da Antonio Pompili » sabato 6 giugno 2009, 18:44
E' noto che in epoca barocca gli araldisti si sbizzarrirono nell'attribuire in maniera per lo più arbitraria valori simbolici a figure, a smalti e alle loro combinazioni nello scudo. E il re degli uccelli non è certo sfuggito a queste attribuzioni.
Ora, per stemmi consegnatici dai secoli passati, un capo d'oro all'aquila di nero potrebbe essere contrassegno di concessione imperiale, oppure, più genericamente, simbolo di fazione ghibellina. Ma non sono mancate al cosiddetto capo dell'impero varianti arbitrarie, poi consolidate dall'uso. Questo solo per parlare di un'aquila posta a caricare un capo.
E questo potrebbe esser sufficiente per dire che ai fini della composizione di uno stemma di nuova creazione - visto che qui si parla di disegnare uno stemma (immagino ex novo) - non si dovrebbe ricercare un simbolismo araldico precostituito.
Anche quanto all'essere rivolto di un'animale, o in questo caso, del suo capo (si parla di aquila rivolta), autori del passato erano pronti a fornire le più diverse spiegazioni simboliche... Ma in uno stemma di odierna realizzazione si può prescindere da simili indicazioni. Tanto più se consideriamo che l'aquila che guarda a sinistra è solo una fra tante varianti della raffigurazione specifica del volatile araldico (in maestà, che guarda verso destra, col volo spiegato, la lingua sporgente, ecc.), potendosi trovare anche un'aquila col volo abbassato o piegato, bicipite o (rarissimamente) tricipite, ecc.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)