorta di jus nobilitandi ) ma puntualizzavano sempre se si trattava di aggregazioni o riaggregazioni ed era una differenza sostanziale visto che il prestigio risaliva all'antichità dell'acrizione da un antenato, e lo stesso cognome non era prova di discendere maschio da maschio dal primo ascritto.
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Ok, ma queste eventuali aggregazioni o riaggregazioni saranno passate sotto il vaglio dell'amministrazione comunale....almeno nei casi che studiato (ed in generale nello Stato Pontificio) funzionava così.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda Zanetto » mercoledì 20 maggio 2009, 10:55

Altro dubbio, poniamo che nella ininterrota trasmissione patrilineare di Nobiltà civica - faccio sempre il caso di un appartenente ad un consiglio cittadino- uno dei membri della famiglia nasca fuori dal matrimonio ma venga lettimato dal padre e ne assuma il cognome, in questo caso la nobiltà civica permane per lui e i suoi discendenti?
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda Furio » mercoledì 20 maggio 2009, 12:03

Assolutamente no, bisognava dimostrare di essere nato da matrimonio legittimo e che le varie antenate possedevano nobiltà generosa o almeno dignitosa posizione sociale, molte famiglie veneziane sono state escluse per questo motivo, però se i discendenti dell'unione illegittima si illustravano potevanno in rari casi venire riaggregati al corpo nobiliare ex post, come nuove famiglie appunto.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 20 maggio 2009, 13:30

Penso che il tutto dipenda, oltre che dagli statuti locali dagli usi e costumi tradizionali del posto. A Crema ho trovato nobili consiglieri, quindi giuridicamente accettati dal tribunale araldico, figli e nipoti naturali, anche di sacerdoti, naturalmente di nobile famiglia. E socialmente accettati: locale Circolo nobiliare del "Bottegone". Ho altrove già postato i nominativi, ma volendo so dove ritrovarli. Ciao,
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » mercoledì 20 maggio 2009, 14:28

fabrizio guinzio ha scritto:Penso che il tutto dipenda, oltre che dagli statuti locali dagli usi e costumi tradizionali del posto. A Crema ho trovato nobili consiglieri, quindi giuridicamente accettati dal tribunale araldico, figli e nipoti naturali, anche di sacerdoti, naturalmente di nobile famiglia. E socialmente accettati: locale Circolo nobiliare del "Bottegone". Ho altrove già postato i nominativi, ma volendo so dove ritrovarli. Ciao,



concordo!!
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda baruffaldo » mercoledì 24 giugno 2009, 0:36

Buona serata a tutti, finalmente entro anch'io in questo bel forum [jump.gif] .
Ho belle notizie per Zanetto; da molti anni mi dedico, quale appassionato, alla storia di Cento, date le mie conoscenze presso l'archivio storico del comune ( una valle infinita di manoscritti risalenti sino al 1000 [yikes.gif] )ho avuto modo di consultare documenti interessantissimi.
Coadiuvato dagli scritti di Mons.Samaritani che, ritengo per la storia di Cento, fondamentale per lo studio della Cento medievale, ho potuto interpretare l'origine della nobiltà centese ( ben inteso che ciò che ti ripropongo sono "solo" fatti storici anche se le implicazioni giuridiche sono tante).
Cento sin dal 1185 ha posseduto, in virtù di un concordato [thumb_yello.gif] con il vescovo di Bologna grandi spazi di autonomia giurisdizionale tant'è che la signoria territoriale era divisa tra la comunità e il vescovo in modo equo.
Tale condizione è all'origine dei presupposti che facevano quel consiglio, benchè ancora relativo ad una terra, un consiglio nobile, d'altronde è proprio la prerogativa relativa al possesso della giurisdizione che determina la nobiltà di una comunità ( vedi gli scritti di Rolando Dondarini), la libertà [king.gif] .
Sucessivamente, nel XV secolo e subordinatamente ad alcune sommosse sollecitate da una parte crescente della popolazione, esclusa ormai da tempo dalle così dette partecipazioni al beneficio delle antiche enfiteusi ( concesse ai centesi dal vescovo di Bologna e dall'abate di Nonantola) che vennero ad essere elaborati statuti amministrativi ( i primi statuti risalgono all'inizio del 300) che escludevano dal potere politico ( tutte le cariche) tutti coloro che discendevano per via mascolina da coloro che in origine o fino ad un certo punto,non avevano partecipato, di conseguenza si venne a creare una società separata dove coloro che potevano rivendicare il diritto alla piena cittadinanza era determinato dall'appartenenza ad alcune famiglie.
Questa differenza in origine non era molto marcata ( 500 nuclei famigliari privilegiati su 100 non rpivilegiati) ma al XVIII sec. (periodo nel quale questa distinzione era ancora in vigore) tale differenza si era ridotta a 100 famiglie privilegiate (patrizie) su 500, invertendo la tendenza ed evidenziando il nucleo originario.
La concessione della bolla che elevava Cento al rango di Città premia ( non per la prima volta) questo percorso.
Agli occhi della consulta araldica del Regno d'Italia, la documentazione d'epoca moderna risultava più che soddisfacente a far rientrare Cento tra le Città con nobiltà civica, certo è. comunque che, dal punto di vista storico, le vicende siano state molto più intricate ed interessanti.
A presto
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda Zanetto » mercoledì 24 giugno 2009, 14:44

Mai benvenuto potrà essere più caldo [jump.gif] , la ringrazio per le preziose informazioni e mi permetterò di disturbarla con messaggi privati per chiederle qualche altra cosa. [cheers.gif]
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » mercoledì 24 giugno 2009, 14:59

baruffaldo ha scritto:Cento sin dal 1185 ha posseduto, in virtù di un concordato [thumb_yello.gif] con il vescovo di Bologna grandi spazi di autonomia giurisdizionale tant'è che la signoria territoriale era divisa tra la comunità e il vescovo in modo equo.
Tale condizione è all'origine dei presupposti che facevano quel consiglio, benchè ancora relativo ad una terra, un consiglio nobile, d'altronde è proprio la prerogativa relativa al possesso della giurisdizione che determina la nobiltà di una comunità


Non poteva esprimersi meglio, signor Baruffaldo. Complimenti !!! [clapping.gif] [clapping.gif]

Le medesime cose sono affermate con vigore dallo Zenobi relativamente alla disquisizione sulla nobiltà delle città e terre marchigiane.
La nobiltà di una comunità derivava dall'essere libera (quindi tutti icentri abitati che non fossero soggetti nè ad altri abitati nè a famiglie) e dal godere poteri sul contado. Coloro che governavano tale comunità partecipavano di tali prerogative di governo, essenziali perchè una persona o una famiglia potessere essere definita nobile.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » giovedì 25 giugno 2009, 16:37

Speriamo che ci siano persone altrettanto preparate per il mio quesito sulla città di L'Aquila! Si tratta di tutt'altro contesto geografico... [bangin.gif]
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda baruffaldo » venerdì 26 giugno 2009, 18:38

Vi ringrazio per la calda accoglienza, a dire il vero il centese, grazie agli apporti di studiosi come Pier Silverio Lecht;Solmi; Besta; Cassani; Gaudenzi; tutti esperti del diritto, molti di questi esperti anche di diritto nobiliare [king.gif] ( vedi Leicht, già membro della consulta araldica) oltre che luminari di importanti università uniti ad una non comune documentazione sul territorio, fanno della storia locale un modello estremamente ricco.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » sabato 27 giugno 2009, 11:40

FP ha scritto:Mettiamo i riferimenti culturali e normativi (per questi ultimi è importante seguire l'ordine cronologico degli editti, perchè il papa prima abolisce gli statuti, poi crea la distinzione dei ceti per ogni comune):

Al fine di dare un ordinamento unitario allo Stato, il motu proprio di Pio VII del 6 luglio 1816 viene esteso a tutto il territorio pontificio. Il provvedimento aveva come oggetto l’organizzazione della pubblica amministrazione [...] Con il motu proprio si pone ordine alla varietà dell’organizzazione comunale. Si aboliscono, con l’art. 102, gli statuti comunali e si dettano le modalità per l’elezione dei consigli e magistrature composte da anziani e gonfalonieri [...] I consiglieri, di nomina governativa e vitalizia, dovevano essere nativi del luogo o risiedervi da almeno dieci anni e appartenere a determinate categorie di cittadini (letterati, possidenti, capi delle professioni e arti, commercianti) [...] L’assetto territoriale non portò a quello snellimento dell’amministrazione pubblica che si voleva raggiungere. Perciò Leone XII con motu proprio 5 ottobre 1824 diede avvio ad una nuova riforma [...] Per quanto riguarda le amministrazioni comunali venne stabilito che il consiglio doveva essere composto per metà dal ceto nobile e per l’altra metà dai cittadini e che la carica di consigliere fosse, oltre che vitalizia, anche ereditaria. Si andava così rafforzando il potere della piccola nobiltà legata all’autorità pontificia, che veniva a svolgere un ruolo determinante nell’amministrazione comunale, poiché tale ceto rappresentava quasi l’intero consiglio [cfr. L’Archivio del comune di Soriano nel Cimino. Storia ed organizzazione, di Claudia Vittori, a.a. 2005/2006]

Sotto il pontificato di Gregorio XVI, viene emanata la nota circolare del 1831:
Ordinamento amministrativo delle provincie e de' consigli comunitativi 5 luglio 1831 [...] 7. I consigli comunitativi de' luoghi in cui esiste distinzione di ceti [questo concetto è ridondante, perchè con M.P. del 5 ottobre 1824 ogni comunità presenta distinzione dei ceti, in virtù del fatto che gli statuti comunali sono stati aboliti] dovranno formarsi per un terzo di persone nobili possidenti, per un altro terzo di possidenti non nobili, e per l'ultimo terzo di persone spettanti alle classi eligibili [dal paragrafo 5. della stessa circolare gli altri "eligibili" sono uomini di lettere, negozianti, e "quei ch'esercitano in figura di capi le professioni e le arti non vili e non sordide"] [...] 15. Si avrà cura che ai posti di gonfaloniere siano chiamati gl'individui più specchiati delle famiglie più rispettabili per antichità, e per possidenza. In quanto agli anziani si cercherà che siano scelti tra le persone di oneste famiglie e che vivano dei loro redditi. 16. In ogni modo nelle magistrature di prima e seconda classe non potranno entrare più di due individui non possidenti, nelle altre non ne potrà entrare più di uno.
Circolare della Segreteria di Stato colla quale si diramano ai presidi delle provincie le disposizioni riguardanti la formazione delle congregazioni governative, e de' consigli comunitativi 7 luglio 1831 [...] Sarà pure necessario che V.S. Illustrissima ordini senza ritardo gli elenchi separati de' possidenti di ciascun territorio comunale [...] Nei comuni, in cui esiste distinzione di ceti, dovrà in tali elenchi apporsi la qualifica di nobile ad ogni nome, a cui questa si spetta [cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni di pubblica amministrazione nello stato pontificio, Stabilimento governativo, Roma, 1833].

[...] eventuali elenchi dell’epoca compilati nelle varie Delegazioni e Legazioni pontificie non fanno menzione del titolo di Patrizio [cfr. Squarti Perla], ma [...] chiama Nobili tanto i discendenti dei Patrizi, ascritti alla Magistratura Civica dopo il 1827, quanto coloro che appartenevano già al Ceto Nobile [cfr. Arnone]



Hei Franz, rileggevo questo tuo ottimo post per fare una quadro temporale in cui inserire le varie leggi ed emanazioni in materia di nobiltà civica pontificia e vorrei chiderti una cosa:

Nella Circolare del 7.7.1831 si dice: "Nei comuni, in cui esiste distinzione di ceti, dovrà in tali elenchi apporsi la qualifica di nobile ad ogni nome, a cui questa si spetta"

Benissimo, ma sarà esistita una qualche altra emanazione in cui si elencavano le "categorie" alle quali, nei comuni con separazione di ceti ( tutti ;-) ), spattava la qualifica? Ne hai notizia?
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