Signori vi prego, questo topic non è stato avviato per disquisire sulla massoneria, ma per commentare una specifica iniziativa “consultiva” dell’ICOC. Altri topics si sono già sviluppati in passato nel Forum sul tema della massoneria, e chi fosse interessato può andarseli a rivedere.
Al di là del disagio filosofico/religioso provocato in alcuni dalle consulenze rilasciate dall’ICOC al “diavolo in persona”, la mia mentalità tradizionalista e “ministeriale” (certamente anche molto limitata) mi induce a ritenere che rimanga aperto anche un’altro tipo di problema
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Posso comprendere e condividere la neutrale, gratuita e incondizionata disponibilità dell’ICOC nei riguardi di qualunque genere di soggetto premiale che ad essa si rivolge per consultazioni e consulenze. Comprendo anche l’orientamento che l’Istituto stesso ha sviluppato nel corso degli anni di allargare il proprio campo di ricerca anche oltre il tradizionale ambito cavalleresco-dinastico-onorifico, studiando sempre nuove categorie di sistemi premiali e creando sempre nuovi “allegati” da aggiungere al Registro.
E’ indubbio infatti, che al mondo esistono un’infinità di sistemi premiali assai diversi tra loro, promananti da un’insieme estremamente diversificato di soggetti conferenti, che presentano interessanti spunti di studio. Basta volgere un rapido sguardo a quello che succede in Paesi come la Francia, il Belgio gli Stati Uniti o il Brasile per rendersi conto di quanti sistemi e sottosistemi premiali (fondamentalmente di natura associativa privata) esistano nei vari settori filantropico, accademico, artistico, scientifico, delle associazioni di categoria, di corporazioni sindacali, di organizzazioni reducistiche o d’arma, di ordini professionali, di associazioni sportive e persino di benemeriti del salvataggio. In altri Paesi come la Grecia o la Russia, sono invece numerosi i sistemi premiali (più o meno “regolari”) scaturiti da congregazioni religiose delle più disparate confessioni bizantino-ortodosse. Nell’Asia centro-orientale, si registrano ordini e decorazioni create dalle più sconosciute e improbabili dinastie principesche orientali, mentre in Africa sono talvolta le discendenze tribali a produrre qualche “ultimo cavalierato dalla savana”. Non parliamo poi delle organizzazioni scoutistiche, goliardiche, enogastronomiche, bocciofile, e naturalmente, come abbiamo visto ora, anche di origine massonica

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Il nostro Paese non fa certo eccezione, e anche da noi si sono sviluppate infinite categorie di sistemi premiali con croci, medaglie decorazioni e spillette distribuite a piene mani dai più disparati soggetti conferenti. Nel nostro Paese però, come noto, esistono delle limitazioni all’uso pubblico delle onorificenze e delle distinzioni cavalleresche (oltre che chiare indicazioni sui soggetti abilitati ufficialmente a conferirle) e, in linea di principio, a nessuno dovrebbe essere consentito di presentarsi in una pubblica cerimonia agghindato con le più inverosimili e scintillanti insegne cruciformi, placche metalliche stellate e fruscianti mantelli di seta variopinta di istituzioni "non autorizzabili" (diverso ovviamente il discorso nella sfera privata e circoscritta al solo contesto concedente). E ci sono diversi altri Paesi che adottano analoghe forme di controllo e limitazione sulle distinzioni che i propri cittadini possono ricevere e utilizzare.
Ma la sempre crescente e variegata “componente umana” che gravita attorno a questi sistemi premiali a livello internazionale, formata sia da quelli che ci capitano per caso che da quelli che vogliono accostarcisi di proposito, non è sempre in grado di distinguere (o non desidera farlo) “tra il grano e il loglio”. Ossia tra un “vero” ordine cavalleresco/dinastico/statuale o una sua “imitazione” creata più o meno artatamente da una qualunque associazione privata o addirittura illegittima. E in quest’ambito, come ho già avuto modo di dire in più occasioni, il “popolo degli insigniti” (che non finirà mai di stupirmi) tende a dividersi in almeno due categorie principali: quelli onesti, preparati e consapevoli, che ricevono (o si danno da fare per ricevere) soltanto le onorificenze più “legittime e regolari”, e quelli disonesti, impreparati o inconsapevoli, che finiscono per ricevere (o se le vanno a cercare) le patacche più fasulle o le decorazioni comunque non ufficiali o di natura privatistica.
E il fatto è che per una buona parte di questa componente della nostra società, sia a livello istituzionale che privato, o se volete popolare, l’ICOC costituisce ormai un importante punto di riferimento e un cardine di elevata serietà e affidabilità scientifica. E quello che l’ICOC considera e censisce tende ovviamente a rientrare automaticamente nella sfera del valido e del legittimo.
Ora, nel momento in cui l’ICOC decide di creare un allegato al suo Registro, nel quale sono elencati – per fare un esempio recente - i sistemi premiali ecclesiastici, molti dei quali impiegano la nomenclatura tipica delle istituzioni cavalleresche, con termini quali: “Cavalleresco, Ordine, Cavaliere, Commendatore, Gran Croce, Gran Maestro, ecc.”, è inevitabile che molti – consapevolmente o inconsapevolmente – siano indotti a credere:
1) che l’ICOC, visto che include in qualche modo queste istituzioni nei suoi elenchi (e gli fornisce consulenze), avalla e sostiene la loro validità e legittimità;
2) che questi “ordini” sono in qualche modo equiparabili alle istituzioni “cavalleresche”, visto che impiegano terminologie, cerimoniali e strutture gerarchiche tipiche degli ordini equestri o delle onorificenze statuali;
3) che le insegne di questi ordini possono quindi essere regolarmente indossate, naturalmente tanto sull’abito civile quanto sull’uniforme militare.
E il fatto che l’ICOC si preoccupi di elencare queste istituzioni in una sottocategoria ben distinta da quella degli ordini cavallereschi “veri”, precisando i limiti delle loro qualità e delle loro validità (e suggerisca magari anche di cambiare le terminologie utilizzate, allontanandole quanto più possibile da quelle tipiche del mondo cavalleresco ed onorifico), non cambia purtroppo l’inevitabile risultato che puntualmente finirà per prodursi. Ossia che qualcuno vorrà interpretare a modo suo - ed a sua convenienza - queste iniziative della Commissione…
Una riprova ? subito dopo la pubblicazione del suddetto allegato (e vi dirò che me l’aspettavo), al MAE hanno iniziato ad arrivare delle richieste di autorizzazione a fregiarsi di queste distinzioni (per fortuna poche). Nel caso specifico, tanto per fare un esempio, quelle dell’Ordine di S. Ignazio di Antiochia (tra l’altro ampiamente pubblicizzato anche nel nostro stesso Forum). Richieste che, naturalmente, sono state prontamente restituite al mittente con il cortese diniego del Cerimoniale Diplomatico
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Ritengo quindi che una Commissione seria e super partes com’è l’ICOC non dovrebbe mai dimenticare che esistono gli opportunisti, i furbacchioni, gli ignoranti e i disonesti che, sfruttando ogni possibile occasione, cercano sempre di portare i “vantaggi della Cavalleria”, vera o falsa che sia, al proprio mulino.
E non vorrei proprio dover assistere in un prossimo futuro, all’arrivo al Cerimoniale del MAE di istanze a fregiarsi pure dell’Ordine della Croce Greca

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